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« opera lirica: euridiceGIUSEPPE DI STEFANO: la vita »

la traviata

Post n°34 pubblicato il 22 Settembre 2009 da peonia99
 

 

Introduzione

Melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave tratto da La dame aux camélias di Alexandre Dumas.
La prima rappresentazione fu al "Teatro La Fenice" di Venezia il 6 Marzo 1853 ma, a causa soprattutto d’interpreti non all’altezza e della scabrosità dell'argomento, si rivelò un sonoro fiasco; ripresa l’anno successivo con l’interpretazione di un cast più valido e retrodatando l'azione di due secoli riscosse finalmente il meritato successo.Nel tempo La traviata non ha mai smesso d’appassionare, entrando a far parte del cosiddetto "repertorio". Il ruolo principale, quello di Violetta, richiedendo una voce da soprano al tempo stesso di coloratura, specie nell'atto primo, lirica e drammatica, in modo da restituire appieno la tinta verdiana, ha avuto interpreti di altissimo livello.

 

Trama

ATTO I

L’azione si svolge a Parigi a metà dell' '800.
C’è una gran festa nell’elegante casa parigina di Violetta Valéry, una mondana famosa amante del barone Douphol: è un modo per soffocare il dolore e le pene che le dà la sua malattia.
Il visconte Gastone De Letorières le presenta un giovane, Alfredo Germont, suo ammiratore. Questi invita Violetta a ballare, ma dopo pochi passi la donna, colta da una violenta crisi di tosse, è costretta a fermarsi.
Alfredo le dichiara il suo amore e Violetta gli dona una camelia, il suo fiore preferito, promettendo di rivederlo quando sarà appassita.
Partiti gli invitati e rimasta sola,si rende conto di essere per la prima volta veramente innamorata.

 

ATTO II

Quadro Primo.
Violetta e Alfredo vivono felici in una villa di campagna.
Il giovane, venuto a sapere dalla cameriera Annina che Violetta ha venduto i gioielli per pagare le loro spese, si precipita a Parigi per procurarsi del denaro. Violetta, rimasta sola, riceve la visita di Giorgio Germont, il quale le chiede di troncare la relazione che minaccia di portare alla rovina il proprio figlio.
Violetta, sdegnata, gli dimostra che è stata lei a vendere i suoi gioielli e afferma di non aver mai chiesto denaro all’amante.
Germont sembra convinto, ma non rinuncia al proposito di separarli e la scongiura di rinunciare ad Alfredo per non rovinare il fidanzamento della figlia a causa dello scandaloso legame. Violetta senza parenti né amici e provata dalla tisi non può accettare.
Germont le fa notare che, quando il tempo avrà cancellato la sua avvenenza, Alfredo si stancherà di lei.
Violetta accetta di lasciare Alfredo e scrive dapprima al barone Douphol poi all’amante per comunicargli la sua decisione.
Quando Alfredo ritorna, Violetta parte: il giovane crede che si assenti solo per una visita, ma, quando apprende che è partita per Parigi su invito di Flora, si ingelosisce e decide di raggiungerla, nonostante le suppliche del padre.
Quadro secondo.
Alla festa in casa di Flora Bervoix Violetta giunge accompagnata dal barone; Alfredo è al tavolo da gioco e, alla richiesta della giovane, risponde che se ne andrà solo se lo seguirà. Violetta è costretta a rivelargli di aver giurato a Douphol di non rivederlo mai più: lascia credere di aver fatto questo giuramento per non raccontare del colloquio avuto con il padre del giovane.
Alfredo allora, indignato, getta il denaro vinto al gioco ai piedi di Violetta che sviene in braccio a Flora; il padre, sopraggiunto, lo rimprovera per il gesto, ma non li svela la verità.

 

 

ATTO III

La tubercolosi si fa più acuta e il dottor Grenvil rivela ad Annina che la sua padrona è in fin di vita. Violetta, sola nella stanza, rilegge la lettera nella quale il vecchio Germont le annuncia di aver rivelato la verità ad Alfredo che sta per raggiungerla.
Annina porta la buona notizia: è arrivato Alfredo, che entra, abbraccia Violetta e le promette di portarla con sé a Parigi.
Arriva anche Giorgio Germont, che manifesta il proprio rimorso.
Violetta sembra riacquistare le forze, si alza dal letto, ma subito muore.

 

 

 
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