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Antonio De Vitoda Dante a Totò

Post n°444 pubblicato il 10 Settembre 2007 da vocedimegaride
 

di Marina Salvadore

“Napoli è ‘a città cchiù bella d’’o munno!” mi dice, seduti qui a conversare davanti ad una margherita verace e fumante che anche a Napoli si riesce a gustare ormai solo in rarissimi locali; siamo qui, in quello che per il gotha internazionale è, invece, il posto più esclusivo al mondo, la Costa Smeralda! Eppure Napoli non è stata sempre una mamma per lui; spesso, matrigna. Antonio De Vito, che ama presentarsi come “Antonio la Trippa”, a causa della sua incredibile somiglianza con Totò, è il personaggio napoletano per antonomasia che meglio riassume il carattere, la forza, la filosofia, il senso della giustizia giusta, del dovere: qualità che distinguono nel mondo il napoletano vero. Il napoletano che – purtroppo – è sempre più raro; quello che dovrebbe essere protetto come appartenente ad una specie in via d’estinzione persino dal WWF. Se a Napoli, come avviene a Milano con l’assegnazione dell’Ambrogino d’oro, esistesse un premio per il Napoletano verace, un Gennarino d'oro, in molti – tra gli amici e gli avventori internazionali del suo locale – concorderebbero per assegnare a lui il massimo riconoscimento, nonostante la maledizione atavica del "nemo Propheta in Patria". Eppoi, Antonio, è una memoria storica di Napoli ed è stato protagonista, sin da quando aveva undici anni ed incontrava, quasi ad esserne la mascotte, Mussolini che si recava spesso a Napoli in visita al convitto in Piazza Nazionale. Dice di aver anche sparato, una volta, per prova, con lo schioppo del Duce e di Mussolini dice solo che era un gran giornalista e letterato, un uomo gioviale e rassicurante, così come ama ricordarlo..."a parte quella gran cavolata di mettersi con Hitler!". Era ancora un bambino quando nell’immediato dopoguerra, per necessità della famiglia, morto il papà, si conquistò la simpatia degli americani che lo presero a servizio alla mensa ufficiali per dargli la possibilità di guadagnare qualche soldo ma soprattutto l’ambitissima tessera dei “militari” per il razionamento di vettovaglie così importanti per superare i momenti tristi della fame più nera che come un’epidemia incombeva, in quegli anni, su tutta Napoli. Vivace intelligenza, ottimismo spinto all’estremo anche davanti alla più cruda realtà della città “cchiù bella d’’o munno” ma anche la più bistrattata, disonorata, sfigata città d’Italia, Antonio De Vito cresceva guardando avanti e mai voltandosi indietro. Proveniva da un’antica generazione di ristoratori: friggitori e pizzaioli dei tempi della democratica pizza “oggi a otto” (mangio oggi, domani… e dopo… e ti saldo quando prendo ‘a “semmàna”) e del “caffè pagato” ovvero la tazzulella lasciata a disposizione dei più poveri dagli avventori poco più fortunati. La “pizza oggi a otto” e il “caffè pagato” sono i capisaldo della CIVILTA’ partenopea, un fenomeno di democrazia che non si è mai verificato in alcuna parte del mondo e che conferma, meglio di un libro di storia, usi e costumi di un Popolo CIVILE, nonostante le menzogne post-risorgimentiste ed altri ammennicoli sgradevoli di una Questione Meridionale studiata a tavolino da questuanti settentrionali eppoi… “romani”! Antonio, titolare tra l’altro della storica palestra “Folgore” per boxeur in Piazza Dante, sposa la figlia di un’altra generazione di ristoratori “democratici”, in attività addirittura dal 1846 diventando, così, il genero della più nota ristoratrice della Napoli dei Quartieri, la mitica “Nennella”; accanto alla palestra sorgerà, nel 1955, la celebre pizzeria “Dante” – la’, dove ora c’è un mortificante fast-food americano – e, nel tempo, grazie ad una numerosa e unita famiglia, composta soprattutto da figli che letteralmente adorano ed onorano cotanto genitore, un altro ristorante sarà aperto in Via Annella di Massimo, al Vomero. La vita è dura, i ritmi sono stressanti: a Napoli, per tradizione, si pranza e si cena a tutte le ore… la clientela è numerosa ed affezionata e non mancano le solite vessazioni nei riguardi di chi si è fatto un nome, un’attività, una “posizione”, pur se sudando sangue. Di episodi sconcertanti di minacce e violenze subite, pur di non piegarsi alla legge del “pizzo”, Antonio ne ha da raccontarne di tutti i colori, anche di quando, tanti anni fa gli incendiarono l’automobile e lui chiamò una pantera dei carabinieri… che sta aspettando ancora! Antonio è perspicace, ottimista ma è anche un duro di fronte alla stupida arroganza altrui ed alla gratuita violenza e sa mostrarsi più autorevole di qualsiasi “guappo”… ma, a lungo, stanco e stufo inizia anche a pensare che ormai assurto al massimo rango di chef sarebbe anche piacevole offrire i suoi servigi ad una clientela internazionale, magari in un luogo à la page dove poter assicurare ai propri figli un destino diverso e più qualificante. Parte in vacanza con la famiglia, un’estate di tanti anni fa, e sbarca da turista in Sardegna. Mare e paesaggio fantastici, turismo di un certo livello incalzante qui da tutto il mondo, ritmi di vita molto diversi da quelli frenetici di Napoli e s’avvede di una gravissima pecca: il settore della ristorazione è molto scarso, qualitativamente; in poche parole, le sue: “Nun sapevano magna’!”. Da 23 anni ormai in Costa Smeralda, “Dante” – dal nome dello storico locale nell’omonima piazza partenopea – è diventato il più conosciuto e amato ristorante di Porto Cervo e la sua cucina è la migliore promozione dell’arte culinaria e della civiltà partenopea nel mondo. In quanto, poi, al rapporto qualità-prezzo - nonostante la "rendita edilizia" di troppi immeritevoli imprenditori locali - qui, l'onestà trionfa, perchè è privilegiata l'arte dell'accoglienza e non quella delle finanze.  La lingua, la cucina e l'arte sono, infatti, il termometro della civiltà di un Popolo. I suoi avventori di rango, provenienti da tutto il mondo, sono persino convinti – non conoscendo la storia di quest’uomo – che Dante sia il suo nome di battesimo. Ed a proposito del Sommo Poeta e della sua passione per la lingua e letteratura italiana ci tiene a sottolineare che la vera lingua italiana è quella parlata dai sardi e non dai toscani… incredibile Antonio la Trippa! Il “Dante” è situato sulla litoranea alle soglie di Porto Cervo; da qualche anno, sulla collina di fronte incombe il celebre gossipparo Briatore con il suo “Billionaire” spenna-polli, monumento ai nuovi ricchi (o agli arricchiti?). Anche lassù si pranza e si cena e, con orgoglio, Antonio racconta che il “pizzaiolo” del Billionaire è suo figlio. Ma Giuseppe, il suo unico figlio maschio, si affretta a dirci che il pizzaiolo di lassù è solo un allievo di Antonio e che per Antonio è assimilabile alla sua diretta discendenza, per meriti acquisiti nell’azienda di famiglia. La famiglia, appunto,…non come la s’intende in modo volgare, ormai, nelle cronache nere della pur sempre bella Napoli: la famiglia vera, unita, solidale con tutti i membri. Se Antonio non fosse stato un buon capofamiglia non avrebbe avuto tanto successo. Sua moglie è una roccia, un’instancabile lavoratrice, i suoi figli gli assicurano la continuità aziendale. Una “succursale” sarda del “Dante” è a San Teodoro gestita da una figlia; gli altri, lavorano dividendosi razionalmente i compiti con i genitori. Antonio è anche l’eroe che sventò, in Sardegna, il sequestro del notaio Mazzarella, per la sua prontezza di spirito. Se gli chiedo quali potrebbero essere le differenze tra la criminalità napoletana e quella sarda, dice che sono due fenomeni ben diversi e che in Sardegna non vi sono criminali come a Napoli; in molti casi, un sardo che si ritiene offeso reagisce con il “dispetto” e non con la vendetta! Tra fine ottobre e inizi novembre, ogni anno, quest’innamorato della Sardegna che, per non dispiacere alcuno e per rispetto a tutte le identità, nel suo ristorante offre tipici piatti della cucina napoletana ed anche di quella sarda oltrechè internazionale, fa ritorno nella sua Napoli ed ogni volta è sempre un ritorno commovente anche se le cronache cittadine invitano a scarsa emozione! ‘A città cchiù bella d’’o munno, attende paziente questo suo antico scugnizzo e gli spalanca le braccia con amore materno, carnale ma un po’ dispettosa, però, come se fosse una fata del mirto della Costa Smeralda!

Sindaco Jervolino, al tuo posto preferirei nobilitare persone come Antonio De Vito, nostro biglietto da visita nel mondo, piuttosto che certi brutti ceffi che fanno folklore di basso profilo nella nostra anestetizzata città...quali quelli che nel quartiere Barra, durante la tua ultima campagna elettorale, serrarono il quartiere al pubblico e ti portarono in processione come la "madonna del carmine" su di una sedia gestatoria... Pensaci

(per saperne di più e per contatti: www.ristorantedante.com)

 
 
 
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PREMIO MASANIELLO 2009
Napoletani Protagonisti 
a Marina Salvadore

Motivazione: “Pregate Dio di trovarvi dove si vince, perché chi si trova dove si perde è imputato di infinite cose di cui è inculpabilissimo”… La storia nascosta, ignorata, adulterata, passata sotto silenzio. Quella storia, narrata con competenza, efficienza, la trovate su “La Voce di Megaride” di Marina Salvadore… Marina Salvadore: una voce contro, contro i deboli di pensiero, i mistificatori, i defecatori. Una voce contro l’assenza di valori, la decomposizione, la dissoluzione, la sudditanza, il servilismo. Una voce a favore della Napoli che vale.”…

 

PREMIO INARS CIOCIARIA 2006

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A www.vocedimegaride.it è stato conferito il prestigioso riconoscimento INARS 2006:
a) per la Comunicazione in tema di meridionalismo, a Marina Salvadore;
b) per il documentario "Napoli Capitale" , a Mauro Caiano
immagine                                                   www.inarsciociaria.it 

 

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NOMEN OMEN

E' dedicato agli amici del nostro foglio meridionalista questo video, tratto da QUARK - RAI 1, condotto da Piero ed Alberto Angela, che documenta le origini della Nostra Città ed il nome del nostro blog.

 

IL MEZZOGIORNO CHE DIFENDIAMO

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vuoi effettuare un tour virtuale e di grande suggestione tra le numerose bellezze paesaggistiche, artistiche ed architettoniche di quel Mezzogiorno sempre più obliato dalle cronache del presente?
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I consigli di bellezza
di Afrodite

RITENZIONE IDRICA? - Nella pentola più grande di cui disponete, riempita d'acqua fredda, ponete due grosse cipolle spaccate in quattro ed un bel tralcio d'edera. Ponete sul fuoco e lasciate bollire per 20 minuti. Lasciate intiepidire e riversate l'acqua in un catino capiente per procedere - a piacere - ad un maniluvio o ad un pediluvio per circa 10 minuti. Chi è ipotesa provveda alla sera, prima di coricarsi, al "bagno"; chi soffre di ipertensione potrà trovare ulteriore beneficio nel sottoporsi alla cura, al mattino. E' un rimedio davvero efficace!


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