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« Si avvicina la fine.Situazione aggiornata »

Colloquio surreale.

Post n°12 pubblicato il 04 Maggio 2007 da kripton2
 

Dopo l'episodio veramente mortificante di metà Marzo, relativamente alla volontà manifesta dalla Azienda di volermi licenziare, avevo passato un periodo di calma relativa.

Avevo affrontato nei giorni successivi, in un colloquio franco, direttamente l'Amministratore Delegato, nonchè maggiore azionista, dicendogli di non commettere l'errore di licenziarmi in maniera così pretestuosa e poco lucida, pensando piuttosto a trovare una soluzione condivisa da entrambi.

Una via che al limite portasse alla mia uscita dall'Azienda ma con un accordo soddisfacente soprattutto per me che mi stavo "giocando" il lavoro a 50 anni. Nel frattempo sono stato eletto come rappresentante RSU con un buon esito di voti e questo certo non ha fatto piacere alla Direzione.

Oggi, dopo un mese e mezzo dall'ultimo attacco, l'Amministratore Delegato mi ha chiamato nel Suo ufficio per confermarmi la Sua volontà che io proceda al più presto "all'esodo", sono Sue parole, in pratica ad andarmene.

E' stato un colloquio surreale soprattutto per i toni pacati in cui si è svolto ; con calma ho ribadito che sono disposto a trattare ma che attendo che sia Lui con le Sue conoscenze presso l'Unione degli Industriali a fornirmi delle ipotesi su un nuovo lavoro. Lui si è detto dispostissimo ; anzi mi ha chiesto un CV aggiornato per meglio agire. Non è contrario a valutare contropartite in denaro per incentivare l'evento in uscita e non ha fatto problemi nell'ipotesi trovassi un lavoro, a recedere totalmente sui tempi di preavviso.

Se non fosse che in gioco c'era il mio futuro per i prossimi dieci anni, l'avrei definito un buon incontro per stabilire proficui futuri rapporti d'affari. Invece era solamente l'ipocrita colloquio tra due persone che non sanno esattamente che cosa stanno facendo, traditi dal loro immenso orgoglio.

Io, ormai stremato da questa mancanza di serenità che mi attanaglia da anni, che non vedo l'ora di finire con questo calvario pur sapendo di fare un salto nel buio, l'altro che si rende conto di giocare una partita a scacchi che porterà inevitabilmente a dei costi non indifferenti e ad una probabile causa ma che non molla nella speranza che sia io a farlo per primo. 

Una cosa è sicura : se darò le dimissioni, sarà solo nel caso che riceva sufficienti garanzie sul mio futuro. Non mi posso permettere di perdere i miei diritti per poi trovarmi in mezzo ad una strada solamente per accontentare un "capriccio" di una persona con un ego smisurato.

 
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