RAGIONE E SENTIMENTOesperienze di un internauta |
niente paura

l'emozione non ha voce
Convivendo
AREA PERSONALE
MENU
I MIEI LINK PREFERITI

la mia ragione
i miei colori

il mio segno
| « il mio regno per un cavallo | gioco » |
Sale rosa...
Post n°315 pubblicato il 03 Novembre 2007 da giovanedottore
torno casa che è ancora giorno e sulla porta della cucina osservo il riverbero di una fiammella che mi attrae e me fa sedere vicino al camino dove qualche tizzone ha ripreso sommessamente ad ardere ed accanto due lumini accesi per devozione ai morti.Mi fermo quasi ipnotizzato da quella fiammella che catalizza i miei pensieri e gli da una forma così mobili, così carichi di colori caldi e passionali, così accesi e poco governabili come il guizzo di quelle fiammelle da sotto la coltre di cenere che sfrego tra le dite per sentirne quell'odore che sa di casa si famiglia a mi vedo io a fare il babbo interrogandomi sul mio futuro ritratto in un quadro dai colori pastello e dalle tinte sulla scala del rosso che contrastano col nero di quei capelli che mi sembra di accarezzare mentre scorre la mia mano sul vetro caldo come e liscio come una pelle vellutata sensibile e placida la tocco delle dita che come un pianoforte sapientementemente scivolano sui tasti giusti a comporre una melodia di gesti che fa risuonare un dolce e ammaliante canto accompagnato da sguardi vivi come quei carboni, da sospiri che seguono il soffio della legna appena umida e da sussulti scanditi dalla scoppiettio della corteccia in una fredda sera autunnale quando tutto in casa è silenzio e quel rumore del caminetto è l'unica cosa che voglio sentire per capire quanto certe cose per cui ci impuntiamo sono effimere mentre altre si consumano sotto i nostri occhi senza che ce ne rendiamo conto e le afferriamo quando ormai sono diventate cenere e ripenso a quel nome Yamire che vuol dire felicità come quella di un incontro casuale in treno di una donna che le si leggeva negli occhi quanto le mancasse proprio quello che il suo nome stesso simboleggiava quando parlando di famiglia un velo di tristezza a malapena tratteneva lacrime per cui era inutile chiedere il perchè finchè un sorriso riportava una gioia che viste le sue origine colombiane mi pareva profumasse di caffè, proprio come quello che portavo nella mia borsa, insieme ad un tè nero e una bottiglia di vetro con sale rosa dell'Himalaya.
|









