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alex

Post n°98 pubblicato il 07 Agosto 2005 da adrians3

Piu' dolce, piu' lento, piu' profondo.

Tu che  sei nato lassu' dove la fede scuote le  montagne, dove ci sono sentieri che portano all'infinito, dove le mani dell'uomo fanno la Storia, dove ogni chiodo e' conficcato per l'eternita'..Il riferimento di questa poesia e' ad Alexander Langer ecologista , pacifista  nato a Bolzano. Di lui hanno detto  che e' stato un uomo leggero  che portava pesi  sui ponti della vita, che aveva molte patrie e nessuna patria, che parlava cinque lingue, che aveva visto sanguinare il mondo e respirare la foresta pluviale, che sognava grandi sogni . Poi un giorno nell'estate di  dieci anni fa  imbraccio' la sua storia, la sua intelligenza, i suoi amori, i suoi treni, i suoi libri, la sua stanchezza  e ne fece un nodo scorsoio. Si impicco ad un albero di albicocco lasciando come testamento la frase " Non siate tristi,continuate in cio che era giusto".
Quest'uomo strano  dall'aspetto buffo e dagli occhiali tondi aveva inseguito nella sua vita  tutte le possibili espressioni dell'ambientalismo e dei diritti . Aveva predicato  la convivenza al tempo della barbarie in Bosnia, rifiutato il censimento etnico ,difeso l'identita' ladina ,  un pugno di persone che abita un millimetro di carta geografica ma anche il Tibet assediato dall'immensa Cina. Si era occupato della fame nel mondo, dei genocidi, dei modelli di sviluppo planetari, della deforestazione, della temperatura degli oceani. Aveva preso un milione di treni, un milione di appuntamenti, un milione di indirizzi,  insomma per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato  e' stato un viaggiatore leggero ed un testimone pesante.
Perche'  ricordare la figura di questo ecologista  purtroppo quasi ormai dimenticato? Semplicemente in quanto  durante le mie vacanze estive  mi sono imbattuto in Sud Tirolo  in un convegno e in una festa a lui dedicata. Nella relazione introduttiva il suo pensiero e' stato riassunto cosi: viviamo anche se facciamo finta di non accorgercene in un tempo  che non paga i nostri conti con la natura, lasciandoli  ai piu'  poveri del mondo e a chi verra' dopo di noi. E poi la nostra societa' ha bisogno di digiunare e di disarmare. Il motto olimpico del "citius, altius, fortius"  e cioe' "sempre piu' veloci, piu' in alto, piu' forti" , che contiene la quintessenza della nostra cultura della competizione , dovra'in modo urgente convertirsi in un  "lentius, prufundius, suavius" e cioe' " piu' lento, piu' dolce, piu' in profondita'".
In questa terra lomellina cosi' pesantemente investita negli ultimi mesi dalla distruzione ambientale e dal ricatto occupazionale mi e' sembrato bello raccontare  qualcosa della vita di Alex. Che aveva previsto molto del futuro di oggi, ma non era certo per questo  un supereroe.  Anzi era un uomo fragile con tanti dubbi, con tante perplessita'. Forse il fatto di raccontarlo puo' servire almeno un poco a riconciliarsi con la vita , la natura, il sogno, il futuro . La mostra che segue e’ stata realizzata da una scuola trentina  che  svolge i concetti della lentezza , della profondita , della tenerezza ipotizzando un mondo meno saccheggiato e dove le merci non sono tutto.

 
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