...E così, a settembre, Edwige Fenech, 57 anni, si è trovata a Praga sul set di Hostel 2, il sequel di un popolarissimo (e truculentissimo) horror, diretto da Eli Roth e prodotto da Tarantino.
Signora Fenech, è andata proprio così?
«Sembra una favola ma è la realtà. Stavo andando a prendere all’aeroporto Al Pacino (era il protagonista del Mercante di Venezia, il film di cui la Fenech era coproduttrice, ndr), quando mi passano questo messaggio di Tarantino. Credevo mi prendesse in giro, invece era tutto vero. La sera, io e Luciano Martino, produttore di molti dei miei film dell’epoca e mio ex compagno, siamo andati a cena con Quentin. A Luciano ha detto che era un genio, a me che aveva sempre sognato di incontrarmi. Ha citato dei film di cui mi ero completamente scordata».
Per esempio?
«Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave. Mi ha descritto come avevo i capelli, biondi e corti, mi ha detto: “Era la prima volta che avevi la parte della bad girl”, la cattiva ragazza. Si ricordava le inquadrature, persino i tagli di luce».
Non ci avrà provato con lei?
«No, non è stato un corteggiamento. Lui aveva davanti una persona che aveva amato da ragazzo, per lui rappresentavo un’icona».
Vi eravate già incontrati?
«No, era la prima volta. Otto mesi fa, poi, è venuto a Roma Eli Roth, il regista di Hostel, e mi ha chiesto di pranzare insieme. Anche lui provava la stessa ammirazione per me, eppure ha solo 33 anni. Mi ha raccontato che già da piccolo aveva la passione dell’horror: andava nel garage di suo padre e inscenava omicidi, usando il ketchup al posto del sangue. E quest’estate mi è arrivata l’offerta di fare una partecipazione in Hostel 2».
...I soldi sono importanti per lei?
«Certo, senza si vive molto male. Glielo dice una che ha sempre voluto essere indipendente, anche se questo significava girare otto film all’anno, perché a 22 anni aveva già un figlio da mantenere, da sola (Edwin, 35 anni, ndr)».
Il nome del padre di suo figlio non ha mai voluto rivelarlo. Perché?
«Perché non mi interessa parlare di un uomo che, quando ha saputo che ero incinta, si è defilato. La cosa più difficile fu dirlo a mio padre. Dopo essermi confidata con mamma, andammo insieme a prenderlo al lavoro, a Nizza. Gli dissi: “Papà, presto diventerai nonno”. Lui diventò pallido e mi chiese che cosa volessi fare. Gli risposi che volevo tenere il bambino. E lui: “Brava, è la decisione che mi aspettavo da mia figlia”».
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il 28/04/2011 alle 14:03
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il 31/03/2011 alle 21:27
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