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ENRICO CARUSO: gli ultimi giorni

Nel 1920, durante la rappresentazione "Elisir d'amore" alla Musical Academy di Brooklyn, Caruso è colpito da un'emorragia, primo sintomo del suo male. E' inevitabile un intervento chirurgico, seguito da una necessaria convalescenza. Caruso approfitta, così, di questo stop per ritornare, nel giugno del 1921, a Napoli, stabilendosi per un breve periodo a Sorrento. Durante questo soggiorno Caruso recupera in breve, tanto che alcuni ricordano un simpatico episodio accaduto all'Hotel Royal di Sorrento. Durante il pranzo, per annunciare la sua completa guarigione, Caruso emette dei formidabili "do" di petto, mandando in visibilio tutti i clienti del ristorante.
Pochi giorni prima della morte, il tenore si reca a Pompei a ringraziare la Vergine, cui ha chiesto la guarigione nei momenti più terribili della sua malattia. Caruso lascia alla Vergine 10.000 lire e promette di prendere parte ad un concerto di musica sacra. Poi ritorna a Sorrento e qui, il 26 luglio del 1921, è nuovamente assalito da un altro attacco, cui segue un delirio da febbre. Così la signora Caruso telegrafa al Prof. Bastianelli di Roma, invitandolo a Sorrento per un consiglio medico. Quest'ultimo, arrivato dopo tre giorni a Sorrento, dichiara, dopo la visita, che la febbre è sintomo dell'improvviso incrudelirsi del male che, a torto, è stato creduto vinto, consigliando, senz'altro, l'atto operatorio.
Il 30 luglio è stabilito che Caruso sia trasportato a Napoli all'hotel Vesuvio, dove, riposatosi un giorno, avrebbe proseguito per Roma per una nuova operazione. Ma il giorno della partenza (31 luglio) le condizioni del tenore si aggravano improvvisamente. Visitato dal medico curante, dott. Niola, le cose non sembrano andare per il verso giusto, cosicché è chiamato all'Hotel Vesuvio, per interessamento dell'amico-collega il M° Bellezza, il prof. Giacomo Cicconardi, il quale, dopo la visita, dichiara assai grave lo stato di saluto del tenore, consigliando un immediato intervento chirurgico.
Così, il giorno dopo, alle ore 21, arrivano all'Hotel i chirurghi Gaetano Sorge, Raffaele Chiarolanza, Gaetano Moscati e Gennaro Sodo. Dopo il consulto tutti sono d'accordo nel definire il male che mira da lungo tempo la vita di Caruso come "ascesso" sub-frenico, ossia la formazione di un raccolto suppurativo tra il diaframma e il fegato, con fenomeni peritonistici settici e cardiaci. Nessuno dei quattro chirurghi lascia speranze di salvezza, vista la condizione di Caruso (molto debole il cuore, quasi nullo il polso) e consigliano di lasciare inoperosa la notte, durante la quale l'infermiere avrebbe confortato Caruso con inalazioni d'ossigeno (vista la respirazione assai faticosa) e siringhe d'olio canforato. Ritornati a casa, il prof. Gaetano Sorge è raggiunto da un giornalista del quotidiano "Il Mattino" e rilascia una breve intervista (riportata qui di seguito).
- Professore, sono realmente gravi le condizioni di Caruso?
- Purtroppo il nuovo raccolto suppurativo ha trovato nell'organismo, già troppe volte provato, un'assai debole resistenza: sì che la situazione è più che preoccupante.
- Ma come spiega lei questo improvviso e violento riapparire del male creduto vinto?
- Ecco! Io credo, e con me i valorosi colleghi che hanno preso parte al consulto, che Caruso non sia stato mai ben curato. La violenta e lunga pleurite che egli ebbe ne prostrò la resistenza. Inoltre, manifestatasi in forma grave l'ascesso sub-frenico, i dottori americani non ebbero mai a curarlo radicalmente, ossia ad operare in modo da ottenere una guarigione radicale. Questa circostanza è provata dal fatto che Enrico Caruso era vittima di fatali riprese che esigevano nuovi interventi chirurgici. E così egli fu sottoposto per ben sette volte ad atti operatori. Ultimamente egli attraversava periodi di riprese, non violente, e periodi di tregua, durante i quali il miglioramento era soltanto apparente: viceversa, proprio durante tale tempo si riformava il raccolto suppurativo. La ripresa odierna è stata assai più violenta delle precedenti: Caruso attraversava un periodo più lungo di miglioria apparente, durante il quale egli, forse, si è sottoposto ad un regime faticoso che ha contribuito a rendere più sensibile l'indebolimento dell'organismo.
- E lei, professore, spera che dietro l'intervento chirurgico si possano ottenere efficaci risultati?
- (Non risponde immediatamente, poi dopo un sospiro) Quando le condizioni di un infermo sono assai gravi si tentano le vie uniche ed ultime che la scienza sa suggerirci.
Il giornalista, lasciato il dott. Sorge, raggiunge verso mezzanotte l'altro chirurgo Raffaele Chiarolanza, il quale conferma in pieno le dichiarazioni di Gaetano Sorge e conferma l'atto operatorio dei quattro alle ore 8 del 2 agosto all'Hotel Vesuvio. Chiarolanza, inoltre, aggiunge che l'atto operativo del mattino dopo sarebbe, in ogni caso, fatale per Caruso. Caruso trascorre la notte tra smanie indicibili. Al suo capezzale veglia il fratello Giovanni, alcuni amici intimi ed i due medici, pronti ad intervenire con punture ed inalazioni d'ossigeno. All'alba le condizioni di Caruso peggiorano. Alle ore sette arrivano Sorge, Moscati, Chiarolanza e Sodo, che si sono dati convegno alle otto per tentare l'operazione. Ma, brevemente, essi costatano che le condizioni di Caruso non consentono l'intervento chirurgico. Infatti, alle ore 9.07 Caruso, tra lo strazio di coloro che lo circondano, cessa di vivere.
Lo strazio dei presenti è indescrivibile; il fratello Gennaro, pazzo dal dolore, bacia più volte la salma dalla quale non vuole distaccarsi. Soltanto la fermezza di alcuni amici ha potuto allontanarlo nella stanza attigua. La salma è stato composto nello stesso letto nel quale Caruso si trova. Il volto ha un'espressione di serenità e non presenta nessuna traccia delle sofferenze subite. Intorno al viso è attaccata una fascia bianca che tiene chiusa la bocca. Ai piedi del letto un reverendo pronuncia le orazioni dei defunti. Alle 9,30 incominciano ad arrivare all'hotel Vesuvio i parenti del tenore, cui la triste notizia è stata comunicata telegraficamente. Alla signora Caruso la notizia è comunicata, con grande cautela, dal cognato Giovanni. La morte di Caruso si diffonde in un baleno per tutta la città ed alle ore 10,30 nell'atrio dell'hotel, già è presente una piccola folla di amici e di ammiratori. Il salottino affianco alla camera dove è morto Caruso, è trasformato in camera ardente. Il letto è al centro e quattro grossi ceri ardono all'intorno, piante e fiori sono sparse a profusione per ogni angolo. Ai piedi del letto otto monache elisabettiane pronunciano le orazioni dei defunti. Nell'attesa di organizzare i funerali, i familiari annunciano ai giornalisti che, per espresso desiderio dell'estinto, la salma di Enrico Caruso sarà imbalsamata.
La notizia della morte di Enrico Caruso è immediatamente telegrafata in America, a Firenze dove Caruso ha larghe proprietà e nei principali centri italiani. I familiari non sanno ancora dove trasportare la salma tra la chiesa di San Ferdinando e quella della Madonna delle Grazie. Alla fine le esequie si svolgono, alle ore 11 del 3 agosto, nella chiesa di San Francesco di Paola, dove il tenore Fernando De Lucia canta in sua memoria. Se l'Italia commemora Caruso con De Lucia, l'America lo ricorda con il tenore Eduardo Cianelli, il quale incide il 78g "Caruso miez'a li angeli" di Esposito-Gioie (la coppia d'autori che due anni prima hanno ceduto a Caruso il suo ultimo successo in dialetto napoletano).
Caruso mmiez'a li angeli
di P. L. Esposito (Pasqualotto)-Joe Gioie, 1921
Interprete: Eduardo Ciannelli
Comma 'na sporta 'e terra và po' munno,
ho avuto 'o stesso schianto, tale e quale,
cu' 'nu ricordo e lacreme a zeffunno
he mise a capa a lutto 'ngenerale.
Ma nun si muorto, nò, i' sento a voce,
che fa ca nun te veco 'mpursunato?!
Tu nun curave oro e brillante,
pronto sempe a succorrere e suspire.
Tiempo antico
(Versi e musica di Enrico Caruso)
Era lu tiempo antico
comm'era 'o Paraviso,
ca sempe benedico,
li bracce m'aparive 'mpietto m'astrignive.
Chine de passione
currevo 'mbraccio a tte.
Ma tu ca si 'nfamona,
cu tutt'e dduje uocchie e a vedè!
Ma chillu tiempo antico
te si scurdate, ojnè?
Penzanno 'o tiempo antico,
che ne sarrà de me?
Penzanno sempe o tiempo antico,
che ne sarrà de me?

Dal 2 agosto 1921 riposa a Napoli nel cimitero di Santa Maria del Pianto nel quartiere Doganella a pochi metri dalla tomba di Antonio de Curtis detto Totò.Il 31 maggio scorso Le loro tombe sono state oggetto di raid vandalici, , di notte, hanno portato via lo stemma nobiliare che il 'principe della risata' aveva costruito con le sue stesse mani e scassinato la porta della cappella del tenore e hanno portato via alcuni arredi della cappella. Nel bottino anche i candelabri in bronzo, stile gotico, che erano stati donati dall'artista Bruno Venturini, ambasciatore della canzone napoletana e cultore di Caruso. Fortunatamente o perche' non riuscivano a rivenderli o perchè pentiti del loro gesto i malfattori li hanno successivamente riconsegnati.

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Inviato da: peonia99
il 04/04/2012 alle 13:43
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il 06/06/2011 alle 12:54
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il 04/03/2010 alle 12:57
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il 02/03/2010 alle 10:40