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Le parole che non ti ho detto
Post n°114 pubblicato il 16 Febbraio 2009 da complessiva_mente
Ti ricordo ragazzino esile entrare in classe un po’ goffo. era usanza ,iniziate le medie, tornare a trovare la maestra e godere ancora un po’ di quell’unicità che veniva risaltata …l’esortazione della maestra a salutarti e ad alzarci in piedi . il tuo ingresso significava oggi si disegna . “Lui è tanto bravo”,cosi risuonano ancor oggi in me le parole della Tina. Il gesto di toglierti il cappotto e vederti di spalle destreggiarti tra gessi e cimosa in quel foglio di ardesia nera quadrettato…è incancellabile. Non mi guardavi mai, dentro di me ho sempre creduto che mi detestassi. Cosi, a quel tempo non ho mai oltrepassato il confine di uno sguardo. Un pomeriggio caldo di anni dopo al Bistrot ,abbiamo avuto modo di “sintonizzarci”forse anche io stavo imparando a sedermi , con quel non so che di diverso e mi portavo dietro la forza del Grifo che in quegli anni stavo sperimentando.. Dimmi: < Perché mi detestavi? Perché non mi degnavi mai di uno sguardo e ti avvicinavi a tutti e gli altri bambini e non a me? Che cosa avevo di cosi brutto?> La risposta: < Ti temevo! Temevo il tuo sguardo,mi sentivo messo a nudo davanti a quella verità che ancora non stavo vedendo e accettando. I tuoi occhi erano i più accorti ,da un momento all’altro potevi dirmi… Finocchio! Non ero pronto >.
Questo creano i silenzi…ambiguità di pensieri… Non eravamo affatto estranei ma complici di una stessa paura…non essere accettati
Resta in me il sorriso,la complicità dei tempi successivi..le risate in piscina e in negozio,lo scimmiottare le signore tipiche rurali ,il nostro giocare al piccolo Freud alla ricerca di risposte,un tuo Libro della M.Cardinal, il bel Nautilus regalato in veste di Zio Bruno a mia figlia ,il buon gusto delle tue feste e forte il desiderio di bilancio a quattro occhi dopo tanti anni . Ti cercherò…
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