Creato da puntiddu il 24/09/2008

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la pietra nella storia dell'arte

 

 

La 'torre' del San Giorgio di Modica

Post n°12 pubblicato il 16 Dicembre 2008 da puntiddu
 
Foto di puntiddu

          La chiesa di San Giorgio di Modica è con ogni probabilità l'opera che conclude, e non solo da un punto di vista cronologico (seconda metà del XVIII secolo), la stagione artistica del barocco architettonico iniziata a Roma un secolo prima. Di certo è la più emblematica di quel filone, noto anche come tardobarocco, che legò un'area periferica quale quella del Val di Noto alle esperienze che venivano maturando allora nelle maggiori città europee.

          Sita sul fianco occidentale dello sperone del Castello, al culmine di uno scalone, la chiesa, in verità una fondazione normanna, è stata ricostruita più volte. Già agli inizi del '600 il cedimento di un pilastro del transetto aveva comportato una parziale ristrutturazione. Determinante fu allora l'interessamento del Conte di Modica nonché Viceré di Sicilia (1641-44) don Alfonso Henriquez-Cabrera.
          Il terremoto del 1693 danneggiò pesantemente la fabbrica. Se nel 1738 si celebra la riapertura dell'edificio di culto, ancora nel 1755 si registrano pagamenti per la ricostruzione di alcune cappelle. Finalmente nel 1761 è indetto un concorso per la realizzazione della facciata. Ad essere selezionato è il progetto dell'architetto netino Francesco Paolo Labisi. Contestualmente ha inizio la ricostruzione.
          L'impresa degli scalpellini, quella dei Cultraro di Ragusa, è la stessa che lavora in quegli anni alla facciata del San Giorgio di Ibla, il cui progetto, firmato da Rosario Gagliardi, è del 1744. Per molto tempo si è attribuito a questo architetto anche il progetto della facciata di Modica, ancorché profonde siano le differenze, anzitutto nella decorazione e nella plastica più sobrie nella chiesa di Ibla.

          La pianta è basilicale, a tre navate (cinque se vi si aggiungono le intercomunicanti cappelle laterali). Tre sono anche le absidi. Le arcate longitudinali, sulle quali si innesta la botte della navata centrale, poggiano su colonne terminanti in capitelli corinzi, laddove le arcate divisorie tra le navate mediane e le cappelle laterali poggiano su pilastri poligonali. Il transetto è bucato al centro dalla cupola.
          La facciata, del tipo 'a torre', presenta una accentuata convessità. Una serie di colonne scandisce il prospetto in cinque partiti. Il primo ordine, coronato da una balaustra cieca, è occupato da cinque portali sormontati da finestre. Due volute simmetriche raccordano il primo al secondo ordine, dove si apre un'unica grande finestra. Il campanile occupa il terzo ordine. La torre termina poi in una guglia.
          La sovrapposizione dei tre gruppi di colonne ai lati della torre accentua il verticalismo del prospetto e isola la torre rispetto al corpo della chiesa, le cui ali appaiono arretrate. Altro elemento che spinge verso l'alto è la diversa scala dei portali. I timpani poi, con le loro linee spezzate, paiono esplosi. La disposizione delle aperture disegna infine un triangolo il cui vertice punta ancora verso l'alto.

          Alcuni studiosi hanno messo in evidenza le affinità stilistiche tra il progetto della facciata di Modica e quello di alcune chiese di Dresda, anzitutto la Hofkirche, progettata dall'architetto Gaetano Chiaveri della romana Accademia di San Luca, e costruita tra il 1738 e il 1756 per volere di Augusto III, re di Polonia e principe elettore in Sassonia (1733-63), all'indomani della sua conversione.
          Il Chiaveri, formatosi a Roma nell'ambito di quell'eclettismo classicheggiante il cui esponente più noto fu Carlo Fontana, costruì una chiesa, barocca nelle forme, con una facciata a torre, percepita dai più come una reminescenza 'gotica'. Il modello si impose subito, tanto che quando si ricostruì la vicina Kreuzekirche, distrutta dall'artiglieria prussiana nel 1760, non si esitò a emularne il disegno.
          Anche il confronto con le chiese londinesi dell'Hawksmoor non è privo di fondatezza, basti pensare al St. George in the East. Improbabile appare invece la connessione con la facciata del Duomo di Enna, realizzata tra il XVI e il XVII secolo. Quando si guardò a questo modello, come nel caso del San Paolo di Palazzolo Acreide (ultimo trentennio del XVIII secolo), ben altri furono gli esiti.

          La cappella di corte di Dresda è stata immortalata nelle sue diverse fasi costruttive dal vedutista veneziano Bernardo Bellotto. Questi si era recato nel 1747 su invito dello stesso Augusto III a Dresda, città cosmopolita che attirava numerosi artisti. La presenza italiana era poi cospicua, primeggiavano l'architetto Gaetano Chiaveri e lo scultore Lorenzo Matielli, autore del ciclo decorativo della Hofkirche.
          Il Bellotto tra il 1747 e il 1755 realizzò una serie di quattordici vedute. La tela conservata presso la Gemaldegalerie di Dresda mostra la città vista dalla riva destra con al centro la Hofkirche. Che gli architetti italiani fossero al corrente di quanto accadeva nella vicina Sassonia è dunque assai probabile. Il progetto della chiesa peraltro era stato diffuso attraverso le incisioni di Lorenzo Zucchi già nel 1740.
          Ma è un documento del 1761, concernente la controversia tra l'architetto Francesco Paolo Labisi e il tesoriere della fabbrica di San Giorgio, Francesco Gaetano Basile, a stabilire un contatto sicuro con la Germania. Il Basile afferma che l'architetto netino non avrebbe tenuto conto della pietra locale, assai differente da quella di 'Germanea ed altra parte' dove avrebbero soggiornato gli 'autori architetti'.

          Ora, non sappiamo a quali autori alluda il Basile, le sue obiezioni appaiono però legittime, ancorché tra le righe si individuino motivazioni squisitamente economiche. Il Labisi a questo punto esce di scena e la realizzazione della facciata da questo momento in poi sarà affidata interamente alla competenza dei capimastri. Non è dato sapere però se questi tradirono o no il progetto originario.
          E' certo tuttavia che la torre guarda lontano. Si è già detto a Dresda. Forse a San Pietroburgo, dove tra il 1714 e il 1733 era stata realizzata la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo su progetto dell'architetto italiano Domenico Trezzini. Ma si potrebbe citare anche la chiesa di St. Paulin, realizzata tra il 1734 e il 1751 a Treviri dal più celebre architetto barocco, il tedesco Balthasar Neumann.
          Ciò che accomuna queste chiese è non solo la facciata a torre, ma la muratura realizzata con pietra 'a vista'. A Modica si utilizzò quel calcare tenero, la cui duttilità avrebbe consentito originali decorazioni e notevoli effetti plastici, quella pietra bianca, coltivata dai 'pirriatori' (dial. cavatori) nelle vicine cave e lavorata in situ da abili scalpellini, a cui il tempo ha donato una patina dorata.

          Nell'ambito della ricostruzione seguita al terribile sisma del 1693 che sconvolse il Val di Noto, rivisse la stagione artistica del Barocco architettonico. La facciata 'a torre' del San Giorgio di Modica, ammiccando agli edifici delle più moderne città d'Europa e in ultima analisi al corpo occidentale (westwerk) delle chiese carolingie, fu l'unica a scostarsi dagli schemi tradizionali su cui si attardava ancora tanta architettura meridionale.


 
 
 

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