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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Post n°43 pubblicato il 21 Gennaio 2008 da picilongo
Foto di picilongo

 La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani compie 100 anni!

Cento anni di invocazioni intrecciate con la vita di tanti sorelle e di tanti fratelli cristiani.

Cento anni di un itinerario, di un esodo sì, perché la preghiera, senza aggettivi è essenzialmente ecumenica o non è così come l’esistere del cristiano o è ecumenico o non è, è sempre un uscire da sé orientandosi verso l’Altro, riscoprendo gli Altri.

Si tratta dell’espressione della comune vocazione battesimale.

Un esodo! Rileggere la storia delle origini della Settimana di preghiera è infatti cogliere itinerari spirituali avvincenti disegnati da figure profetiche come l’anglicano Wattson che la propose nel 1908 e l’abbè Couturier che la purificò dall’orientamento confessionale, cattolico, aprendola, com’è proprio di ogni preghiera, all’inedito di Dio, allo stupore del suo dono, alla piena disponibilità degli oranti, appartenenti ad ogni confessione, a invocare l’unità “come Cristo desidera con i mezzi che egli desidera”.

Mutamento di prospettiva e di percorso di conversione, dal “ritorno” alla Chiesa di Roma, al “ritorno” di tutti e di ciascuno all’obbedienza all’univo Vangelo del Signore.

Disponibilità a rintracciare il volere di Lui spostando l’asse dell’attenzione da se stessi al Padre per tornare a vivere insieme rapporti riconciliati, aperti, creativi e liberanti perché fecondati dall’azione dello Spirito.

La preghiera del Signore, il “Padre Nostro”, riscoperta in tutta la sua profondità forma menti e cuori rinnovati. Cuori rinnovati: l’ecumenismo passa, così si esprime l’Unitatis redintegratio attraverso la conversione del cuore, cioè dal profondo sentire dell’uomo; è un cammino in profondità che rifugge perciò da approssimazioni e superficialità; che, pertanto non si lascia frenare dal mutare dei tempi: in tempo opportuno e non opportuno si è sempre ecumenici se si è cristiani. Naturalmente ciò non esclude la fatica di discernere, di avere un approccio colmo di agape anche per coloro che dubitano, contestano, condannano: un approccio fatto di ascolto delle ragioni altrui e di continuo riferimento alla Parola del Signore; un approccio umile propenso a volte più al silenzio che alla parola, scevro dalla tentazione della “risposta immediata” quasi sempre viziata da ansia e da autoreferenzialità.

Preghiera, quindi strettamente correlata alla radicalità della sequela del Signore, inscindibile!

Tutto questo è narrato dai 100 anni di Settimana di preghiera.

Pregare insieme è la traccia di preghiera per quest’anno: un sussidio per le Chiese preparato insieme. Insieme è la modalità della risposta esistenziale alla confessione orante del Padre Nostro. Scrive a questo proposito il cardinale Kasper: “La preghiera del Signore inizia con un vocativo profondamente intimo: “Padre Nostro”. Insieme al Signore rendiamo grazie al Padre in comunione con tutti i battezzati. Per questa ragione e malgrado le divisioni, questa preghiera rimane bene comune di tutti i cristiani e una pressante esortazione a pregare per la loro unità” (cf. W. Kasper, Ecumenismo spirituale, linee guida per la sua attuazione, Città Nuova, Roma 2006, pp. 47-48).

Preghiera-vita! Abbiamo un lungo cammino di purificazione da intraprendere ancora!

La nostra preghiera deve imparare, attraverso la distinzione delle nostre ipocrisie e della nostra vanità, a gustare la dolcezza del perdono concesso a colui che riconoscendosi in verità, peccatore, ha la fiducia “Abbi pietà di me, peccatore”. “Su chi poserò lo sguardo? Sull’umile” dice Dio.

Il sentiero dell’umiltà è il sentiero del movimento ecumenico perché è il sentiero della totale incondizionata obbedienza alla volontà di Dio: ut unum sit!

Questo sentiero è stato percorso, tra gli Altri e con Altri luminosi testimoni e profeti, anche dalla Beata Maria Gabriella Saggheddu, Trappista. La sua preghiera è stato il dono di sé, la Vita. Così siamo chiamati a pregare sempre insieme.

 
 
 
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