Hai perso la memoria? mi dice lui.
Già. Non mi ricordo di quella volta che mi sarei recisa una mano per lasciartela mentre andavo via. Non me lo ricordo. Quella volta che ti ho visto all'improvviso e mi è esplosa la faccia per la gioia di incontrarti. Hai perso la memoria? Non ti ricordi di quella volta che il gruppo di Ale sul palco di quel locale ha attaccato a suonare Purple Rain e io ti ho guardato come se quella avesse dovuto essere la nostra canzone per sempre. No, non mi ricordo niente. Non ricordo quando nella luce del crepuscolo scostavo la tendina della veranda e ti vedevo fuori che armeggiavi vestendoti con l'accappatoio addosso, i tedeschi di fianco già cenavano, Andrea e Laura avrebbero fatto tardi, la serata era piena di promesse e sembrava che non saremmo dovuti tornare mai più a Milano...
Ma ho perso la memoria, non mi ricordo più niente della nostra storia meravigliosa.
La forza per salutarlo e chiudere il telefono quando mi chiama.
La saggezza per distinguere l'alba e il crepuscolo, e tutte le sfumature di luce e di ombre.
La pazienza per comprendere i doni che mi vengono offerti.
Il respiro per soffiare via la nebbia dalla testa.
La fede.
Gli occhi puri, freschi di bucato, per vedere lontano la mia strada e per vederne vicino il principio.
Il desiderio di attraversare i due punti del mio monologo interiore e di non mettere più virgole e sottotitoli e parentesi e metafore e altre menzogne, per trovare tutta la chiarezza che quei due punti richiedono.
La tenerezza verso me stessa, per non incolparmi più di niente.
L'obiettività verso me stessa per capire dove sono le mie colpe.
La fede, per credere che esista una pura conoscenza delle colpe.
Liberami dal silenzio, amen.
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il 13/12/2020 alle 14:30
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il 26/04/2011 alle 22:42
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