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Post N° 159

Post n°159 pubblicato il 13 Agosto 2006 da adolfo.2005
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L'amore e la famiglia. Il sesso libero

Cos'è la famiglia, di cui esistono nel mondo moltissimi tipi? E' la sublimazione, la regolarizzazione o il tentativo (fallito) di regolarizzare il rapporto sessuale, di tracciare un binario, che nei secoli è divenuto sempre più stretto, sul quale dovrebbe correre, con molte regole, la vita sessuale dell'umanità. Noi crediamo, anzi sappiamo, e lo mostreremo nel corso del capitolo, che i vari gruppi umani primitivi hanno vissuto (come lo vivono oggi i popoli che primitivi sono ancora) un sesso passionale e vibrante, cui hanno imposto anch'essi regole ma di cui hanno pienamente apprezzato la grande capacità di dare una gioia immensa sia fisiologica che neurologica. L'istinto intelligente della scimmia nuda ha fatto comprendere subito che l'accoppiamento produceva non soltanto i bambini ma anche la gioia della coppia e che questa gioia era la più economica e la più grande: fare l'amore non costava nulla!

 E l'amore si poteva fare in tanti modi e tutti significavano una grandissima cosa; unire due carni, due corpi in un corpo solo, battere la solitudine, godere prima della morte incombente, trovare un sempre maggiore piacere. Hanno scoperto presto gli uomini e le donne il piacere di leccarsi i genitali, di prenderlo e metterlo davanti e di dietro, il piacere di amare i ragazzi, di amarsi fra uomini e fra donne, e al centro di questo piacere stava quasi sempre, tranne che nell'amore lesbico, il pene, il fallo, capace di incantare gli uomini e le donne, con la sua grandezza ma anche con la sua abilità. E così il fallo è diventato oggetto di culto, oggetto di riti.

Ma il sesso era sfrenatezza, diventava sfrenatezza (e perciò stanchezza), nelle danze e nei banchetti che lo precedevano e lo potenziavano, diventava distrazione dalle attività necessarie alle comunità: la caccia, la coltivazione, la guerra, l'adorazione degli dei (necessaria, si badi, per la crescita delle piante, per la salute, per la vittoria sui nemici). Diventava, naturalmente, produzione di figli, necessari per il lavoro e la produzione, ma anche impaccio alla stessa nuova attività sessuale. E così, piano piano, le comunità da un lato videro nascere, spontaneamente, sempre più sublimazioni del sesso nel rapporto "spirituale", nell'amore psicologico, nell'"amicizia" fra donne e fra uomini, che sublimava il naturale rapporto omosessuale, dall'altro videro nascere naturalmente norme che regolavano la quantità dei rapporti: si andava verso un numero minore di rapporti sia nel senso di una maggiore continuità di vita di una sola coppia, sia nel senso di una regolarizzazione del rapporto all'interno di una coppia; via via, anche per ragioni di mantenimento della salute notato con l'esperienza, si vietò l'incesto cioè l'attività sessuale fra fratelli e fra parenti, molto naturale perché facile e perché necessaria in comunità piccole, in cui i rapporti di parentela erano frequenti e necessari.

L'attività sessuale produceva anche risse e delitti per la naturale gelosia, per il naturale desiderio di possedere in più uomini una stessa bella donna, o in più donne uno stesso bell'uomo, o una donna e un uomo più bravi nell'attività sessuale, nel dare piacere, o, comunque, più attraenti. Il crimine, quando fu avvertito come crimine il fare ferite o il dare morte ai rivali in amore, andava in qualche modo evitato. Era, in più, necessario avere certezze sulla proprietà della prole, incerta in comunità in cui i rapporti erotici erano molti e indifferenziati, quando nacque il senso e il diritto sulla proprietà che andava lasciata in eredità ai figli propri. Nacque così l'istituto del matrimonio, probabilmente insieme (è un "insieme" che si può contare anche in secoli o in millenni) alla cultura della proprietà, alle religioni, agli stati. Restano valide le grandi suggestioni date da Friedrich Engels alla fine del secolo XIX.

Ma il matrimonio fu allora (in condizioni diverse, che bisognerebbe illustrare analiticamente dalla Cina al mondo mediterraneo; lo faremo un'altra volta) una sorta di scelta giuridica, non unica, relativa alla vita sessuale. Accanto al matrimonio, che fu poligamico o monogamico, che fu, a volte dominato dalla donna (nelle società matriarcali), restarono in vita del tutto naturalmente e legalmente altri rapporti con altre donne e altri uomini, che avevano la loro piena giustificazione nella ricerca del piacere. Le società mediterranee che ben conosciamo, videro in Grecia e in Roma, l'esistenza, almeno nei ceti più abbienti, del concubinaggio, delle cortigiane, degli amori pederastici e omosessuali. Nacque così una diversità di costumi sessuali fra ricchi e poveri, nacque la confusione fra sesso e denaro. I ricchi greci e romani godevano delle loro cortigiane e dei loro ragazzi, che onoravano con regali di ogni genere, i contadini, i soldati, gli artigiani, i pastori e le donne di quell'ambiente si spassavano con le mogli degli altri, con i mariti delle altre, con le cugine e le parenti, con le suocere e le nuore, con gli animali: vivevano, tutti, in un regime di sesso libero, di vita sessuale libera.

 I ceti alti della società romana (ce lo tramandano la loro arte e i loro scritti letterari), soprattutto dell'epoca tardo - repubblicana e imperiale, trascorrevano il loro tempo in vere e proprie gozzoviglie, sconosciute anche ai secoli successivi. Le prostitute romane erano specialiste delle più raffinate arti erotiche, immortalate, tra l'altro, negli splendidi affreschi di Pompei. In uno scritto ciceroniano, soltanto per fare un esempio, si denuncia l'abitudine di Verre di farsi graffiare a sangue la schiena durante il coito dalle prostitute che lo frequentavano.

La società tardo- antica e dell'alto medioevo cominciò a subire, nello scenario mediterraneo, la dura influenza del Cristianesimo e della sua predicazione ascetica e moralistica. Si formò proprio allora quella dottrina cristiana, poi divenuta tradizionale, che vede nell'attività sessuale l'unico vero e grande peccato, ignorando, talvolta, come incolpevoli le ruberie, le simonie, addirittura gli assassinii. Forse perché i ricchi, cui il Cristo aveva contrapposto i suoi poveri, esaltavano nella loro vita i piaceri della carne più dei poveri. E, infatti, nonostante le predicazioni e la terribile paura delle pene infernali, i ricchi (e i poveri) continuavano a godere di donne e di uomini: certo, accanto a loro non c'era il silenzio e l'invidia del popolo, ma il disprezzo degli anacoreti e, talvolta, le pene concrete della giustizia umana che si accaniva contro i peccatori, le prostitute, che poi diverranno le "diverse" e le streghe.

Il medioevo, quella lunga età tutta occidentale che va dal III/ IV secolo al XVII e XVIII secolo, cioè alla nascita dell'industria e del capitalismo, fu epoca di grandi corruzioni e di grandi peccati. Noi conosciamo meglio le vicende delle corti e dei potenti, perché di esse esistono narrazioni, mentre poco o nulla ci rimane che parli direttamente della vita dei poveri. Quelle furono vicende in cui i furti, le rapine, gli assassinii, il sesso la fecero da padroni e conquistarono alla loro concreta realtà vescovi e prelati, papi e cardinali, monaci e monache. Basterà ricordare due sole vicende esemplari, di cui non vale più la pena nemmen parlare tanto sono note: la vita romana della corte papale soprattutto all'epoca dei Borgia, la vita della corte di Enrico VIII di Inghilterra le cui cronache sono quelle di un solo lungo intrigo, di assassinii, di tradimenti, di continui godimenti sessuali. Senza contare le vicende analoghe della corte dei Valois di Francia nel secolo XVI, dove correva spesso il veleno e le regine restavano accoppiate come cani con i loro amanti nei corridoi oscuri della reggia. Senza contare le vicende del Re Sole (Luigi XIV di Francia), di sua moglie, delle sue tre principali amanti, e delle altre, un fulgido esempio di libertà sessuale (analoghi comportamenti erano seguiti dalle altre "famiglie" della corte), in cui gli accoppiamenti erano continui e continue, pure, le gravidanze. Non c'era allora, per nessuno, alcun sistema di controllo delle nascite (se non il coitus interruptus), non c'era alcun vero rispetto dei bambini, più o meno "cose" destinate, probabilmente, alla morte. Luigi XIV ebbe da un'amante sette figli, da un'altra sei, dalla moglie- regina, sette o otto: nascevano, a volte, quasi in contemporanea e venivano affidati a balie, a famiglie, talvolta riconosciuti, talvolta no.

 Per tutti questi secoli il matrimonio restò saldo, prima romano e poi cristiano e occidentale. Il matrimonio romano fu un contratto in cui la moglie, la donna si sottometteva al dominio completo del pater familias e perdeva ogni autonomia, il matrimonio cristiano si celebrava sempre e comunque in chiesa e per esso valeva la volontà comune degli sposi, valeva la volontà chiara di sottomettersi alle leggi della Chiesa che si estendevano anche ai figli, così come dominavano l'intera società. Accanto al matrimonio romano c'erano le cortigiane, le puttane, i ragazzi; accanto al matrimonio cristiano continuarono ad esserci le puttane, nei bordelli e per le strade, ma cominciarono a sorgere le amanti, le innamorate, le amiche con tutto il repertorio del sesso che vuole libertà e non si fa mettere in catene dalle formule dei giuristi e dei prelati. La società medievale vide una grande quantità di ripudi, di tradimenti, di annullamenti ecclesiastici, di ritiri in monastero, di bastardi, di illegittimi. La vita sessuale, comunque, cominciava presto, anche perché l'educazione e la vita duravano poco. Qualche anno, due o tre, bastavano per imparare un mestiere e qualche volta a leggere e far di conto; alla donne per imparare a cucinare, a cucire, a badare alla casa in campagna o in città. A dodici, tredici anni ragazze e ragazzi erano puberi, vivevano il sesso, si innamoravano e si sposavano; qualche volta a vent'anni morivano per un'infezione o in battaglia. Questo accadeva fra i ricchi (la Giulietta di Shakespeare aveva dodici anni!), accadeva, ancor di più fra i contadini e i poveri in genere. Anche questa era una vita dal sesso libero. La durata media della vita era, probabilmente, di venticinque o trenta anni.

I matrimoni erano di due tipi, quelli combinati e quelli liberi. La maggior parte di essi, fra i nobili e fra i poveri, era combinata per consolidare dinastie o proprietà e questi chiamavano a gran voce i tradimenti (anche perché spesso i vecchi e gli anziani, a volte anche di aspetto ributtante, chiedevano carni giovani), una minima parte sorgeva da accordi spontanei. Era pressoché sconosciuto l'amore sentimentale, un'invenzione moderna, ottocentesca, nata negli ambienti borghesi dell'occidente industriale.

Da tutti questi matrimoni nacque l'idea di famiglia, di una realtà che sorgeva intorno ad una serie di matrimoni, dal primo dei capostipiti ai successivi. L'idea di famiglia è stata un'idea necessaria socialmente, economicamente, ma la famiglia se è stata, attraverso i secoli un luogo di affetti, è sempre stata attraverso i secoli e i millenni il luogo dei maggiori conflitti, dei maggiori malesseri, delle maggiori nevrosi, il luogo di terribili delitti, sempre negati, sempre velati, sempre nascosti nell'interesse della conservazione, ma sempre esistenti.

Il primo conflitto è quello necessario fra i coniugi. Molte famiglie nascevano e nascono ancora da matrimoni combinati (oggi in tutto il mondo islamico che non conosce, se non marginalmente, l'amore sentimentale, e in gran parte del mondo indiano, cinese, orientale: anche l'amore sentimentale è un fatto di ricchi!) o da rapporti erotici sinceri e provati (nei paesi industrializzati, soprattutto), ma dopo i primi mesi, i primi anni il rapporto sessuale fra i due (se pure c'è stato davvero) si incrina per noia, si indebolisce; l'uomo guarda le altre donne, a volte le tocca, a volte le ama, a volte scherza con loro; lo stesso fa la donna, quando è intelligente e libera, con gli uomini. Si scherza, si ama, in concreto si lavora per la costruzione di un'altra famiglia, per un altro amore, per un altro partner.

La famiglia borghese occidentale conosce tre finali della situazione. Il primo vede il marito o la moglie (anche per futili motivi, come è l'incompatibilità di carattere della legislazione statunitense) lasciare l'unione, portarsi con sé i figli o dividerseli, costruirsi più tardi un altro nido, un'altra famiglia, un'altra coppia. Questo accade per coloro che hanno voglia di non essere soli, che sono nati innamorati dell'amore di coppia, sono credenti nella "coppia" che riproducono nella famiglia una seconda volta e magari una terza e così via. Il secondo vede il marito o la moglie lasciare la famiglia, portarsi con sé i figli o dividerseli, ma non ricostruirsi un'altra famiglia: hanno capito, costoro, che l'errore più che nella famiglia, che ne è la conseguenza, sta nella formazione di una coppia stabile, ed evitano di costruire nuove coppie stabili. Essi avranno altri rapporti sessuali, anche molteplici, ma non crederanno più nell'amore sentimentale, nell'abbandono nelle braccia dell'altro. Sono coloro, il cui numero sembra aumentare, che si dicono, all'americana, singles. C'è una variante a questa scelta, ed è il terzo caso, quello in cui i due cercheranno sempre maggiori esperienze sessuali, sempre maggiori emozioni dandosi ad esperienze sessuali di ogni genere, anche omosessuali, a vicende di gruppo, a vicende appoggiate dall'uso di droghe o alcol.

L'errore, appunto, è la coppia. Il fallimento è quello della coppia. Sono innumerevoli le narrazioni e i libri sull' amore e sulla coppia; si può dire che in Occidente non si parla d'altro. Ma se ne parla vanamente cercando di trovare le ragioni delle crisi e di indicare i modi per curarli: cambiare atteggiamento e vestiti, migliorare le prestazioni sessuali, fare dei figli, fare vita mondana, viaggiare, e che più ne ha più ne metta. La realtà è che assurda è la chiusura dell'attività sessuale di un uomo e di una donna entro un solo rapporto che dura tutta la vita. L'origine del tutto animale e carnale dell'attività sessuale vuole che l'uomo e la donna cerchino via via il partner che piace loro e che con quel partner si accoppino. Nelle popolazioni civilizzate l'amore nascerà anche per dimensioni non direttamente e solamente fisiologiche, per l'intelligenza, la cultura, la personalità, il potere, il denaro gestito, per l'insieme delle qualità della persona amata, ma nascerà e travolgerà quello esistente. Si darà così il caso di donne e uomini che hanno avuto qualche decina di rapporti, a volte passionalmente carnali, a volte giocati sull'intrigo intellettuale, a volte su tutti e due insieme (è la situazione migliore), a volte duraturi per anni, a volte rapidi e rapidissimi (un giorno, un viaggio, una carezza), a volte isolati, a volte vissuti insieme ad altri, di cui non si può fare a meno. In tanti casi c'è un partner del "destino" che dura e torna, se lo si perde o altro, e ciò vuole dire che quel partner ha qualcosa che ci completa, che ci arricchisce, che non vogliamo perdere: qualche giudizio culturale o politico, la sua cucina, il suo modo di carezzarci, il suo modo di succhiarci, il suo modo di vestire o di camminare, la sua persona, insomma.

Quando accadono questi amori incrociati sarà opportuno non ricorrere alla gelosia: ricordiamoci, razionalmente, che se il nostro partner ha bisogno di altri amori, di altri baci, di altre succhiate, di altre conversazioni, i colpevoli siamo noi che non gli abbiamo dato tutto quello che voleva, ricordiamoci che questo accade inevitabilmente, ricordiamoci che se lo amiamo dobbiamo amare soprattutto la sua libertà. Naturalmente, potremo anche noi accontentare i nostri bisogni di nuovo amore, di nuove carezze, di altre chiacchierate. Il metodo della libertà (che deriva dall'approccio razionale) garantisce anche il rapporto con i figli: perché lasciarli per un altra donna o un altro uomo, perché togliere loro il contatto con tutti e due i genitori? Basterà che nessuno voglia esclusività e tutto resterà nell'ordine naturale delle cose. Non c'è nulla di più sbagliato che dire e volersi sentire dire "tu sei mia", "io sono tuo" ed altre diffuse amenità di questo genere. Gli amanti sono dell'altro nel momento della passione (duo in carne una) ed è ragionevole pensare che il momento possa durare un poco. Ma nulla di più, nulla di eterno, per carità.

 Se passasse, ma sarà molto difficile, una simile libera concezione dell'amore, del sesso davvero libero, la società vedrebbe grandi semplificazioni al suo interno, grandi libertà. Ci sarebbe meno lavoro per gli avvocati, per i tribunali, per i preti, ci sarebbero molte minori ansie, preoccupazioni, malattie mentali, cure, medicine, stress, ecc. Purtroppo l'amore e il matrimonio sono, però, così avviluppati al resto della realtà, ai soldi, alla proprietà, all'eredità, alla discendenza, che compiere questo salto intellettuale e legale sarebbe, sarà, durissimo o impossibile. Eppure, poiché già oggi la realtà del matrimonio sta nel consenso reciproco, basterebbe stabilire (come tentò Lenin all'inizio del suo stato rivoluzionario) che i due che formano una coppia si denunciano come tale in un registro comunale e si denunciano nuovamente, quando non lo sono più, nello stesso registro e i loro figli restano tali per tutta la vita e da mantenere. Tutto sarebbe più semplice per lo Stato. Questo dovrebbe valere anche per le coppie omosessuali.

Naturalmente occorrerebbe stabilire molte altre cose, di cui ora non parliamo, per quello che riguarda la legge dello Stato. In primo luogo i giudici e gli assistenti sociali dovrebbero smetterla di trasferire nelle loro decisioni la convinzione, comunque già erronea, che quella valida è la famiglia monogamica di cristiana memoria. La legge dello Stato dovrebbe, dovrà avere queste dimensioni di libertà e di semplicità lasciando liberi tutti i cittadini che la pensano diversamente, che sono cattolici, cristiani, buddisti, islamici e qualunque altra cosa, di celebrare i loro matrimoni, proclamare le loro eterne fedeltà. Sono tutte nobili convinzioni che niente hanno a che vedere con lo Stato e lo Stato non deve difendere. Uno stato laico deve ridurre al minimo il suo intervento e riconoscere che già oggi, con le separazioni e i divorzi, la borghesia vive in un modo siffatto. Riconosciamolo e facciamo in modo che anche altri ceti e altre classi possano via via comprendere la bellezza della libertà sessuale.

L'attività sessuale, però, è fortemente influenzata, oggi come ieri, dallo stato personale delle coppie, in particolare dalla ricchezza e dalla povertà, e, naturalmente, dalle convinzioni religiose e ideali in genere. Poco sappiamo, ad esempio, dei costumi sessuali concreti dell'Islam, della Cina, dell' India, del Giappone, degli africani. Ci immaginiamo, probabilmente, sfrenatezze sessuali che non esistono, ma anche forse castità che neppure esistono. Non conosciamo e probabilmente non esistono, per ostacoli concreti delle censure morali e politiche, indagini sul comportamento sessuale degli islamici o degli altri popoli citati. Andrebbero fatte, anche su campioni piuttosto grandi e la nostra conoscenza della sessualità contemporanea, oggi pressoché limitata ai paesi dell' occidente industriale, ne trarrebbe grande vantaggio.

In questo occidente le indagini sono state fatte, peraltro, quasi soltanto su campioni di ceto medio e borghesi ed il resto lo conosciamo in modo sporadico da inchieste giornalistiche e televisive, da narrazioni e testimonianze dirette, dalle inserzioni pubblicitarie. Possiamo dire che il mondo borghese e ricco dell'occidente vive esperienze sessuali "sfrenate" per variazione di partner, quantità e qualità delle prestazioni e che questo vale soprattutto, naturalmente, per i giovani, i quali, se molte volte vivono durature esperienze di coppia, compiono esperienze sessuali molto ricche e libere all'interno della coppia: il sesso orale e manuale è molto diffuso; le variazioni ulteriori anche. Cinquant'anni fa, almeno in Italia, non avveniva lo stesso. Anche i ceti popolari che vivono nelle regioni sviluppate e che passano spesso a condizioni di vita più alte hanno più o meno le medesime esperienze. Diversa la situazione, per quello che riguarda l'Italia, per le regioni meridionali imbrigliate da una vecchia cultura di castità e di nascondigli, di onore e di religione tradizionale. Là qualche volta, o spesso (non lo sappiamo) il sesso è vissuto come esperienza sofferta di passioni nascoste e sopite, di tradimenti, di gelosie, di controlli familiari diffusi oltre ogni limite.

Possiamo pensare con sufficiente certezza che le immense plebi indiane, e degli altri paesi del sud est asiatico, vivano un sesso incerto, molto corretto da visioni religiose e da molteplici tradizioni, che le plebi cinesi lo vivano nella loro tradizionale cultura e lo stesso le giapponesi. D'altra parte in alcuni di quei paesi c'è una diffusa e crescente prostituzione, anche infantile, offerta soprattutto agli occidentali e manca ogni controllo religioso o ideale: qualcosa passerà nel comportamento quotidiano delle coppie. Senza dubbio i poveri di tutto il mondo, quei tre miliardi di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, talvolta nella fame, possono pensare meno al sesso e probabilmente lo vivono in modo del tutto animalesco, come brutale contatto di sfogo, senza alcuna ricchezza culturale, o come mero atto riproduttivo. Gli islamici lo consumano sempre nel chiuso delle famiglie, sotto coperte che lasciano poco spazio alle variazioni, anche se molti affermano che la donna islamica, talvolta bellissima, si liberi di ogni inibizione nel chiuso della propria camera. Certamente gli harem sono un ricordo del passato e, comunque, un'ebbrezza riservata a pochi.

La famiglia, dunque, nasce intorno al sesso, ma non è soltanto sesso, anzi, da quando è borghese è sempre meno sesso e sempre più un complesso intrigo di rapporti, quasi sempre infelici. Il rapporto fondamentale, naturalmente, è quello fra genitori e figli, ed è anche quello, intorno al quale si creano gli urti e gli screzi maggiori.

 I genitori hanno verso i figli, continuano ad avere verso i figli, un naturale desiderio di possesso che comincia dal momento in cui nascono e non si estinguerebbe mai se non incontrasse la voglia di libertà e di autonomia, l'assoluta opposizione dei figli stessi. Il bambino nasce e la madre e il padre sanno che devono fornirgli tutti gli strumenti per vivere, che devono orientarlo nella vita con giochi, idee, proposte, esperienze. E questo fanno con caparbia volontà. Ma, in realtà, non dovrebbero farlo. Dovrebbero limitarsi a dare ai figli il sostegno materiale, il cibo, le cure mediche e dovrebbero astenersi, in nome della libertà, nel modo più assoluto, dal dare loro concezioni morali e religiose e tanto peggio concezioni politiche. Il figlio, i figli hanno bisogno di capire il mondo nella sua varietà e nella sua grandezza, e poi scegliere autonomamente con l'aiuto, indispensabile, della scuola, anch'essa laica, libera, antidogmatica, fornitrice più di informazioni che di idee preconcette. La famiglia e la scuola entrambe dovrebbero, sempre, proporre al bambino, fin dai primissimi anni e tanto più negli anni della fanciullezza e dell'adolescenza, l'idea (l'unica giusta) che la verità non esiste, nemmeno in storia, nemmeno nella scienza, e che ciò che esiste è la continua ricerca della verità, il continuo dibattito che ci arricchisce, ci forma, ci da via via parziali verità. Non esiste alcun diritto, come pretendono i cattolici e gli islamici, all'educazione dei figli, alla scelta della scuola e così via. Sono imposizioni autoritarie che dovrebbero scomparire dalla costituzione e dalle leggi, scomparire, comunque, dalla mentalità dei giudici perché in contrasto con i fondamentali diritti di libertà degli uomini.

I bambini e i giovani hanno pieno e indiscutibile diritto a scegliere la scuola che vogliono, a studiare e non studiare, a fare sesso presto o tardi nel modo che vogliono e con chi vogliono, a non seguire le indicazioni dei genitori. Hanno un solo obbligo: non essere violenti, rispettare i genitori che li rispettano, aiutare i genitori in difficoltà. Se ci guardiamo intorno in Italia e nel mondo ci rendiamo immediatamente conto che siamo lontanissimi da questa realtà e che per questo le condizioni dei giovani sono psicologicamente mediocri e spesso difficili, che la libertà è una realtà inesistente.

Cosa accade, infatti, nella realtà concreta? I bambini e i ragazzi vengono tenuti in casa o mandati al nido e poi alla scuola dove incontrano madri, padri, nonni, tate, insegnanti che comunicano loro tante informazioni ma anche tante "verità" banali o grandi, tanti "catechismi" religiosi e politici che spesso incutono terrori e dubbi, ansie e problemi e un senso di passività, di obbedienza, di illibertà da cui sarà poi difficile liberarsi. I cattolici parleranno della Madonna e di Gesù, insegneranno la preghierina della sera, suggeriranno l'esistenza dell'angelo custode (ho conosciuto una seria e brava ricercatrice scientifica che parla spesso ai figli dell'opportunità di un loro silenzioso dialogo con l'angelo custode), gli islamici parleranno di Allah, del pellegrinaggio alla Mecca, degli infedeli da battere.

 
 
 
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