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C'era una svolta a Talapinta

Post n°501 pubblicato il 06 Novembre 2010 da messaggeria.normale
 


Tutto funzionava male a Talapinta.
I bimbi si rifiutavano ad abbandonare il grembo delle loro mamme e le donne restavano incinte per anni e anni.
Gli anziani si negavano ad invecchiare e quindi i saloni per giocare a briscola erano vuoti e le giostre invece, strapiene.
I talapintesi non si ammalavano più l'inverno ma l'estate e le malattie duravano religiosamente 89280 minuti.
37 giorni di tosse secca,
13 giorni di naso rosso e gola infiammata,
5 giorni di colite e mal di pancia,
7 giorni di feroce stitichezza.
Le nuvole non cambiavano forma. Erano sempre un ornitorinco zoppo che sbadigliava.
Siccome le margherite respingevano la fastidiosa sfogliata dei morosi, gli innamorati di Talapinta erano spaventosamente disorientati.
La media di fidanzamenti all'anno era calata del 75%
E che dire dei matrimoni!
Il dizionario cancellava ogni giorno una parola e i poeti fatalmente diventavano avvocati melensi ed appassiti.
Come detto, tutto funzionava male a Talapinta.
Questo disordine si era ufficialmente scatenato il 21 settembre alle 17.37 ora legale, quando il sindaco ufficiale di Talapinta aveva ufficialmente licenziata la signora Albalinda Guzmán, produttrice ufficiale delle favole ufficiali del paese.
Il comune aveva deciso sostituire la signora Albalinda con uno spenditore automatico di favole che fu strepitosamente sistemato nella Piazza Maggiore di Talapinta.
Fav-machine. Favole fai da te, diceva il cartellino.
50 centesimi a favola.
Si trattava di una macchina con tanti tanti ma tantissimi bottoncini.
Personaggi femminili Personaggi maschili Nomi Cognomi Colore capelli Occhi Carnagione Segno zodiacale Taglia, Altezza Alito Caratteristiche psicologiche Abiti Scenografia Clima eccetera eccetera ed eccetera ancora.
Facile. Selezionare, premere e voilà!
Sembrava perfetto.
Ognuno a Talapinta sarebbe diventato il traduttore dei propri sogni.
Tic tac tuc
Ognuno sceglieva le sue preferenze e zac zac velocissima la macchinetta sputava la favola scatolata ed incartata.
Il tutto a solo 50 centesimi. Senza alcun bisogno di mancia.
Il comune intanto, risparmiava lo stipendio della signora Albalinda ed intascava i soldi della fav fav fav favolosa Fav-machine!
Un negozione!
Tranne che le favole spedite da quella macchina non volavano.
E si sa che nei paesi in cui le favole non volano, tutto funziona male, anzi, peggio!
E queste nuove favole automatiche manco decollavano!
Quelle della signora Albalinda invece...
Ahhhhh come volavano quelle favole!
Volavano in un modo supercalifragilistichespiralidoso!
Ah sì, il lavoro della signora Albalinda era tutta un'altra cosa, era quasi magia!
Un vero lavoro artigianale!
Ogni cliente era speciale.
Si concordava una riunione.
Il compratore parlava a lungo e largo.
Si chiacchierava del più e del meno bevendo un tè alla menta. Sovente una camomilla. Poche volte del caffè.
Il cliente raccontava dei suoi fiori preferite, di come dormiva la notte (se su un fianco, se aggrovigliato, se camminando, se seduto su una nuvola).
Confessava se piangeva guardando i film d'amore e se rideva almeno 5 volte al giorno.
Raccontava se aveva paura delle formiche e del pepe nero o se temeva invece la solitudine.
La signora Albalinda guardava a lungo negli occhi la persona che aveva davanti, poi spostava lo sguardo, si alzava e la sua voce calma diceva:
Torna domani (o dopodomani o la prossima settimana o a maggio o a dicembre), la tua favola sarà pronta.
Chiudeva la porta e si stava ore e ore e ore e ore a cucire gesti, parole, colori, rime, personaggi, situazioni, finché tutto diventava non solo una storia ma una Favola col maiuscolo.
Una favola che assolutamente sempre volava.
Ma non solo quello faceva la signora Albalinda.
Si sa che le favole, a forza di contarle e raccontarle, spesso si frantumano. O si stancano o diventano malinconiche.
E qui si adoperava ancora la signora Albalinda, le cui dita
erano sempre pronte a rammendare e rattoppare e ricucire e stirare.
Favole in restauro. Favole in ricovero. Favole bisognose di coccole. Favole psicologicamente instabili.
Tutte guarivano.
E dopo la guarigione sembravano persino inedite.
Le favole automatiche invece, nessuno le poteva riparare e inevitabilmente morivano.
I talapintesi, esseri un po' distratti ma certamente saggi, avevano capito da molto molto tempo l'origine di tutti i loro problemi, ma non avevano il coraggio di bussare alla porta della signora Albalinda.
Dopotutto pure la loro indifferenza l'aveva lasciata senza lavoro.
Erano davanti ad un bivio, poveri talapintesi...
Un giorno pero', il paese apparve tappezzato di cartellini scritti con una calligrafia tonda e sorridente.
Signora Albalinda - Favole artigianali gratis - Chiuso la domenica.
(Dopotutto, lei non poteva vivere senza favolare...)

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