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AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI

Post n°179 pubblicato il 12 Novembre 2012 da JayVincent

Dicono che le parole se le porti via il vento.

La metafora è realistica, calzante; dipende però dove se le porta, il vento, queste benedette (o maledette) parole.

Dicono che ultimamente, in zona Lido, sia rimasta aperta qualche porta di troppo.

Dicono che il venticello novembrino che accompagna la bassa pressione di queste settimane abbia fatto scappare qualche parola di troppo.

Dicono che l’aria che tira sia piuttosto distante da quella che si vuole fare percepire. Non esattamente calma piatta, non esattamente “siamo tutti sulla stessa barca”. Non esattamente una struttura gerarchica in cui il buon padre di famiglia sgrida l'amato figliolo per ricondurlo sulla retta via.

Dicono che un terremoto - o forse più una frana? – stia montando, lenta ma inesorabile.

Tra i dire, fare e baciare, ci sono giocatori che sono ai ferri talmente corti da essere rimasti a mani nude.

Che il rapporto con il gestore del personale sia da separati in casa e che chi dovrebbe, è talmente esautorato da nascondersi dietro un dito.

Dicono che chi mette i soldi, tanti soldi, non sia più così convinto di volerlo fare. Non per i soldi stessi e il loro fugace valore, ma per l’inadempienza con ben altri valori.

Diciamo, noi, che forse il domani dell’Olimpia rischia di essere un po’ diverso da quello che tutti, ma proprio tutti, pontificavano: un dominio inevitabile, tra le macerie di un Campionato al ribasso e il passamano di una Siena ridotta a comprimaria.

Dicono che dalle porte, lasciate aperte ad arte, escano parole senza musica soffiate da un mantice di tempesta.

Il qui presente ambasciatore non porta pena, si limita a mettere in prosa racconti e voci.

E il qui presente ambasciatore odia gli spifferetti da cortile, detesta il vociare di comari. Ma teme, fortemente, che tutto questo dire sia talmente realistico da essere fotografia di verità.

 
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