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Ma Fioroni pare metter tutti d’accordo!
Post n°32 pubblicato il 09 Ottobre 2007 da picilongo
I concetti basilari delle Indicazioni ministeriali per la scuola dell’Infanzia e Primaria: innovazione e problematicità Come le nuove direttive vengono accolte nel nostro territorio La sperimentazione durerà due anni e solo a partire dal 2009 le Nuove Indicazioni sostituiranno definitivamente quelle allegate al decreto legislativo n. 59 del 2004. È questo un aspetto che trova tutti d’accordo a cominciare da Maria Rosaria Valentino, segretaria provinciale dello Snals di Lecce: “È molto positivo il carattere sperimentale delle Indicazioni: dai docenti alle associazioni sindacali si è chiamati a valutare e ad osservare criticamente. Noi sindacati saremo attenti in special modo verso l’organico perché è quella la nostra più grande paura: tagli al personale in seguito a delle riforme. I contenuti esterni sembrano dare un nuovo valore importante a quelle discipline fondamentali che in passato erano quasi state oscurate, si presta molta attenzione ai contenuti più che alla formalità estrinseca. Accogliamo favorevolmente le Indicazioni perché sono sperimentali e abbiamo la possibilità di valutare in itinere le criticità. È un passo avanti coinvolgere i sindacati in questa fase iniziale, consultazione che con la passata riforma non è avvenuta”. Quindi, poiché le scuole potranno sperimentare liberamente ogni aspetto delle Indicazioni, non c’è da preoccuparsi: almeno per un paio d’anni, rappresenteranno un punto di riferimento importante, ma non un obbligo di legge. Anche Carmen Indirli, dirigente scolastico presso il Primo Polo comprensivo “Ignazio Falconieri” di Monteroni di Lecce, afferma che “non ha individuato, nelle Indicazioni, importanti aspetti innovativi che non fossero fortemente legati allo ‘sguardo’ di chi legge, vale a dire, ad ancoraggi cognitivi, professionali, culturali che guidano ogni interpretazione, più che a veri e propri elementi di innovazione. L’attenzione va posta sulla valorizzazione dell’Autonomia scolastica, più volte sottolineata dal documento, che sembrerebbe restituire alla scuola un protagonismo negato dalle ‘eccessive’ Indicazioni precedenti, chiamandola a co-gestire questi due anni di sperimentazione attraverso la ‘traduzione’ didattica del testo ministeriale”. A ben vedere, nel testo delle Indicazioni pare che manchi l’indicazione e la selezione di pochi, chiari, forti obiettivi, capaci di creare nell’opinione pubblica aspettative non indeterminate verso la scuola e nella scuola responsabilità chiare e verificabili nei confronti della propria azione. Sarebbe questo il solo modo per avviare un circolo evolutivo virtuoso. Il motivo dominante è dato dalla dimensione del cambiamento continuo che caratterizza la società odierna e dall’essere ormai ogni territorio, “un microcosmo che su scala locale riproduce opportunità, interazioni, tensioni, convivenze globali”. Anche i sindacati sono soddisfati di questo accento. Al riguardo la dottoressa Valentino è ferma nel sostenere che “Per le scuole salentine è importantissimo il valore dato all’intercultura, cioè all’accoglienza dei compagni extracomunitari e all’integrazione che nella riforma Moratti era saltata. E siccome le scuole salentine sono state veramente coinvolte nei flussi migratori i ragazzi potrebbero partire da questo aspetto per potenziare l’intercultura e l’integrazione: è positiva l’attenzione alla formazione umana dei ragazzi oltre che ai contenuti scolastici. Finalmente, le Indicazioni sono accompagnate da un investimento economico già stabilito dalla Finanziaria del 2007: così si evita di perdersi in parole e la riforma della scuola può veramente compiersi”. Circa l’organizzazione scolastica ha le idee ben chiare il dirigente Indirli: “Il territorio, nelle sue componenti tradizionalmente e intenzionalmente educative (famiglia, enti locali, chiese, associazionismo, etc.), ma anche in tutto il sistema informale, deve ormai diventare un partner progettuale irrinunciabile per la scuola. Costruire il consenso intorno all’offerta formativa della propria scuola significa condividere il proprio progetto con l’utenza e con il territorio, attraverso momenti e occasioni di confronto e condivisione, che creino alleanze e complicità educative, relazioni e non solo rapporti. Quali suggerimenti? Individuare adeguate modalità di coinvolgimento del territorio nella sua dimensione istituzionale già nella fase di elaborazione del POF, perché è importante che la scuola tenga conto della programmazione territoriale predisposta dall’Ente Locale per armonizzare e ottimizzare l’intervento educativo, ma è anche importante negoziare col territorio responsabilità organizzative ed educative, che consentano di declinare gli obiettivi della scuola nella singolarità dei contesti. Il sistema informale e non formale, in quanto partner educativo, deve accettare le regole dell’educazione: intenzionalità e progettualità”. Marinella Miceli, maestra presso l’Istituto Marcelline di Lecce, individua nella centralità della persona l’aspetto basilare delle Indicazioni: “Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e con l’unicità della rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. In questa prospettiva i docenti dovranno pensare a realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui ed ora, che sollevano precise domande esistenziali che vanno alla ricerca di orizzonti di significato”. Il tema della “Centralità della persona” ruota attorno all’idea di singolarità dell’identità di ognuno nei suoi vari aspetti: “fasi di sviluppo”, “capacità e fragilità”, aspetti “cognitivi, affettivi, corporei, estetici, etici, spirituali”. Ovviamente la persona è vista anche nella rete di relazioni e nei “legami di gruppo”. Riverbera l’impegno a “insegnare le regole del vivere e del convivere”. Il discorso si apre a più dimensioni: si tratta di “partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale”. “L’obiettivo è quello di valorizzare l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente”. È interessante riflettere sul fatto che tanto più la scuola perde la capacità forgiativa non solo e non tanto per i suoi demeriti quanto per le trasformazioni e l’ampliamento delle occasioni e dei modi di apprendere al di fuori di essa, tanto più si ostina a rivendicarla. Questi ma anche altri aspetti sono condivisi dall’insegnante Carlo Pellè che presta il suo servizio presso l’Istituto Comprensivo di Lizzanello: “Condivido alcuni punti che il Ministro ha dichiarato di voler perseguire: grande rispetto per l’autonomia scolastica dentro una chiara cornice di norme nazionali, valorizzazione del carattere pubblico della scuola a prescindere dai soggetti erogatori e dalle condizioni sociali di partenza dei ragazzi, scuola che includa tutti, standard di qualità per la scuola dell’infanzia e lotta alla precarietà con il progetto di un piano pluriennale per superarla. Ma ciò che è necessario più di ogni altra cosa sono le strutture: non si può pensare a strutturare idealmente una nuova scuola se mancano le strutture materiali per accogliere bambini e ragazzi. E l’attenzione alle strutture scolastiche e cara anche al presidente della Provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino”. Le indicazioni per la scuola dell’Infanzia In apertura della presentazione della Scuola dell’infanzia è impossibile non cogliere, nel richiamo e nella “equilibristica” definizione del rispettivo apporto storico di ordini religiosi e parrocchie da un lato ed enti locali dall’altro, una stucchevole preoccupazione politica, mentre non si affronta il tema, maturo da tempo, della progressiva unificazione fra scuole comunali e statali attraverso il processo di decentralizzazione. Circa le finalità sono riprese le tre grandi coordinate degli autorevoli Orientamenti del 1991: identità, autonomia, competenza e cittadinanza, Circa le famiglie si auspica che gli insegnanti “aiutino i genitori a prendere più chiaramente coscienza della responsabilità educativa che è loro affidata”. È da tener presente, comunque, che la titolarità educativa è primariamente dei genitori. La collaborazione tra insegnanti e genitori, sempre più importante e sempre più prevista dai documenti normativi, ma sempre poco chiara circa i ruoli, richiede che lo statuto dei docenti sia rivisto in relazione a questo aspetto, troppo affidato alla loro buona volontà. Ma c’è anche una incentivazione alla valorizzazione del tempo. La presenza di bambini e adolescenti con radici culturali diverse deve trasformarsi in un’opportunità per tutti. Ciò avviene su un preciso territorio; per Marinella Miceli “Ogni singola persona nella sua esperienza quotidiana deve tener conto di informazioni sempre più numerose ed eterogenee e si deve confrontare con la pluralità delle culture: il bambino si trova ad interagire con culture diverse e alla scuola della nostra provincia, da sempre ponte tra Oriente e Occidente, spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni bambino sviluppi un’identità consapevole della propria cultura e aperta al valore dell’accoglienza per realizzare l’ideale dell’unità nella diversità”. In conclusione si ha l’impressione di una scuola dell’infanzia centrata più sugli aspetti intellettuali che derivano dal fare che, prima di tutto, sul fare stesso nelle sue ricche fondamentali articolazioni. Un fare che, invece di avere un suo statuto di compiutezza e autonomia, risulta troppo direttamente ancillare rispetto agli aspetti di riflessione. La scuola del primo ciclo Il documento si sviluppa in 4 sezioni: il senso dell’esperienza, l’alfabetizzazione culturale di base, la cittadinanza, l’ambiente di apprendimento, discipline e aree disciplinari. L’accento è posto sul senso dell’esperienza: i docenti dovrebbero affrontare le situazioni di disagio, quali che siano, e affrontarle con gli alunni e con i loro genitori. Ciò è appannaggio della qualità della scuola e dell’istruzione. “È giusto – sostiene ancora l’insegnante Pellè – che il Ministro sulla valutazione della qualità abbia introdotto la necessità di valorizzare ruolo e funzione dei docenti individuando indicatori per la valutazione della qualità della scuola. La scuola, seguendo l’insegnamento di don Milani deve essere di tutti e per tutti. Occorre ancora stabilire condizioni di certezza e serenità: gli interventi devono essere tempestivi in modo da dare certezza alle scuole. Abbiamo condiviso l’ottica del Ministro di interventi correttivi e di aggiustamento. È ottimo che gli insegnati siano coinvolti e possano esprimere il loro parere”. Il tema dei diritti di cittadinanza attraversa ampiamente e connota tutte le Indicazioni, intrecciandosi con quello dell’apertura e della pratica collaborativa e comunicativa. Circa l’alfabetizzazione culturale di base le Indicazioni lasciano aperto un problema che non si è mai finora esplicitamente dibattuto all’interno della scuola italiana, forse per le forti ricadute sul personale docente. In generale da questi documenti emerge l’immagine di un bambino e di un adolescente molto versatile, passato certamente attraverso una grandissima quantità di situazioni di apprendimento significative e quindi ricco di esperienze intellettuali, ma non altrettanto padrone di schemi cognitivo-operativi consolidati. Come verranno applicate le Indicazioni? Per Marinella Miceli l’attuazione deve avvenire “riscoprendo e valorizzando nel linguaggio della nostra professionalità il termine collegialità perché la disponibilità di una comunità coesa di adulti solidamente responsabili è la condizione fondamentale per la costruzione di un ambiente educativo e didattico efficace. La scuola deve offrire ai bambini occasione di apprendimento dei saperi e dei linguaggio culturali di base, i bambini devono acquisire gli strumenti di pensiero necessario per apprendere e selezionare le informazione e deve dare senso alla varietà delle esperienze al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la loro vita”. Carmen Indirli puntualizza che “non ‘applicherà’ le Indicazioni del Ministero tout court: in virtù del principio fondamentale che per poter decidere bisogna conoscere, e anche dell’art. 1 del D.M. 31 luglio 2007 che me ne dà facoltà. Nella nostra scuola abbiamo progettato, all’interno del Collegio, un lavoro di ricerca, analisi e confronto che, attraverso l’articolazione in gruppi di lavoro disciplinari e per aree, a differenti livelli e nelle diverse sezioni, porterà ad individuare eventuali elementi innovativi che meglio consentano di rispondere alle esigenze formative dei nostri allievi e a verificare la congruità dei contenuti proposti. Abbiamo previsto degli incontri tra lo staff di progetto e i rappresentati di genitori, di autorità locali e di associazioni che a diverso titolo si interfacciano con la scuola, riconoscendo loro il ruolo di partner educativi con cui condividere proposte ed impegno, progettare e realizzare insieme il percorso formativo degli allievi”. Da parte nostra, in un modo o nell’altro, utenti del mondo scolastico non ci resta che augurare un buon lavoro a tutti gli “addetti ai lavori”! |
Inviato da: Anonimo
il 08/04/2008 alle 22:44
Inviato da: picilongo
il 08/04/2008 alle 14:57
Inviato da: Anonimo
il 01/04/2008 alle 00:19
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 13:03
Inviato da: picilongo
il 19/03/2008 alle 09:31