BDsM

Nel dungeon di una Mistress

 

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Perchè la scelta del BDsM?

Foto di blooddragon

Ci sono molte persone che vorrebbero sperimentare il BDsM. Quindi che fanno: prendono il computer, si collegano ad internet, digitano www.gabbia.com, scorrono gli annunci dei Master o delle Mistress ed infine scrivono all’indirizzo corrispondente all’annuncio che più li ha interessati.

Chi si trova dall’altra parte si vede arrivare (soprattutto se Mistress) qualche decina di centinaia (!!!) di mail in risposta ad ogni singolo annuncio. Escludiamo: quelli che ti rispondono fischi per fiaschi, i curiosi, i grafomani, gli indecisi, i modaioli, i “famolostranisti” e quelli che pensano di farsi una gran scopata gratis dopo aver ricevuto due pacche sul culo (scusate il francesismo ma altrimenti non rende). Restano quelli che, almeno in teoria, vorrebbero davvero provare a giocare.

La Mistress di turno si arma di santissima pazienza, qualche ettolitro di caffè ed una scorta di ore libere ed inizia a leggere le mail: alcuni dicono di voler essere schiavi, altri di volersi sentire dominati ed infine ci sono quelli che vorrebbero provare dolore. Più o meno le richieste possono essere pressoché tutte catalogate in queste tre categorie.

Sfortunatamente non funziona così; non siamo al supermercato dove chi mette un annuncio è una merce su uno scaffale che viene presa, valutata e, se soddisfacente, accquistata per la bisogna. Le cose sono un tantinello più complicate.

Il punto è che queste persone, per soddisfare i loro bisogni, devono fare il primo passo, che è il più importante; e non si tratta di trovare un Master o una Mistress con esperienza, capacità, sensibilità e gusti compatibili con i propri. E’ qualcosa di infinitamente più facile e difficile al tempo stesso; ma facciamo un attimo un passo indietro.
In una qualunque situazione BDsM si parla di scambio di potere; una parte esercita il potere di prendere decisioni sull'altra. Non è cosa da poco se fatta seriamente! Perchè? Perchè ha implicazioni devastanti se non si è pronti a subirne tutte le conseguenze, oppure viene vissuta come un qualcosa che ci scivola sopra senza toccarci veramente perchè non possiamo viverla e farla diventare nostra.

Qual’è il problema? La relazione dom/sub funziona così, la parte sottomessa diventa volontariamente vulnerabile ma per "diventare" così bisogna comprendere cosa significhi essere vulnerabile (sia fisicamente che psicologicamente).

La natura volontaria di questa situazione è estremamente importante; dubito ci si possa essere costretti ma, con un opportuno trattamento e una buona dose di rispetto reciproco, si possono trarre grandi giovamenti dalle esperienze che si fanno in questo modo.
Alcuni forse non saranno d'accordo sul fatto che un vero "schiavo" desideri forse più di ogni altra cosa essere gradito al suo Master (uso il maschile ma è da intendersi per entrambi i generi in entrambi i ruoli), ma io credo sia quasi sempre vero. Perchè?
Intanto perchè i sub BDsM non sono carne da macello e sono tutt’altro che persone stupide. Ci vogliono due palle così per mettersi nudi di fronte ad un estraneo e dirgli: “Fammi del male”. Sono persone che hanno bisogno e vogliono fare esperienza con ciò che i Master hanno loro da offrire, soprattutto per provare a loro stessi che sono in grado di farcela.
Molti Master rispettano il sottomesso per la sua volontà di piacere e di essere vulnerabile.
Il Master e lo schiavo (Top/bottom, Dom/sub) possono condividere il piacere di ciò che stanno facendo, specialmente se questi termini sono definiti nello stesso modo e se hanno ben compreso il concetto di volontaria vulnerabilità.
Desidero sottolineare che tale concetto non si applica solamente alle relazioni a lungo termine, infatti, questo è il nocciolo di moti altri tipi di gioco di "scambio di potere" (power exchange) che possono essere meno lunghi della relazione Master/slave ma che possono coinvolgere i partner in sessioni BDsM in cui il primo elemento deve essere la volontà del sub a rendersi volontariamente vulnerabile e per i Dom l’accettazione di questo come un dono prezioso da ricompensare e soprattutto da rispettare.
L‘essere volontariamente vulnerabile ha molti aspetti, ma desidero soffermarmi in particolare su due di questi:
1. si diventa vulnerabili quando si è in grado di esprimere i nostri bisogni a qualcuno che li possa soddisfare. Nella nostra società questo è visto negativamente (come una debolezza) perché implica che noi non siamo in grado di soddisfarli autonomamente. Un sub che dica: "Per favore, ho bisogno di..." esprime sia la necessità che il desiderio di perdere il controllo su se stesso e, di conseguenza, di essere volontariamente vulnerabile;
2. per essere vulnerabili in ogni tipo di relazione (comprese quelle amorose o di matrimonio o di lavoro o, comunque, sociali) è necessario porsi nella condizione di essere feriti anche in modi penosi. Il ferimento può essere psicologico, naturalmente (e questo tipo di offesa è la più dolorosa di tutte). Un sub può mettersi nella condizione di fare esperienze di dolore fisico, e lo fa volontariamente, confidando che il suo Dom capisca i suoi bisogni e i suoi limiti e che accetti la sua vulnerabilità come un dono che verrà restituito all'interno della piacevole esperienza che li vede coinvolti. Questo non è un compito facile sia per il Dom che per il sub.

Senza questa presa d’atto e questa offerta di disponibilità il BDsM si riduce ad una sterile scenetta degna di un B-movie che non porta soddisfazione a nessuno.

Di converso, può un Dom dire anche lui: "Ho bisogno di.."? Certo, ma solo con sub che siano in grado di dare qualcosa anche loro al rapporto e che non siano convinti di avere solo il diritto di prendere senza nulla dare.

Alcuni Dom credono che prendendo ciò di cui hanno bisogno non saranno vulnerabili. Niente di più sbagliato. Se si metteranno in gioco anche loro avranno la possibilità di crescere e di sentirsi davvero persone migliori. Come? Un'alternativa al solo sfruttamento del sub, potrebbe essere l'approfondimento, con questo, delle sue paure, delle sue ansie spiegando in cambio al sub come questo rapporto ci cambia.
Questo modo di comunicare in entrambe le direzioni, oltre a dimostrare comprensione ed attenzione, è un modo di chiedere una maggiore vulnerabilità volontaria; è il modo, attraverso il quale, il Dom dice: "Ho bisogno di..." e per avere il proprio partner disponibile ai suoi bisogni.
Non c'è bisogno di una persona particolarmente brillante (o di un sub particolarmente perspicace) per accorgersi che un Dom che evita la comunicazione e che si limita solo a prendere, è più debole di quanto non faccia intendere. Io sostengo che un Dom in grado di dire: "Ho bisogno di..." ha come conseguenza quella di avere un partner che lo soddisfa con gioia e volontà. Anche questa è una parte importante per essere un buon Dom. Un buon sub si vedrà da come reagisce a questo tipo di rapporto, naturalmente.
Molti sottomessi vorrebbero superare i loro limiti, vorrebbero che i loro Dom i conducessero ai limiti della loro capacità di essere vulnerabili ma, nello stesso tempo, hanno bisogno della certezza che si stanno fidando di un Dom che avrà a cuore la loro cura e che condurrà il gioco con reciproca soddisfazione. Non è piacevole che un Dom si blocchi al primo lamento. Non è piacevole che un sub sia tenuto sotto i suoi reali limiti ma nemmeno ferito in maniera tale che dimostri che il Dom difetta di compassione e attenzione.
Questo non significa che il proprio Dom sia una Dama di San Vincenzo e nemmeno "l'assassino della motosega"; significa solo che, anche mentre si infligge dolore (spingendo il sub ad affrontare i suoi limiti), il Top debba procedere con amore e cura.

In una sottomissione voluta, accettata con affetto e attenzione, con gioia ed intima complicità; senza questi presupposti si ha solo un rapporto di mero abuso o uno scialba scenetta da guitti d’avanspettacolo.

Di solito non racconto mai le esperienze personali ma, in questo caso, ve n’è una che credo calzi a pennello. Poco tempo fa ho avuto una esperienza con una giovane donna che in precedenza non aveva mai avuto esperienze BDsM. Abbiamo passato molto tempo insieme, durante il quale ha appreso molto, si è evoluta ed ha deciso di diventare volontariamente vulnerabile e sottomessa per alcune situazioni abbastanza spinte nelle quali non aveva alcuna esperienza. Alcuni giorni fa abbiamo avuto una discussione. Perchè? Perchè la comunicazione tra di noi si era interrotta ed è accaduto per colpa mia. A causa di problemi personali io mi ero ritirata in me stessa. Alla fine le ho chiesto: "Di che cosa hai bisogno?" Sono rimasta basita da quella che è stata la sua risposta: "Ho bisogno (lunga pausa)... di essere usato. Per favore!" Naturalmente non voleva dire che veramente volesse essere "usato". Intendeva essere vulnerabile per partecipare gioiosamente; essere "usato" è passivo e umiliante mentre essere volontariamente vulnerabile è donare, donare sé stessi con entusiasmo.

Questo significa che, soprattutto chi è ancora giovane, non riesce a percepire affatto il suo bisogno di dare amore attraverso il dono della cosa più preziosa che ha: se stesso. Lo esprime quindi con un “voglio essere usato” che va, appunto, interpretato alla luce di ciò che abbiamo appena detto.
Un’altra persona che conosco mi ha raccontato un altra situazione molto esplicativa: questa Mistress ha avuto un'esperienza con un ragazzo che era terrorizzato dagli aghi.
Dopo aver fatto una pausa di qualche minuto per rilassarsi (questo capitava dopo una scena piuttosto pesante con l'introduzione di sonde nel pene che preoccupava entrambi ma che mandarono in estasi il sub come non avrebbe mai potuto supporre) gli chiese se avesse voluto essere vulnerabile per qualche gioco con gli aghi. Iniziarono con aghi molto sottili per finire con aghi più spessi. Piangeva continuarono di comune accordo per scoprire quanti sarebbe riuscito a sopportare. Ogni volta che superava un livello la Mistress lo abbracciava e lo baciava e gli rinnovava la promessa di un orgasmo selvaggio alla fine della scena. Soprattutto ha compreso quanto lei apprezzasse il dono che lui le stava facendo: la sua vulnerabilità. Alla fine lui apprezzo il dono che lei gli aveva fatto: il trionfo sul dolore, sulla paura per gli aghi e la certezza che avrebbe potuto affrontare qualsiasi sfida.
Ho giocato con una deliziosa ragazza sub che ne veniva da una brutta storia di dipendenza da cocaina e che all'inizio mi chiamava "Signora". Gli ho detto di chiamarmi Rossella fino a quando non avremmo avuto maggiori esperienze insieme. Perchè? Ritengo che una Mistress deve guadagnarsi il rispetto del sub. Abbiamo fatto alcune cose piuttosto impegnative. Alla fine della giornata mi ha detto "Grazie Signora". Vi posso assicurare che entrambi eravamo vulnerabili reciprocamente, anche se in modo differente.
Ognuna di queste esperienze è stata soddisfacente per entrambe le parti sia da un punto di vista fisico che psicologico ma tutte queste esperienze hanno richiesto che il sub diventasse volontariamente vulnerabile e che il Dom accettasse ed esplorasse questa vulnerabilità come un dono per poterlo apprezzare e cercare di incontrare i bisogni del bottom ottenendo da questo anche la sua propria soddisfazione.

 
 
 
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Un blog di: blooddragon
Data di creazione: 04/10/2007
 
 

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