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Post N° 46
Post n°46 pubblicato il 06 Marzo 2008 da picilongo
Sir Karl R. Popper, La conoscenza e il problema corpo-mente (conferenza tenuta all’Università di Emory nel 1969), Il Mulino, Bologna1996. Conoscenza: à soggettiva à oggettiva Teoria dei 3 mondi, Autonomia del mondo3 Linguaggio, Evoluzione, Interazione, Razionalità, Libertà Per capire la relazione tra il corpo e la mente, dobbiamo in primo luogo riconoscere l’esistenza della conoscenza oggettiva compre prodotto oggettivo e autonomo della mente umana e, in particolare, i modi nei quali noi usiamo questa conoscenza come sistema di controllo per la risoluzione dei problemi. La conoscenza: oggettiva e soggettiva A) il problema dei due tipi di conoscenza e la loro relazione Conoscenza nel senso oggettivo à «è noto che l’acqua consiste di idrogeno e ossigeno»; «è noto che siamo in grado di spiegare le strutture atomiche e nucleari nei termini delle cosiddette particelle elementari, ma non è noto se le particelle elementari possiedano a loro volta una struttura: si tratta ancora di un problema aperto». Il pensiero in senso oggettivo à è il contenuto di qualche enunciato o la connessione interna di un’argomentazione o la difficoltà che costituisce un problema irrisolto. Ci si può connettere ad esso in senso soggettivo in qualsiasi istante successivo. Conoscenza nel senso soggettivo à «Egli sapeva di superare il limite di velocità; egli sapeva che l’acqua è composta di idrogeno e ossigeno; egli osservò che c’era la luna piena; egli osservò un disco giallo; egli vide un bagliore giallo» Il pensiero in senso soggettivo è un processo razionale che può essere molto diverso in occasioni diverse e in persone diverse e si verifica in un certo istante. Molti filosofi discutono la conoscenza soltanto nel senso soggettivo arrivando ad assumere che la conoscenza oggettiva consiste di una moltitudine di elementi di conoscenza soggettiva interconnessi in qualche modo. Per P. è l’opposto: è interessato principalmente alla conoscenza oggettiva sostenendo che non possiamo nemmeno cominciare a capire la conoscenza soggettiva se non studiamo la crescita della conoscenza oggettiva e l’interazione tra i due tipi di conoscenza. Perché è importante il problema della conoscenza? Perché incide sul problema della razionalità, sulla conoscenza scientifica, sulla nostra civiltà, sulla responsabilità dello scienziato. Allora il problema della conoscenza può essere discusso in modo critico e razionale. B) il problema mente-corpo à viviamo in un mondo di corpi fisici, e noi stessi abbiamo corpi fisici. Quando vi parlo, tuttavia, mi rivolgo non ai vostri corpi ma alle vostre menti. Quindi oltre al primo mondo, il mondo dei corpi fisici e dei loro stati fisici e fisiologici, (mondo1) sembra esista un secondo mondo, il mondo degli stati mentali (mondo2). Nasce allora il problema riguardante la relazione tra questi mondi, il mondo1 degli stati o processi fisici e il mondo2 degli stati o processi mentali. (Es.: suono della mia voce, recepito con le orecchie, elaborato nel pensiero). Secondo Cartesio, la mia mente ora agisce sul mio corpo, che produce suoni fisici. Questi agiscono a loro volta sul vostro corpo, vale a dire sulle vostre orecchie; e dunque il vostro corpo agisce sulla vostra mente, facendovi pensare. Cartesio e i cartesiani chiamavano questo processo ‘interazione’ tra corpo e mente. Noi possiamo modificare questa definizione parlando di un’interazione tra stati mentali e stati fisici. Poiché ciò che interagisce può essere detto reale, possiamo accettare la realtà di questi due mondi. Posso perciò descrivermi come un dualista cartesiano. Di fatto sto addirittura facendo più di Cartesio: sono un pluralista poiché accetto la realtà anche di un terzo mondo, che chiamiamo mondo3. Con mondo3 intendo, più o meno, il mondo dei prodotti delle menti umane. Questi prodotti sono talvolta cose fisiche come le sculture, i dipinti, i disegni e gli edifici di Michelangelo. Queste sono cose fisiche, ma sono un tipo molto particolare di cose fisiche: nella mia terminologia esse appartengono sia al mondo1 sia al mondo3. altri prodotti delle nostre menti non sono cose precisamente fisiche. Consideriamo un’opera teatrale di Shakespeare. Si può dire che il libro scritto o stampato è una cosa fisica come, poniamo, un disegno. Ma l’opera rappresentata chiaramente non è una cosa fisica, sebbene magari la si possa definire come una successione molto complessa di eventi fisici: nessuna rappresentazione dell’Amleto si può definire identica all’opera in sé Amleto scritta da Shakespeare. L’Amleto in sé appartiene al mondo3. (altro esempio una sinfonia in sol minore di Mozart). Il mondo2 interagisce non soltanto col mondo1, come pensava Cartesio, ma anche col mondo3 svolgendo una funzione di intermediario. È soltanto attraverso la nostra intermediazione che il mondo1 è in grado di agire sul mondo3. La conoscenza oggettiva appartiene di per sé al mondo3; essa costituisce la parte biologicamente più importante del mondo3 e la parte che ha le più importanti ripercussioni sul mondo1. L’evoluzione, poi, della mente si è svolta insieme al mondo3 e alla conoscenza oggettiva: l’approccio al mondo3 avrà un orientamento biologico: esso farò uso di idee evoluzionistiche. Come cresce la nostra conoscenza? La soluzione è uno schema tetradico molto semplificato del metodo di eliminazione per prova ed errore[1]: P1 à TT à EE à P2 Questo schema dice che la nostra conoscenza parte da un problema e si conclude con un altro problema. (Es.: ‘Ford’). Quando ci sono più teorie in competizione tra loro, ci sono anche più soluzioni che portano a nuovi problemi sulla base di una DVC (discussione valutativa critica). Per quanto riguarda la conoscenza soggettiva, gran parte di essa deriva semplicemente dalla conoscenza oggettiva. Impariamo molte cose dai libri e all’università, ma non avviene l’inverso: sebbene la conoscenza oggettiva sia fatta dall’uomo, raramente viene fatta sulla base della conoscenza soggettiva. Un frammento di conoscenza soggettiva (mondo2) diventa oggettiva (criticabile secondo i criteri del mondo3) mediante la sua formulazione in un linguaggio. La maggior parte della conoscenza soggettiva consiste di potenzialità innate: disposizioni o modificazioni di disposizioni innate[2]. Teoria della mente come secchio: come conosco? Acquisisco conoscenza attraverso i sensi – occhi, orecchie, naso e lingua (tatto) ed entra nel mio secchio attraverso essi. Questa è in estrema sintesi la teoria di Locke, Berkeley, Hume. Questi filosofi vissero prima di Darwin. Per P. dopo Darwin nessuno può ritenere ragionevole questa posizione: 1. Le aspettative precedono di fatto le somiglianze e la ripetizione. Il bambino, o il vitellino, appena nato si aspetta di essere nutrito. Egli sa come succhiare e si aspetta che gli si dia qualcosa da succhiare. Nel caso dei gatti appena nati, questo si verifica prima che essi aprano gli occhi. 2. Si possono fornire ragioni logiche perché le cose debbano stare così: senza disposizioni innate – disposizioni ad imparare – non potremmo mai imparare alcunché. 3. Ci sono bambini che nascono ciechi e sordi. Tuttavia non solo parlano un linguaggio tattile, ma possono scrivere ed essere umani nel pieno delle loro capacità. L’intelletto e l’immaginazione non hanno bisogno né della vista né dell’udito per funzionare. Il punto decisivo è la disposizione innata ad imparare un linguaggio: questo ci fornisce la chiave per il terzo mondo. [1] P1 denota il problema dal quale si parte (pratico o teorico); TT è una teoria provvisoria che proponiamo per risolvere il problema; EE denota un processo di eliminazione degli errori, attraverso controlli critici o discussione; P2 denota i problemi con i quali concludiamo. [2] Per esempio: parlare l’inglese o il francese è una disposizione acquisita. Ma la base, la disposizione ad imparare qualche linguaggio umano, è una caratteristica innata della sola specie umana. |
Inviato da: Anonimo
il 08/04/2008 alle 22:44
Inviato da: picilongo
il 08/04/2008 alle 14:57
Inviato da: Anonimo
il 01/04/2008 alle 00:19
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 13:03
Inviato da: picilongo
il 19/03/2008 alle 09:31