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L'Imbriago

Post n°1814 pubblicato il 14 Marzo 2013 da profumo_di_caffe

di Palermo Giangiacomi


Zebibo Paccalossi, vagabondo senza arte né parte, squattrinato e perennemente ubriaco, fugge dall'osteria senza aver pagato il conto. Inseguito per i vicoli di una Ancona notturna da Besciga, l'infuriato proprietario del locale, che reclama il pagamento di quanto dovutole, è infine raggiunto in una piazzetta mentre sta decantando al pubblico i pregi del vino.
Dall'esilarante scambio di battute emerge tutta l'ironia surreale e provocatoria di questo ubriacone filosofo, sostenuta da una disarmante quanto inaspettata capacità logica e dialettica.
Nota dolente per i due amici, il rapporto con l'Autorità, alla quale mal si assoggettano, e che diventa fonte prima di tutti i loro guai.
Nel corso di quella stessa notte altri fatti accadono a Zebibo: il furto di una gallina, l'incontro col suo vecchio amico Nespola, col Pizzardone particolarmente solerte, col tronfio ed arrogante brigadiere Cosimo Disiroppa che lo arresta per schiamazzi notturni e resistenza a Pubblico Ufficiale.

Il secondo atto vede Zebibo in Tribunale, alla sbarra degli imputati, alle prese con una arcigna Pretoressa e un agguerrito Pubblico Ministero, guardato a vista da un carabiniere e difeso da uno strampalato avvocato, che per arginare le veementi accuse di Disiroppa non trova di meglio che chiamare a deporre gli allegri compagni di sbornie di Zebibo.
Ma a nulla varranno le testimonianze di Nespola, ripulitosi per l'occasione, e di Camperio Campi, afflitto da una drammatica balbuzie, esilarante nei suoi tentativi di scagionare l'amico.
E così Zebibo, trascinato per l'ennesima volta in prigione, uscirà mestamente di scena, non prima però di aver ricoperto di insulti il suo incapace ed esterrefatto Difensore.

 
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