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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Al di lą di ogni sospetto (4 capitolo)

Post n°2806 pubblicato il 12 Settembre 2021 da paperino61to

   Riassunto: Un uomo viene ritrovato morto su un auto alla periferia di Torino. Solo dopo una fotografia della vittima, il commissario Berardi viene a sapere della sua indentità: Luciano Feriolo. E’ stato il titolare di una pensione riferirlo. Nome confermato anche da Renato Valdi rappresentate per una ditta che ha affari con Priamo Salza, titolare dell’omonima ditta che rifornisce l’esercito. Da un testimone della pensione dove alloggiava Feriolo, Beradi viene a sapere che una misteriosa donna è uscita di corsa dalla pensione ed è salita su una vettura del Regio Esercito, subito dopo è uscito anche il Feriolo, che intimava all’auto di fermarsi. Il commissario si reca alla ditta Salza e non trovando il titolare parla con la segretaria Laura Terazzi, la quale dice che il Feriolo non gli ispirava fiducia, non sa il perché, ma sembrava avesse qualcosa da nascondere.               

 

 

 

 

Mentre vado da mamma Gina, entro in un bar e chiedo di poter fare una telefonata.

“Tirdi, sono io, cerca di sapere quante pensioni ci sono in Corso Duca degli Abruzzi, sembra che la vittima alloggiasse anche da quelle parti”.

Quando rientro in questura sul tavolo trovo gli indirizzi delle pensioni, sono tre.

La prima Pensione Duca, la seconda Pensione da Stella e la terza Pensione Torino.

“Tirdi quando ti liberi da quelle scartoffie vieni con me, andiamo a sentire i proprietari delle pensioni”.

Solo alla Pensione Torino riusciamo a scoprire qualcosa, quando presento la fotografia al titolare.

“Si, commissario, questo signore alloggia da noi, si chiama Priero Giacomo, ma solo di giorno”.

Guardo Tirdi e anche lui ha lo stesso pensiero mio: com’è possibile che la stessa persona alloggi in due pensioni diverse e sotto falso nome?

“Come mai non dormiva qui?”.

“Lavorava, così mi ha detto”.

“Riceveva amici o donne?”.

“No! Glielo posso assicurare, l’ho visto sempre solo”.

“Posso dare un’occhiata alla camera?”.

“Certamente, venga le faccio strada”.

La camera è piccola ma accogliente, c’è un letto a una piazza, un lavabo, un armadio

e un tavolino con sedia. Sul tavolino ci sono alcuni fogli con delle scritte incomprensibili e quasi cancellate del tutto. Nell’armadio un paio di vestiti, nessuna valigia o borsone.

“Sa se aveva intrattenuto rapporti con gli altri clienti?”.

“Che io sappia no, anche perché attualmente ho solo due clienti oltre il Priero, ma li vedo arrivare solo per cenare, sono fuori per lavoro”.

“Che lavoro svolgono?”.

“Mi faccia pensare, perché me lo hanno riferito…il signor Flatti è ingegnere, è qui in trasferta per conto di una ditta di Milano e il signor Sibona e se non ricordo male è rappresentante di una ditta di forniture militari”.

Un filo lega la vittima con questo Sibona e il direttore della ditta Salza: l’esercito.

“Mi scusi signor commissario ma è successo qualcosa al signor Priero?”.

 

 

“Stiamo indagando sul suo omicidio. Il signor Sibona quando torna?” domando al proprietario della pensione.

“Di solito verso le venti, vuole che l’avverta che lo sta cercando?”.

“No grazie, ritorniamo noi più tardi…mi faccia solo un favore, non dica nulla della nostra visita”.

Nella via di ritorno in ufficio, io e Tirdi discutiamo di questo legame tra questi tre uomini, cerchiamo di fare delle ipotesi che purtroppo non portano a nulla.

“Riuscissimo a trovare quella donna. Forse un modo c’è…e se mettessimo un annuncio sul giornale con la descrizione che abbiamo di lei magari si fa viva”.

“Bravo Tirdi possiamo tentare, fai una cosa vai alla redazione del mio amico e domanda se può ripetere l’annuncio per un paio di giorni”.

Passo al negozio dove lavora Maria e le dico di non aspettarmi per cena: “Se vuoi andare da mamma Gina le chiedo di prenotarti un posto”.

“No Marco, sono stanca non vedo l’ora di andare a casa. Non ti preoccupare, tu piuttosto fai attenzione”.

Mancano pochi minuti alle venti e sono davanti alla pensione Torino. Un uomo è dall’altra parte del marciapiede e sta attraversando la strada, sembra immerso nei suoi pensieri e non si accorge della vettura che arriva a velocità elevata.

Cerco di attrarre la sua attenzione urlando ma non sortisco effetto, l’auto lo prende in pieno e prosegue la sua folle corsa. Sono solo riuscito a leggere gli ultimi due numeri della targa: 12.

Dalla pensione esce il proprietario, io sono inginocchiato sul corpo senza vita dell’uomo.
“Commissario, ma cosa è successo? Abbiamo sentito un botto…mio Dio, ma è il signor Sibona”.

Dentro di me una voce mi sussurra: “Non è stato un incidente, l’hanno ucciso di proposito”.

“Chiami i miei colleghi e anche un’ambulanza, anche se non c’è più nulla da fare”.

Guardo dentro le tasche del cappotto, trovo la carta di identità e un tesserino militare appartenente al servizio segreto del SIM.

Domando al proprietario di poter vedere la camera di Sibona.

All’interno dell’armadio trovo due valige, tre vestiti e un paio di libri, nel cassetto del comodino un’agenda, la sfoglio.

Noto che Sibona si segnava gli appuntamenti, specialmente con una persona.

La lettera che usa è una P come Priero, esclamo ad alta voce. Nulla da stupirsi, il giorno prima che morisse Priero, leggo: “Con P. bisogna decidere cosa fare, avvertire N.?”.

Chi è N.? Troppi misteri avvolgono questa indagine. Prendo l’agenda e la metto in tasca.

“Ora abbiamo prove certe! Io e P. dobbiamo andar via subito!” la parola subito è sottolineata diverse volte.

“Commissario, scusi se la disturbo ma sono arrivati i suoi colleghi”.

“Grazie, scendo subito”.

Spiego la dinamica dell’investimento.

“Si! Ho visto bene la scena…questo poveretto non ha avuto scampo, si tratta di omicidio”.

Il giorno dopo con Tirdi mi reco dal questore e racconto della morte di Sibona e soprattutto chi era realmente, porto con me l’agenda trovata e gliela consegno.

“Berardi, mi sta dicendo che c’è di mezzo il SIM?”.

“Ne sono sicuro, c’è un filo lega la morte dei due uomini e non dimentichiamo poi il testimone che ha visto lo stemma dell’esercito sull’auto dove è salita la donna misteriosa che usciva dalla pensione dove alloggiava il Feriolo o meglio usiamo il suo vero nome: Priero”.

“Magari quella donna non c’entra nulla con l’uomo”.

“La testimonianza del proprietario della pensione e del suo cliente coincidono, quella donna dai capelli rossi conosceva Priero”.

“Capisco…inutile dirle Berardi, che si deve muovere con cautela…se il SIM ha perso un suo uomo o forse due non possiamo escludere che anche questo Priero o Feriolo come si faceva chiamare, sia stato un loro agente. Evidentemente entrambe le vittime indagavano su qualcosa e certamente il SIM si farà vivo con lei”.

“Speriamo, magari possono suggerirci delle indicazioni importante. Poi un’altra cosa che non capisco è cosa c’entra la ditta Salza con Priero? Come mai il direttore era turbato l’ultima volta che gli ha parlato?”.

“Non ha ancora parlato con il direttore?”.

“Purtroppo ieri era in riunione, ci riprovo oggi”.

“Bene, nel frattempo la stampa non deve sapere nulla dell’omicidio di Sibona, se il suo amico giornalista la chiama, lei stia sulla tesi dell’incidente…mi raccomando”.

(Continua)