Creato da luloca il 10/03/2006

Liberi come l'aria.

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Post n°149 pubblicato il 12 Marzo 2008 da luloca



HAREM

Contrariamente a quanto si possa credere, l'harem, ovvero il ginoceo riservato alle donne nelle famiglie poligamiche, non è affatto legato alla cultura islamica.
L'islam al contrario mette un sacco di proibizioni in proposito e il corano disciplina un settore che prima era totalmente lasciato alla discrezionalità dei maschi capi famiglia. Pur tollerando la poligamia, l'islam limita di molto il numero delle mogli e crea una vera giurisprudenza in proposito, anche nei riguardi delle concubine.
L'harem è una concezione preislamica, che con molta probabilità ha radici nel mondo greco/romano, oltre che in quello ebraico. Un ambiente riservato esclusivamente alle donne ed al capo famiglia era presente anche in queste culture. Le donne tra l'altro non mangiavano o dormivano quasi mai con gli uomini.
Ma l'harem come luogo di delizie, per come una certa letteratura ce ne ha parlato, è forse un uso che viene dal mondo cristiano bizantino, e di conseguenza anche dall'ambiente normanno di Sicilia. Gli Altavilla ad esempio, pur essendo cristiani, avevano degli harem molto nutriti: dei luoghi di delizie paragonabili a quelli degli attuali ricchi sultani e sceicchi dell'Arabia Saudita.


Ad ogni modo, l'harem per come ce lo immaginiamo, é qualcosa che ha poco in comune con le normali famiglie islamiche, le quali oggi sono spesso monogame o poligame per necessita.
Direte voi: quale sarà mai la necessità di sposare più di una donna?
In primo luogo va detto che una donna senza uno sposo o vedova, nelle società islamiche più arretrate, non ha vita molto facile, soprattutto per ragioni economiche. Da qui, la consuetudine di sposare, per umanità ed obbligo di tipo sociale, la vedova del fratello o la cognata, se rimasta zitella e orfana (anche se brutta o con un pessimo carattere). Spesso ci si sposa più di una volta, con il solo scopo di accogliere una donna sfortunata nella propria famiglia, anche se questo rappresenta un grosso sacrificio. Non è escluso comunque che qualche marito, un po più agiato economicamente, decida di sposarsi un'altra donna più bella o più giovane. Ma questi casi, al giorno d'oggi, sono piuttosto rari.

Per ritornare all'immagine dell'harem delle mille e una notte, per quanto strano possa sembrare, le donne ambivano ad entrare in questi serragli, anche solo come concubine, e non come mogli legittime. Tra l'altro, anche i figli delle concubine godevano dei medesimi diritti di quelli delle mogli, anche in ambito ereditario. A volte, la successione al trono nelle famiglie regnanti, poteva essere presa anche dal figlio di una concubina.

L'ambiente di questi harem da favola, doveva superare di certo in magnificenza ogni nostra immaginazione. Tutto doveva essere bellissimo, non solo le donne. Nei miei viaggi ho visitato alcuni antichi halqazar e devo dire che sono splendi.
L'harem era una parte della casa in cui regnava il lusso più sfrenato, al contrario degli altri ambienti di ricevimento improntati invece all'austerità e al simbolo del potere.
Una strana figura sempre presente negli harem erano gli eunuchi, che spesso più che una necessità di carattere pratico, come servitù o altro tipo di servizi che potevano essere benissimo affidati a donne, rappresentavano la ricchezza e la potenza del padrone di casa. Gli eunuchi in atri termini erano un lusso, un lusso riservato a pochissimi. Musici, giocolieri, maestri nelle arti più raffinate della lingua e della cultura, gli eunuchi rappresentavano il simbolo stesso dell'harem: un luogo in cui la realtà veniva sospesa e idealizzata, restituendone solo l'apparente bellezza.

 
 
 
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UNA PROFEZIA DI PIER PAOLO PASOLINI.

Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camice americane. Subito i Calabresi diranno, come malandrini a malandrini: «Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»
 

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