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« L' intima essenza della RealtàL'infinita solitudine »

Entanglement quantistico: la scoperta di Dio?

Post n°33 pubblicato il 17 Aprile 2014 da myfriend.mi
 

Nel 1982 Alain Aspect con la collaborazione di due ricercatori, J. Dalibard e G. Roger, dell’Istituto di Ottica dell’Università di Parigi, raccolse la sfida per una rigorosa verifica delle ipotesi "non localistiche" della teoria quantistica.
Voleva, cioè, verificare l'esistenza del cosiddetto Entanglement quantistico (o Correlazione quantistica).

Egli realizzò una serie di apparecchiature sofisticatissime nel campo dell’ottica-fisica, le quali permisero di risolvere il contenzioso che ormai da mezzo secolo opponeva i fisici che si riconoscevano nelle posizioni "classiche" (Einstein, ecc.), con i fisici quantistici della scuola di Copenaghen.

Nella figura vediamo una schematizzazione delle apparecchiature utilizzate da Aspect e collaboratori nei loro esperimenti.

 

 

Al centro abbiamo un Atomo di Calcio eccitato il quale produce una coppia di fotoni (fotone 1 e fotone 2) correlati che si muovono lungo percorsi opposti. Lungo uno di questi percorsi (nel caso rappresentato in figura, il Percorso A), di tanto in tanto e in maniera del tutto casuale, viene inserito un "filtro" (un Cristallo Birifrangente) il quale, una volta che un fotone interagisce con esso, può, con una probabilità del 50%, deviarlo oppure lasciarlo proseguire indisturbato per la sua strada facendosi attraversare. Agli estremi di ogni tragitto previsto per ciascun fotone è posto un Rivelatore di fotoni.

Ora, la cosa straordinaria verificata da Aspect con le sue apparecchiature è che nel momento in cui lungo il Percorso A veniva inserito il Cristallo Birifrangente e si produceva una deviazione del fotone 1 verso il rivelatore c, anche il fotone 2 (ovvero il fotone del Percorso B; il fotone separato e senza "ostacoli" davanti), "spontaneamente" ed istantaneamente, deviava verso il rivelatore d. Praticamente l’atto di inserire il Cristallo Birifrangente con la conseguente deviazione del fotone 1, faceva istantaneamente e a distanza deviare anche il fotone 2.

Tutto ciò può sembrare strano, ma è quello che effettivamente accade quando si eseguono esperimenti su coppie di particelle correlate.

Queste bizzarrie della natura, stigmatizzano i fisici quantistici, sono tali solo se si ragiona secondo una "logica classica". Se, invece, si considera uno scenario ove si immagina che qualsiasi sistema correlato possa godere della prerogativa di non risentire della distanza spaziale, tutto risulta semplificato, "normale". Abbandonando l’idea che le particelle correlate situate in luoghi distanti rappresentino enti distinti, scompaiono anche buona parte degli ostacoli concettuali (e di fatto) che impediscono di comprendere una comunicazione o "un’azione" non locale (cioè un'azione che fatta sul primo oggetto si ripercuote istantaneamente sul secondo oggetto anche se questo è separato dal primo e si trova in un'altra galassia).

In riferimento all’unicità della materia (con questo si intende il fatto che l'universo è un tutt'uno inscindibile) che scaturisce dalla visione non localistica della teoria quantistica, così si esprime il premio Nobel per la Fisica Brian Josephson:

"L’universo non è una collezione di oggetti (distinti e separati che si muovono nello spazio), ma una inseparabile rete di modelli di energia vibrante nei quali nessun componente ha realtà indipendente dal tutto."

In sostanza, vedere "oggetti distinti e separati" è una elaborazione sintetizzata della coppia occhio-cervello. Ma non è la vera realtà, o essenza, dell'universo. L'universo così come ce lo fa percepire il sistema sensoriale occhio-cervello non è la vera essenza dell'universo ma è solo una sua macro-sintesi o macro-schematizzazione, una macro-semplificazione, concepita dalla natura al nostro livello di evoluzione. Un livello di evoluzione assai rudimentale e grezzo,  in cui la nostra macchina-corpo è predisposta per farci vedere "una realtà" assai grossolana e grezza, con l'unico scopo di evitare i pericoli, consentire di nutrirci e di accoppiarci.

Ma la vera natura dell'universo, la sua essenza, la sua "logica", va infinitamente oltre quello che la nostra macchina-corpo è in grado di farci percepire e ci fa "vedere" attraverso i nostri occhi. Il problema è che noi "capiamo" solo in base a come e a cosa osserviamo. In altre parole siccome i nostri occhi non ci fanno "vedere" gli atomi e non ci fanno vedere "l'energia", la nostra razionalità non è in grado di comprendere e "capire" l'intero universo per quello che è realmente. Ma grazie ai nuovi macchinari ed esperimenti cominciamo, oggi, ad avere una visione più "profonda" dell'universo e, quindi, della Realtà.

Ciò che noi vediamo come entità materiali separate – individui, oggetti, corpi, animali, piante, pianeti e stelle – in realtà sono vibrazioni diverse di energia appartenenti tutte a una unica entità. Cioè l'Universo è un unico campo energetico "intelligente" del quale noi siamo, al tempo stesso, parte ed emanazione, nel quale siamo perennemente innestati e al quale siamo perennemente collegati. E, per questo, siamo tutti collegati tra noi.

Siamo, cioè, tutti parte di una unica Entità (rete di energia), nella quale ci muoviamo ed esistiamo e che ci tiene tutti uniti e collegati.

La scienza sta scoprendo, o riscoprendo, ciò che ai mistici è perfettamente chiaro da centinaia di anni. E’ una consapevolezza del tutto nuova e ci manca un linguaggio adeguato per descriverla.


E’ un terreno nuovo della conoscenza, uno spazio nuovo che la scienza (per molto tempo intrappolata nell’apparente dualismo energia-materia) non ha mai affrontato e per il quale sarà necessario inventare un nuovo set di concetti e di parole. Concetti nuovi, rivoluzionari. Ma per molti aspetti vecchi come l’uomo. E’ la nuova frontiera della conoscenza. Tutto va preso, ovviamente, con le pinze. Ma anche maledettamente sul serio. Non è tutto immediatamente intuitivo. Ma, certamente, questa nuova frontiera della conoscenza cambierà radicalmente tutte le concezioni sulle quali si basa l’umanità. Cambierà la filosofia, la religione, la scienza stessa. Tutte le categorie tradizionali saranno riviste e rivoluzionate. Nascerà “un nuovo racconto” del creato. E, con esso, un nuovo linguaggio.

E la cosa sorprendente è che questa “nuova concezione” non nasce da un guru, da un mistico o da una setta religiosa. Ma nasce dalla osservazione della realtà. Nasce dalla scienza, dalla osservazione e dalla comprensione del creato e dell’universo.

 

Le implicazioni dell'esperimento di Aspect sul Tempo


Questo esperimento porta a delle considerazioni davvero sconvolgenti.

Secondo la teoria di Einstein la velocità della luce rappresenta un limite fisico invalicabile. Niente, nell'universo, può viaggiare a una velocità superiore a quella della luce.

Allora la domanda è: come può essere "istantanea" la comunicazione, dal fotone 1 al fotone 2, dell'avvenuto combiamento di stato?

In sostanza, affinchè il fotone 2 possa adeguare il proprio comportamento a quello del fotone 1, deve ricevere da quest'ultimo un qualche "messaggio" che lo informi sul suo cambiamento di stato. E questo messaggio deve essere inviato dal fotone 1 e ricevuto dal fotone 2 istantaneamente e contemporaneamente al cambiamento di stato del fotone 1, indipendentemente dalla loro distanza.

C'è un unico modo affinchè un messaggio partito dal fotone 1 possa arrivare al fotone 2 istantaneamente: e cioè che il messaggio abbia una "velocità infinita".

E qui abbiamo già una prima considerazione. Se la velocità della luce (circa 300mila km/s) fosse un limite fisico invalicabile, non dovrebbe essere possibile, per il nostro messaggio, raggiungere una velocità infinita.

Ma non è tutto. Il bello deve ancora venire.

Noi tutti sappiamo che la formula della velocità è V=S/T (cioè Velocità = Spazio / Tempo).
Da un punto di vista puramente matematico, per ottenere una V tendente a infinito (che è quello che ci serve) il denominatore della frazione deve tendere a zero. Cioè T deve tendere a zero.
Anche se una divisone per zero, in matematica, è impossibile, la matematica dei limiti ci porta a questa semplificazione: per avere una V (velocità) infinita (l'unica che ci consente di inviare un messaggio dal fotone 1 al fotone 2 che arrivi istantaneamente), dobbiamo avere un T (tempo) uguale a zero (o tendente a zero).

Ma avere T=0 (o tendente a zero) significa, da un punto di vista concreto, che il T (tempo) non esiste.

Ed è proprio questo che ci dice l'esperimento dei due fotoni: la natura vera dell'universo (l'universo nel quale noi siamo ed esistiamo) è una natura a-temporale, in cui le cose semplicemente sono, esistono, e sono interconnesse attraverso una rete di energia, tale da consentire alle particelle di "comunicare" istantaneamente, cioè a una velocità infinita.

L'universo, quindi, è un corpo energetico unico, dove tutto è interconnesso, e dove le interconnessioni esistono ed avvengono istantaneamente. Cioè l'universo ha una natura a-temporale (senza tempo).





Conclusioni


Davide Fiscaletti, Fisico e scrittore, riporta in un suo articolo il risultato del suo lavoro su "La non separabilità quantistica", vale a dire sulla "non località" delle particelle subatomiche, che deve essere considerata una caratteristica fondamentale e irrinunciabile del mondo microscopico.

Le particelle subatomiche sono capaci di comunicare istantaneamente a prescindere dalla loro distanza. La comunicazione istantanea, l’intreccio tra le particelle subatomiche – effetto noto anche con il termine tecnico di “entanglement quantistico” - può essere considerato uno dei più grandi misteri della conoscenza umana: pur essendo un fenomeno osservabile e ripetibile, non sembra avere una chiara spiegazione logica.

Dice Fiscaletti:
"In virtù dell’analisi svolta, la non separabilità delle particelle subatomiche può essere spiegata sulla base dell’idea che esistano diversi livelli nella realtà fisica e che, nel livello più profondo, siano le onde associate alle diverse particelle a legarle tra di loro in una fitta rete, in una sorta di interezza continua. [...] Inoltre, in base alla ricerca del nostro gruppo, la comunicazione istantanea tra le particelle subatomiche può essere vista come una conseguenza dell’idea che, al livello fondamentale della realtà, lo spazio fisico abbia un carattere a-temporale.

E’ lecito pensare che, al livello più profondo, sia il carattere a-temporale dello spazio a trasmettere l’informazione tra due particelle subatomiche, prima unite e poi separate e portate a grande distanza: in presenza di processi microscopici, lo spazio fisico a-temporale assume lo stato speciale rappresentato dal potenziale quantico, e questo produce una comunicazione istantanea tra le particelle in esame.

Sotto questo punto di vista, si può concludere che il livello fondamentale della realtà non rappresenta altro che lo spazio fisico a-temporale (e le interazioni tra le varie particelle possono essere viste come stati speciali del livello fondamentale della realtà, inteso come entità a-temporale)."
 
 
 
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