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Un blog creato da MirtilloGirl il 11/09/2006

Boutade

quando qualcosa comincia, comincia a finire (a.g. pinketts)

 
 

MARMELLATA DI MIRTILLI

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la celestina

Post n°135 pubblicato il 15 Agosto 2007 da MirtilloGirl
 

Ella ama, disprezza, tratta bene, maltratta,
è la donna, infine, come un salasso
che a volte dà la salute, e a volte uccide.

Lope de Vega, Rimas Humanas CXC

Cercavo un monologo. Mi sono imbattuta nella Celestina. Personaggio grottesco di grande carisma, una megera arida e un poco meschina, una mezzana. Nemmeno le più nobili dame resistono alla seduzione del letto di fronte alle lusinghe di questa vecchia maliziosa. Naturalmente esperta anche nella produzione di filtri d'amore e (udite udite) nella ricostruzione della verginità. Inizialmente l'opera teatrale si chiamava "Tragicomedia di Calisto e Melibea", dai nomi della coppia (o della parodia di coppia) alla cui unione aspirano le vicende. Poi però il personaggio di questa donna è talmente forte ed energico e affascinante, che l'opera ha finito col chiamarsi "La Celestina".
Fino a qualche tempo fa m'avrebbe affascinato il personaggio di Melibea, l'avrei senz'altro sentita più vicina a me. L'innocente ingenua dagli occhi grandi (che però diciamocela tutta: non vede l'ora di scoprire che quella faccenda che gli altri chiamano amore in fondo è fatta anche di respiro e materia come ogni altra faccenda umana).
Ora invece è alla Celestina che rivolgo le mie attenzioni. E sento che potrei trasformarmici, che vorrei farlo, quasi. Che vorrei sublimare nella sua sgradevolezza l'incapacità d'amare che si è impadronita di me in questi ultimi mesi. L'aridità, le chiusure. Mascherate da una parola che ostento in continuazione, libertà, e che invece forse è solo un orpello per abbellire l'aridità.

- Bruja yo te amo.

Figuriamoci se la Celestina non doveva essere anche un poco strega. Megera, mezzana e strega.
La seduzione, il fascino, la malìa, non sono mai positive, hanno sempre dietro uno strascico nero fatto di ombre e mezze verità.
La faccenda va così: Celestina insinua in Melibea il dubbio d'essere amata. Ed è in virtù di quel dubbio che Melibea trova la giustificazione per accettare la propria carnalità. Ma Celestina sa che Calisto non ama Melibea, chiama amore il suo desiderio di farsela. Tutti mentono a tutti, persino a sè stessi.
Parodia di una morale: stai a vedere che tutto questo gran girare intorno al sesso sta a significare che suvvìa finiamola, il mondo non gira mica attorno al sesso. Tutti quei tabù, quelle paranoie, e poi in fondo ti accorgi che una carezza può essere persino più intensa di una nudità. Che fare l'amore con lo sguardo in una sera d'estate può essere forte e bello come quella cosa lì. Ma come glielo spieghi a una che non lo sa? Una Melibea con gli occhi grandi che non ha ancora capito che un suo sguardo può avere la stessa potenza sconvolgente della sua fica, e questa se la tiene stretta dentro le sue cinture di castità, mentre con gli occhi puttaneggia peggio che una libertina consumata.
Non glielo puoi spiegare, allora, Celestina, nobiliti una scopata chiamandola amore, così lei si lascerà sedurre, e dopo sarà in grado di distinguere e ridimensionare ogni cosa. Di vedere i contorni dell'amore. E quelli del corpo. Di osservare quando si fondono. Quando si separano.
E di capire la differenza che corre tra te e lei.
Nessuna.

 

"Figlia mia, che pena mi da vederti
dimenticare il tuo corpo
tutta pronta, povera stupida, a dedicarti
alla eterna dissezione di un peccatuccio.

Donna, spogliati e stai quieta
il fulmine ti cerca
e alfine è l'uomo come un salasso
che a volte dà salute e a volte uccide."

Lhasa - La Celestina

Immagine: Carlos Romero, Testa di Maria Marìn

 
 
 
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