|
|
Creato da roman.dransky il 07/09/2010
agrodolce piccante speziato salato frizzante
|
| « Trapasso | Tra luce e oscurità » |
La grande depressione
Ed ora, ancora, viviamo come allora, un'ora dopo l'altra, nell'era della grande depressione;
ma c'è qualcosa di diverso, vedete, lo percepisco ma non l'agguanto, c'è qualcosa di stonato, di dissonato, qualcosa di dissennato che va oltre le file più composte alla mensa della caritas a due chilometri da qui.
E' come ci svegliamo al mattino, penso che sia una cosa così, vedete negli anni trenta la gente viveva nella grande depressione mentre noi, adesso noi, siamo noi stessi quella stessa grande depressione da cui non possiamo scappare.
Non c'è risposta e nè reazione, non una via di fuga, non c'è speranza o guarigione, qui sprofondati nel baratro;
il baratro di noi stessi, di quelle ore evaporate, come se niente fosse, di quelle ore obliate, intere giornate disossate raccolte in bilico come in preghiera contro l'apatia.
Lentamente la luce del mattino che si spegne in quella della sera, odori di fosforo per strada che piovono dai lampioni ed una luna spettrale che si dondola lontana fra un capo e l'altro dell'orizzonte;
la grande depressione che prende anche lei, smagrita del suo fascino, spiata di continuo, una luna pallida e un pò invecchiata, a dire il vero, come una vecchia signora, ma ancora bella, a modo suo, ma trasandata, come un vecchio vestito ancora pulto e ben stirato, abbandonato su un letto appena un pò sgualcito in una casa disabitata di una città fantasma.
E lei che non la smette di gridare, senza parole, come una farfalla, tra un colpo e un altro di colore, sospirando lenta, concentrata, con una spada tra le dita bagnate di giallo, di azzurro e di rosso, come il colore del tramonto che le sale sulle guance con un'ondata di calore se tra una riga e l'altra riconosce, sbiadita un pò dal tempo, una sua vecchia fotografia.
Andiamo via, adesso basta, andiamo via, lontano via da qui, in un qualunque posto, lontano via di qua;
purchè ci sia una spiaggia deserta e un cielo più pulito e giorni buoni per tentare di ricordare che c'era qualcosa di più importante di così, all'origine, è nelle nostre radici, qualcosa di più importante delle bollette da pagare, dei conti da quadrare, del lavoro che non c'è ma che bisogna trovare.
Solo una casa con una stanza vuota e un tavolo da cucina proprio in mezzo con le sue sedie tutte intorno e un paio di bicchieri di quelli in vetro sottile, svasati verso il basso, in piedi al sole ad asciugare.
Andiamo, adesso, riprendiamoci i nostri sogni, il senso delle nostre vite, anche solo un motivo per non restare seduti qua;
un cambio di direzione, una scelta incendiaria, un azzardo nel cammino.
Perchè se ha il sapore sulla lingua come se fosse carta allora non è vita, allora è depressione, la grande depressione che aleggia sulle strade deserte, dentro i negozi più vuoti, fra i tavoli silenziosi di una trattoria, fra le parole non dette, per tutto quello che non ci siamo saputi dare, che non sappiamo più dire;
è come un gelo sottile galleggia fra la gente, gli mozza il fiato e non la fa respirare, paura, il terrore che si avverte in ogni posto, l'ansia che tutto cambi, che tutto precipiti all'improvviso e senza possibilità di scampo.
Non riesco a vivere così, non ci riuscite neanche voi, è proprio questo il senso, la grande depressione che ingoia tutto, col dito e poi la mano il braccio, con le speranze le attese, con le giornate intere vite, nell'incuranza dei passanti.
Ho deciso che coltiverò un roseto di parole per omaggiare un giorno migliore di questo e degli altri che verrano;
saranno parole rosse e vere, intense di un profumo inebriante e intonse a dire il vero e con le spine intatte, saran parole affatto sciatte, eleganti certo, ma all'apparenza trasandate, parole come un vento leggero di tramontana e fresche e nuove, parole come rose da riempirci le aiuole, da riempirci le città, ovunque, agli angoli delle strade, per scacciare via quest'enorme tristezza, per scacciare via la grande depressione.
Ho deciso che coltiverò un roseto di parole.
|
|