Beckett/Brook – Fragments
(Come and go, Rough for Theatre I, Rockaby, Act Without Words II, Neither)
di Samuel Beckett
Regia Peter Brook
Una vera consolazione, una vera grande consolazione scoprire ogni volta che un Maestro è un Maestro non solo perchè gli sia stata appioppata un'etichetta dopo una qualsivoglia genialata passata, in seguito alla quale qualunque cosa egli abbia potuto concepire avrebbe sempre dovuto essere intesa come cosa da Maestro.
Di maestri così ce ne sono a perdita d'occhio.
Qui siamo oltre le etichette. Oltre gli stereotipi, oltre la retorica.
Anzi, qui siamo così vergini, che etichette stereotipi e retorica sono così lontani, così lontani.
Una vera consolazione, quando ti accorgi che veramente un Maestro è un Maestro.
E questo è uno spettacolo in cui ben due Maestri dialogano fra loro, e non hanno bisogno di nessun barocchismo recitativo nè scenografico nè testuale, perchè essendo Maestri loro possono maneggiare gli archetipi, e se maneggi un archetipo non hai bisogno di nient'altro.
Bastano tre attori. Semplici. Lenti. Ma estremamente vivi, così vivi da saper analizzare e trasporre la vita in una gestualità e in una vocalità così minuziosamente frantumate da cavarne fuori, quasi, anche da lì, archetipi.
Ridere, piangere, straniarsi, è tutto una vera purificante mimesis.
Una pulizia, una linearità, una profondità, che ti danno continuamente la sensazione di sfiorare qualcosa che va al di là dell'evento spettacolare, la sensazione di toccare qualcosa di eterno.
Un grandissimo teatro.
Solo una cosa: per favore, vorrei che Giovanna Mezzogiorno la smettesse di andare in giro a dire che ha studiato con Peter Brook. Per favore.
Inviato da: cassetta2
il 13/12/2020 alle 14:30
Inviato da: Randle.P.McMurphy
il 26/04/2011 alle 22:42
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il 16/11/2009 alle 13:01
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il 13/07/2009 alle 04:20
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il 13/05/2009 alle 08:23