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Cliccando http://www.box404.net/nick/index.php?b  si procede ad una originalissima elaborazione del nickname ANCESTRALE di una url. "La Voce di Megaride" ha ottenuto una certificazione ancestrale  a dir poco sconcertante poichè perfettamente in linea con lo spirito della Sirena fondatrice di Napoli che, oggidì, non è più nostalgicamente avvezza alle melodie di un canto ma alla rivendicazione urlata della propria Dignità. "Furious Beauty", Bellezza Furiosa, è il senso animico de La Voce di Megaride, prorompente femminilità di una bellissima entità marina, non umana ma umanizzante, fiera e appassionata come quella divinità delle nostre origini, del nostro mondo sùdico  elementale; il nostro Deva progenitore, figlio della Verità e delle mille benedizioni del Cielo, che noi napoletani abbiamo offeso.
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Post n°785 pubblicato il 30 Agosto 2008 da vocedimegaride
 

Quei giudici che sbagliano e che non pagano

In 
 25 anni solo quattro sono stati radiati. Nell’ipotesi peggiore vengono trasferiti, la maggior parte però viene promossa -  di Matteo Buffolo – Il Giornale del 29 agosto 2008
  

Ammonimento, censura, perdita di anzianità, trasferimento d’ufficio e radiazione. Ma quanti giudici sono stati rimossi dall’ordine giudiziario dopo aver sbagliato? Negli ultimi 25 anni, i casi in cui il Csm ha deciso di cacciare definitivamente qualche magistrato sono stati quattro. Meno delle dita di una mano. C’è anche chi, come Pietro Lisa, magistrato di Nuoro, era stato condannato alla radiazione. Poi però, con Carlo Azeglio Ciampi presidente delle sezioni disciplinari del Csm durante il mandato al Quirinale, la pena gli fu ridotta alla perdita di 2 anni di anzianità. Insomma, venire cacciati dalla magistratura è tanto raro quanto difficile. Bisogna, come Aldo Cuva, ex procuratore di Tortona, aver commesso irregolarità nell’inchiesta sulla morte di una donna uccisa da un sasso lanciato da un cavalcavia. Bisogna aver compromesso il prestigio dell’ordinamento giudiziario, come Gugliemo Caristo, consigliere della Corte d’appello di Firenze ed ex giudice del Tribunale di sorveglianza di Roma. O magari bisogna accumulare gravi ritardi nel deposito di oltre un centinaio di sentenze (139 per la precisione), come successo al giudice Domenico Ancona del tribunale di Bari. A volte basta che la sentenza sia solo una, se ti chiami Edi Pinatto e per depositare le motivazioni hai impiegato otto anni, facendo sì che diversi componenti del clan Madonia venissero scarcerati. Per gli altri giudici passati sotto le «forche caudine» del Csm, le cose sono andate molto meglio. Certo, poi ci sono le altre condanne: gli ammonimenti, per esempio, abbondano. «E sul curriculum di un magistrato hanno un loro peso - ha detto al Giornale Michele Saponara, vicepresidente della sezione disciplinare del Csm -. Ma bisognerebbe pensare a qualche riforma delle commissioni giudicanti, per creare un organismo più esterno, meno vicino all’ambiente dell’accusato». Per alcuni è valso addirittura il motto latino promoveatur ut amoveatur. Promossi per essere rimossi. O tutt’al più, trasferiti. Come accadde a Alessandro Chionna, il pm che più di dieci anni fa chiese e ottenne gli arresti per Gigi Sabani, colpevole - a suo dire - di aver organizzato provini a luci rosse. Chionna, a Sabani, non rubò solo qualche anno, ma anche la fidanzata, Anita Ceccariglia. Che però, essendo la teste principale dell’accusa, gli costò un esplicito invito a lasciare l’inchiesta del procuratore di Biella. Per il presentatore, la faccenda si risolse con l’archiviazione. Per Chionna, accusato proprio da Sabani d’abuso d’ufficio, il Csm decise il trasferimento. Secondo la logica dell’«hai abusato qui, è meglio che tu vada a lavorare da un’altra parte». Ma almeno, quando si trattò di discutere la sua promozione da giudice di Busto Arsizio a magistrato d’appello, il Csm ebbe il buon gusto di dire no. Ad altri è andata meglio. Come per esempio ai pm che fecero condannare Enzo Tortora. Erano in due: Lucio Di Pietro e Felice Di Persia. Assieme, partendo da un’agendina con un numero di telefono, arrivarono a una condanna a dieci anni per il presentatore. Che venne assolto in appello e pure in Cassazione. Di Pietro oggi è vice procuratore nazionale antimafia. Di Persia è andato in pensione, ma fino al 2005 è stato procuratore aggiunto a Napoli con delega all’antimafia. Un altro caso entrato negli annali è quello di Pietro Calogero: nel 1979 da Pm fece arrestare Toni Negri, Emilio Vesce, Pino Nicotri, Luciano Ferrari Bravo e Oreste Scalzone, il gotha di Autonomia operaia. Sulle loro spalle venne appoggiato tutto il fardello del delitto Moro, salvo, dopo mesi di carcere, venire assolti o condannati per reati meno gravi che nulla avevano a che fare con quelle accuse. Oggi, Pietro Calogero fa il procuratore della Repubblica, proprio a Padova. Insomma, qualunque cosa possa dire Marco Travaglio sull’Unità, che i giudici paghino è tutto da verificare.

 
 
 
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PREMIO MASANIELLO 2009
Napoletani Protagonisti 
a Marina Salvadore

Motivazione: “Pregate Dio di trovarvi dove si vince, perché chi si trova dove si perde è imputato di infinite cose di cui è inculpabilissimo”… La storia nascosta, ignorata, adulterata, passata sotto silenzio. Quella storia, narrata con competenza, efficienza, la trovate su “La Voce di Megaride” di Marina Salvadore… Marina Salvadore: una voce contro, contro i deboli di pensiero, i mistificatori, i defecatori. Una voce contro l’assenza di valori, la decomposizione, la dissoluzione, la sudditanza, il servilismo. Una voce a favore della Napoli che vale.”…

 

PREMIO INARS CIOCIARIA 2006

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A www.vocedimegaride.it è stato conferito il prestigioso riconoscimento INARS 2006:
a) per la Comunicazione in tema di meridionalismo, a Marina Salvadore;
b) per il documentario "Napoli Capitale" , a Mauro Caiano
immagine                                                   www.inarsciociaria.it 

 

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E' dedicato agli amici del nostro foglio meridionalista questo video, tratto da QUARK - RAI 1, condotto da Piero ed Alberto Angela, che documenta le origini della Nostra Città ed il nome del nostro blog.

 

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I consigli di bellezza
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RITENZIONE IDRICA? - Nella pentola più grande di cui disponete, riempita d'acqua fredda, ponete due grosse cipolle spaccate in quattro ed un bel tralcio d'edera. Ponete sul fuoco e lasciate bollire per 20 minuti. Lasciate intiepidire e riversate l'acqua in un catino capiente per procedere - a piacere - ad un maniluvio o ad un pediluvio per circa 10 minuti. Chi è ipotesa provveda alla sera, prima di coricarsi, al "bagno"; chi soffre di ipertensione potrà trovare ulteriore beneficio nel sottoporsi alla cura, al mattino. E' un rimedio davvero efficace!


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