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Creato da roman.dransky il 07/09/2010
agrodolce piccante speziato salato frizzante
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Trapasso
Da giovani avevamo l'odore di una scommessa, di una puntata alla roulette, di quelle che pagano trentasei volte la posta, ma crescendo non più;
e col passare degli anni s'è andata anche sbiadendo quella luce che ci brillava negli occhi, ci son rimaste soltato, se non fa freddo non ghiaccia, due mani snelle da pianista.
Belle a vedersi, ma poco altro di più.
Personalmente passerei intere giornate a guardarmi le mani, credete sia una forma di vanità?
Io la trovo una forma di introspezione, come una specie di autoanalisi;
ma questo è un altro discorso.
Che ognuna delle scelte che compiamo nell'arco della nostra vita resti impressa, come tatuata, sulle nostre mani, appiccicata sulle dita come una metafisica marmellata, non so, una roba così, noci e albicocche, pesca e limone, una meraviglia al coriandolo, un gusto dinoccolato come un gufo sul ramo di una quercia di montagna.
Immaginate la vita un corridoio, è abbastanza corretto così?
E poi ancora lungo questo centinaia di porte, la sorte o la famiglia, il lavoro senza uno scopo, lo scopo senza uno scampo, lo scampo senza una fuga e non nel senso del crostaceo;
e dentro noi, le nostre mani operose ad aprir porte, andare oltre, passando e ripassando, sopra gli sbagli, le vite degli altri, i giorni e poi le ore e poi i minuti, rovistando financhè nel più infinitesimo frammento di un istante in cerca di un istinto, foss'anche uno soltanto, ma puro e vero e vivo, un attimo di felicità.
E' solo questo che facciamo, viviamo di ricordi e siamo fabbricanti di storie che non ci appartengono e da cui veniamo attraversati, parlati, cantati, storie da cui veniamo baciati, posseduti e fottuti, spremuti e dilaniati, in qualche modo esilarante persino sbalorditi, più che storditi, estasiati, da tutta questa ridicola follia.
Allora vedete com'è?
Non c'è soluzione di continuità, pretende di essere raccontato!
Svuota la vita di ogni vacua pretesa e cos'altro ti rimane se non un mero esercizio di stile;
è proprio questa cosa che è troppo più grande di noi, la fede in noi stessi, è quella che ci manca.
E allora ce la cerchiamo sulle mani, tra le dita, tra il senso di panico, l'ansia, lo smarrimento dei giorni andati perduti per ogni velo che è caduto ecco un futuro che non c'è.
Intanto i giorni passano, setacciano le speranze e vivono di attese, intanto i giorni pasteggiano, le nostre anime stanche, mutilano anche il giorno, mulinano li intorno, tra l'alba e il tramonto e poi si fondono di schianto laddove le ore diventano settimane e i mesi ancora giorni, e tutto corre e si rincorre, e non ha un senso e non ha un lato, ogni presente possibile rimane come incubato, e cresce, si compie e poi matura ancora e si rinnova per sempre, per sempre non muore mai e vive ancora.
Parole su parole con parole di parole.
Parole per parlare di parole senza parlare.
Parlare per parlare di parole su parole
Parlare, parlare, parlare, parlare
Lo sgocciolio dei millenni che occhieggia come un ratto alla fine della vita
C'è chi lo chiama morire, io lo chiamo trapasso.
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