in fondo mi piace il lavoro che faccio. ne avessi con un poco più di continuità anche il guadagnarci sarebbe proporzionato, e questo lo rendere quasi perfetto.
tra i vari vantaggi c'è anche quello di aver probabilità bassa di infortunarmi, lavorando.
[il rischio che possa rincoglionirmi del tutto esiste. ma credo esista a prescindere dal lavoro che faccio]. avrei probabilità decisamente più alte se facessi altro.
tipo essere impiegati ad una pressa. o in un cantiere edile. o addetto alle calate di acciaio fuso, in un'acciaieria.
non è un vantaggio da poco, anche alla luce dei mille morti che ogni anno costellano l'italico bel paese. più i migliaia di infortunati. mille e più morti non fa tre al giorno. poiché i giorni lavorativi in un anno sono circa 220 fa quasi cinque morti al giorno.
sono già una fottia tre. sono una fottia ancora maggiore quasi cinque.
mi son chiesto il senso dell'eco dei morti della thyssenkrupp di torino. i minuti di silenzio alla prima della scala. sui campi di calcio. nei blogghe. anche nel post [bello, ovviamente] del mio amico itsoh.
l'eco per questi morti, quando ogni giorno di lavoro ne muoiono quasi cinque.
poi però ho pensato che accanto all'inevitabilità di alcuni lavori oggettivamente più rischiosi, c'è il gran contributo da parte della farabutteria di pochi. pochi che comunque causano troppi morti, ulteriori.
su torino, ad esempio, i mattoncini da mettere uno dietro l'altro non sono tantissimi. si riesce a farlo tutto sommato semplicemente.
e quindi leggi che la thyssen di torino era in dismissione, per far vivere quella di terni. ma quella di terni ha avuto un blocco di produzione: piuttosto che una penale si è riportato ad oltre il massimo regime quella di torino. far produrre oltre il massimo regime un'azienda in dismissione di uomini e mezzi è un azzardo. se si dismettono poi anche i controlli sulla sicurezza [si dismette, perché destinar risorse alla sicurezza?] e si obbligano i dipendenti a straordinari forzati oltre ad essere un azzardo è qualcosa che è anche criminoso.
poi può andar bene e, criminosamente, ottieni il risultato.
oppure può andar male. e delle persone muoiono.
si deve lavorare per vivere, non andare al lavoro per morire.
e quindi, anche se non ci sono morti più morti che altri, ci sono criminose farabutterie che danno un grosso contributo alle condizioni più rischiose oggettivamente presenti.
e quindi un sì, eccome, alle eco. alla prima della scala. negli stadi. nei blogghe. tenere alta l'attenzione e quindi - penso - anche la coscienza. riuscendo a tenerla alta, l'attenzione, al di qua e dopo l'eco emotivo e l'ennesima sussulto emergenziale dei politicanti [qui, tutto deve essere gestito come un'emergenza. la visione emergenziale: un copricapo ipocrita per non affrontare in maniera sistematica e lucida i problemi. il viatico per non risolverli. a noi italici, ci piace l'emergenza...]. l'attenzione su quattro per educarci tutti un po' alla consapevolezza. non basta, ma se non ci fosse nemmeno quella sarebbe, se possibile, ancor più triste. e non evolveremmo per nulla, neuroncini che non siamo altro.

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il 30/07/2018 alle 19:09
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