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Post N° 764

Post n°764 pubblicato il 10 Dicembre 2007 da mimbulus

Sabato sera, come vagamente accennato nel post precedente, ho partecipato ad una cena: la festa annuale di Natale dell'A.FA.D., Associazione Famiglie Disabili.
Queste feste prevedono sempre un'enorme sforzo di negozianti ed altre associazioni che provvedono a donare tutto il necessario per far passare qualche ora serena a, in media, un centinaio di persone...Un gruppo che si occupa di cantare e suonare, signore che si danno da fare in cucina, scout e ragazzi delle scuole superiori che fanno un po' di animazione e servono a tavola durante la cena, decine e decine di premi per la lotteria e la tombola tutti ricevuti in dono, come appunto detto sopra, da molti negozianti della città...
E, da tre anni a questa parte, un aiuto è arrivato anche dal CLT - Circolo Lavoratori Terni.
I lavoratori di quella che, chiunque, qui, continuerà sempre a chiamare Acciaieria, al massimo AST (Acciai Speciali Terni).
Qui, Thyssenkrupp, suona quasi come una parola brutta.
Qui, Thyssenkrupp sono i tedeschi che arrivano, mettono in ginocchio una città, la fanno da padroni.
L'Acciaieria, qui, è parte integrante della nostra storia.
E, adesso, l'Acciaieria, i lavoratori della "Terni", hanno di nuovo paura, e stavolta non è la paura di perdere il proprio lavoro, di non avere di che sfamare la propria famiglia, non è la paura di ritrovarsi, all'improvviso, vomitati fuori da una fabbrica come scarti inutili.
Adesso, è la paura di andare a lavorare.
Mio padre me lo ripete da giorni:
"Questi qua devono andare a lavorare, ogni giorno, sugli stessi, identici impianti che a Torino hanno ucciso 4 persone...come pensi che si possano sentire?"
Come si può sentire un uomo che esce di casa per andare a fare ciò che gli dovrebbe consentire di vivere, con nel cuore il terrore di non tornare a casa?
Avere un lavoro, in regola, con un contratto, le malattie pagate, le ferie, essere iscritti ad un sindacato...ma avere paura di morire.
Cadere giù da un impianto, rimanere incastrati in un macchinario, bruciare in un'esplosione.
La cena si è svolta in un capannone del CLT, come da tre anni a questa parte.
Ma quest'anno era diverso.
Quest'anno il peso del lutto aleggiava intorno a noi.
Intorno a visi un po' meno felici.
Volti un po' meno leggeri.
Quando ha preso la parola un rappresentante dei lavoratori, che ha parlato di quanto sia Difficile per tutti questo momento, intorno a me ho visto molti occhi lucidi, sguardi spaventati, teste chinate in segno di rispetto.
Perchè, come ha detto lui, non esiste ternano che non abbia, in via più o meno diretta, almeno un famigliare lavoratore od ex lavoratore dell'Acciaieria.

Liberi di lavorare sicuri, come inneggiava uno striscione letto di sfuggita.

Tutta la mia solidarietà.


 
 
 
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