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CURATO AGITATO (4 RISATE)

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Il nuovo curato della parrocchia era molto nervoso per la sua prima messa e quasi non riusciva a parlare. Domandò quindi all'arcivescovo come poteva fare per rilassarsi e questi gli suggerì di mettere alcune gocce di vodka nell'acqua della messa. Così fece. Si sentì così bene che avrebbe potuto fare la predica in mezzo ad una tempesta.Però quando tornò trovò la seguente lettera dell'arcivescovo:                                                                                                                                                        

"Caro Don Angelo, qualche appunto spicciolo: 1) Per la prossima volta, metta gocce di vodka nell'acqua e non gocce d'acqua nella vodka e non metta limone e zucchero sul bordo del calice. 2) La prossima volta sorseggi, invece di scolare. 3) La manica della tonaca non deve essere usata come tovagliolo. 4) L'altare non e' un mobile-bar e il messale non e' un sottobicchiere. 5) Ci sono 10 comandamenti e non 12.6. Ci sono 12 discepoli e non 10.7 e i vizi capitali non sono i peccati degli abitanti di Roma. 8) Non ci si riferisce alla croce come "quella grande T di legno". 9) Non ci si riferisce a Gesù Cristo e i suoi discepoli come "GC e la sua band". 10) Non ci si riferisce a Giuda come "quel figlio di puttana", e sua madre e suo padre non erano rispettivamente una zoccola e un ricchione. 11) Davide ha sconfitto Golia, non ha cercato di inchiappettarlo. 12) Non si riferisca a Giuda come al "fetentone". 13) Il Papa è sacro, non castrato, e non si usa chiamarlo “Il Padrino”. 14) Giuda ha venduto Gesù nel Sinedrio, non in un "localaccio malfamato" o nel bazar persiano. 15) E il prezzo erano 30 monete d'oro, non "30 sacchi".

 

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16) Il  Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono il Vecchio, Junior e il Fantasmino. 17) Quella "casetta" era il confessionale e non la toilette. La toilette dove ha orinato a metà messa in realtà era il confessionale... e non è bello bestemmiare perché non hanno messo lo sciacquone .18) L'iniziativa di chiamare il pubblico a battere le mani è stata lodevole, però ballare la macarena dopo aver fatto la selezione delle devote ed aver scelto la più giovane e poppona e poi, come se non bastasse, fare il trenino, mi sembra esagerato. 19) L'acqua santa serve per benedire e non per rinfrescarsi la nuca sudata. 20) Le Ostie vanno distribuite ai fedeli che si comunicano, non devono essere offerte come una specie di patatine e come antipastini e accompagnate dal vin santo. 21) Quello sulla croce, anche se con la barba assomiglia a Che Guevara, non era lui ma Nostro Signore Gesù Cristo. 22) Berlusconi è proprietario di Mediaset e del Governo italiano, ma non ancora il Boss della Chiesa Cattolica. 23) Cerchi di indossare le mutande e quando ha caldo eviti di rinfrescarsi tirando su la tonaca. 24) I peccatori quando muoiono vanno all'inferno, non “a farsi fottere”. 25) Ricordo ancora che la messa deve durare un'ora circa e non due tempi da 45 minuti e che quello che girava vestito di nero e' il sagrestano, non "quel cornuto dell'arbitro". 26) Quello che le stava seduto di fianco a lei ero io, il suo Arcivescovo, non "...una vecchia checca in gonna rossa" 27) La formula finale corretta e' "La Messa e' finita, andate in pace" e non "Va beh,basta che adesso ho mal di testa, andatevene tutti fuori dai coglioni".

Per il resto, mi pare andasse tutto bene.

L'Arcivescovo.

 

 

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AMORE E DINTORNI

Post n°58 pubblicato il 28 Aprile 2013 da carmarry

AMORE, AMORE,AMORE UN CORNO: Così recita una canzone di Mia Martini.Ma quando dico "ti amo", che cosa sto dicendo di preciso? E soprattutto chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, il mio eccesso, la mia follia? E come si trasforma questa parola quando il desiderio si satura, l'idealizzazione delude, la dipendenza si emancipa, l'eccesso si riduce, la follia si estingue? Non c'è parola più equivoca di "amore" e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza che l'amore si nutre di novità, mistero e pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione. Qui Freud ci pone una domanda: 'Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza?'."

AMORE E SOLITUDINE NELLA COPPIA:  Circoscritte da luoghi comuni e stereotipie culturali, teorizzate da leader d'opinione interessati allo spettacolo, gestite dai media allo scopo di garantire audience,le ricerche intorno ad amore, solitudine, relazione e coppia attraversano un momento di grande travaglio e confusione. Intanto i ricercatori "più accreditati" sembrano essere completamente dominati da paradigmi della conoscenza estranei alle scienze umane e molto lontani dalla possibilità di esprimere visioni d'insieme, prigionieri come sono di deformazioni percettive tipiche delle loro attività professionali quotidiane.
Possono -uno psichiatra o un criminologo o un sessuologo abituati a considerare la materia di loro competenza in termini specialistici-, inventare una teoria sull'amore, solitudine,relazione, coppia che non sia una ridefinizione di convinzioni personali o stereotipie culturali? Difficile ma non impossibile. Però, solo a patto che questi specialisti abbiano sviluppato una visione d'insieme, più aperta ad altri contributi del sapere umano e si saranno posti problemi che travalicano i confini angusti e specialistici delle loro conoscenze.
In altri termini, penso sia possibile affrontare temi di maggior rilievo,quelli cioè destinati ad influenzare la vita della coppia quali la durata, la comunicazione intima, il rinnovamento costante legato al trascorrere del tempo, l'estensione e la condivisione delle motivazioni esistenziali, la ricerca dell'amore come una disposizione dell'anima. Oltre la possessività infatti, e dietro la parola amore si nasconde una più ampia visione della funzione che esso svolge nelle relazioni umane e più in generale nell'esistenza individuale. Né le rigidità della psicologia clinica che vede il mondo del disagio psichico con la lente della medicina dell'800, né alcune ricerche sociologiche astoriche e superficiali riescono a spiegare in maniera convincente il disagio stesso. Lo psichiatra che, invece, investiga il disagio del paziente(oltre che empaticamente) scientificamente (cioè con tutto il corredo di conoscenze e competenze mediche indispensabili ad una ricerca "compiuta ed esaustiva") se interagisce con altri specialisti e s'impegna nella ricerca stessa,può andare oltre una teorizzazione ridefinita ed avvicinarsi ad una che abbia maggiore esaustività e soprattutto originalità. Deve essere innanzitutto in grado di non limitarsi ad essere un comodo distribuire di comode pillole ed applicatore pedissequo di rigide teorie, ma -ovvio, all'interno del tempo riservato a quella seduta di quel paziente- deve imparare a soffrire della stessa sofferenza dell'investigato, godere del suo godere per guarire con lui dopo essersi con lui,in più sedute, "momentaneamente e solo empaticamente" ammalato. Il momentaneo e l'empatico sono indispensabili per conservare il ruolo disemotivo di analista che ritrasmette al paziente il vissuto che egli riporta, in maniera analizzata,appunto. Del resto questo tipo di medico (che,se ben impostato e calato nel suo effettivo compito, rappresenta la "trasgressione" senza danno, allo stato puro, senza riserve né limiti), è l'unico che, in definitiva, ha questa opportunità nel momento in cui ha anche l'umiltà di interagire con gli altri specialisti di cui ho detto prima. Ho avuto modo di constatare che chi sperimenta l'infelicità dello stare in coppia senza amore o della perdita della persona amata o del rimorso legato al tentativo di consentire a se stesso la possibilità di cercare una nuova occasione, deve accontentarsi di relazioni di aiuto precarie, talvolta anche amichevoli ma che risentono inevitabilmente di quel mancato distacco che le situazioni dolorose suscitano, in un gioco inestricabile di proiezioni.
Le prospettive che si aprono non sono numerose e vanno dalla rinuncia alla propria identità che induce all'autodistruzione, alla rassegnazione che consiste spesso nel rimandare ad un mondo immateriale l'intera questione, sotto l'effetto di ispirate prediche di officianti religiosi che hanno scelto la rinuncia come via di attraversamento del mondo, o nel cercare comprensione, speranza, ed il significato degli eventi, presso "esperti" distanti anni luce in termini di elaborazione dell'esperienza vissuta in prima persona. Ciò, è evidente, vale anche per quegli psichiatri che fanno della propria professione un mero business, all'interno del quale ogni paziente si trasforma da essere umano in una parcella che, di solito, più è alta, più si ingigantiscono le distanze con il paziente. In realtà si tratta di professionisti che sono solo ansiosi di predisporre le tipologie nelle quali incasellare i pazienti, allo scopo di sostenere la loro scuola di appartenenza e, in fondo, un po' tradiscono la richiesta d'amore del paziente in nome della "verità scientifica". Il riferimento alla psicologia contemporanea è evidente, ma l'entusiasmo presente nelle motivazioni che sottendono la scelta degli studi psicologici non induce all'ottimismo. In "L'arte di amare", Fromm afferma, da psichiatra esperto e laico, che "...mentre la grande popolarità della psicologia indica un interesse nella conoscenza dell'uomo,tradisce anche la fondamentale assenza di amore nelle relazioni umane odierne. Ciò perché la conoscenza psicologica, fondamentalmente scarsa di competenze di anatomia, chimica, fisiologia e patologia umana, si dovrebbe necessariamente fermare all'osservazione dove risulta di grande utilità, forse insostituibilità per la psichiatria, nella produzione di modelli importanti, talvolta indispensabili ed ispirati. Il problema è che qualcuno ha stabilito che, purché non somministri farmaci, essa può spingersi anche verso l'interpretazione,dunque,la terapia. Così, come in tutte le cose umane che ha voluto affrontare, anche nell'atto d'amore la competenza psicologica diventa un surrogato della conoscenza completa, anziché essere un passo verso di essa..."
MA MAI DISPERARE: Esiste ancora un'altra possibilità alla quale ho fatto riferimento all'inizio, che è anche quella più economica. Ricorrere agli spettacoli televisivi che tra melensi e patetici ammiccamenti offrono un modello culturale di comportamento che tiene insieme il buon senso superficiale del borgataro romano con quello "sinistro e rassicurante" dell'università scientistica che vanta la scoperta continua di ormoni o geni alla base dei sentimenti. Un modo per screditarli e ricondurre gli esseri umani all'uniformità, una sorta di clonazione psicologica che è stata sempre una delle più potenti aspirazioni necrofile umane.
Le crisi di coppia intanto aumentano esponenzialmente e quelle nascoste o trascurate sembrano destinate a produrre effetti ancora più drammatici, e... attenzione, attenzione... ritardare e rendere più difficile il cammino evolutivo dei figli. Non incanta neppure quella nuova figura sociale che prende il nome di single. Un ostinato rifiuto della dipendenza scambiato per autonomia, consente una definitiva permanenza nel mondo dell'adolescenza contrassegnato da rituali rassicuranti quali, amori provvisori o mercenari, cene goliardiche, frequenza occasionale di palestre,ricorsi periodici a diete,danze latino-americane e serate canoniche dedicate ai figli. Un vuoto improduttivo destinato a ritardare la morte, fondato sull'incapacità di amare è il fondamento di questa nuova alienazione. Dobbiamo allora arrenderci davanti al dilagare delle crisi di coppia? Accontentarci della nostra esperienza individuale parzialmente elaborata quando siamo chiamati ad accogliere le confidenze di pazienti insoddisfatti o profondamente infelici che talvolta imboccano la via dell'autodistruzione? Evitare di guardare natura e funzione della nostra relazione di coppia? Le modalità di comunicazione e la soddisfazione delle esigenze affettive più umane e necessarie quali la condivisione del progetto esistenziale? E se invece ne sapessimo un po' di più? Se aggiungessimo alla conoscenza intellettuale anche una coscienza della valenza affettiva che un tema del genere suscita? Potremmo cercare di sviluppare la nostra consapevolezza da una parte e quella delle persone che si sono rivolte a noi dall'altra, senza instaurare una relazione codificata, allo scopo di promuovere un cammino introspettivo ancorato all'espansione della coscienza? Certo, è difficile, impegnativo! Ma è almeno REALISTICO...utile...a volte indispensabile. Allora: partiamo da un presupposto apparentemente scontato ma nella maggior parte dei casi, violato o inesistente: sicuramente deve esistere un rapporto armonioso all'interno della coppia e questa armonia deve essere considerata preziosa dalla coppia stessa. Chi potrebbe mai pensarla diversamente? Eppure rivolto la domanda: chi, alla fine, lo fa per davvero? Secondo Sternberg, vi sono in qualunque coppia, tre elementi determinanti: l'attrazione fisica (che non è eterna), il sentimento d'amore ed i fattori cognitivi. I fattori cognitivi sono importantissimi: "ti conosco e mi stai bene per quello che sei". E' questo il presupposto più importante per essere certi che quella con cui stiamo è effettivamente la persona con la quale si vuole condividere un destino. A seguire c'è senz'altro il concetto di compensazione e complementarietà. Spesso si afferma, pensando al proprio partner: è la mia mezza mela, la metà coincidente con me, mi è complementare, mi completa, insieme siamo una unità. Sembrerà strano ma affermazioni di questo genere, rappresentano le premesse dello sfascio più totale e rapido di un rapporto. Il partner non deve mai essere colui o colei che ci compensa o ci completa per la semplice ragione che  ogni individuo deve essere innanzitutto intero per poter amare; non si deve fare una scelta per compensare le proprie mancanze. Il grosso problema qui è rappresentato dalla maturità individuale, unico elemento che consente una scelta consapevole. Non sono molto favorevole né ai sondaggi né alle statistiche ma in questo caso faccio un'eccezione se non altro perché si tratta di fatti concreti e non di opinioni: da una analisi statistica recente, emerge che il 67% negli USA ed il 30% in Italia, delle coppie, sono separate e la circostanza riferita, nella maggior parte dei casi per gli Stati Uniti d'America ed in una buona parte dei casi in Italia, risulta essere la scelta poco consapevole di un partner per la vita. In alcune aree geografiche sia degli USA così come in alcune regioni dell'Italia, assume pure un ruolo importante, l'esigenza (sia sociale che economica) di tener fede ad una promessa data pur avendo raggiunto la consapevolezza di aver compiuto la scelta sbagliata. E' un fatto singolare. Quale paracadutista si lancerebbe dal proprio aereo senza avere la certezza che il paracadute sia funzionante al 100%(e nonostante questo qualcuno comunque ci rimette la vita)? O al contrario(che è più aderente a moltissime realtà)quale paracadutista si lancerebbe nel vuoto sapendo già che il suo paracadute avrà "forse" un 1% di possibilità di aprirsi? Perché ragionare diversamente quando,seppure in condizioni diverse, il risultato rimane sempre quello di mettere in ballo la propria vita con un matrimonio?...Mistero! O forse no!. Il fatto è che (giustamente) non è noto ai più che, molto più frequentemente di quanto si possa immaginare, è il nostro inconscio e non la nostra coscienza a governare le scelte importanti della nostra vita. L'inconscio, per effetto di bisogni e relazioni insoddisfatte del nostro passato (rapporto padre/figlio-a, madre/figlia-o, ingranaggi di famiglia ecc.) domina le nostre scelte e ci porta a ripetere sistematicamente i medesimi errori. La chiave è nel vissuto dei genitori...cioè come i genitori di un individuo si sono relazionati tra loro. I bambini osservano tutto. Non dimentichiamolo: sono piccoli non stupidi! Valutando, con le dovute competenze, i disegni che fanno della loro famiglia, si ottiene un quadro generale di come il bambino la sta vivendo. Un bambino che non si è potuto fidare dei genitori nel primo periodo della sua vita, sarà incline alla diffidenza esagerata, nella vita adulta. E' il caso di quelle mogli e di quei mariti sempre dubbiosi, che fanno vivere al proprio partner una condizione di continuo "stato di prova". Molti diranno:"Fidarsi è bene...non fidarsi è meglio!"...Bene...allora andrebbe loro chiesto perché hanno deciso di mettere su famiglia, giacché partono da un presupposto così antitetico ad un equilibrato rapporto di coppia. Sono loro degli immaturi anche se cercano trasmettere l'idea dell'eroe che si immola in nome di un principio, un impegno(e spesso ci riescono pure a farlo credere. Del resto non sono poche le persone disposte ad esaltare chi commette le loro stesse stronzate. A tutti loro conviene trasformare quell'azione idiota ed immatura,in un atto di eroismo). Del resto cosa vuoi dire di negativo ad un eroe? Peccato che questo suo "sacrificio" poi lo pagherà prevalentemente il partner "in prova" per una vita intera. Qualcun altro paventerà che questo suo dubitare è giustificato. Mah, a questi non credo sia nemmeno il caso di rispondere perché un dubbio del genere è incompatibile con qualunque relazione umana...figuriamoci con un rapporto di coppia. Ma ritorniamo a cose più intelligenti: la tanto sottovalutata età infantile e pre-adolescenziale. Se non ci siamo sentiti riconosciuti, da bambini, mediante l'indifferenza, la svalutazione o altre dinamiche similari(sono tantissime!), la tendenza a trattare con sufficienza, a dubitare, a prevaricare ed a svalutare il nostro partner sarà presente. Non è piacevole vivere a fianco ad una persona che ci svaluta. Se,per esempio, nella famiglia d'origine, siamo stati giudicati continuamente, mai una lode, sempre e solo un giudizio (rigorosamente negativo) su quello che facevamo, saremo adulti verosimilmente inclini allo scontro, alla reazione eccessiva: ecco, non mi dici questo perché... Sei sempre la/lo stesso e non cambi mai...e chi più ne ha...più ne metta. Sono tantissimi i casi disgraziati di convivenza in una famiglia opprimente, dove,per convenzione, caratterialità o convinzione, vi sono stati legami simili alla prigionia, con genitori che si sono oppressi a vicenda, hanno oppresso ecc...circostanza che favorisce la nascita di nuove famiglie ancora più disgraziate. E sì, perché quel vissuto coattivo genera il desiderio di fare il famoso "patto col diavolo" pur di uscire velocemente da quella famiglia, come dalla prigionia e quindi, senza alcuna consapevolezza e coscienza matura, spesso senza amore,ci si crea una nuova famiglia che rappresenta solo una porta d'uscita dalla precedente prigione. Le conseguenze(tranne i rarissimi casi che confermano la regola),sono su molti giornali, qualcuna persino in Tele e comunque sotto gli occhi di tutti. E non dimentichiamo quegli individui che da bambini non hanno conosciuto l'intimità, nel senso che hanno vissuto rapporti poco intimi con i loro genitori, figure fredde, che prendono poco in braccio i figli, che non li coccolano, non li accarezzano, non li baciano a sufficienza o giocano con loro solo per stare lontani dall'altro membro della coppia...come se il bambino fosse un giocattolo. Beh sappiano questi genitori che il bambino si diverte e ride solo per accontentarli perché(limitatamente alla proprio capacità logico-razionale) ha capito tutto e vive come tale la sua strumentalizzazione. Un passato più o meno traumatico lascia sempre tracce nei tratti del carattere di un individuo e senza un "contatto" con il proprio rimosso, senza la curiosità di conoscere se stessi, risulta difficile poter dedicare amore sincero ed attenzione vera ad un'altra persona. Molte persone vivono con il timore di perdere la propria identità e la propria indipendenza. Un'identità che può diventare oggetto di repressione accanita all'interno della famiglia: "non devi fare questo, non devi uscire, ecc.". Senza conoscere l'ego non è possibile superarlo. Questo fenomeno, riferito al dominio dell'inconscio, è stato definito da Sigmund Freud, "la terza ferita all'orgoglio umano". E' tanto operante quanto lo sono le difese di un individuo. Si tratta di meccanismi di resistenza così forti e strutturati da non consentirgli di ammettere il problema stesso e quindi di iniziare un percorso per fare qualcosa per quel se stesso,che mitighi e renda sopportabile e gestibile quello che altri hanno fatto di lui (A. Sartre).
Lo stesso vale per il concetto di maturità (una visione infantile prevaricatrice ed illusoria del rapporto di coppia non può funzionare nel tempo), di egocentrismo (io, io, io...tu mi devi dare..) ed il narcisismo. Seguono il principio del piacere e sappiamo che il troppo fa male quanto il troppo poco, in un rapporto. Una fissità adolescenziale per immaturità nella coppia,si nutre della ribellione dell'altro perché in questo modo,diventa più spiccata(e giustificata) l'affermazione di sè. Ha bisogno di autonomia, ribadisce pedantemente i concetti e gli aspetti egoistici della personalità (si pensa solo ai viaggi, alla palestra, ai gruppi dei pari,allo sport ecc.).La visione illusoria, tipica di una visione immatura della vita, avvia comportamenti apparentemente autolesionistici: "Lo/La sposo anche se ha tanti difetti e tante colpe...è destino; io però lo/la farò cambiare". Un senso di onnipotenza, capace di trasformare tutto a proprio piacimento, anche le persone. La visione matura di un rapporto deve essere equilibrata, in particolare se si prevede di renderlo una famiglia(istituzionale o "di fatto")con relativa prole. Le aspirazioni e le attese(aspettative)devono essere congrue con la realtà. Quando sono esagerate, eccessive e non realistiche ("mi aspetto che mio marito all'occorrenza mi faccia anche da papà; da mia moglie mi aspetto che sia(o diventi)una persona straordinaria, non deve essere come le altre.. ecc."), distruggono senz'altro il rapporto.
Diceva il saggio Confucio:"Il rapporto d'amore in una coppia sana è un rapporto che non ha bisogno di conferme eccessive, straordinarie e continue, è un'aurea via di mezzo, in armonia: non troppo e non troppo poco. La libertà ed autonomia di ogni appartenente alla coppia è presente e non eccessiva. E' difficile stare nel mezzo, tra terra e cielo, dove ci appartengono sia le qualità del cielo che quelle della terra" (non male come sintesi!). Un altro concetto che riveste un ruolo fondamentale va ricercato nei principi di dipendenza ed indipendenza. Non possiamo amare una persona della quale siamo dipendenti(non è un discorso economico ma proprio generale,attinente anche alla quota di privacy che si ha e si dà all'interno del menage). I figli odiano i genitori dai quali dipendono troppo. Chi usa questo atteggiamento fa effettivamente una cosa indegna in quanto un vissuto subito di dipendenza, anche in termini di eccessive spiegazioni da dare, di limitazioni,imposizioni ecc, in nome di...provoca l'abbruttimento di un qualsiasi rapporto. Svilisce, svaluta, umilia l'individuo dipendente e stufa, annoia, offende ed irrita la parte oggetto della dipendenza stessa. Quante vite ho visto perdersi per la mancanza di una momento di coraggio...perché poi,alla fine, veramente si tratta di un momento di un recupero di ragionevolezza e di autostima, di dignità e rispetto per se stessi, in cui ci si sappia dire:"Ma cosa sto facendo alla mia vita?" e soprattutto:"Cosa sto permettendo che si faccia della mia vita?". Da questa domanda in poi tutto diventa possibile. Persino tornare a vivere!                                                  LA GRANDE NILDE: Lasciare che il passato influenzi e non determini il presente e il futuro, divenga coscienza delle radici e progetto esistenziale significa promuovere le proprie potenzialità trasformando una coppia in un tentativo umanamente riuscito di trascendere i modelli genitoriali, talvolta regressivi ed ansiogeni che allontanano dal dolore, ma fissano per sempre la sofferenza improduttiva. Grande interprete di questo vissuto entusiastico, intelligente, sicuramente appagante e ricco di soddisfazioni e gioie talvolta tanto antitetiche da sembrare insuperabili, ma in realtà più che mai disponibili ad una soluzione, è stata la grande Nilde Iotti, prima donna che in un'epoca impensabile (primi anni settanta), ha ricoperto il ruolo di Presidente della Camera e successivamente del Consiglio, pur appartenendo all'allora convintissimo Partito Comunista Italiano che sopravviveva a fatica in un'Italia in cui imperava la Democrazia Cristiana. E' evidente che qui però parliamo di persone di spiccata maturità e che abbiano totale e cosciente convinzione dei propri principi, altrimenti si fanno solo pasticci ancora peggiori. La grande Nilde, convivente di Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI ed assidua frequentatrice di Pietro Longo, succeduto poi a Togliatti, di fronte alle scandalizzate domande dei cronisti di allora, ha sempre, con forza serena, affermato: "Io sono una persona forte, perché sono una persona felicemente appagata. Palmiro è un integro intellettuale di sinistra ed ama come solo un socialista cerebrale e di raffinata cultura, può amare. Pietro è un attivista ricco di ardore ed ama come solo un estremista arrabbiato ed appassionato può fare. Io ho la fortuna di averli conosciuti e, con i dovuti distinguo,amati contemporaneamente senza mai tradire né l'uno né l'altro e senza mai confondere l'uno con l'altro. Questa è sempre stata e continua ad essere la nostra forza che si traduce in atti politici lucidi ed incisivi di persone motivate dall'essere appagate nel quotidiano e nel privato". "Storicamente il PCI non è mai stato (come in quel periodo n.d.r. ) un partito così stimato e temuto in Italia" (Art. "Il Messaggero" del 5/4/78). Qui, intendiamoci, (a scanso di equivoci antistorici che sarebbero falsi) la Iotti non si riferisce ad "amore" in quanto "sentimento" o "azione" verso quella persona. Lei è stata la compagna solo di Togliatti. Qui si parla di amore verso l'ideale che quegli uomini rappresentavano: il socialista colto e raffinato,Togliatti (suo compagno fino alla morte) e l'estremista arrabbiato Longo suo compagno "di partito" e mai nient'altro anche dopo la morte prematura del suo grande amico Palmiro. Ecco quindi come la "coppia" può diventare forte, in quanto "aperta" a qualcosa che va oltre l'illusione dell'essere felici nell'essere in due o soffrire nell'essere in tre (che non è mai una buona idea...almeno secondo la nostra impostazione culturale). Si tratta di un'apertura molto più colta e ricca di gioiosa creatività. Insomma è un'apertura non ad un soggetto né ad un oggetto, ma ad un fenomeno:l'amore.

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Commenti al Post:
SEMPLICE.E.DOLCE
SEMPLICE.E.DOLCE il 28/04/13 alle 22:42 via WEB
carlooooooooooooooooo ma ti sei ammattitO?????????????
nn penserai che mi legga tutto vero??????????? no è??????? ahahahahha:)))))))))))))
 
 
carmarry
carmarry il 29/04/13 alle 02:03 via WEB
Certo che si!...Un pezzetto al giorno...leva il medico di torno:-)))))
 
SEMPLICE.E.DOLCE
SEMPLICE.E.DOLCE il 28/04/13 alle 22:42 via WEB
emh nn so da che parte iniziare:))))))))))) se dal basso o dall'alto:))))))
 
 
carmarry
carmarry il 29/04/13 alle 02:04 via WEB
Dall'alto...no aspetta...dal centro...ma anche dalla fine...Vah che poi t'interrogo eh? :-)
 
SEMPLICE.E.DOLCE
SEMPLICE.E.DOLCE il 28/04/13 alle 22:43 via WEB
..facciamo che ti lascio un saluto SEMPLICE.E.DOLCE OK?????????????
ahahahahaha..buona serata ...buon inizio settimana un abbraccio ...lucy
 
 
carmarry
carmarry il 29/04/13 alle 02:10 via WEB
Grazie anche a te...ma sai cosa...avevo nostalgia dei miei articoli. Parecchi mi avevano chiesto di trattere questo argomento che alla fine ho sempre evitato(dal punto di vista tecnico) ed eccoci qua...Non sono capace di essere dolce come te ma una dolce notte sono capace di augurartela...va beh io sono in ferie per questa settimana,però non ti faccio mancare di certo il mio sostegno/augurio per una ottima settimana :-) Carlo
 
L.u.c.e
L.u.c.e il 29/04/13 alle 01:21 via WEB
io faccio come Lucy...eheheh e quindi... Dolce notte E…
clicca !!!
smacketeeeeee
 
 
carmarry
carmarry il 29/04/13 alle 02:12 via WEB
Perchè secondo te te la cavi così? Buona notte,dolce notte...e va bene. Ma col maXXo che mi sono fatto per questo articolo,tu mi fai il riassunto e prepari pure una tesina...altrimenti vedi te! Notte Tinetta...tvb
 
nonnagemma8
nonnagemma8 il 29/04/13 alle 11:48 via WEB
Troppa roba da CAPIRE...da pensare... Sono appena tornata a casa e sono del tutto "FRASTORNATA"...tu mi metti davanti certi "pensieri" a cui pensare... il mio cervello non ce la fa.... Meglio annebbiarsi ancora di più col fumo della sigaretta!!!!!!
 
 
carmarry
carmarry il 01/05/13 alle 01:37 via WEB
Vabbè dai ho capito che questo Post non incontra i gusti di nessuno.Renata quoque tu? Allora per punizione niente scienza,solo amore poetico ma come viene viene. Insomma...torno ad essere leggero?E se poi scado nello scontato e nel patetico senza muse ispiratrici? Lo lascio ancora un pò però perchè adesso ho lavorato troppo e magari a qualcuno può interessare...mi illudo? Lo so...mi illudo!Notte Renata anche se dovrei dire...quasi buondì visto che il nuovo giorno è iniziato
 
L.u.c.e
L.u.c.e il 30/04/13 alle 08:55 via WEB
Carlè,c'ho provato lo giuro!!! ma a un certo punto mi si intrecciano gli occhi e non capisco più nulla...perdonoooooo!!! smacketeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
 
 
carmarry
carmarry il 01/05/13 alle 01:42 via WEB
Sì va beh,diamo la colpa agli occhi.Ma perchè tutti si lamentano che la vita corre troppo veloce e poi quando si ha la possibilità di fermarsi a riflettere,tutti hanno improvvisamente fretta e corrono più della vita?Comunque Tina,non ci credo che non lo leggerai.Ci credo che non l'hai letto e ho capito che mi stai dicendo che è una roba lunga(come al solito...vedi che ti ho anticipata?)però sono convinto che prima o poi lo leggerai!!!O no? ;-)
 
glicini.in.fiore
glicini.in.fiore il 30/04/13 alle 18:58 via WEB
Mannaggia...mi serve un'ora per leggerti e una vita per capirti. Stai fermo!!! Torno con calma, poi (ri)spieghi tutto dall'inizio:)
 
 
carmarry
carmarry il 01/05/13 alle 01:56 via WEB
Allora...per leggere ci vogliono al massimo 10',per capire...capisci mentre leggi! 1/4 d'ora se proprio ti vuoi mettere a guardare anche le foto.Se non ce la fai a star ferma 1/4 d'ora,fai come Vittorio Alfieri:fatti legare sulla sedia recita la sua famosa frase:"Volli,sempre volli e fortissimamente volli" e alla fine vedrai che scriverai anche tu una tragedia come "Antonio e Cleopatra" o un "Della tirannide"...ecc.Mica roba da poco...Dai glicinetta,su,datti da fare che puoi farcela.Sei intelligente
 
L.u.c.e
L.u.c.e il 01/05/13 alle 08:19 via WEB
allora...ho letto tutto tutto...e condivido quello che dici...è stata una lettura appassionante (ammetto che prima mi aveva spaventata la lunghezza del post) e spieghi il rapporto di coppia in modo superbo!! ma tu sai che io non sono molto brava a fare commenti lunghi e preferisco parlare vis a vis (oddio si scrive così?)...quindi sono pronta per l'interrogazione eheheeh (cosa non si fa per amore di un fratellino!!!) ti abbraccio forte forte...smacketeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
 
SEMPLICE.E.DOLCE
SEMPLICE.E.DOLCE il 05/05/13 alle 16:32 via WEB
carlooooooooooooo troppo impegnativo per me:)))))))))))))) ...... una serena domenica un abbraccio ...lucy
 
L.u.c.e
L.u.c.e il 14/05/13 alle 09:08 via WEB
buongiorno!!! bacioni bacini bacetti!!!
 
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Un blog di: carmarry
Data di creazione: 21/07/2012
 

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