
Vorrei che te ne andassi.
Vorrei svegliarmi una mattina
e sapere che hai varcato la porta
che non dormi più nel mio letto
che non lo farai mai più.
Io sono l'estate, le parole, la gioia.
Io voglio essere questo.
Tu sei il silenzio, l'inverno, la prigionia.
Eppure sono io che ti ho fatto entrare
i fiumi trasportano tutto
e le lacrime anche.
Ognuno ha la sua croce, mi hai detto,
sopporta.
Eri sicuro di vincere.
Anche l'edera lo è.
Si attacca ai tronchi degli alberi
e piano piano li uccide.
Quante volte ho pensato
che sarebbe stato meglio
avere il cervello di una gallina
il silenzio di un pesce
la dissolutezza di una cicala
la strada bianca di una capra.
È che mi piace il suono dei violini.
Non so perché ma mi commuove.
Di nascosto
ho cominciato a separare
l'erba dalla gramigna
a scrivere su un quaderno
come stava passando il tempo
imprigionato da un maleficio.
Si faccia fitta la foresta
resti sul volto quell'aria mesta
e si addormenti la ragione
chiusa per bene nella sua prigione.
Eri sicuro delle tue armi
dicevi nessuno potrà aiutarmi.
Ma ognuno ha i suoi alleati e i suoi nemici.
Ho combattuto per me
per la mia vita
ho ingoiato ogni sorta di medicina
ho ascoltato ogni musica e parola
che mi desse un po' di felicità
molte volte il suono struggente
di un violino.
Mio corpo aiuta la mia mente
affaticati, spegni i pensieri
getta dell'acqua sull'incendio che divampa
acquietati nel sonno
mangia anche se non ne hai voglia
cammina, corri,
corri veloce.
Mie labbra non abbiate paura
pronunciate preghiere e incantesimi.
Si faccia rada la foresta
svanisca del tutto l'aria mesta
si faccia luce sulla ragione
si aprano le porte della prigione.
Perché vedi,
mio piccolo e feroce male oscuro
che vorresti abitare dentro di me,
la vita
è più forte di te.
ANNA SPISSU
Inviato da: liut2
il 20/04/2015 alle 21:22
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il 20/04/2015 alle 17:50
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