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Creato da profumo_di_caffe il 14/01/2007
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Fuochi della Venuta
I focarelli anticamente venivano accesi all'ora del vespro per indicare con la luce dei fuochi, la direzione agli angeli che trasportavano la Santa Casa della Madonna a Loreto...
La giornata del 10 dicembre è poi diventata simbolo dei marchigiani proprio perché questa festa, detta Festa della Venuta o della Madonna del Tettarello, era la più caratteristica della regione.

Note Storiche sui fuochi della "Venuta"
Nella tarda sera del 9 dicembre si accendevano e, in qualche posto, ancora si accendono i falò, a ricordo della «Traslazione» della Casa nazaretana di Maria a Loreto, avvenuta, secondo la tradizione, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294.
L'uso risale al 1617 e si deve all'iniziativa del cappuccino fra Tommaso d'Ancona. Fu ratificato dal Comune di Recanati il 10 dicembre 1624, il quale stabilì che si dovessero accendere «fuochi in tutte le campagne».
Da allora l'uso si diffuse in tutte le Marche e in molte regioni italiane, assumendo una variegata denominazione. In Umbria sono chiamati i falò del «Passaggio», in Toscana del «Tragitto» e nel Lazio del «Tranzito». I fuochi vengono denominati anche, nei vari dialetti: «fogarò», «focaracci», «fochère», eccetera.
Il rito popolare era articolato diverse fasi. Anzitutto la preparazione con la raccolta della legna abbandonata nelle campagne circostanti. La sera del 9 dicembre, nell'ora stabilita, la gente del quartiere o della contrada si riuniva in un luogo, recando seggiole e sgabelli, per partecipare all'accensione del falò tra le grida festanti dei presenti, soprattutto dei bambini, che immaginavano il volo della Madonna con il Bambino, seduta sulla Casa nel cielo buio della notte. Seguivano poi le preghiere consistenti nella recita del Rosario e delle Litanie Lauretane. Tutti partecipavano con devozione, rispondendo coralmente.
Dopo il canto finale, i bambini e i fidanzati, presi per mano, gareggiavano nel saltare il falò, tra le grida dei presenti. Il rito si concludeva in un clima di festa, dove preghiera, svago e gioiosa comunione fraterna convivevano, nel segno di una sincera devozione mariana. Alcuni raccoglievano le ceneri del falò e le conservavano quale segno di protezione da parte della Vergine Lauretana.
Negli anni Sessanta/Settanta del secolo XX, l'uso dei falò della «Venuta» si è attenuato, per diverse ragioni. Da alcuni anni però, nel generale tentativo di recuperare le sane tradizioni popolari, esso si è notevolmente ravvivato, assumendo una maggiore consapevolezza sul piano della devozione mariana, con una più varia scelta di preghiere e di canti. Soprattutto i giovani partecipano al rito, dandosi appuntamento in qualche piazzola del centro urbano o della periferia.
I falò possono avere anche una valenza simbolica: luce nei momenti bui della vita e calore nelle stagioni gelide dell'anima, con lo sguardo fisso alla Casa dell'Incarnazione del Verbo di Dio, salvezza degli uomini, e alla Madonna, invocata nelle Litanie Lauretane come «Porta del Cielo» e «Stella del mattino».
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