Apro qui, la pagina dell'editor, e la prima frase che mi viene in me è così, secca e incompleta, in sospeso: tirando le somme...
Non ha senso. Così come non ha senso il fatto che fino a qualche ora fa mi trascinavo per casa barcollando dal sonno, Paolo che mi lascia presto con un bacio leggero per permettermi di dormire presto, tanto e bene, ed io che all'una e mezza di notte sono ancora qui che vago per casa, e mi rassegno ad accendere il pc.
Ce l'ho fatta, poi. Dopo ore ed ore di lavoro, sono finalmente riuscita a portare a termine l'impaginazione della mia tesi, lavoro che si è rivelato quasi più difficile della stesura della stessa. E sono andata in biblioteca, a farlo.
Quando i miei si sono messi a tavola, all'ora di pranzo, ed io, invece, ho cominciato a lanciare letteralmente roba in giro per casa, nel bel mezzo di una crisi isterica in grande stile - ma silenziosa. Poderosa, ma discreta. Insomma, mi urlavo addosso da sola, in silenzio, fra me e me - ho capito che non avrei risolto niente. Allora, saltando direttamente il pranzo senza nemmeno avvicinarmi al piatto, raccolgo le mie cose, infilo il computer nella borsa e via. Giù di corsa. Giù dal mio amore, che era già sotto perchè era stato alla coop, giù fuori di casa all'aria aperta che mi sembrano giorni che non respiro più, giù sotto la luce di un sole tiepido e discreto. Giù, per strada, sentendomi il colore tornare addosso.
C'è stato un istante preciso in cui mi sono ricordata di quando Alessio era sotto tesi e, completamente andato fuori di testa anche lui, non faceva che sbraitare che si vedeva "giallognolo".
Beh, io più che sul giallo, mi sentivo di dare su un grigio topo...ma siamo sempre lì, il concetto è quello.
Comunque, arriviamo in biblioteca, non dopo aver mangiato qualcosa con calma in centro. Avere Paolo lì con me mi ha fatta sentire subito più serena. Lui è la mia sicurezza. Lui è il mio andrà-tutto-bene-e-se-non-dovesse-essere-così-troverai-comunque-una-soluzione.
Erano mesi, credo, che non mettevo più piede in biblioteca. Sì, in pratica da quando Paolo è venuto ad abitare qui.
E quando Paolo, per un'ora, se n'è andato, lasciandomi ad affrontare una personalissima sfida fra me ed il mio lavoro, mi sono guardata intorno.
Ho sentito addosso il piacere di mille giornate di studio solitario trascorse lì dentro, il piacere di una sigaretta sul terrazzo, il sapere di essere immersa fra migliaia di libri, miliardi di parole...
Ho sentito, anche, che per l'ultima volta entravo lì dentro da studentessa. Da ancora non facente propriamente parte del mondo degli adulti. Di quelli veri, quantomeno.
E mi sono sentita Felice - per un minuto, forse l'unico momento di pausa che mi sono presa in tre ore. Ho sentito che non c'era posto al mondo, al di fuori di Perugia, dove avrei voluto essere in quel Momento - quello in cui avrei cliccato per l'ultima volta "salva".
Mi piace com'è venuta, alla fine, questa tesi. Penso di poterla paragonare ad un parto. Faticosa e dolorosa. Naturale e felice.
Sono anche passata in copisteria, uscita dalla biblioteca; domani mattina presto porterò loro i file ed entro lunedì sera, sgradite sorprese a parte, potrò ammirare fra le mani, rilegate in blu, 85 pagine Mie, solo e soltanto Mie.
Inviato da: melograna33
il 06/10/2011 alle 21:59
Inviato da: alexisdg10
il 30/05/2009 alle 14:07
Inviato da: alexisdg10
il 02/01/2009 alle 20:47
Inviato da: romolor
il 21/12/2008 alle 23:43
Inviato da: stellina.confusa
il 05/12/2008 alle 20:03