Creato da: rosadelvento il 12/02/2005
Si dice che ognuno di noi emana un profumo e viene percepito solo da un’altra persona...una soltanto.Cosa sei? Forse sei vento o solo un pensiero. Qualunque cosa tu sia, sei la parte migliore di me....

Area personale

 


 

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Novembre 2018 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    
 
 




 

 
Click for Bari, Italy Forecast
 

 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

 

-

 

FACEBOOK

 
 

 

I MIEI BLOG

 

I miei Blog Amici

 

Ultime visite al Blog

LSDtripamorino11mensy0costanzatorrelli46flysongflyanimalacerata0606rosadelventoCoralie.frbetaeta7vita.pereztempestadamore_1967Q_manle_ali_spezzateiltuocognatino1
 

 

 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 

pattyf56_7.gif picture by patrymm_2007_2

pattyf56_29.gif picture by patrymm_2007_2

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

E' NATALE (di Dino Ticli)

Post n°740 pubblicato il 04 Ottobre 2018 da rosadelvento
 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---

E' NATALE
(di Dino Ticli - racconto pubblicato su un settimanale del 1999)

 

Roberto Landi avanzava con passo svelto lungo una viuzza acciottolata, piuttosto stretta e silenziosa. Aveva sollevato il bavero del cappotto e lo teneva stretto con la mano destra per ripararsi dal vento pungente e gelido che quella sera sembrava avesse scelto il suo stesso tragitto. Il cappello ben calcato fino agli occhi contribuiva a renderlo una figura anonima nella penombra. I lampioni, fissati ad un alto muro di pietre, emettevano una luce fioca e rossiccia ed erano così distanziati l’uno dall’altro che, quando ne aveva lasciato uno dietro alle spalle, poteva osservare la sua ombra accorciarsi sempre di più fino a vederla scomparire del tutto nelle zone di buio fitto.
- In che razza di posto mi ha mandato! - brontolò indispettito quando una raffica improvvisa e più forte delle altre gli fece volare via il cappello. Lo raccolse e lo calcò con più vigore piegando la testa in direzione del vento e trattenendolo con la mano sinistra.
- è inutile lamentarsi - si disse con amarezza. - Me la sono cercata io.
In effetti, quando il direttore aveva chiesto chi avrebbe voluto recarsi in quel paesino per scrivere l’ultimo articolo sulle tradizioni natalizie, tra lo stupore dei colleghi, si era offerto volontario. D’altra parte nessuno si era fatto avanti, comprensibilmente.
- Proprio tu, Landi? - aveva chiesto il direttore con un sorrisetto sulle labbra, ben conoscendo la sua avversione per quel genere di cose. Ed infatti, quando il suo capo, tempo prima, aveva proposto alla redazione l’idea di una serie di articoli da pubblicare nel periodo natalizio, era stato l’unico ad opporsi fermamente. Era convinto che non si potesse continuare a narcotizzare la gente con quel genere di cose. Il Natale era per lui solo una grande truffa ormai priva di significato tranne per i commercianti che si arricchivano approfittando dell’euforia incosciente che invadeva tutti ma non Roberto Landi, ovviamente.
- Proprio tu, Landi? - si era sentito ripetere con tono provocatorio, ma si era limitato a rispondere con un’alzata di spalle.
Nessuno avrebbe rinunciato volentieri ai festeggiamenti in famiglia, di certo non la vigilia di Natale. Ma lui? Il bello ed elegante Roberto Landi, ammirato dalle colleghe ed invidiato dai colleghi: cosa lo aspettava a casa?
- Casa - sbottò, chiudendosi ancor più nel bavero.
Anche lui si rendeva conto che una stanza d’albergo non poteva considerarsi una casa, anche se tante volte si era vantato della sua libertà con i colleghi. Entrare ed uscire senza dover rendere conto a nessuno, invitare amici ed amiche a piacimento, avere qualcuno che riordini senza dover nemmeno ringraziare. Bella vita davvero, ma quella era una sera speciale e non avrebbe trovato nessuno a tenergli compagnia e così meglio lavorare.
- Comunque sia, se il direttore si aspetta un articolo melenso come quelli scritti dai miei colleghi, avrà una bella sorpresa.
Sapeva già cosa avrebbe trovato nella chiesetta che lo aspettava in fondo a quella galleria del vento: uno dei mille insignificanti presepi tutti luci e stelline, magari uno di quelli con il giorno e la notte che si alternano cercando di ricreare la vita dove questa non c’è più, da duemila anni. O addirittura un presepio moderno dove al posto delle pecore ci sono le automobili, al posto delle case di argilla e mattoni, di legno e paglia, vi sono edifici in cemento e strade asfaltate.
- Niente stelle, però - ironizzò alzando gli occhi al cielo nuvoloso. - Lo smog e le luci di una città le rendono invisibili o così poco attraenti che è meglio guardare altrove.
Ma le sue considerazioni si interruppero bruscamente perché inciampò in un ciottolo sporgente che gli fece perdere l’equilibrio. Prima di alzarsi, si permise di imprecare a voce alta, tanto in quel deserto nessuno lo avrebbe udito. Si spolverò il cappotto e cercò invano il cappello che sembrava essersi dissolto.
- Al diavolo il cappello - concluse irritato rimettendosi in cammino.
Il vento ne approfittò per arruffargli i capelli ed infilarsi gelido tra il collo ed il bavero.
Fece gli ultimi metri corsa e spinse con forza una pesante porta di legno. Tirò un sospiro di sollievo, ma fu subito colpito dal forte odore di incenso, di cera e di umidità.
Sul fondo, appena illuminato, si intravedeva un altare sormontato da una pala di legno dipinta. Un Cristo benedicente, sebbene ormai inscurito dal fumo di mille candele, lo accolse con un sorriso immobile che elargiva da chissà quanto tempo.
Erano molti anni che non metteva piede in una chiesa e un inaspettato senso di disagio contribuì a renderlo ancora più inquieto. Si mosse allora lentamente sul pavimento di pietre irregolari per raggiungere una delle prime panche. Prima di sedersi, notò come lo scrupoloso lavoro di generazioni di infaticabili tarli e l’intenso uso, sebbene più deboli, avessero reso austeri quei poveri sedili. Per questo non lo ritenne un difetto anzi gli parve che tutto facesse parte di una scenografia che nemmeno il più abile degli architetti sarebbe stato in grado di creare.
Una luce, solo un po’ meno fioca di quella delle candele che ardevano ovunque, si accese presso un altare laterale. Ebbe un moto di fastidio, come se un rumore inopportuno e stonato avesse rotto l’incantesimo di un concerto.
- è il presepio - pensò. - Sarà meglio che mi sbrighi: non voglio rimanere oltre in questo posto. E devo anche cercare il parroco per l’intervista.
 Ma non lo fece. Si diresse invece verso quella luce, come se si fosse accesa per lui. Sapeva che sarebbe rimasto deluso nel vedere l’ennesima ricostruzione, piena di buona e sciocca fede, di un fatto storico in cui troppe persone riponevano le loro speranze.
 Era ormai all’altezza dell’altare laterale, quando le luci, dopo aver traballato per qualche istante si spensero del tutto.
- Scarse capacità tecnologiche - ironizzò avanzando ancora.
Un odore di muffa e di legno lo avvolse procurandogli dapprima un senso di fastidio; tuttavia gli risvegliò lontani ricordi e si trasformò rapidamente in qualcosa di dolce e piacevole: la casa di campagna dei nonni, la loro cantina piena di mobili polverosi e umidi tra i quali aveva passato ore giocando a nascondino con i suoi cugini.
- Non è un presepio moderno - commentò compiaciuto. - Questi oggetti devono essere vecchi almeno come le panche.
Ma la luce della chiesa era troppo fioca e poté distinguere solo le sagome nere dei personaggi. Erano piuttosto grandi e disposti nelle pose più strane.
- Forza, un po’ di luce - chiese in un bisbiglio, ma la luce non venne.
- Spero che vorrai scusarmi - disse poco dopo, ma senza nessuna ironia, al Cristo benedicente quando prese una delle candele che ardevano presso l’altare maggiore.
Tornò quindi rapidamente al presepio, proteggendo la piccola fiamma con una mano.
- Ed eccomi ancora qua - esclamò infine e liberò la fiamma.
Il personaggio più vicino fu illuminato di rosso e proiettò un’ombra che danzava al ritmo della fiammella. La statuetta era piuttosto grossa ed intagliata nel legno, come aveva immaginato. Era stata dipinta con cura e rappresentava un uomo di una certa età, con la faccia rugosa ed una folta barba bianca; reggeva una lanterna per illuminare la strada e gridava qualcosa di incomprensibile nonostante tenesse una mano attorno alla bocca per farsi sentire meglio.
- Non c’è nessuno ad ascoltarti e la tua luce non splende. Non affaticarti oltre e lascia che siano gli altri a preoccuparsi delle cose del mondo.
Più in là trovò una donna con un grande cesto sulla testa, all’interno del quale vi erano dei pani e dei pesci. Aveva uno sguardo serio e pensieroso che non lasciava trapelare nulla riguardo al luogo verso cui si stava dirigendo in tutta fretta.
- Cara, signora, probabilmente non sai nemmeno tu dove andare. Cammina, cammina e dopo tanti anni sei ancora qua, con i tuoi pani e i tuoi pesci alla ricerca di una meta. Forse il vecchio è tuo padre che non vedendoti tornare è uscito alla tua ricerca nel buio della notte.
Ebbe per un attimo la tentazione di spostare la statuetta della donna perché potesse finalmente ricongiungersi con il padre. Ma si vergognò di quel pensiero infantile.
Con la candela illuminò allora la strada seguita dalla donna che si inerpicava verso una collina, ma dovette immaginarla più che vederla. Una sorgente d’acqua, che la mano esperta di un pittore aveva saputo rendere viva e fresca, scorreva da una pietra ai piedi della collina e si gettava in una grande vasca. Un’altra donna era china presso la fonte e attingeva con un secchio. Una serie di pieghe sulla fronte e la smorfia sul volto non lasciavano dubbi sulla fatica a cui si stava sottoponendo.
- Non puoi fare altrimenti, lo so. Se avessi potuto scegliere, avresti sicuramente voluto nascere in una famiglia agiata dove altri avrebbero preso l’acqua per te. Ma così ha voluto la sorte ed ora ti tocca sollevare quel secchio che non riuscirai mai a riempire del tutto.
Più staccati, due uomini discutevano animatamente. L’argomento della disputa erano sicuramente due galline che uno dei due teneva per le zampe, mentre l’altro, forse un compratore, le indicava con la mano.
- Mi chiedi troppo per due galline. Sono magre e vecchie: ti darò la metà di quello che pretendi. D’altra parte nessuno te le comprerà e se non le dai a me le dovrai buttare. Il loro aspetto non inganna: devono essere morte da un secolo.
- Le ha uccise un cane, proprio stamattina. Erano due splendidi animali che producevano un mucchio di uova. Le ho sempre nutrite e accudite con cura e adesso tu vuoi che le regali.
- Calma, signori. Mettetevi finalmente d’accordo: ma sapete da quanto siete qui a contrattare? Sono sicuro che avete cose più importanti da fare, e a casa qualcuno vi attende...
- Sono diventato matto - disse a voce alta, interrompendo il flusso dei suoi pensieri, quando una goccia di cera bollente gli cadde dolorosamente sul dorso della mano.
Si massaggiò con vigore e fece per spegnere la candela ridotta ormai a un mozzicone, ma la fiammella, in una delle sue ultime danze, illuminò per un istante un angolo che altrimenti difficilmente avrebbe potuto vedere. E in quell’angolo un’immagine comparve per sparire nuovamente nel buio del presepio.
- Chi sei? - chiese ad un bambino.
Era piccolo, molto più piccolo rispetto alle altre statuine, quasi sproporzionato, come se l’autore avesse voluto accentuare il senso di fragilità e di tenerezza che suscitava. Se ne stava rannicchiato dietro a un masso risultando quasi invisibile. Alte erbe lo nascondevano ancor di più. Lo sguardo era perso nel vuoto ed un lungo bastone da pastore giaceva ai suoi piedi. Anche i suoi abiti rendevano chiaro il suo mestiere. Ma non vi erano né pecore né capre vicino a lui. Roberto diresse la luce tutt’intorno, ma il gregge più vicino si trovava in un’altra zona del grande presepio ed era accudito da tre pastori che sembrava sapessero il fatto loro.
- Dove sono le tue bestie?
- Le ho perse.
- Come hai fatto a perderle? - chiese ancora Roberto preoccupato, ben sapendo quanto fosse grave per un pastore perdere i suoi animali.
- Un canto - rispose il pastorello. - Ho sentito un canto dolce e inaspettato. Anzi era un coro di voci così belle che mi sono fermato ad ascoltare. Sarei rimasto lì tutta la notte se non mi fossi accorto che le mie pecore erano scappate. Le ho cercate dappertutto, te lo giuro, ma inutilmente. Ed allora mi sono nascosto dietro questa pietra.
- Perché non chiami qualcuno dei tuoi ad aiutarti?
- Piuttosto che tornare a casa rimango qui per sempre.
- Se vuoi, posso darti io una mano.
- Faresti questo per me? Perché?
- Ho tutto il tempo che voglio e nessuno che mi aspetti...
- Non hai figli?
- No.
- Nemmeno una moglie?
“Ne ho tante”, avrebbe voluto replicare, ma tante significava nessuna e così gli rispose: - Non ne ho.
- Allora sei proprio solo...
Che impertinenza. Non era solo, Roberto Landi: aveva tanti amici e conosceva un sacco di persone. Il suo cellulare squillava in continuazione. Quando lo desiderava, trovava sempre qualcuno che gli tenesse compagnia, e se proprio gli andava male, c’era pur sempre un buon libro o un film.
- In questo momento ho te - gli rispose con un filo di voce. Poi mosse la candela verso la parte destra del presepio. Si era accorto infatti che, nonostante la loro immobilità, tutte le statuine erano rivolte verso quella direzione, attratte da un richiamo al quale non si poteva non rispondere.
- Lì c’è sicuramente la capanna.
In effetti, i personaggi divennero sempre più numerosi: trovò un falegname, un arrotino, un venditore di olive, una lavandaia con un cesto sulla testa, un uomo in groppa a un asino, una signora anziana tutta curva... - Eccola! - esclamò quando la candela gli mostrò una stalla con un bue e un asino all’interno.
In un angolo, vicino ad una mangiatoia vuota, le statuine di Maria e Giuseppe erano già in adorazione, come ormai facevano da chissà quanti anni.
- Cosa cerchi?
Aveva illuminato un personaggio vestito di azzurro che dall’alto della capanna osservava la gente arrivare. Le ali spiegate e i lunghi capelli biondi dichiaravano la sua natura.
- Un gregge disperso.
- Sei un pastore?
- No, ma ne conosco uno.
- Guarda di fianco alla stalla.
Quattro pecore gonfie di lana se ne stavano beatamente sdraiate ai bordi della capanna. Le illuminò, ma il loro sguardo sembrava dire: “Guai se osi toccarci! Qui siamo a casa nostra”.
Tornò dal bambino, Roberto Landi, e senza pensarci troppo lo sollevò dal suo nascondiglio e lo portò con delicatezza fino alla capanna. Lo sistemò tra le sue pecore e gli parve, con soddisfazione, che l’espressione triste fosse scomparsa dal suo volto. Il pastorello aveva ritrovato il suo gregge e Roberto Landi aveva riscoperto qualcosa che pensava di aver perso per sempre.
- Ha ragione lei, signore. Il posto di quella statuina è proprio quello, lì tra le sue pecore. Qualcuno sbadatamente deve averlo dimenticato altrove.
Quella voce inattesa lo fece girare di scatto, sorpreso.
- Devo averla spaventata. Mi scusi, ma pensavo che mi avesse sentito arrivare. Comunque, io sono il parroco.
Il giornalista si guardò ancora attorno, smarrito; la chiesa infatti non era più vuota, ma numerose persone erano già sedute sulle panche.
- Sono qui in attesa della messa di mezzanotte - gli spiegò il sacerdote avendo colto lo stupore nel suo sguardo.
Intanto le luci del presepio si erano accese e avevano restituito alle statuine la staticità e l’impassibilità per loro naturali.
- Lei è venuto per quell’articolo sul nostro vecchio presepio, vero? - chiese ancora imbarazzato il parroco non avendo ottenuto alcuna risposta.
Roberto Landi si sentì pervadere da un senso di sollievo. Spense la candela, si passò, con un gesto a lui abituale, una mano nei folti capelli e finalmente rispose sorridendo: - Non più, credo che stasera sia Natale anche per me.

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

buona giornata

Post n°739 pubblicato il 07 Settembre 2018 da rosadelvento
 

 

cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm  immagine creata da me - il Copyright immagini base è dell'autore delle stesse cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm



 

 

 

BUON PRANZO E BUONA GIORNATA A TUTTI

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

 

 

 

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56


-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

il petalo di rosa ......

Post n°738 pubblicato il 07 Settembre 2018 da rosadelvento
 

.

Antibannerestrelinha.gif

--

 

(immagine creata da me)

-

Antibannerestrelinha.gif

.....vedere quel petalo di rosa cadere...sentire la sofferenza della rosa per aver perso qualcosa che gli apparteneva...che forse qualcuno ha fatto in modo di spezzare....di staccarlo da essa....che strano vedere tanta sofferenza per un solo petalo...ma se poi penso che ci sarà un petalo...ed un altro petalo ed un altro ancora...prima o poi quella rosa rimarrà spoglia della sua vita....sarà triste...soffrirà per colpa di qualcuno che ha deciso per lei come vivere....strano che al giorno d'oggi qualcuno possa decidere per la vita di altri...

 


(Anonimo)

 

Antibannerestrelinha.gif

 

a2-1.gif picture by patrixmm    

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Avere un posto ......

Post n°737 pubblicato il 05 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

 

--

Antibannerestrelinha.gif

--

 

 

Avere un posto
nel cuore di qualcuno
significa non essere mai soli.


(Romano Battaglia)

 

(dal web - immagine creata da me - il copyright delle immagini base rimane dei rispettivi autori)

 

Antibannerestrelinha.gif

 

BUONA GIORNATA A TUTTI


 

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

-

a2-1.gif picture by patrixmm                  

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

pensieri miei

Post n°736 pubblicato il 04 Settembre 2018 da rosadelvento
 

 

Antibannerestrelinha.gif

 

pattyf56_couple18.gif picture by pattyf56

Antibannerestrelinha.gif

 

L'amicizia è un sentimento profondo, come l'amore, certo con sfaccettature diverse, completamente diverse, ma è un sentimento. E' un sentimento che lega due o più persone, quel feeling....diciamo speciale che dura nel tempo e non si perde, che hanno gli stessi pensieri, magari gli stessi principi e gli stessi valori nella vita. Non sto parlando di certo di quelle amicizie che vengono e vanno a loro piacimento....che alla fine non ti danno e non ti lasciano proprio niente....non di queste, ma di quelle amicizie, che pur essendo lontani, legano, alle volte capita di avere gli stessi pensieri, magari vengono espressi in maniere diverse, con linguaggi diversi....ma sono sempre gli stessi pensieri.

 

(pensieri miei)

Antibannerestrelinha.gif

 

BUONA SERATA A TUTTI

 

Antibannerestrelinha.gif


-a2-1.gif picture by patrixmm    

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

buon fine settimana

Post n°735 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

 

cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm  immagine creata da me - il Copyright immagini base è dell'autore delle stesse cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm


 

 

BUON FINE SETTIMANA A TUTTI E BENVENUTO SETTEMBRE

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

 

 

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56


-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

La leggenda del vischio

Post n°734 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---

 

 

LA LEGGENDA DEL VISCHIO
(di I. Drago - trovata nel web)

 

Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Gli affari, quel giorno, erano andati benissimo: comprando a dieci, vendendo a venti, moneta su moneta, aveva fatto un bel mucchietto di denari.
Si levò. Li volle contare. Erano monete passate chissà in quante mani, guadagnate chissà con quanta fatica. Ma quelle mani e quella fatica a lui non dicevano niente.
Il mercante non poteva dormire. Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo. Preva che tutti si fossero passati la parola per partecipare a una festa.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: - Fratello, - gli gridarono - non vieni?
Fratello, a lui fratello? Ma che erano questi matti? Lui non aveva fratelli. Era un mercante; e per lui non c'erano che clienti: chi comprava e chi vendeva.
Ma dove andavano?
Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli.
Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli! Ma lui cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello. Quante volte li aveva ingannati? Comprava a dieci e rivendeva a venti. E rubava sul peso. E piangeva miseria per vender più caro. E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare.
No, lui non poteva essere fratello a quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita.
Eppure tutti gli camminavano a fianco. Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e nessuno era a mani vuote; anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco.
Entrò nella grotta insieme con gli altri; s'inginocchio insieme agli altri.
- Signore, - esclamò - ho trattato male i miei fratelli. Perdonami.
E proruppe in pianto.
Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò.
Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline.
Era nato il vischio.


 

 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56img259/8693/file0091138887151754qj.gif

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Le stelle d'oro

Post n°733 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---


LE STELLE D'ORO
(di J. e W. Grimm - trovata nel web)


Era rimasta sola al mondo. L'avevano messa sopra una strada dicendole: - Raccomandati al cielo, povera bimba!
E lei, la piccola orfana, s'era raccomandata al cielo! Aveva giunte le manine, volto gli occhi su, su in alto, e piangendo aveva esclamato: - Stelle d'oro, aiutatemi voi!
E girava il mondo così, stendendo la manina alla pietà di quelli che erano meno infelici di lei. L'aiutavano tutti, è vero, ma era una povera vita, la sua: una vita randagia, senza affetti e senza conforti.
Un giorno incontrò un povero vecchio cadente; l'orfanella mangiava avidamente un pezzo di pane che una brava donna le aveva appena dato.
- Ho fame - sospirò il vecchio fissando con desiderio infinito il pezzo di pane nelle mani della bimba; - ho tanta fame!
- Eccovi, nonno, il mio pane, mangiate.
- Ma, e tu?
- Ne cercherò dell'altro.
Il vecchio allora la benedisse: - Oh, se le stelle piovessero su te che hai un cuore così generoso!
Un altro giorno la poverina se ne andava dalla città alla campagna vicina. trovò per via una fanciulla che batteva i denti dal freddo; non aveva da ricoprirsi che la pura camicia.
- Hai freddo? - le domandò l'orfanella.
- Sì, - rispose l'altra - ma non ho neppure un vestito.
- Eccoti il mio: io non lo soffro il freddo, e se anche lo sento, mi rende un po' meno pigra.
- Tu sei una stella caduta da lassù; oh se potessi, vorrei... vorrei che tutte le altre stelle ti cadessero in grembo come pioggia d'oro.
E si divisero. L'orfanella abbandonata continuò la strada che la conduceva in campagna, presso una capanna dove pensava di riposare la notte, e l'altra corse via felice dell'abitino che la riparava così bene.
La notte cadeva adagio adagio e le stelle del firmamento si accendevano una dopo l'altra come punti d'oro luminosi. L'orfanella le guardava e sorrideva al ricordo dell'augurio del vecchio e di quello uguale della bimba cui aveva regalato generosamente il suo vestito. Aveva freddo anche lei, ora; ma si consolava perché la cascina a cui era diretta non era lontana; già ne aveva riconosciuti i contorni.
- Ah sì! - pensava: - se le stelle piovessero oro su di me ne raccoglierei tanto tanto e farei poi tante case grandi grandi per ospitare i bambini abbandonati. Se le stelle di lassù piovessero oro, vorrei consolare tutti quelli che soffrono; sfamerei gli affamati, vestirei i nudi... Mi vestirei - disse guardandosi con un sorriso; - io mi vestirei perché, davvero, ho freddo.
i sentì nell'aria un canto di voci angeliche, poi il tintinnio armonioso di oro smosso. La bimba guardò in alto: subito cadde in ginocchio e tese la camicina. Le stelle si staccavano dal cielo, e , cambiate in monete d'oro, cadevano a migliaia attorno a quell'angioletto che, sorridendo, le raccoglieva felice:
- Sì, sì! Farò fare, sì, farò fare uno, no... tanti bei palazzi grandi per gli abbandonati e sarò il conforto di tutti quelli che soffrono!
Dal cielo, il soave canto di voci di paradiso ripeteva: - Benedetta! Benedetta!


-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56img259/8693/file0091138887151754qj.gif

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il Natale di Martin

Post n°732 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---


IL NATALE DI MARTIN
(di Leone Tolstoj - trovata nel web)


In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
 Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.
- Non ho più desiderio di vivere - gli confessò. - Non ho più speranza.
 Il vegliardo rispose: « La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi.
 Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
 E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi.
 Martin rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
 All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole: - Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò.
 L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.
 Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. - Entra· disse - vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo.
 - Che Dio ti benedica!-  rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
- Non è niente - gli disse Martin. - Siediti e prendi un po' di tè.
 Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
 - Stai aspettando qualcuno? - gli chiese il visitatore.
 - Ieri sera-  rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
 Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. - Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo.
 Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. - Mangia, mia cara, e riscaldati -  le disse.
 Mangiando, la donna gli disse chi era: -  Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
 Martin andò a prendere un vecchio mantello. - Ecco - disse. -  È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo.
 La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. - Che il Signore ti benedica.
 -  Prendi - disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
 Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
 Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. - Lascialo andare, nonnina - disse Martin. - Perdonalo, per amor di Cristo.
 La vecchia lasciò il ragazzo. - Chiedi perdono alla nonnina - gli ingiunse allora Martin.
 Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: - Te la pagherò io, nonnina.
 - Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato - disse la vecchia.
 - Oh, nonnina - fece Martin - se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato.
- Sarà anche vero - disse la vecchia - ma stanno diventando terribilmente viziati.
 Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. - Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada.
 La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
 Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
 Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: - Martin, non mi riconosci?
 - Chi sei? - chiese Martin.
- Sono io - disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
 - Sono io - disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
 - Sono io - ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
 Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
 Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56img259/8693/file0091138887151754qj.gif

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Natale al fronte

Post n°731 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---


NATALE AL FRONTE
(trovata nel web - autore anonimo)

L'amore vince l'odio

Era il 1917, uno dei terribili anni della prima guerra mondiale. Sulle trincee spirava un vento gelido e c'era tanta neve. I soldati si muovevano cauti, la notte era senza luna, ma serena e tutti avevano paura di incontrare delle pattuglie nemiche, perché il nemico era lì davanti a loro.
Ad un tratto un caporale disse sotto voce: «è nato!».
«Eh?» fece un altro senza afferrare l'allusione. «Deve essere la mezzanotte passata perbacco. La notte di Natale! Al mio paese mia moglie e mia madre saranno già in chiesa».
Un altro compagno osservò: «Guardate là, c'è una grotta. Andiamo dentro un momento, saremo riparati dal vento».
Entrarono nella grotta e il più giovane del gruppo si tolse l'elmetto, si sfilò il passamontagna e si inginocchiò in un cantuccio. Il caporale rimase all'entrata e voltò le spalle all'interno con fare superiore: ma era perché aveva gli occhi pieni di lacrime.
Il più vecchio del gruppo si tolse i guantoni, raccolse un po' di terra umida e manipolandola qualche minuto le diede la forma approssimativa di un bambinello da presepio. Poi stese il fazzoletto nell'elmetto del compagno e vi depose il Gesù bambino. Si scorgeva appena nella fioca luce delle stelle riflessa dalla neve.
Il caporale trascurando ogni prudenza tolse di tasca un mozzicone di candela, l'accese e la pose vicino all'insolita culla. Poi sottovoce uno cominciò a recitare: "Padre nostro che sei nei cieli...". Tutti continuarono e avevano il cuore grosso da far male.
Il raccoglimento durò ancora dopo la preghiera. Nessuno voleva spezzare l'atmosfera che si era creata.
Improvvisamente alle loro spalle una voce disse.«Fröhliche Weihnachten» (Buon Natale).
Una pattuglia austriaca li aveva colti alla sprovvista. Con le armi puntate stavano all'imboccatura della grotta. Mentre i soldati scattavano in piedi la voce ripeté con dolcezza: «Buon Natale ».
I nemici abbassarono le armi e guardarono la povera culla. Erano tre giovani e avevano bisogno anche loro di un po' di presepio, anche se povero. Si guardarono confusi, poi si segnarono e cominciarono a cantare «Stille Nacht», la bella melodia natalizia che tutti conoscevano.
Tutti si unirono al coro anche se si cantava in lingue diverse. Poi quando si spense l'ultima nota del canto il caporale si avvicinò a uno dei giovani nemici e gli tese la mano che l'altro strinse con calore. Tutti fecero altrettanto, augurandosi il Buon Natale. Poi uno degli austriaci trasse da dentro il pastrano una piccola scarpina da neonato. Doveva essere quella del suo bambino e se la teneva sul cuore, e dopo averla baciata la depose accanto al Bambino Gesù rimanendo per alcuni attimi in preghiera.
Poi si voltò di scatto e seguito dai compagni si allontanò voltando le spalle, senza timore, e scomparve nella notte di quel gelido Natale di guerra.

 

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56img259/8693/file0091138887151754qj.gif

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

A Nazaret

Post n°730 pubblicato il 01 Settembre 2018 da rosadelvento
 

-

 barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

--

-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

---

A NAZARET
(di S. Lagerlöf - racconto trovato nel web)


Un giorno Gesù, appena di cinque anni, sedeva sulla soglia di casa, a Nazaret, intento a formare degli uccellini da un blocco di argilla che gli aveva regalato il vasaio di fronte.
Sui gradini della casa vicina sedeva un bambino di nome Giuda; tutto graffi e lividure e i vestiti a brandelli per le continue risse con altri ragazzi di strada. In quel momento era tranquillo, non tormentava nessuno, né s'accapigliava con i compagni, ma lavorava anche lui a un blocchetto di argilla.
A mano a mano che i due bimbi facevano i loro uccellini li mettevano in cerchio dinanzi a sé.
Giuda, che di tratto in tratto guardava furtivo il compagno per vedere se facesse più uccelli di lui e più belli, gettò un grido di meraviglia quando vide che Gesù tingeva i suoi uccellini con il raggio di sole colto dalle pozze d'acqua.
Anche lui allora immerse la mano nell'acqua luminosa. Ma il raggio di sole non si lasciò pigliare. Filava via dalle sue mani per quanto egli si affaticasse a muovere lesto le dita tozze per acchiapparlo, e ai suoi uccelli non poté dare neppure un pochino di colore.
- Aspetta, Giuda - esclamò Gesù - vengo io a colorire i tuoi uccellini.
- No, non devi toccarli; stanno bene così! - gridò Giuda; poi, in un impeto d'ira calcò il piede suoi suoi uccelli riducendoli l'uno dopo l'altro in un ammasso di fango.
Quando tutti gli uccelli furono distrutti si avvicinò a Gesù, che stava accarezzando i suoi, sfavillanti come pietre preziose. Giuda li osservò un momento in silenzio, poi alzò il piede e ne pestò uno.
 - Giuda, che fai? Non sai che sono vivi e possono cantare?
 Ma Giuda rideva e ne calpestò un altro, poi un altro, un altro ancora.
Gesù si guardò attorno cercando un soccorso. Giuda era di lato, robusto ed egli non aveva la forza di fermarlo. Guardò la madre; non era lontana, ma prima che fosse venuta Giuda avrebbe distrutto tutti gli uccelli.
Gli si riempirono gli occhi di lacrime. Quattro erano già ridotti in mota; ne rimanevano tre ancora.
Gesù si struggeva che i suoi uccellini stessero quieti e si lasciassero calpestare senza fuggire alla rovina. Allora batté le mani per destarli e gridò: - Volate! Volate!
I tre uccelletti cominciarono a muovere le ali, le batterono timorosi, poi presero il volo fino all'orlo del tetto dove si sentirono in salvo.


-

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56img259/8693/file0091138887151754qj.gif

         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

buon fine settimana

Post n°729 pubblicato il 31 Agosto 2018 da rosadelvento
 

 

cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm  immagine creata da me - il Copyright immagine base è dell'autore cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm

 

"Non c'è nulla di più bello che il sorriso di un bambino"


BUON FINE SETTIMANA A TUTTI

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

 

 

 

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56


-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

buona domenica

Post n°728 pubblicato il 19 Agosto 2018 da rosadelvento
 
Tag: poesie

Antibannerestrelinha.gif

 

pattyf56_woman59.jpg picture by pattyf56

.

Antibannerestrelinha.gif

 

Antibannerestrelinha.gif  Buona domenica a tutti  Antibannerestrelinha.gif

 

Antibannerestrelinha.gif

--

Trova il tempo per parlarmi,

trova il tempo per abbracciarmi,

trova il tempo per ascoltarmi,

trova il tempo per guardarmi negli occhi e

vedere quanto è immenso l'amore per te.

Non rimandare a domani,

anch'io sono di passaggio!!!

 

(dal web)

--

Antibannerestrelinha.gif

--

-a2-1.gif picture by patrixmm

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

buon fine settimana

Post n°727 pubblicato il 18 Agosto 2018 da rosadelvento
 

 

cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm  immagine creata da me - il Copyright immagine base è dell'autore cid_0ca101c7521c602444a0f901a8c0Rai.gif picture by patrixiamm

 

BUON FINE SETTIMANA A TUTTI

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56

 

 

barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56Antibannerestrelinha.gifbarrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56barrinha_Pisca122.gif picture by ptrzmm56


-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Adagio

Post n°726 pubblicato il 17 Agosto 2018 da rosadelvento
 

-

-

 

 

 -

 

 A D A G I O

-

Antibannerestrelinha.gif

 

 

Non so dove trovarti
Non so come cercarti
Ma sento una voce che
Nel vento parla di te
Quest' anima senza cuore

Aspetta te
Adagio
Le notti senza pelle
I sogni senza stelle
Immagini del tuo viso
Che passano all' improvviso
Mi fanno sperare ancora
Che ti trovero
Adagio
Chiudo gli occhi e vedo te
Trovo il cammino che
Mi porta via
Dall' agonia
Sento battere in me
Questa musica che
Ho inventato per te
Se sai come trovarmi
Se sai dove cercarmi
Abbracciami con la mente
Il sole mi sembra spento
Accendi il tuo nome in cielo
Dimmi che ci sei
Quello che vorrei
Vivere in te
Il sole mi sembra spento
Abbracciami con la mente
Smarrita senza di te
Dimmi chi sei e ci credero
Musica sei
Adagio

 

-

 

-

-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Buon pomeriggio

Post n°725 pubblicato il 17 Agosto 2018 da rosadelvento
 

-

 

 

mentre un alito di vento si alza e soffia, un'onda cresce e si rompe fra gli scogli, la pioggia cade, due lacrime scendono, uno sguardo si volge al cielo, un gabbiano vola.....ed io ti dico......

......BUON POMERIGGIO......


 

-

-a2-1.gif picture by patrixmm         


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Anche per te

Post n°724 pubblicato il 17 Agosto 2018 da rosadelvento
 

-

-

 

 

 -

 

 Anche Per Te

-

Antibannerestrelinha.gif

 

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.

-

 

-

-a2-1.gif picture by patrixmm         

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Vivimi

Post n°723 pubblicato il 17 Agosto 2018 da rosadelvento
 

 

 

 


 

 

V   I   V   I   M   I

-

Non ho bisogno più di niente
adesso che mi illumini d´amore immenso fuori e dentro.
Credimi se puoi, credimi se vuoi
credimi e vedrai non finirà mai.
Ho desideri scritti in alto che volano,
ogni pensiero è indipendente dal mio corpo.
Credimi se puoi, credimi perché
farei del male solo e ancora a me.
Qui grandi spazi e poi noi,
cieli aperti che ormai on si chiudono più,
c´è bisogno di vivere da qui.
Vivimi senza paura
che sia una vita o che sia un´ora
non lasciare libero o disperso
questo mio spazio adesso aperto ti prego
Vivimi senza vergogna
anche se hai tutto il mondo contro,
lascia l´apparenza e prendi il senso 
e ascolta quello che ho qui dentro,
così diventi un grande quadro che dentro me,
ricopre una parete bianca un po´ anche stanca
Credimi se puoi, credimi perché
farei del male solo e ancora a me,
qui tra le cose che ho ho qualcosa di più
che non ho avuto mai.
Hai bisogno di vivermi di più
Vivimi senza paura
che sia una vita o che sia un´ora
non lasciare libero o disperso
questo mio spazio adesso aperto, ti prego
Vivimi senza vergogna
anche se hai tutto il mondo contro
lascia l´apparenza e prendi il senso 
e ascolta quello che ho qui dentro
Hai aperto in me la fantasia,
le attese i giorni di un´illimitata gioia,
hai preso me, sei la regia
mi inquadri e poi mi sposti in base alla tua idea
Vivimi senza paura
anche se hai tutto il mondo contro
lascia l´apparenza e prendi il senso 
e ascolta quello che ho qui dentro

 

 

 

-

 

-a2-1.gif picture by patrixmm        

-

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

L-'emozione non ha voce

Post n°722 pubblicato il 17 Agosto 2018 da rosadelvento
 

-

 


 

 

L'EMOZIONE NN HA VOCE

Io non so parlar d'amore
l'emozione non ha voce
E mi manca un po' il respiro
se ci sei c'è troppa luce
La mia anima si spande
come musica d'estate
poi la voglia sai mi prende
e mi accende con i baci tuoi

Io con te sarò sincero
resterò quel che sono
disonesto mai lo giuro
ma se tradisci non perdono

Ti sarò per sempre amico
pur geloso come sai
io lo so mi contraddico
ma preziosa sei tu per me

Tra le mie braccia dormirai
serena..mente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi

Un'altra vita mi darai
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando so che lo vorrai

Due caratteri diversi
prendon fuoco facilmente
ma divisi siamo persi
ci sentiamo quasi niente
Siamo due legati dentro
da un amore che ci dà
la profonda convinzione
che nessuno ci dividerà
Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi

Un'altra vita mi darai
che io non conosco
la mia compagna tu sarai
fino a quando lo vorrai

poi vivremo come sai
solo di sincerità
di amore e di fiducia
poi sarà quel che sarà

Tra le mie braccia dormirai
serenamente
ed è importante questo sai
per sentirci pienamente noi
pienamente noi

-

-

-a2-1.gif picture by patrixmm         

-

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Buon pomeriggio

Post n°721 pubblicato il 16 Agosto 2018 da rosadelvento
 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »