
In un biglietto al mio capufficio devo scrivere:
Signor Dottore o Signor dottore? Si offenderà il direttore se scriverò il suo titolo con l’iniziale minuscola? Devo proprio scrivere Direttore?
E anche Vice-direttore? (o vice-Direttore?) L’ingegnere diventerà, per ossequio alla sua laure, l’Ingegnere? E allora anche il Ragioniere? E perché non il Geometra? Il Perito industriale? Be’ allora anche il Contabile e il Cassiere…
La casistica è tanto sciocca che finirebbe col riuscire buffa. Lasciamo stare la differenziazione tra chi merita, chissà perché, l’iniziale maiuscola e chi no. Noi qui dobbiamo ragionare in termini di grammatica, non di opportunità.
Incominciamo intanto a chiarire le idee elencando i casi nei quali la lingua italiana “esige” l’iniziale maiuscola:
•1. all’inizio di in discorso o di periodo, cioè dopo il punto fermo.
Ecco un esempio tratto dal Manzoni: Le donne sfilarono, e si sparsero a raccontar l’accaduto. Due o tre andaron fin sull’uscio del curato, per verificare se era ammalato davvero. Dopo il punto interrogativo ed esclamativo talvolta non si mette la maiuscola, quando non esiste un netto distacco dal discorso precedente.
Altro esempio manzoniano: I contadini balzano a sedere sul letto; i giovinetti sdraiati sul fienile tendono l’orecchio, si rizzano. “ Cos’è? Cos’è? Campana a martello! fuoco? ladri? banditi? ”
•2. dopo il segno dei due punti ( : ), quando si riportano le parole dette nel discorso diretto, racchiuso tra virgolette.
Un esempio di Moravia: La voce petulante della bambina mi ha fatto trasalire: “ Ma lei le macchie d’umidità le cerca nella strada? “ Ho risposto: “ Guardavo se dipendesse da un tubo esterno “. “ Sarà, ma lei non è l’idraulico.”
•3. nei nomi di persona (cognomi, soprannomi, eccetera), di animali, di località, (geografici, topografici), di associazioni, istituzioni, ditte, eccetera: Alessandro Manzoni, il Griso, Renzo, Lucia, Italia, Napoli, Fido, Touring Club Italiano, la Montedison, la Rinascente, Panorama (ipermercato)
•4. nei nomi che indicano dignità o cariche di particolare rispetto: il Papa, il Re, il Presidente della Repubblica, il Sindaco, Sua Eccellenza, eccetera. Quando però tali nomi sono accompagnati dal nome proprio di persona, rimangono con l’iniziale minuscola: il papa Giovanni, il re Luigi XIV, il sindaco Casati. Anche quando sono usati, particolarmente nel plurale, come nomi comuni, mantengono l’iniziale minuscola: i re, gli imperatori, i ministri, la nomina del vescovo;
•5. nei nomi dei popoli ma usati in forma di sostantivo: i Francesi, gli Spagnoli, i Goti, i Longobardi. Invece: le navi spagnole, le città italiane, i cavalli normanni. Anche nella frase: Gli inglesi vinsero l’incontro di calcio, non si usa l’iniziale maiuscola perché non indica il nome del popolo, ma significa: “i calciatori inglesi”;
•6. nei titoli dei libri, dei giornali, delle opere teatrali e d’arte, eccetera: l’Iliade, il Messaggero, il Barbiere di Siviglia, la Pietà. Quando il titolo è formato di due o più parole, c’è chi preferisce mettere con l’iniziale maiuscola solo il primo nome: I Promessi sposioppureI Promessi Sposi Piccolo mondo anticooppurePiccolo Mondo Antico La Gerusalemme liberataoppureLa Gerusalemme Liberata Orlando furiosooppureOrlando Furioso Le novelle della PescaraoppureLe Novelle della Pescara Se poi il titolo è un’intera frase, sarà maiuscola solo l’iniziale della prima parola: Nulla di nuovo sul fronte occidentale A ciascuno il suo Nessuno torna indietro Per chi suona la campana;
•7. nei nomi indicanti solennità religiose o civili ed epoche storiche: il Natale, la Pasqua, l’Ottocento, il Novecento, il Rinascimento, il Quattro Novembre, il Risorgimento, eccetera. A volte suggerisce l’intenzione Ma non sempre si può stabilire una regola sul’uso di queste maiuscole: dipende anche dall’intenzione, dalle consuetudini, dall’indole stessa di chi scrive, o dalle particolari circostanze della cosa che si scrive.
Ci sono certi vocaboli che assumono significato di maggiore importanza quando, invece che con la normale iniziale minuscola, sono scritti con l’iniziale maiuscola. Per esempio:
a) Chiesa, l’edificio per il culto religioso: La chiesa sorge nel mezzo della cittadina. Chiesa, la suprema organizzazione religiosa: Molte norme liturgiche sono state rinnovate dalla Chiesa con il Concilio Vaticano secondo;
b)dio , divinità pagana: Il dio Apollo proteggeva le belle arti; Bello come un dio greco. Dio, l’essere supremo, creatore dell’universo: Tutti credono nell’onnipotenza di Dio;
c)stato, condizione, posizione: La casa era in deplorevole stato di abbandono. Stato, organizzazione politica: Il monopolio dei tabacchi è esercitato dallo Stato;
d)paese, centro di provincia: In un piccolo paese tutti si conoscono; Sono chiacchiere di paese. Paese, tutta la Nazione: Il servizio militare è necessario per la difesa del Paese;
e)costituzione, condizioni e qualità di un oggetto, stato fisiologico di salute: Mio padre è di sana costituzione fisica. Costituzione, la legge fondamentale di uno Stato: La Costituzione della Repubblica Italiana fu promulgata nel 1947. I nomi degli astri I nomi degli astri richiedono tutti la maiuscola, si tratta infatti di nomi propri: Marte, Venere, Giove, Sirio, Aldebaran, Rigel, eccetera.
Analogamente per Terra, Sole, e Luna. Ma qui è bene fare una distinzione: avremo l’iniziale maiuscola quando usiamo questi tre nomi come nomi propri del linguaggio astronomico: La Terra gira intorno al Sole e ha come satellite la Luna.
Ma fuori di quel linguaggio, quando cioè li usiamo come nomi comuni, tanto fanno parte quei tre astri della nostra vita di ogni giorno, avremo normalmente l’iniziale minuscola. Ecco alcuni esempi:
Il grano è maturato al sole dell’estate; La terra imbruniva e sorgeva la luna.
Qualche scrittore anche in questo caso segue l’uso degli antichi, e scrive sempre Sole, Terra, e Luna con la maiuscola: gli scrittori possono fare quello che vogliono, ma la regola grammaticale e questa che si è detto. Ci sono anche scrittori che mettono la maiuscola nei nomi dei mesi, delle stagioni, dei giorni; ma voi rispetterete anche qui la regola grammaticale, che vuole che si usi l’iniziale minuscola in ogni caso: gennaio, febbraio, eccetera; estate, autunno, eccetera; lunedì, martedì, eccetera.
Le personificazioni. Un’ultima avvertenza prima di chiudere questo argomento. Certe volte noi usiamo dei nomi comuni in funzione di nomi propri, cioè “personifichiamo” questi nomi, diamo ad essi il valore di persona. Facciamo qualche esempio per capirci meglio. Prendiamo i nomi:
lupo, volpe, marzo, lunedì e martedì. Sono nomi comuni, comunissimi, tutti da iniziale minuscola. Ma certe volte, e di solito nelle fiabe, noi diamo a questi nomi a personaggi dei nostri racconti, li facciamo cioè diventare nomi propri. In questi casi, anche questi nomi li scriveremo naturalmente con la maiuscola:
Un giorno il Lupo incontrò la Volpe; Lunedì disse a Martedì che era stanco e voleva andare a letto; venisse lui a far sorgere il nuovo sole; Marzo era un ragazzo pazzerello, e ne faceva di cotte e di crude. Sono cose semplici; però non tutti sanno rispettarle.