Creato da monellaccio19 il 12/10/2010
scampoli, ritagli, frizzi e...lazzi

La Virtual Global Taskforce (VGT POLIZIA DELLE COMUNICAZIONI) è composta dalle forze di polizia di tutto il mondo che collaborano tra loro per sconfiggere l'abuso di minori online. Il pulsante "Segnala un abuso" è un meccanismo efficace. Cliccate sul tasto in basso se siete a conoscenza di pericolo per un minore.

Il comportamento predatore sessuale comprende: Chi  produce e scarica immagini di bambini vittime di abusi sessuali. Chi avvicina un bambino per sesso on-line (ad esempio attività sessuali tramite testo o webcam) grooming -

Il predatore crea situazioni allo scopo di  formare un rapporto di fiducia in linea con il bambino, con l'intento di facilitare in seguito il contatto sessuale. Questo può avvenire in chat, instant messaging, siti di social networking ed e-mail.

Non tutte le persone che conosci on line sono sincere.
Aiutaci e rendere internet più sicura...Aiutaci a fermare la pedofilia.

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"ODIO IL CELLULARE DI MIA MADRE"

Post n°2884 pubblicato il 26 Maggio 2018 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

Risultati immagini per mamma e papà al cellulare

 

 

Singolare e significativa esperienza ha vissuto un insegnante di scuola elementare americana. Tanto sbalorditiva da raccontarla su Facebook: ha indicato alla classe un tema da svolgere con una traccia attuale e coinvolgente. "Descrivete un'invenzione che non vi piace". Su 21 alunni, quattro si sono dichiarati contrari al cellulare! Beh, detto e scritto da bambini intorno ai sette anni, è una notizia boom, un caso eclatante se pensiamo che quella è proprio l'età in cui si comincia ad avere confidenza sfacciata con la tecnologia, i  videogiochi, i tablet e i cellulari. La maestra quasi non credeva a se stessa mentre leggeva i temi, in particolare quello di un bambino di sette anni che amareggiato e sconsolato, ha raccontato senza mezzi termini, che la mamma vive la sua vita sempre con il cellulare in mano. In verità, i quattro bambini, hanno indicato anche il papà come schiavo del proprio smartphone e quindi colpevole come la mamma. In particolare il piccolo di sette anni è stato chiaro, inesorabile: "Odio il cellulare di mia madre, vorrei che non l'avessero mai inventato". Credo sia una dichiarazione che non abbia bisogno di ulteriori commenti, il ragazzino avverte molto la mancanza della mamma presa dall'orpello, tanto da disprezzarlo con odio. Gli altri suoi compagni sono sintonizzati con lui e hanno espresso, magari in maniera meno severa, come il cellulare in uso, sia una pessima abitudine. Non so quanto potranno mantenere la loro idea e la loro coerenza, col tempo forse cambieranno opinione, resta tuttavia, una posizione encomiabile che denuncia apertamente la mancanza di relazione e confronto tra genitori e figli. L'hastag finale dell'insegnate è stato molto apprezzato: "Mollate i cellulari e badate di più ai vostri figli". Virale il post, vivace la discussione,  ma moltissimi d'accordo,  hanno condiviso pienamente il post su Facebook. Ora concludo con una domanda: "Ma secondo voi, tra tutti quelli che abbiano condiviso, ci sono stati dei bugiardi o no?".  Sapete quelli del club: "Predichiamo bene ma....ruzzoliamo male"???

 
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SVEZIA: NUOVA LEGGE SULLO STUPRO

Post n°2883 pubblicato il 25 Maggio 2018 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

Risultati immagini per stupro

 

 

Quando c'è volontà politica e piena consapevolezza dell'argomento di cui si discute, c'è sempre la possibilità di trovare norme e regole per affrontare problemi gravi come lo stupro. Innanzi tutto e solo per far chiarezza, fissiamo un punto fondamentale. Molte iniziative, dopo le tante accuse sollevate dappertutto contro persone note del mondo del cinema, dello spettacolo e della cultura, sono nate e partite a testa bassa per battere questa sorta di violenza contro donne colte in momenti delicati e particolari della loro carriera. Tra i tanti movimenti nati immediatamente dopo le prime denunce, poi moltiplicatesi con nuove segnalazioni, il "#metoo" è il più attivo, il più coriaceo e il più concreto: oggi presente in tantissime nazioni, si batte ovunque per leggi più giuste e mirate contro lo stupro. Dopo qualche anno di battaglie molto dure, in Svezia raccoglie oggi, il primo confortante risultato: passa la nuova legge sullo stupro, in sintesi, passa la regola basilare: "Il sesso, se non è condiviso e volontario, è fuori legge".  Un momento memorabile visto che sostituisce la vecchia legge che lasciava ampi spiragli compiacenti alla violenza, giocando sulle parole, sui termini e sugli atti. "Se una persona vuole impegnarsi in attività sessuali con qualcuno che rimane inattivo o dà segnali ambigui, dovrà scoprire se l'altra persona è disponibile. Ovvero, la passività della vittima non sarà più considerata un segno di partecipazione volontaria al rapporto sessuale". La sottile differenza che connotava la vecchia legge, è data dalla distinzione tra sesso violento e stupro, due reati diversi e quindi perseguibili con pene diverse. Oggi è necessario che vi sia comunque un consenso, verbale e fisico, per non incorrere nelle nuove pene senza girare attorno al problema. La nuova legge è perfezionabile, ma sono contente le femministe che si sono battute con decisione: è un punto di partenza per una nuova rivoluzione culturale  e si allinea alle leggi già in vigore in paesi dell'Europa dove si procede più o meno allo stesso modo. Alcuni sono invece scettici poiché sarebbe difficile stabilire se e come sia avvenuto il consenso durante la violenza subita. Tuttavia, il passo c'è ed è significativo, si spera anche nella determinazione di chi non denuncia gli atti e gli assalti: segnalare, denunciare e fornire dettagli, aiuta ad inchiodare i colpevoli alle loro responsabilità. C'è molto da fare in questo campo, troppe vittime e troppi balordi se la cavano con poco o niente. Quantomeno si spera in tal modo di evitare domande assurde da parte dei giudici fuori da ogni realtà: "Ma lei indossava jeans ben stretti, difficili da togliere?", oppure: "Ma lei le gambe le teneva ben chiuse e strette?". Con persone di questo tipo, il lavoro da fare sarà ancora più duro e difficile. Ecco perché non bisogna mollare, ora più che mai!

 
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LO CHIAMEREMO...DASH

Post n°2882 pubblicato il 24 Maggio 2018 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

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Abbondanzio, Aza, Berengario, Cremenzio, Evodio, Ghita, Lidania, Manetto, Maruta, Zosima, anche questi sono nomi: italiani, nobili per certi riferimenti al passato della nostra storia. Magari non sono ricorrenti, sono poco usati e se qualcuno si azzardasse a chiamare uno/a  figlio/a con uno di questi nomi, non solo rischierebbe le maledizioni del figlio/a appena prendesse coscienza del danno subito, ma correrebbe subito all'anagrafe per cambiarlo. Ma resta comunque il problema di Blu su cui discutere. Blu è il nome dato da una coppia alla propria figlia nata in Italia, ed è stato un caso sui giornali in questi giorni: denunciata all'anagrafe con tale nome, papà e mamma furono preavvertiti che avrebbero rischiato di essere chiamati dal Tribunale per aver assegnato un nome che a norma di legge, non indicasse il sesso. Loro si sono presentati dal giudice, hanno argomentato le loro legittime ragioni e hanno sperato dopo un anno e mezzo dalla nascita, che non fosse intimato loro di cambiare il nome: "Ma come? E' un anno e mezzo che la chiamiamo così, piace a lei, piace a noi e di punto in bianco potrebbe sentirsi appellata con un altro nome che non sia Blu?". Beh direi una giusta preoccupazione, tuttavia, il giudice ha deciso di confermare il nome e la paura è passata! Fermo restando la totale libertà di scegliere nomi possibili, immaginabili e inimmaginabili, resta comunque una moda. Su questo punto non abbiamo dubbi spero, la dimostrazione viene dall'esame degli ultimi 15/20 anni dove ne abbiamo letti di nomi astrusi, inventati al momento e mai sentiti nel tempo. I primi sono stati attori e vip, ma non dimentichiamo che molti italiani hanno ravanato nella spazzatura dell'esotico e dell'esterofilia a tutti i costi, per imporre ai loro figli nomi impossibili come Asia, Selvaggia, Azzurra, Belen ecc.ecc. Tutti scelti perché condizionati da un fatto, un personaggio che abbia colpito l'inconscio dei genitori che poi abbiano perpetrato il...danno! Un paio di decenni all'insegna del "Chiamiamolo strano" e così è stato. Immagino il battesimo di questi bambini (nel caso ci fosse stato): "Che nome date a vostro figlio?" chiede il sacerdote: "Thor, don Matteo". Dai, siamo seri, pensate al futuro del bambino, non si può marchiare a vita un piccolo incapace di partecipare alla scelta. I vip poi, si sono sbizzarriti in un modo osceno al punto di formare addirittura un catalogo: Moon Unit, Moxie CrimeFighter, Spec Wildhorse e potrei continuare ancora per molto. Rispetto tutti, anche i genitori di Blu, ognuno è libero di appellare come vuole i propri figli e sceglie in piena autonomia. Un tempo tutta la famiglia partecipava alla scelta del nome da attribuire al nuovo arrivato: dai comunissimi Francesco, Michele, Nicola, a quelli un po' meno tradizionali ma sempre comuni, come Claudio, Ezio, Enrico, Filippo ecc.ecc. Ma voi immaginate nonni, zii, padre e madre che discettano e discutano  su  nomi come: Turbo, Link, J'adore, Hastag, Google, Burger, Jedi ecc.ecc.?????? Pensate che mi stia inventando qualcosa? No, sono loro che hanno lavorato con la fantasia, i genitori che veramente abbiano affibbiato tali nomi ai propri figli. Che danno, che follia che ...ubriacatura di tv, spettacolo, cinema e....caxxate varie! Consolati Blu, il sesso è segnato sul tuo documento d'identità e nessuno si porrà domande strane sul tuo nome: c'è di peggio in giro!

 

 
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BON E PON: RAGAZZI ANZIANI AL LAVORO

Post n°2881 pubblicato il 23 Maggio 2018 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

Risultati immagini per Tsuyoshi e Tomi Seki-

 

 

Devo spezzare una lancia e costruire una volvo per questi due pensionati giapponesi di Sendai. Abbiamo problemi in Italia che restano aperti come il lavoro giovanile: ragazzi pronti ad entrare nel mondo del lavoro e aziende italiane che cercano disperatamente mano d'opera, tecnici, operai specializzati e non trovano immediatezza nel riscontro. Perché non si incontrano? Perché non vi sono sbocchi positivi tra chi propone e chi cerca lavoro? I più maligni sostengono che i giovano siano troppo esigenti nella ricerca, sono sempre meno quelli disposti ai sacrifici e non accettano occupazioni che limiterebbero svaghi e cazzeggio. Mentre altri sostengono che le aziende propongono contratti insostenibili con orari e turnazioni che li sfiancherebbero e quindi inaccettabili! Sono portato a credere che chi abbia veramente voglia di lavorare, di impegnarsi, di togliersi dalla dipendenza di mamma e papà, debba essere disponibile e lavorare comunque e nel frattempo, guardarsi sempre intorno: aspettare oziando che il lavoro piova dal cielo, non porta ad alcun risultato. I due giapponesi simpaticissimi che vedete su, hanno avventurosamente capito che starsene con le mani in mano non aiuta nessuno, men che mai chi abbia voglia di fare. Pertanto Bon e Pon, nomi assunti per l'occasione, si sono inventati un modo per lavorare: con alle spalle 37 anni di matrimonio, una vita felice, serena  e voglia di realizzarsi. Fanno i modelli, su Instagram hanno un seguito sbalorditivo che conta su centinaia di migliaia di persone. L'abbigliamento che indossano ha la sua logica: oltre questi esempi, potrete scoprire facilmente quale sia il punto d'unione: il tessuto, il colore e la pezzatura di ciò che indossano. Mi fanno tenerezza, sono carini e con il codazzo dei fedeli che seguono le loro performance, ora passeranno a gestire una loro attività sartoriale creativa, conservando le stesse caratteristiche che ha reso celebre la coppia nel mondo. Raggiungibili attraverso i social, sono molto ricercati nonostante le...tovaglie che spesso condividano e indossino!


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Risultati immagini per bon e pon

 
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E DELLA "FAT TAX" NE VOGLIAMO PARLARE?

Post n°2880 pubblicato il 22 Maggio 2018 da monellaccio19
 
Foto di monellaccio19

Risultati immagini per new look vendita abbigliamento curvy

 

 

Un brutto e deplorevole segnale giunge da una grande catena di abbigliamento femminile specializzata in vendite on line. Il sito del brand inglese "New Look", pone in evidenza una fastidiosa discriminazione per quanto riguarda gli abiti femminili. Lo stesso modello, costa un prezzo per le taglie da 38 a 48, mentre dalla 50 in poi, il prezzo aumenta dal 15 al 30% circa, secondo se maglietta/camicetta e/o pantalone. Un caso che ha suscitato polemiche per una scelta ritenuta discriminatoria e offensiva per le donne che debbano vestire taglie più conformate. A voler fare gli spiritosi è una sorta di "Fat tax" ossia, un tassa sulla ciccia, sulla adiposità eccessiva di alcune donne. Scoperto l'inganno poco gradito, si è sparsa la voce e in rete, le donne interessate al problema, hanno pensato bene di porre in quarantena il marchio che tra l'altro sembra fosse già in difficoltà per la chiusura di alcuni punti vendita. Inoltre, la rabbia è aumentata perché non solo sono state penalizzate le curvy, le plus size, ma tutto l'abbigliamento tipico premaman ha subito la stessa sorte con l'aggravante di considerare nell'aumento, anche l'altezza e/o il fisico esile. Insomma comunque ci si presenti all'acquisto, il prezzo cambia a parità di abito, solo perché c'è più stoffa impiegata? Più lavoro per confezionarlo? Roba da ridere e da stigmatizzare perché non sta in piedi nessuna giustificazione per questa presa di...posizione! C'è da pensare quindi che lo stesso abito petit format, dovrebbe costare meno, mentre un formato tall abbondante per dimensioni diverse, dovrebbe subire un consistente sovrapprezzo! Da non credere eppure è una verità controllata e verificata. Che aggiungere oltre a boicottare questa catena che faccia razzismo...formale eccedente oltre ogni regola di correttezza commerciale? E se altri della categoria decidessero di percorrere la stessa strada aumentando i prezzi degli abiti curvy, dove arriveremmo? Piccolo sarà anche bello, ma grande non è una colpa né una scelta di vita...stretta! Occhio agli acquisti on line.

 
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