minchia
Così la copriamo con un telo e ce la carichiamo dopo qualche scazzo, la
spostiamo per quel portico di Salita degli Angeli, figa! è rigida come uno
stocafisso poi è unoeottantamassiccia difficile da maneggiare anche se very ice,
altri trenta metri e siamo nel gomitolo di cunicoli delle piazzette intorno ai
giardini Grueber. Io sudo e respiro a strascico come un mantice nonostante sia
gennaio, l'altro mi volto a fissarlo per un attimo e ha lo sguardo di Gesù
Cristo. Rassegnato. Tentiamo di piazzare quella che ormai crediamo una carcassa
piazziamo il capo in modo che tenda a destra, inclinato verso i buchi sul
braccio. Sarà inevitabile che pensino che la troia è stata bucata da qualche
amico e poi sia andata in apnea, con il mento alzato poco sopra lo sterno facile
immaginare che sia soffocata da sola,senza un lamento.
Molliamo il fagotto e torniamo,scossi quanto basta verso la zona di Pareto.
Dormire non se ne parla e verso le cinque vengono gentilmente a scuoterci dal
torpore le divise. qualcuno ci ha visto trafficare trasportando una roba
voluminosa verso il porto. Fatta, siamo al gancio. Verso le cinque del
pomeriggio inoltrato veniamo a sapere che Barbara è viva e in salute, le hanno
ripompato il cuore, drenata, gastrizzata e tutto il resto. Almeno così capisco
mentre la testa mi ciondola dalla semincoscienza. Il telefono di casa è fottuto
da un pezzo, così ci inventiamo che stavamo portandola alla macchina per
piazzarla all'ospedale, poi abbiamo sentito qualcuno che ci urlava, ci siamo
cagati sotto e abbiamo mollato il corpo. Probabile che ci credano.
Barbara gestava una creatura piccola, tossica, scura, scrittore dal cazzo lungo, sfalenato.
Dicono porti fortuna.