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Post N° 603

Post n°603 pubblicato il 05 Luglio 2007 da mimbulus

- come mi sembra sia evidente, il sonno mi è passato 2 minuti dopo aver spento il pc -

E' che quello che ha scritto Lo, lì da lui, mi ha fatto venire in mente tante cose.
Parlo spesso, qui, del mio rapporto con la Comunità. Ma mai dei ricordi dell'anno trascorso lì dentro.

Cinque ore al giorno. Sei giorni la settimana. Un anno intero. 1400 ore.
Il mio 2005.


Quando ancora stavo lì, ho vissuto il dolore di uno dei migliori operatori in assoluto che mi è capitato di conoscere, uno di quelli con la Vocazione agli Altri.
Denuncia per maltrattamenti a minore. Per un fatto avvenuto poco tempo prima del mio ingresso. Tanta gente in casa, il fratellino di 6 anni unico testimone. E l'operatore che ha messo le mani addosso al ragazzo proprio perchè stava picchiando suo fratello. Un anno.
Un anno che O. è stato costretto a vivere continuando a lavorare in quella stessa comunità per ingiunzione del giudice.
Perchè andarsene sarebbe stato un'ammissione di colpa.
Il giorno dell'udienza finale, era di turno con me.
- Ehi, allora? Com'è andata?
- Bene.
Ed una tristezza, addosso, che mi soffocava. Assolto.
Del tutto, ma non senza dubbi. Perchè testimoni affidabili non ce n'erano, e la parola di un minore è sempre la parola di un minore.
Ma un dolore tale...
Se n'è voluto andare, e non ha più messo piede, su in comunità, tranne che in un paio di occasioni importanti e sempre di sfuggita.
Se n'è andato un paio di mesi prima della fine del mio servizio.

Flashback.

O. chiama me e Lara:
- Ragazze, K. si è andata a fare la doccia, andate un po' nel bagno con lei e vedete di controllare che si lavi veramente, io tanto accendo il fuoco e mando avanti la cena.

In bagno, K. non ne vuole sapere. Comincia a tirarci l'acqua, ad insultare, minacciare, a colpirci con la cornetta della doccia. Esco fuori dal bagno, e mi affaccio dall'alto delle scale.
O. è seduto sopra il muretto del camino, concentrato nel fare qualcosa.
Mi guarda, divertito nelvedermi gocciolante e stravolta.

- Cosa devo fare?
Ridendo: - Ah, io da qui sotto non vedo e non sento niente. Fa' quello che ritieni più giusto, ma ricorda una cosa: devono imparare a rispettare TE, e non ad aver semplicemente "paura" delle punizioni che IO gli potrei dare. Devi credere di più nella TUA capacità di fare la scelta giusta.

Ed una luce di complicità, nei suoi occhi. Di fiducia.

Torno in bagno, mi sfilo la felpa, tiro su le maniche e chiedo a Lara di uscire e lasciarmi sola con K., perchè "è diventata una questione personale".

Quando, un'ora e mezza dopo, sono rientrata a casa, sono rimasta senza pensarci in maniche corte.
A mia madre è preso un colpo. Avevo lividi, graffi e segni di denti.

Ho capito cosa mi aveva voluto dire O. nel momento in cui, dopo averla letteralmente strigliata come un cavallo, vestita, profumata e pettinata, K. si è guardata allo specchio e, in uno di quegli spiragli sui suoi 12 anni che tanto amavo, mi ha abbracciata ridendo, tirando un fuori un assolutamente inaspettato: "Mi aiuti anche domani a fare la doccia?".

O. era il collega che ci dava fiducia ma, al tempo stesso, era sempre presente, per sostenere la nostra inesperienza. L'uomo che protegge e l'amico con cui ridere.
C'era tanta aria di Casa, quando c'era lui...

Ormai è un anno è mezzo che si è fatto trasferire allo psichiatrico, in un'altra comunità della cooperativa. Lo chiese lui. Lo chiese a lungo e se andò di fretta, non appena gli fu concesso.
Disse che lui non ne voleva sapere più niente.
Che non voleva avere più niente a che fare con quel posto.
E' passato un anno e mezzo.
Ma mi è stato detto che, se solo gli venisse chiesto, tornerebbe domani stesso, dai suoi ragazzi...

 
 
 
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