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GLOSSARIO 2

Post n°23 pubblicato il 13 Settembre 2007 da geko1963
 

 ·        Omertà: atteggiamento di chi rifiuta od omette di fornire indicazioni su colpa o atti illeciti altrui, per paura, solidarietà, difesa di interessi personali, e altro ( lo Zingarelli, vocabolario della lingua italiana, 2005);

·        Ora d’aria: termine che si usa per indicare il tempo riservato all’aria aperta, anche se è più di un’ora;

·        Ora di socialità: tempo riservato ai detenuti per socializzare. Di solito avviene in una saletta all’interno della sezione di appartenenza;

·        Pentito: detenuto disposto a collaborare con la giustizia ottenendo attenuanti, benefici e riduzioni di pena; è un “deviante per eccellenza” ed è ubicato in sezioni differenziate (vedi anche infame);

·        Piangere: verbo che si usa per scherzare o per schernire un proprio compagno quando questi si apparta per scrivere una lettera o quando è steso sul letto assorto nei propri pensieri. Pensare al mondo esterno o scrivere ai familiari;

·        Picciotto: nella gerarchia della mafia è il grado più basso, ma in carcere è poco usato. Si preferisce “ragazzo” o “vaglione” accompagnato da un aggettivo possessivo Per es.: questo è un mio ragazzo o mio vaglione, quello è un ragazzo di Tizio;

·        Pivello: detenuto inesperto;

·        Prepotenza: sopruso perpetrato nei confronti dei più deboli, soprattutto verso i pivelli oppure i “boni vaglioni”;

·        Protezione: opera protettrice di tutela nei confronti di detenuti inesperti, ma ha anche il significato di favoreggiamento, sinonimo di “avere le spalle coperte” da qualcuno;

·        Quacquaracquà: detenuto che parla troppo e agisce poco;

·        Radio carcere: canale di comunicazione informale che permette la diffusione di informazioni diverse da quelle che diffonde il canale di comunicazione ufficiale.

·        Responsabile: detenuto che è posto sul grado più alto della scala gerarchica nella comunità carceraria. Di solito è un boss o un affiliato, ma può esserlo anche un “esperto” non affiliato o un anziano. Fino alla metà degli anni novanta (ma ancora oggi nel Sud italiano) esisteva il responsabile del carcere, il responsabile di sezione e il responsabile di cella (capocella). Naturalmente il responsabile del carcere è anche il responsabile della sezione e della cella in cui egli è ubicato;

·        Rispettare il cane per il padrone: stimare qualcuno non meritevole di stima soltanto perché il suo protettore è un uomo di rispetto;

·        Rispetto: atteggiamento di stima verso una persona ritenuta superiore. Sostantivo usato spesso per indicare un uomo d’onore: uomo di rispetto;

·        Saletta: luogo in cui si svolge l’ora di socialità nell’ambito di una sezione;

·        Saltare il secchio: espressione che indica il passare dall’altra parte della barricata. Pentirsi;

·        Sbirro: solitamente è riferito agli agenti di pubblica sicurezza, ma spesso viene usato per indicare un infame, un indegno o una guardia;

·        Sbagliare: commettere un’azione infamante. È tassativamente vietato usare questo termine se il detenuto a cui si riferisce è “integro” nel modo di comportarsi, secondo l’assioma che soltanto gli sbirri o gli infami sbagliano;

·        Scaldare il letto: espressione usata in senso negativo che indica la poca esperienza di galera di un determinato detenuto. (Per es.: Tizio non ha ancora scaldato il letto che pretende di…);

·        Scoppiare: andare fuori di testa, non sopportare più l’ambiente carcerario dopo una lunga carcerazione; in senso positivo, stancarsi del carcere;

·        Scoppiato: nella sua accezione particolare è usato anche per indicare in senso negativo il tossicodipendente cronico o il malato mentale;

·        Sfoglia: informazione che si passa tra detenuti di sezioni diverse; solitamente è scritta su biglietti, ma può anche essere orale se il detenuto che funge da tramite è un uomo fidato;

·        Tragedia: zizzania, contrasto, grave discordia, sinonimo di bicicletta;

·        Tragicatore: colui che pone in essere una tragedia, sinonimo di biciclettaro;

·        Uomo d’azione: colui che alle parole fa seguire i fatti, contrario di quacquaracquà. È usato anche per indicare colui che non si tira indietro a compiere atti punitivi;

·        Vaglione: indica generalmente il picciotto, ma accompagnato dall’aggettivo “buono” indica il bravo ragazzo non affiliato ma rispettoso;

·        Vecchio di galera: colui che ha trascorso molti anni in carcere, anche se non in modo continuativo, sinonimo di esperto;

 
 
 
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IL MITO

 

HASTA SIEMPRE COMANDANTE GUEVARA

Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani!     

 

ART.1 L. 26 LUG 1975, N. 354

Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.

Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.

Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.

I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.

Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono copnsiderati copevoli sino alla condanna definitiva.

Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reiserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. 

ART. 27 COSTITUZIONE

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalla legge (La pena di morte non è più prevista dal codice penale ed è stata sostituita con la pena dell'ergastolo)

 

TESTI CONSIGLIATI

Sociologia della devianza, L. Berzano e F. Prina, 1995, Carocci Editore.
Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza,
E. Goffman, Edizioni di Comunità, 2001, Torino.
Condizioni di successo delle cerimonie di degradazione
, H. Garfinkel.
Perchè il carcere?,
T. Mathiesen, Edizioni Gruppo Abele, 1996, Torino.
Il sistema sociale,
T. Parsons, Edizioni di comunità, 1965, Milano.
Outsiders. saggi di sociologia della devianza,
Edizioni Gruppo Abele, 1987,
Torino. La criminalità, O. Vidoni Guidoni, Carocci editore, 2004, Roma.
La società dei detenuti, Studio su un carcere di massima sicurezza,
G.M. Sykes, 1958. Carcere e società liberale, E. Santoro, Giappichelli editore, 1997, Torino.

 

 

 

 


 

 

 

 

 
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