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Creato da geko1963 il 24/04/2007
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GLOSSARIO 1
· Affiliato: detenuto che fa parte di un gruppo mafioso o di una famiglia mafiosa; · Amico: termine comunemente usato per indicare una persona che è vicina al proprio gruppo di appartenenza, anche se non è affiliato; anche, amico di amici; · Aquila nera: termine per indicare l’Ufficiale Giudiziario durante la consegna dei mandati di cattura; · Area: settori nei quali operano le figure professionali all’interno del carcere: l’area educativa o trattamentale, l’area sanitaria, l’area della sicurezza e dell’ordine, l’area di segreteria e l’area amministrativa e contabile; · Aria: termine che indica il luogo del passeggio all’aperto dei detenuti, il cortile; · Auguri a’ libertà: espressione o formula di cortesia che si usa in particolari ricorrenze (p.e. compleanni, onomastici, ecc.); · Bicicletta: zizzania, contrasto, grave discordia (sinonimo di tragedia); · Biciclettaro: colui che semina zizzanie, biciclette (sinonimo di tragicatore); · Blindo: termine per indicare la porta blindata delle celle: può essere in legno o in ferro; · Boss: termine che proviene dalla società civile e indica il capo, il padrone; · Buttarsi sul carrello: espressione che si usa quando si mangia il vitto dell’Amministrazione carceraria che viene distribuito con un carrello; · Capocella: termine per indicare il responsabile della cella: di solito è un boss, ma può anche essere un “esperto” o il più anziano. Deve cercare di mantenere l’ordine e la disciplina, soprattutto in celle con più di quattro persone; · Capotavola: termine che indica chi siede a tavola al posto d’onore: è sempre il capocella ad esserlo; · Cappotta: termine che indica una dura aggressione da parte di più detenuti dopo aver coperto l’aggredito con una coperta o un lenzuolo. Probabilmente deriva dal fatto che gli aggressori stanno sull’aggredito come la cappotte dell’auto (sinonimo di conserva); · Carcerite: atteggiamento psicologico temporaneo di rifiuto dell’ambiente circostante, dovuto a varie cause: la lontananza degli affetti, stress psicologico, contrasti con i compagni di cella, ecc. Porta all’autoisolamento e può essere forte o debole, dipende dall’atteggiamento del soggetto e dal periodo, più o meno breve, di persistenza del fenomeno. · Carrello: termine per indicare lo strumento con cui si consegna il vitto ai detenuti; · Casansa: termine che indica l’Amministrazione Penitenziaria, ma anche la struttura in sé; · Comune (detenuto): detenuto non etichettabile, ossia non affiliato o non abituale; · Conserva: Sinonimo di cappotta. Deriva dal fatto che dopo l’aggressione, l’aggredito perde così tanto sangue da far pensare alla conserva del pomodoro; · Corvo: termine che indica l’Ufficiale giudiziario, sinonimo di Aquila nera; · Cristiano: termine che indica il vero uomo, l’uomo di rispetto, integro, omertoso e affiliato; Il buono cristiano invece è riferito a persona anziana, rispettabile ma non affiliata; · Domandina: strumento cartaceo con cui il detenuto pone le proprie richieste allo staff carcerario, per esempio per parlare con il Direttore, con l’ispettore o con l’educatore, ma anche per fare acquisti particolari; · Errare: commettere un errore, essere in errore. In carcere non è sinonimo di sbagliare (vedi più avanti); · Esperto: detenuto con molti anni di galera sulle spalle, altamente prigionizzato; · Fare il morto: non avere il diritto di dire la propria opinione su qualsiasi argomento, spesso significa stare steso sul letto e chiedere il permesso di alzarsi per qualsiasi cosa. È una punizione per colui che si comporta male nell’ambito della cella: una sorta di emarginazione forzata momentanea, solitamente usata per punire chi non si attiene alle regole interne, soprattutto se riguardano la pulizia personale e ambientale; · Farsi la galera: espressione che indica la consapevolezza di dover scontare una condanna per il reato commesso e l’accettazione e l’adeguamento alle regole della comunità; · Favella: termine derivante dalla subcultura mafiosa che indica il modo di esprimersi in termini mafiosi. Avere favella significa saper parlare in modo convincente; · Giudicare: termine che si preferisce non usare secondo il principio per cui solo i Giudici giudicano; il detenuto dà opinioni o pareri, non giudizi; · Gruppo: l’insieme di persone che condividono gli stessi ideali, generalmente mafiosi; · Guardia: termine per indicare in modo dispregiativo gli agenti di custodia, ma spesso viene usato anche come sinonimo di indegno o infame quando è rivolto ad altri detenuti; · Indegno: sinonimo di infame; · Infame: detenuto che denuncia all’autorità giudiziaria un proprio compagno o qualche avvenimento che causa conseguenze negative agli altri, dunque meritevole di disprezzo da parte della comunità carceraria. È il “deviante per eccellenza”; · Infamità: caratteristica di chi è infame; · Malandrino: colui che perpetra prepotenze verso gli altri avvalendosi della propria forza fisica oppure approfittando del fatto di avere le spalle coperte; · Malpagatore: colui che non paga i debiti di gioco; · Mandolino: mandato di cattura notificato dall’ufficiale giudiziario, il corvo; · Montare biciclette o tragedie: mettere zizzanie tra detenuti; · Nuovo giunto: detenuto appena arrivato, sia esso un pivello o un esperto, oppure proveniente da altro carcere; |
HASTA SIEMPRE COMANDANTE GUEVARA
Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani!
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ART.1 L. 26 LUG 1975, N. 354
Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono copnsiderati copevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reiserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti.
ART. 27 COSTITUZIONE
La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalla legge (La pena di morte non è più prevista dal codice penale ed è stata sostituita con la pena dell'ergastolo)
TESTI CONSIGLIATI
Sociologia della devianza, L. Berzano e F. Prina, 1995, Carocci Editore.
Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza, E. Goffman, Edizioni di Comunità, 2001, Torino.
Condizioni di successo delle cerimonie di degradazione, H. Garfinkel.
Perchè il carcere?, T. Mathiesen, Edizioni Gruppo Abele, 1996, Torino.
Il sistema sociale, T. Parsons, Edizioni di comunità, 1965, Milano.
Outsiders. saggi di sociologia della devianza, Edizioni Gruppo Abele, 1987,
Torino. La criminalità, O. Vidoni Guidoni, Carocci editore, 2004, Roma.
La società dei detenuti, Studio su un carcere di massima sicurezza, G.M. Sykes, 1958. Carcere e società liberale, E. Santoro, Giappichelli editore, 1997, Torino.

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