Creato da Lyra82 il 02/08/2006

My crazy Life

...la vita non è fatta di respiri...ma di attimi che tolgono il respiro...

 

 

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Addio, fiera e coraggiosa condottiera...

Post n°47 pubblicato il 15 Settembre 2006 da Lyra82
 

Oriana Fallaci, una Donna e una Italiana di cui essere orgogliosi.

 

L'eredità di Oriana

L'Alieno l'ha sconfitta. Lei ha cercato di combatterlo, ma sapeva che si sarebbe preso la sua vita. Così è stato. Oriana Fallaci è morta in una clinica privata di Firenze e non potremmo farle più visita, perché lei aveva deciso che i suoi funerali sarebbero stati strettamente privati. Priva milioni di suoi lettori e fan di tributarle l'onore che merita per la sua vita, per la sua carriera, per i suoi scritti che hanno appassionato mezzo mondo.

Oriana Fallaci era tornata in Italia, nella sua Firenze per morire. Ne era conscia e ha voluto abbandonare il suolo statunitense che per anni l'aveva ospitata per tornare nella terra natìa. Amava Firenze e amava l'Italia. Rifiutava alcuni aspetti della politica e del pensiero collettivo, ma adorava il suo Paese, tanto da rifiutare la cittadinanza americana. Lei non ne aveva bisogno.

Era cresciuta con la guerra, quella più brutta. Aveva conosciuto nazismo e fascismo. Li aveva rigettati. Era stata inviata di guerra embedded in Vietnam. Aveva deciso di tornare sotto le bombe, per raccontare la verità. Per dare un'ulteriore testimonianza concreta di quello che succede sul fronte. Ne è uscita vincente, ha scritto libri per raccontarci quello che succedeva in Oriente. Ha fatto interviste ai potenti del mondo e poi si è ritirata in un lungo silenzio fin quando, conscia di ciò che aveva visto e appreso sull'Islam e sulle ideologie anti-occidentali, ha scritto un libro per comunicare la sua rabbia nei confronti di un Occidente assopito e inetto, incapace di reagire ai pericoli che ne minano la sicurezza.

Con La Rabbia e l'Orgoglio vende milioni di copie, viene accusata di xenofobia e subisce processi in Francia. Viene censurata. Viene criticata anche in Italia. Viene derisa e sbeffeggiata pubblicamente da una frangia no-global che annovera esponenti come Dario Fo e Jovanotti ("la giornalista-scrittrice che ama la guerra perché le ricorda quand'era giovane e bella"). Viene minacciata di morte da alcune componenti islamiche italiane e straniere. Ma nonostante questo non rinuncia alla sua missione: scuotere l'Occidente. Scrive La forza della Ragione e l'Apocalisse, oltre che Oriana Fallaci intervista se stessa.

Persegue un obiettivo e gli italiani, gli europei, gli americani, gli asiatici, tutti comprano i suoi libri. Perché anche se non sei d'accordo con Oriana Fallaci, devi rispettarne le ideologie. Anche se non ti piace, quello che scrive merita di essere letto. Anche se non ne condividi i metodi, devi inchinarti di fronte ad una persona che ti fa imparare la storia sui libri di attualità. Perché se vuoi leggere Oriana Fallaci, se vuoi capirla, devi ragionare, pensare, ricollegare fatti e avvenimenti. Se vuoi entrare nel suo modo di pensare, devi avere quella cultura che lei si è sforzata di difendere, prima che l'Alieno la prendesse.

Se ne va un mito che ha deciso di lasciare un'unica cosa al mondo: le sue idee, combattive e taglienti, che ha comunicato con tanta passione. Passione per la cultura, per l'arte, per la storia e per la vita. Questa è l'eredità che ci lascia.

ammiravo ed ammiro il suo spirito battagliero, il suo coraggio, la sua determinazione ed il suo amore per l'Italia.

"Che cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati Pietri Micca che per bloccar l' arrivo delle truppe nemiche danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella, a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano: il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che sono vanesi anche fisicamente." da " Rabbia e Orgoglio".

 
 
 
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