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Polvere

Post n°30 pubblicato il 15 Dicembre 2008 da m.oebius
 

Lo so che sarebbe ora di alzarsi, lo capisco dalla luce che filtra attraverso la persiana un po' aperta. Quando la luce prende quella direzione, assume quelle striature allungate sulla parete alla mia destra capisco che sarebbe ora di alzarsi. Ho ancora gli occhi semichiusi, devo aver dormito forte e a lungo. Mi capita spesso. Mi capita così spesso che la mattina non ho mai la forza di alzarmi. Dormire è come scalare una montagna in bicicletta per me, quando la salita è finita sono senza energie. E non so mai se riuscirò a farla tutta, se dovrò appoggiare il piede giù dal pedale. Poi devo aspettare che passi l'intera giornata per recuperare un po' di quella energia, per pensare di poter affrontare un'altra notte di sonno. Ma adesso, qui, nel mio letto, sotto questa coperta forse troppo pesante per la stagione, non ho proprio la forza di alzarmi. Lui dev'essere uscito da tanto, forse molte ore fa. Sarà sgattaiolato giù dal letto in silenzio, come fa di solito, attento a non svegliarmi. Si sarà lavato e vestito in bagno, per evitare di accendere la luce qui in camera. È sempre attentissimo a me, così attento che certe volte mi dà ai nervi. Come se fossi solo una bambola di porcellana esposta ad ogni pericolo, un animaletto da custodire. Sul tavolo della cucina ci sarà un biglietto, come al solito, con le solite poche dolciastre parole. “Buongiorno, amore. Hai visto che bel sole?”. “Passa una buona giornata, tesoro. Io torno presto”. Cose dolciastre, contornate a volte dal disegnino di un fiorellino, scritte mentre beveva il caffè prima di prepararmi una nuova caffettiera e lasciarmela pronta sul fornello. Basta accendere. Dio, quanto mi dà ai nervi tutto questo. Non ho voglia di alzarmi, di andare a leggere quell’insulso biglietto, vedere se ha disegnato il fiorellino, accendere il fuoco sotto la caffettiera. Vorrei solo richiudere gli occhi e rimettermi a dormire anche se so quanta fatica mi costerà poi riaprirli ancora più tardi. Mi giro nella coperta, che giorno è oggi? Non ne ho idea, non è rilevante. Se è un giorno di sole ci sarà scritto sul biglietto in cucina: "hai visto che bel sole?". Non riesco a pensare ad altro, adesso. Sono stanca, devo recuperare dalla salita, stanotte è stata molto lunga. Spero che non ci sia il sole e nessun biglietto dolciastro. Nessuna caffettiera pronta da accendere. Nessun fiorellino. Mi chiedo se abbiamo fatto l'amore ieri sera o stanotte. Non me lo ricordo. Forse no, forse ieri avevo mal di testa o forse lui era stanco. Apro un po' di più gli occhi e guardo attraverso le persiane per capire se c'è il sole. Le sottili lame di luce che filtrano dalle persiane sono troppo accese per far pensare ad una giornata nuvolosa. Guardo la polvere che si ammassa e si muove e si scompone dentro quelle strisce luminose. È un turbinare violento e vorticoso, mi dà una specie di vertigine se cerco di seguirlo. Perdo gli appigli intorno a me, mi sembra di fluttuare anch'io nel vuoto di quella lama di luce, la stanza si espande fino ai punti più lontani e più bui dell'universo, non ci sono più i mobili, l'armadio in fondo, il comò con la tv, la poltrona: tutto si allontana per sempre negli angoli del cosmo. Abbiamo fatto l'amore stanotte? Non lo so, proprio non me lo ricordo. Prima lo sapevo sempre, prima ricordavo i rari giorni in cui non lo facevamo con un piccolo rimpianto. Era un salto al centro del mondo, una piega dell'universo intero che si fermava proprio qui, sotto le mie labbra, tra le mie gambe. Sprofondavo dentro quella piega nuova ogni volta. Ogni volta c'era un'uscita dalla quale riemergevo rinata e dimentica di tutto. Cerco tra i movimenti dei granelli di polvere una risposta, se vanno a sinistra è sì, se vanno a destra è no. Ma non mi importa. Non m'importa. M'importa di allungare le gambe, adesso, di spingerle fino al bordo del letto a cercare un appiglio anche minimo. Sono naufraga nel mio letto. Stanca come appena scampata a una tempesta, attaccata solo a una tavola di legno, impigliata a questo corpo esigente, senza lo sciabordio dell’acqua intorno a me ma solo il rumore della polvere che si muove, nessuna concreta possibilità di fuga e solo le notti da percorrere in salita. Mi giro ancora per vederla guizzare meglio tra la luce. Fa dei movimenti strani adesso, si riavvolge in piccoli risucchi ruotando attorno a se stessa. Penso che quel movimento l’ho creato io voltandomi nel letto in questa penombra azzurrina. Ma non so se sarò capace di produrne altri, ho solo sonno, sonno da morire.

 
 
 
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