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ECLISSE / /
Post n°96 pubblicato il 26 Maggio 2006 da adolfo.2005
Dopo l'eclisse europea dell'11 agosto 1999, moltissimi astrofili, soprattutto quelli delusi dalla mancata visione del fenomeno a causa del maltempo, affermavano categoricamente di non voler perdere la successiva eclisse del 21 giugno 2001, che avrebbe attraversato l'Africa centro-meridionale passando per Lusaka, la capitale dello Zambia, con una durata di quasi 4 minuti.
E' vero che alcuni soci potevano avere motivi familiari validi per non partecipare, ma molti senza neppure documentarsi si sono lasciati spaventare dalla presunta pericolosità del viaggio e di tutti i luoghi attraversati dal fenomeno. Invece, e di questo ero estremamente fiducioso prima della partenza, devo dire che la spedizione a cui ho partecipato è stata molto gradevole e priva di rischi: voli aerei perfetti, alberghi e ristoranti confortevoli, ottime guide parlanti italiano, quasi assoluta assenza di zanzare ed altri insetti, nessun problema di salute, popolazione molto cordiale, nessuna spesa imprevista. Ma veniamo ai retroscena di questo viaggio. All'inizio di quest'anno già circolava la voce che i voli per Lusaka erano tutti prenotati; l'idea iniziale era di fare un viaggio "mordi e fuggi", visti anche i prezzi veramente astronomici di alcuni viaggi organizzati pubblicizzati sulle riviste. Senza esitazione in aprile mi sono prenotato, confortato anche dalla notizia che avrebbe partecipato il vice-presidente dell'Unione Astrofili Italiani, Emilio Sassone Corsi, in compagnia di diversi suoi parenti ed amici di tutte le età. Un pregio del viaggio è che si può partire allo stesso prezzo da qualsiasi aeroporto italiano che abbia un volo per Francoforte, da dove si volerà tutti insieme per Johannesburg. All'inizio di maggio mi organizzo per le vaccinazioni, non obbligatorie ma consigliabili, poi cerco affannosamente di radunare un po' di attrezzatura non troppo pesante ma efficiente. Nel frattempo, all'inizio di giugno, io devo cambiare abitazione e fatico non poco a trovare attrezzature riposte incautamente in fondo a qualche scatolone! Nel primo pomeriggio di martedì 19 giugno parto dall'aeroporto di Bologna in compagnia di una gentilissima signora della provincia di Parma, con cui mi ero accordato telefonicamente di compensare il mio eccesso di bagaglio. Durante il viaggio verso Francoforte, apprezzo i suoi racconti di osservazioni dell'eclisse del '99 dal lago Balaton, delle meteore Leonidi e di altri fenomeni; ha l'umiltà di non definirsi astrofila, ma è più attiva e tenace di tanti astrofili bolognesi! Giunti a Francoforte, ci ritroviamo con gli altri partecipanti che arrivano alla spicciolata da altri aeroporti. Subito io sono alla ricerca affannosa dei veri astrofili, con cui inizio colloqui tecnici e progetto, fantasticando un po', le spedizioni per le eclissi dei prossimi 50 anni. Il volo verso Johannesburg parte quasi al tramonto, che poi possiamo ammirare dall'aereo. Ci attende una notte di viaggio, disturbato di tanto in tanto da temporali sulla fascia equatoriale, che mi impediscono di vedere in anteprima la tanto attesa cometa prevista di magnitudine 4. Dopo una velocissima sosta all'albergo, visitiamo Johannesburg in pullman in poche ore, e al pomeriggio andiamo a Pretoria, dopo esserci fermati anche troppo a lungo a visitare uno strano monumento di importanza storica (NdR: il monumento ai Boeri). La sveglia è fissata per le 4:30, ma io, d'accordo col mio cortese compagno di stanza e con altri astrofili, decido di svegliarmi un po' prima per cercare col binocolo la suddetta cometa. Il velivolo, lentissimo, sembra decollare a fatica, ma poi il volo è incredibilmente stabile, vediamo verso le 7 il sorgere del Sole e il paesaggio quasi desertico. Nel frattempo conosco una giovane archeologa romana, che si offre di farmi da assistente durante il fenomeno, oltre a progettare viaggi di interesse archeologico per le prossime eclissi di Sole. Dopo quasi quattro interminabili ore di volo atterriamo a Lusaka in un aeroporto affollatissimo di astrofili e turisti di tutto il mondo. Un cortesissimo autista zambiano porta con sollecitudine gli astrofili in una fattoria predisposta per l'osservazione, per consentire di preparare gli strumenti (facciamo in tempo a polarizzare le montature col Sole di mezzogiorno), mentre un altro autista accompagna i turisti non astrofili a visitare la città per ingannare il tempo, per poi riportarli dove siamo noi da alcune ore. Durante il viaggio di una ventina di chilometri, notiamo molti giovani zambiani di colore che cercano di farsi regalare o di vendere gli occhialini per osservare le fasi parziali, ma il nostro autista sa che non abbiamo tempo per fermarci. Alle 13:40 c'è il primo contatto di parzialità, ma alcuni astrofili non hanno ancora finito di preparare gli strumenti, anche disorientati dal Sole che è passato al meridiano verso Nord muovendosi da destra verso sinistra! Improvvisamente, 15 minuti prima della totalità, i grilli si mettono a cantare. Nel frattempo due compagni di viaggio stendono per terra un lenzuolo preso dall'albergo, nella speranza di scorgere le ombre volanti. Infatti, a partire da 5 minuti prima della totalità, si vede tale fenomeno in maniera sempre più evidente. Non avevo pianificato di riprenderlo con la telecamera, così sono costretto a smontarla dal cavalletto per correre a tentare di immortalare le imprevedibili ombre volanti. Ma non mi perdo d'animo e tremando per la rabbia e per il freddo decido di dare la priorità alle fotografie col catadiottrico MTO 1100; un minuto prima della totalità, verso le 15:10, con la luce che cala a vista d'occhio in maniera quasi terrorizzante, tolgo fulmineamente il filtro solare, mi viene prontamente consegnato dalla mia assistente un corpo macchina con una pellicola nuova e parto con una raffica di pose per cogliere i grani di Baily e l'anello di diamante. L'inizio della totalità è naturalmente salutato da grida di stupore. Io, a metà fenomeno, come previsto voglio rilassarmi una decina di secondi per guardare l'eclisse col binocolo e il paesaggio ad occhio nudo; vorrei anche riconoscere varie stelle, ma non posso soffermarmi oltre per poter rispettare il programma fotografico, così mi devo accontentare di vedere Giove. Anche il ritorno della luce è salutato da grida di gioia. Rispetto all'eclisse del '99, le protuberanze mi sono sembrate più dettagliate e la corona più ricca di pennacchi; inoltre è incredibile vedere a occhio nudo il disco completo della Luna e la corona interna anche decine di secondi prima e dopo la totalità: quasi una sfida di visibilità per prossime eclissi anulari o quasi totali! Si ricominciano a vedere le ombre volanti, e l'agitazione finora dilagante soprattutto tra gli astrofili più impegnati si trasforma via via in sorrisi smaglianti. Chi ha ammirato diverse eclissi può orgogliosamente aumentare di uno il suo conteggio, e chi non ne ha mai viste anche se non astrofilo ribadisce fermamente l'obbligatorietà di viaggiare per vederle tutte: è bello trovare la "scusa" dell'eclisse per girare il mondo, un viaggio senza eclisse è sprecato e perde la maggior parte del suo interesse: questi sono i commenti che si sentono ripetutamente e che io vorrei trasmettere agli astrofili bolognesi che non si sono voluti unire a questo indimenticabile giro africano. Non voglio dilungarmi troppo, ma riassumo gli eventi successivi del viaggio. Dopo il tramonto riprendiamo l'aereo per Johannesburg. Poi alla mattina partiamo in pullman per il parco Kruger. La mattina successiva la sveglia è prevista alle 5:30 per il safari, ma io e l'infaticabile Lucio Furlanetto ci alziamo alle 0:30 e diamo il cambio ad Emilio Sassone Corsi per osservare e fotografare il cielo australe, Marte in opposizione allo zenit e soprattutto la cometa che sta per sorgere. Purtroppo la crescente umidità non ci consente di fare pose prolungate, ma la visione è comunque indimenticabile. Durante il giorno fatichiamo a tenere gli occhi aperti durante il safari, ma non siamo pentiti della levataccia astronomica. I giorni successivi visitiamo anche la stupenda Città del Capo e dintorni, in un clima decisamente invernale e piovoso ad intervalli. Io arrivo a Bologna verso mezzogiorno con la giacca a vento indosso, ancora memore del freddo sofferto a vedere i pinguini sotto la pioggia presso il Capo di Buona Speranza. Ma mia moglie, che mi accoglie commossa e con un sorriso ironico, mi ricorda che qua non è inverno e ci sono oltre 30 gradi. Arrivederci alla prossima eclisse. |


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il 28/04/2011 alle 14:03
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