Creato da caffespeziato il 12/11/2013

CAFFE' SPEZIATO

AROMA DI PASSIONE

 

 

lussurie

Post n°72 pubblicato il 04 Aprile 2014 da caffespeziato

Carne, o solo frutto addentato dei giardini di quaggiù
frutto dolceamaro che impasta i denti di chi è solo
degli affamati di solo amore, bocche o gole,
e buon dessert dei forti, loro allegro desinare.


Amore! Sola emozione di coloro cui l’orrore
di vivere non commuove, Amore, che stritoli
sotto le tue mole gli indugi di libertini e ritrose
per il cibo dei dannati che scelgono i sabba,

Amore, tu m’apparisti a volte come un buon pastore
di cui sogna la filatrice seduta presso il focolare
le sere d’inverno, al calore di un chiaro sarmento,

ed è la Carne quella filatrice, e l’ora è giunta
che il sogno avvolgerà la sognatrice – ora santa
o no! che importa al vostro delirio, Amore e Carne?

 
 
 

biglietto a Lilly

Post n°71 pubblicato il 26 Marzo 2014 da caffespeziato

Mia piccola compatriota
credo che verrete stasera
a bussare alla mia porta e vedermi,
oh la scandalosa bisboccia
di baci grossi e piccoli
secondo i miei grossi appetiti!
Ma i vostri son poi così esili?
Primo, bacerò le vostre labbra,
tutte, come un caro piatto di mezzo,
e i modi che impiegherò,
come in tante cose vissute,
sono ghiotti e convincenti!
Passerete le vostre belle dita
nella mia fulva barba d'apostolo,
mentre accarezzerò la vostra.
E sulla vostra gola di giglio,
dove i miei ardori metteranno rose,
poserò la mia bocca in fuoco.
Le mie braccia si ostineranno al gioco,
estasiate attorno a buone cose
di sotto la vita e più giù ancora.
Poi le mani, non senza folli lotte,
con le vostre mani mal adirate
blandiranno con tenere sculacciate
quel bei sedere che stringerà
tutto lo sforzo che allora tenderà
la mia gravita verso il vostro centro.
Busso a mia volta. Oh dimmi: Entra!

 
 
 

ouverture

Post n°70 pubblicato il 18 Marzo 2014 da caffespeziato

Tra le vostre cosce e natiche voglio perdermi,
puttane, del solo vero Dio sacerdotesse vere,
bellezze mature o no, novizie o professe,
oh! nelle vostre fessure, nelle pieghe vivere!

I vostri piedi splendidi, sempre vanno all'amante,
con l'amante ritornano, riposano soltanto
a letto nell'amore, poi gentilmente sfiorano
i piedi dell'amante rannicchiato stanco e ansante.

Serrati, profumati, baciati, leccati dalla pianta
alle dita, succhiate una ad una,
fino alle caviglie, fino ai laghi delle lente vene,
piedi più belli di quelli di eroi e apostoli!

Quanto mi piace la vostra bocca e i suoi giochi graziosi,
di lingua e di labbra e di denti,
che mordicchiano la lingua e talvolta anche meglio,
quasi altrettanto gentile che metterlo dentro;

e i vostri seni, duplice monte d'orgoglio e lussuria,
tra i quali il mio orgoglio virile a volte si solleva
per gonfiarsi a suo agio e strofinarci la capoccia:
come cinghiale nelle valli del Parnaso e del Pindo.

E le vostre braccia! adoro anche le braccia così belle e bianche,
tenere e dure, molli, nervose quando serve, e belle
e bianche come i vostri culi, e altrettanto eccitanti;
calde durante l'amore, e poi fresche come tombe.

E le mani in fondo a quelle braccia, ch'io possa mangiarle!
La carezza e la pigrizia le hanno benedette,
rianimatrici del glande rattrappito e schivo,
masturbatrici dalle infinite cure!

Ma tutto questo è niente, Puttane, al confronto dei vostri
culi e delle fiche la cui vista e il gusto e l'odore
e il tatto fanno dei vostri devoti degli eletti,
tabernacoli e Santi dell'impudicizia.

Perciò, sorelle, tra le vostre cosce e tra le vostre natiche
voglio perdermi tutto, sole compagne vere,
bellezze mature o no, novizie o professe,
e nelle vostre fessure, nelle vostre pieghe, vivere!

 
 
 

appuntamento

Post n°69 pubblicato il 14 Marzo 2014 da caffespeziato

Nella camera ancor fatale
dell'ancor fatale casa
dove la ragione e la morale
stan più che a loro agio,

sembra aspettare la venuta
alla quale, misero, non crede
di qualche presenza conosciuta
e mormora a mezza voce:

"Risuona la tua voce nella mia anima
e ardono gli occhi nel mio cuore.
Dice il mondo che è cosa infame,
ma che importa, o mio vincitore!

"Ho la tristezza e ho la gioia,
e ho l'amore ancora una volta,
del sogghignante amore la lagrimuccia,
o tu bello come un lupacchiotto!

"Venisti a me, monello selvaggio,
sei tu, chiacchiere e grazia,
abile col corpo e con la bocca,
che mi violenti in tutto.

"Il mio scrupolo verso l'estrema
tua giovinezza e infanzia male
ancora sbrogliata, e persino
quasi in tutto il mio animale.

"Due, tre anni son passati, appena
sufficienti per far diventar virile
il tuo fiore d'allora, e il tuo respiro
pronto ancora ad esaurirsi.

"Che rude gagliardo devi essere
e come buoni sarebbero gli istanti
se potessi venire! Ma, traditore,
prometti, dici: ne rispondo.

"Giuri sul cielo e la terra,
poi manchi agli appuntamenti...
Deh, vieni stavolta! Ottempera
ai miei desideri impazziti.

"Ti aspetto come il Messia,
arriva, cadi nelle mie braccia;
una rara scelta festa
ti guata, arriva, vedrai!".

Fosforo si accende nei suoi occhi
e il suo labbro dal perverso sorriso
si secca sulle barbe della penna
che tiene per scrivere questi versi.

 
 
 

omaggio dovuto

Post n°68 pubblicato il 05 Marzo 2014 da caffespeziato

 

Son coricato per lungo sul suo fresco letto:
è giorno fatto; è più eccitante, più fatto apposta
per il prolungamento nella luce cruda
della festa notturna immensamente accresciuta
per la perseveranza e la rabbia del culo
e l'attenzione a farsi da solo cornuto.
È nuda e s'accoccola sul mio volto
per farsi leccare, perché buono son stato
ieri ed è - buona lei, aldilà del pensiero -
il suo regale modo di ricompensarmi.
Dico regale, dovrei dire divino:
quelle chiappe, carne sublime, alma pelle, polpa fine,
linea possentemente pura bianca, ricca, striata d'azzurro,
quella riga dal prorumo eccitante, rosa scuro,
lenta, grassa, e il pozzo d'amore, che dire!
Festino finale, dessert della fica ingozzata, delirio
della mia lingua arpeggiante sulle labbra come su una lira!
E ancora quelle chiappe, come una luna in due
quarti, misteriosa e allegra, dove voglio
d'ora innanzi nascondere i miei sogni di poeta
e il mio cuore di cacciatore e i sogni d'esteta!
E amante, o meglio, padrona in silenzio obbedita,
troneggia su di me, caudatario abbagliato.

 
 
 
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