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CHIMICA sperimentale

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Metalli insanguinati

Post n°264 pubblicato il 26 Gennaio 2014 da paoloalbert

Credo che, a parte poche eccezioni (Svezia, Canada, ...) i metalli siano quasi tutti insanguinati, per un motivo o per l'altro.
Più il metallo è prezioso e più si porta dietro un corollario (o meglio un calvario) di sacrifici umani.
Pensiamo solo (per fare un esempio facile facile) al 30% delle risorse mondiali di cobalto ubicate in Congo-Kinshasa; avete presente quel posto amenissimo che si chiama anche Repubblica Democratica del Congo?
Già che ci siamo: avete controllato se qualsiasi stato di cui si parla contiene nel nome la parola "Democratico"? Ecco, questi stati ve li raccomando tutti, dal primo all'ultimo.

(Indovina indovinello: che il magico aggettivo ce l'abbia pure la Corea del Nord? Toh, ma guarda che combinazione...).

E Chissà poi perchè madre natura si è divertita a seminare i minerali più pregiati in maggior quantità proprio in tanti di quegli stati di quel tipo, o comunque parenti stretti dei medesimi.

"Blood money" titola un media di Irian Jaya che tratta di diritti umani.
Irian Jaya (non mi piace il nome indonesiano West Papua, odora troppo di invasione) insieme a Papua Nuova Guinea è senza alcun dubbio (esclusi i deserti assoluti) il posto più tremendamente inabitabile della Terra.
Quest'isola enorme di quasi 800 mila Kmq è divisa nei due territori di Papua Nuova Guinea (a est) ed Irian Jaya ad ovest, quest'ultimo annesso forzatamente all'Indonesia negli anni '60.
Per motivi geomorfologici e climatici (in certi posti dell'interno piove in media 300 giorni all'anno!) il 99% di quest'isola è coperta da foreste equatoriali impenetrabili abbarbicate su montagne anche di 4000 metri, l'unico posto dove fino a pochi anni fa si potevano trovare (e forse ancora si trovano) tribù isolate da ogni contatto, non solo con il resto dell'umanità, ma anche con i vicini conterranei distanti solo qualche decina di chilometri.

Dopo l'annessione, in Irian Jaya si è avuta una vera e propia sistematica invasione di conquista da parte di quella popolazione asiatica indonesiana mussulmana che nulla aveva ed ha in comune con quella melanesiana autoctona, formata da una infinita ed equilibrata mescolanza di quelle tribù che prima citavo, sideralmente lontane dai modi di vita e di governo come li intendiamo noi.
Ma tant'è, il forte ha schiacciato il debole dai tempi della creazione del mondo e ci teniamo anche questa triste storia.
Perchè parlo di questi posti letteralmente fuori da ogni itinerario possibile?
Perchè quest'isola particolarissima è piena zeppa di miniere.
Ma non di minierucole di serie B; è piena zeppa di miniere come quella di Grasberg, che è la più grande del mondo per quanto riguarda l'oro (!) e la terza per il rame. L'argento si estrae a centinaia di migliaia di tonnellate, ma questo è considerato secondario...


Grasberg miniera


Dove volano gli astronomici profitti? Rimane qualcosa per le popolazioni indigene?
Macchè, neanche una rupia e neanche un kina.
Oltre che in tasca all'esercito indonesiano che tutto controlla e tutto filtra, la fetta più grossa va a finire... indovinare, prego...
Identica cosa per la miniera OK Tedi, anch'essa spaventosamente enorme e prima nel mondo per il rame, ma situata appena al di là del confine, in Papua Nuova Guinea.
A ridosso di queste montagne e di queste giungle da incubo, di quà e di là di quella linea di confine tra i due stati tirata necessariamente col righello, sono fiorite, diciamo così, tante miniere d'oro e di rame, con un impatto ambientale terrificante per le popolazioni residenti e per la foresta stessa.
Per un certo periodo per l'estrazione dell'oro si ricorreva ancora al vecchio metodo al cianuro... e poi i residui giù nel fiume! Tanto, checcenefrega?
DOLLAR NOT STINKS... dicevano i romani.

Tutte queste miniere ovviamente sono sotto strettissima "tutela" (sic!) da una parte dell'esercito di Giacarta, e dall'altra del governo di Port Moresby, con totale sprezzo dell'ambiente e dei diritti delle originali popolazioni, che stanno rapidissimamente importando quanto di peggiore la società cosiddetta "civile" può offrire.

Ce la facciamo una gitarella a Port Moresby? No, non la consiglio. In ogni caso io non vengo.
Oggi questa sconosciuta capitale è considerata una delle più pericolose città al mondo, per il tasso di criminalità fuori controllo.
Consiglio invece vivamente, per chi lo trova, il bellissimo libro "L'ultima tribù" di uno dei più grandi esploratori e conoscitori di Papua e Irian: il biologo australiano Tim Flannery, che Sir David Attenborough ha voluto mettere giustamente alla pari di Livingstone.
Ci si fa un'idea precisa, molto precisa, di questi remoti posti.

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