Voglio fare un'eccezione e ritornare a parlare di politica italiana.
La situazione a mio avviso é drammatica. Drammatica al punto che ogni possibile scenario del futuro che abbiamo di fronte mette angoscia a tutti: questo vale per le persone di qualunque ceto ed orientamento politico. Il nostro futuro fa paura a tutti.
Anche quelli che in apparenza lanciano segnali di ottimismo, nella realtà dei fatti ne sono terrorizzati.
La realtà italiana é che la politica é tutta presa dal difendere gli interessi forti, come se da quegli interessi dipendesse tutto il resto: un errore madornale.
Il problema attuale del nostro paese, non é solo quello che non é in grado di crescere ed adattarsi alla nuova situazione economica mondiale, ma il fatto che é entrato ormai da un bel pò in una sorta di depressione cronica, che più che andare avanti lo spinge indietro. Indietro non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale.
Le aziende pensano solo a ridurre le spese e pagare meno tasse, non a produrre: é come se si fosse fermato ogni stimolo produttivo e imprenditoriale.
La realtà é che siamo diventati poveri, e questo é un dato di fatto. Ci avviamo ad infoltire la lunga schiera dei paesi sottosviluppati.
Non riusciamo a pensare al presente, di conseguenza non siamo in grado di pensare e programmare il futuro. Nessuna azione politica e di governo si occupa del futuro. La nazione é allo sbando perché non esiste lungimiranza nelle azioni di governo. Si pensa all'immediato e intanto si perde ogni opportunità per il futuro.
D'altronde é così: questo é quello che succede ai poveri. Se non hai i soldi per mangiare, finisci per non dare la minima importanza a tutto il resto.
Oggi in Italia non esiste più un ceto medio, a mio avviso non esiste neanche un ceto mediocre. Si fronteggiano due grandi schieramenti contrapposti: da un lato chi ha non solo di che vivere, ma anche di che sprecare, e dall'altro una folta schiera di persone che vivono a stretto contatto con la miseria più nera, o che da un momento all'altro possono perdere ogni cosa.
Molte persone non lottano più per uno stipendio migliore, ma per almeno avere uno stipendio. Gli stipendi in arretrato sono ormai la norma, quasi nessuno si stupisce più di questo.
Le aziende sono tutte indebitate. E quelle pubbliche lo sono più che le altre. I debiti con l'erario sono colossali, non si capisce come mai l'INPS non ha ancora fatto bancarotta.
Poi c'è anche il carovita di mezzo, che colpisce ovviamente maggiormente i più svantaggiati.
Tutto ciò genera tensione sociale. Una forte tensione che a mio avviso porterà inevitabilmente, da un momento all'altro, a far esplodere tutto il sistema.
Gli anni del terrorismo saranno niente in confronto.
Quello che prevedo a breve termine é una specie di guerra civile. Una rivoluzione che coinvolgerà le masse. Sarà qualcosa di molto diverso dal fenomeno del terrorismo, che al contrario per molti versi era controllabile e strumentale alle necessità dei governi.
Questa volta prevedo una guerra vera, con tanti tanti morti sul campo.
La mia non é una visione pessimista. La mia analisi é invece distaccata. Non mi schiero da nessuna parte, prospetto le cose per come sono, nella crudezza della loro realtà ultima.
Se la politica italiana continuerà ad infischiarsene di consentire un più amplio livellamento economico e sociale, dovrà prepararsi ad uccidere.
Le più grandi rivoluzioni non sono mai nate per le ispirazioni ideologiche, ma perché la gente non aveva i soldi per mangiare.
Inviato da: bamboo furniture
il 21/08/2013 alle 08:08
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il 05/06/2013 alle 09:15
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il 27/03/2013 alle 02:41
Inviato da: ventididestra
il 10/01/2013 alle 13:19
Inviato da: bamboo furniture
il 31/10/2012 alle 02:59