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Lavoro in Banca e Licenziamenti

Post n°25 pubblicato il 15 Giugno 2016 da risorserete

Un tempo lavorare in banca era sinonimo di alti stipendi e forte solidità del proprio posto di lavoro. Con il tempo, tuttavia, le cose sono andate a mutare con una discreta rapidità, e oggi proprio il settore del credito rischia di correre il pericolo di una fortissima restrizione del numero di risorse, con lo spettro dei licenziamenti collettivi che si avvicina minacciosamente.

A ben vedere, solamente un anno fa le parti in causa sottoscrivevano accordi per la realizzazione di un fondo di solidarietà. Intese per certi versi obbligate, visto e considerato che il settore non dispone della cassa integrazione, e che pertanto aveva necessità di strumenti che potessero introdurre meccanismi di tutela come – appunto – la garanzia dell’80% del salario lordo, e la possibilità di non scendere mai al di sotto del 50% degli orari contrattuali anche nel pieno dei cicli di ristrutturazione e di riorganizzazione.

Quegli accordi, siglati in tempi non così sospetti, possono oggi rappresentare un utile salvataggio per quei lavoratori che, volenti o meno, saranno coinvolti nel processo di ristrutturazione, come la chiusura di migliaia di filiali su tutto il territorio nazionale.

Dove sta il disguido è presto detto, a quegli accordi non sono mai seguiti i decreti attuativi. Pertanto, la riforma del mercato del lavoro rischia di abbattersi con tutta la sua minacciosa negatività sul comparto.

A parlare in proposito è il presidente del comitato affari sindacali dell’Abi, il dottor Francesco Micheli, che afferma che “se i decreti attuativi non verranno emanati entro breve i processi di riorganizzazione e di ristrutturazione, avviati soprattutto nei grandi gruppi, non potranno che avvalersi delle normative di legge vigenti in materia di licenziamenti per motivi economici, individuali o collettivi. Condizione che tutti vorrebbero evitare”. In altri termini, bancari lasciati a casa, con definitività.

“Questo significa” – prosegue Micheli – “che o i grandi gruppi si fermano sulla via delle ristrutturazioni, ma questo è inverosimile, o si procede con i licenziamenti collettivi”.

I sindacati sono pronti allo sciopero più radicale, e in alcuni casi hanno già attuato le azioni di riscontro. Le parti sindacali vorrebbero difendere le tutele normative ed economiche scongiurando l’annullamento degli accordi aziendali sulla riduzione dell’orario non pagato, sugli inquadramenti, sulla mobilità territoriale, sul part time, sulle indennità economiche, e ancora su ferie, straordinari, permessi e aspettative.

 
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