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Post n°3465 pubblicato il 28 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: Le indagini sulla scomparsa di una studentessa di liceo continuano serrate. Berardi e i suoi uomini hanno ipotizzato che l'uomo che ha impaurito Agata Lombardi a scappare da casa sia un certo Franco Roccati. Alcuni indizi portano a lui, ma prove concrete non ne hanno, anche perchè l'uomo è diventato irreperibile, è scappato dal suo alloggio. La professoressa Forlesse conferma che i ragazzi della classe per diverse volte hanno tenuto lezione nel suo giardino, e che un dipendente di una drogheria portava a casa la spesa ordinata, e questo dipendente era Roccati.
“Ha detto che la ragazza era da giorni che non si vedeva in classe, ma non sapeva il motivo. L’uomo gli è sembrato stizzito e si è allontanato senza dire una parola salendo su un auto”. “Ti ha fatto la descrizione di questa persona?”. “Corrisponde a Roccati, e anche l’auto è una Fiat 500 Topolino color nera”. “La tua impressione è giusta, la ragazza è viva, avverti subito i genitori. Ora bisogna rintracciarla prima che la trovi lui”. “Non sarà facile commissario, l’unica pista che abbiamo è la sua amica, ma ci ha detto che non la vede da tempo”. “Proviamo ad andare da questa amica, magari gli viene in mente qualche cosa, ma prima passiamo al liceo, voglio di nuovo interrogare i compagni di classe”. Dai ragazzi non cavo granché, la Lombardi con loro aveva rapporti solo di studio, un paio di volte ha frequentato due sue compagne:”All’inizio pensavamo fosse snob con la puzza sotto il naso, poi abbiamo capito che era solo timida, e che i suoi genitori non erano entusiasti che frequentasse qualcuno al fuori della cerchia famigliare”. “Non vi ha mai parlato di una certa Clelia Rossi?”. La risposta è negativa, mi domandano chi sia. “E’ una amica di vecchia data di Agata” Quando usciamo dal liceo ne sappiamo come prima, ovvero ben poco. La ragazza è scomparsa, non ha soldi con sé, Roccati che è ossessionato da lei non sa dove si trovi. “Sai dove lavora questa Rossi? A quest’ora dovrebbe essere al lavoro”. “Si, in una ditta di imballaggi, è dalle parti di Piazza Carducci, vuole andare commissario?”. “Proviamo, magari può dire qualcosa che l’altra volta ha dimenticato”. La ditta si chiama Sabauda Imballaggi, il proprietario è un certo Cristoforo Vautero. “La Rossi purtroppo si è licenziata”. “Come mai? Cosa sa dirmi di lei?”. “Non ho idea del perché lo abbia fatto, è’ una brava ragazza, io e mia moglie la consideriamo come la figlia che non abbiamo. Non ha grilli per la testa se è questo che vuole sapere”. “Non ha spiegato il motivo delle sue dimissioni?”. “No, ho provato a chiederlo, ha accennato a problemi di salute di sua nonna. Ho anche domandato che se aveva bisogno di permessi o prendersi dei giorni glieli avrei concessi, ma la risposta è state che preferiva dimettersi”. “La ringrazio signor Vautero, buona giornata”. La Rossi si è licenziata e guarda caso coincide con la scomparsa della sua amica Agata. Domando al questore se non è possibile mettere un nostro collega in borghese davanti al liceo, per riuscire ad intercettare Roccati. “Crede che si rifarà vivo? Se ha saputo che la ragazza è da giorni che non va a scuola, dubito che ci ritorni”. “Ipotesi plausibile signor questore, ma potrebbe magari ritornare per parlare con i compagni di classe della Lombardi, fino adesso si è limitato ad osservare chi esce ed entra dal liceo”. “Penserò Berardi alla sua proposta e le farò sapere”. Esco dal suo ufficio contrariato. Ne parlo con Perino e Tirdi e mi rispondono che loro sono disposti a fare la sorveglianza. “In fondo è questione di una mezz’ora, sia all’entrata che all’uscita degli studenti, giusto commissario?”. “Si! Il lasso di tempo è quello, di più non serve”. I due colleghi si mettono d’accordo tra loro e l’indomani mattina iniziano la sorveglianza. “Fate attenzione, tenete conto che non sappiamo se Roccati è un uomo violento o no, e se messo alle strette non sappiamo come reagirebbe”. La serata invoglia ad uscire e con Maria decidiamo di fare un giro al parco del Valentino. Il convento dei Cappuccini si staglia dall’alto della collina e il Po scorre lento. Parecchie persone hanno avuto la nostra stessa idea, vediamo dei bambini giocare a pallone, altri corrersi dietro giocando a guardie e ladri. “Sai Marco, ti vedrei bene anche come ladro” “Davvero? Un Arsenio Lupin con accento torinese”. “Si, hai tutte le qualità: intelligenza, fascino e sei molto spericolato”. “Rifletterò su questa tua considerazione signora Maria, per ora però fammi fare il povero commissario che ti offre un gelato, vieni andiamo al chiosco”. La sorveglianza di Perino e Tirdi dura una settimana e del nostro uomo neanche l’ombra. Il giorno dopo decido di fare un salto a trovare la Rossi, lei è l’unica persona che possa aiutarci a ritrovare la Lombardi. Troviamo il portone aperto ed entriamo, arrivati sul pianerottolo domando a Tirdi dove suonare. “E’ questo commissario”. Sul campanello non c’è il nome. “Signorina, sono della polizia, commissario Berardi, avrei bisogno di parlarle”. Dopo qualche minuto la porta si apre, la ragazza mi invita ad entrare. “Prego si segga pure, cosa vuole chiedermi?”. Il tono è seccato. Osservo il volto, è molto carina, i capelli sono di colore nero, gli occhi verdi nascosti da occhiali, sembra più giovane dell’età che ha. “Le volevo parlare della sua amica Agata”. “Quello che sapevo è già stato detto al suo collega: è da parecchio che non la vedo”. “Si questo lo sappiamo, quello che vorrei sapere è se Agata aveva altre amicizie”. “Non me ne ha mai parlato, ma credo di si”. “Quando è venuta a trovarla, le è sembrata strana, agitata?”. “Non mi sembra, almeno io non ci ho fatto caso”. Poi domando se le aveva confidato che un uomo la stava seguendo continuamente. (Continua)
Post n°3464 pubblicato il 27 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: La famiglia Lombardi chiede aiuto al commissario Berardi per ritrovare la figlia Agata scomparsa. Per ora l'unico indizio è dato da un misterioso uomo che importuna Agata e l'auto guidata da lui. Grazie a un professore del liceo dove Agata studia, riesce a prendere il numero della targa dell'auto. Berardi scopre che è intestata a un signore morto e che la vedova non guida. Una sorpresa attende i poliziotti: le targhe sono state rubate e il modello non è quello dell'uomo. Ipotizzano che il ladro conoscesse la vedova o che lavorasse per lei o per qualche negozio nei dintorni. Berardi scopre che un certo franco Roncati si era licenziato da una drogheria e la data del licenziamento coincide con un furto d'auto dello stesso modello che il misterioso uomo che importuna la Lombardi. L'amica di quest'ultima asserisce di non averla vista da diverso tempo.
Potrebbe essere lui il nostro uomo, ma ammesso e non concesso che lo sia, come ha fatto la ragazza ad incontrare quest’uomo? Ammettiamo che lui sia venuto in città e l’abbia vista per caso,potrebbe essere un ipotesi plausibile ma di cui dubito fortemente. “Ora come lo troviamo questo tizio commissario?”. “Bella domanda Tirdi, poi non siamo manco sicuri se è lui l’uomo da cui è scappata la Lombardi. Nessuno degli studenti ha mai visto in volto quest’uomo”. “Secondo lei la ragazza non è mai andata a Grugliasco?”. “Bisognerebbe chiederlo ai genitori, proviamo a fare una telefonata...là c’è un bar”. Dalla conversazione con il padre vengo a sapere che una volta Agata le ha detto che con la classe qualche volta sono andati a trovare un professore che abitava a Grugliasco o nelle vicinanze, ma non ricorda il nome. “Forza, andiamo al liceo” e riferisco a Tirdi cosa mi ha detto il padre. “Fosse così si capirebbe come Roccati abbia incontrato la Lombardi”. Al liceo domandiamo al preside chi dei professori della ragazza abita a Grugliasco. “Aspetti un attimo, chiamo la segretaria”. Dopo un paio di minuti abbiamo il nome: Lavinia Forlesse. Domando se posso avere un colloquio con lei, il preside mi risponde che a breve ci sarà l’intervallo. “Buongiorno professoressa, si ricorda di me, sono il commissario Berardi’”. “Si mi ricordo di lei, ci sono novità su Agata?”. “Diciamo che incominciamo a mettere insieme i pezzi del puzzle. Lei abita a Grugliasco?”. La donna mi guarda sorpresa:”Si, perché?”. “Abbiamo saputo che la classe della Lombardi è venuta a trovarla a casa”. “Si, quattro o cinque volte nel periodo primaverile, ho un giardino grande e ho proposto a loro di fare lezione all’aperto, hanno accettato volentieri, il preside non ha avuto nulla da dire in merito”. “Lei conosce un certo Franco Roccati? Lavorava come commesso in un negozio di drogheria?”. “Il nome non mi dice nulla, questo negozio dove si trova?”. Diamo l’indirizzo e lei esclama che non è distante da dove abita. “Però quest’uomo non me lo ricordo, lei dice che si è licenziato tre mesi fa?”. “Si signora”. “Per quanto mi sforzi non lo ...aspetti un attimo, qualche volta ho ordinato la spesa nella drogheria e mi è stata portata a casa un dipendente, sempre lo stesso, potrebbe essere quel Roccati, era un tipo piuttosto antipatico, sgarbato oserei dire”. “E’ lui! Mi dica si ricorda se la spesa è coincisa con gli studenti che erano da lei quel giorno?”. “Ora che me lo dice direi di si, di solito andavo io a fare la spesa anche con il tempo brutto, ma se ho fatto l’ordine alla drogheria è perché non potevo muovermi...si direi proprio di si, coincideva con quei giorni che i ragazzi erano a casa mia”. Poi continua dicendomi di domandare al negoziante, che ha un’agenda dove segna i nomi dei clienti per portargli la spesa a domicilio con tanto di indirizzi. “Grazie professoressa per queste informazioni, un’ultima cosa: lei potrebbe descriverci questa persona? Purtroppo non abbiamo fotografie e dal suo alloggio è sparito”. “Direi che è alto circa come lei commissario, anche la corporatura non è molto diversa dalla sua, i capelli se non ricordo male sono sul castano chiaro, volto normalissimo, il colore degli occhi non lo so, ricordo però che portava sempre degli occhiali scuri”. Usciamo dal liceo con la sicurezza che l’uomo che seguiva la ragazza è Franco Roccati “Quindi commissario, portando la spesa a casa della professoressa ha visto la ragazza e qualcosa è scattato in lui, una forma di amore ossessivo”. “Direi di si, un amore sicuramente non corrisposto che ha fatto uscire di testa l’uomo”. “Ma perché rubare un auto e le targhe, per fare che cosa?”. “Sicuramente gli servivano per rapirla, ammesso che non lo abbia già fatto”. “Ma perché rubare le targhe proprio alla signora Reviglio?”. “Perchè la conosceva, sicuramente la signora ha ordinato la spesa a domicilio, magari la donna ha parlato dell’auto in garage, che lei non guida e Roccati ha colto l’occasione per mettere in moto il suo folle piano”. “Se l’ha rapita non sarà facile trovarli”. “Scartiamo le pensioni o gli hotel, rimangano le case vuote o i capanni abbandonati, ma è un’impresa riuscire ad individuarli tutti”. “Con la descrizione dell’uomo non potrebbe chiedere al suo amico della stampa…”. “Potremmo tentare se qualcuno li ha visti...buona idea, torniamo in ufficio e lo chiamo subito”. L’ufficio è vuoto, Perino ha lasciato un biglietto sulla scrivania:“Mi ha chiamato il preside del liceo e mi sono recato immediatamente. Quando torna il collega la prima cosa che dice è:”Commissario, da quello che ho saputo, secondo il mio parere la ragazza è ancora viva!”. “Spiegati meglio”. “Dopo che lei e Tirdi siete usciti, ha chiamato il preside del liceo,mi ha detto che voleva parlare con lei. Gli ho risposto che non c’era e che potevo andare io. Una volta arrivato il preside mi accompagna dal bidello chiedendo all’uomo di riferire ciò che aveva detto a lui”. “Ieri, dopo che gli allievi sono usciti, un signore è venuto da me domandandomi di Agata Lombardi. Gli ho chiesto chi era, mi ha risposto che era un poliziotto. Ha capito il mio dubbio e ha mostrato un tesserino, aggiungendo che la ragazza era in pericolo ed era stata messa sotto sorveglianza”. “Cosa ha risposto il bidello?”. (Continua)
Post n°3463 pubblicato il 26 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: La famiglia Lombardi chiede aiuto al commissario Berardi per la scomparsa della figlia Agata. Le poche cose che per il momento ha appreso è che la figlia ha un'amica di nome Clelia Rossi, la quale dice a Perino e Tirdi che è da parecchio che non vede Agata. La Rossi lavora in una ditta di imballaggi e fa i turni. Altra cosa importante è che un uomo importunava Agata e che guida una Fiat 500 Topolino di colore nero, un modello di auto molto in voga in città. Un paio di testimoni lo hanno visto ma non in volto, il sospettato portava degli occhiali scuri e un cappello nero Il questore ipotizza che la ragazza sia scomparsa con un fidanzato, una fuga d'amore, ma il commissario resta molto dubbioso in merito a questo.
Non sarà facile venirne a capo, ho mandato un paio di colleghi alla stazione e al deposito delle corriere, ma nessuno degli addetti alla biglietteria ha visto la ragazza. Poi il misterioso uomo, chi è? Cosa voglia dalla Lombardi è facile intuirlo, evidentemente non sa nulla che stiamo indagando, d’altronde come potrebbe saperlo. Nel pomeriggio arriva una telefonata in ufficio, è uno dei professori della ragazza:”Commissario, credo che l’uomo che cerchiate sia fuori dall’istituto”. “Perino vieni con me, prendiamo l’auto, se siamo fortunati riusciamo a prendere il nostro amico misterioso”. Purtroppo non sarà così, quando arriviamo di auto posteggiate non ne vediamo l’ombra e manco di persone sospette. “Mi spiace commissario, ho provato con un escamotage a fermarlo, ma è stato inutile, è andato via”. “Ha preso la targa?”. “Questo si, ecco il biglietto: TO 68941”. “La ringrazio professore, ha corso comunque un bel rischio a tentare di fermare quella persona, non sappiamo se è un violento, in ogni caso la prossima volta dovesse capitare vada assieme ad un altro suo collega e non da solo”. Finalmente abbiamo qualcosa di concreto in mano. “Perino, vedi di risalire al proprietario del veicolo”. Il collega arriva, ma il denota perplessità. “Commissario, l’auto è intestata a un certo Reviglio, Matteo Reviglio”. “Quindi? Cosa trovi di strano?”. “Che questa persona è morta da un paio di anni. La moglie non ha la patente e non hanno figli”. “Magari hanno venduto la macchina a qualcuno”. “Può darsi, secondo me sarebbe meglio andare a trovare la signora”. “D’accordo, dove abita?”. La donna è residente a Grugliasco, un piccolo paese vicino a Torino. L’indomani mattina ci rechiamo al suddetto indirizzo. La signora ci fa accomodare. “Gradite qualcosa commissario? Non faccia complimenti”. “Grazie signora molto gentile, ma non è il caso. Siamo qui per l’auto di suo marito”. Mi guarda stupita e domanda cosa sia successo. “Mio marito è mancato due anni fa, da quel momento la macchina è ferma nel garage. Io non ho la patente”. “Non l’avete venduta?”. “No, è un ricordo, so che è difficile capirlo, a volte ci salgo e ricordo le gite che facevano”. “Potremmo vederla?”. “Si, venite, prendo le chiavi del garage”. Quando la vedo capisco che non è l’auto che cerchiamo, questa è un altro modello e anche il colore non coincide. Perino nota che manca la targa posteriore e pure quella anteriore. Qualcuno le ha rubate. Mi rivolgo alla signora Reviglio domandando se qualche altra persona abbia le chiavi per entrare nel garage. La risposta è negativa. “Commissario ma perché mi fa queste domande? Incomincio a preoccuparmi”. “Stia tranquilla signora, lei non deve preoccuparsi. Mi dica solo una cosa, ha visto qualcuno aggirarsi nel suo cortile negli ultimi tempi?”. Ci riflette e poi dice che qualche mese addietro aveva visto uscire dal cortile una persona, pensava avesse sbagliato casa. “Quando è scesa per andare in garage ha trovato la serratura aperta o rotta?”. “No, quello che però mi è sembrato strano è che la serratura aveva solo una mandata, io di solito ne do tre, come faceva mio marito”. Torniamo in ufficio con la convinzione che quella persona sia entrata nel garage con una chiave universale, ha rubato le targhe e poi sia andato via. “Ma perché proprio quel modello?”. “L’unica risposta Perino,è che il ladro sapeva che la donna non guidava,quindi non se ne sarebbe accorta. La sua speranza era proprio questa, che non se ne accorgesse”. “Quindi si può ipotizzare che quest’uomo abiti vicino alla signora?”. “Si! Oppure che conoscesse bene i coniugi Reviglio”. Tirdi consiglia di fare una ricerca nella cerchia di amici. “Ottima idea, fai un salto a Grugliasco e prova a vedere se scopri qualcosa”. “Commissario, c’è una cosa però che non capisco...l’uomo ruba le targhe e le mette su un altro modello...non avrebbe senso, a meno che non sia…”. “Che l’auto sia rubata? Il ragionamento fila, e c’è un’altra cosa che mi frulla in testa”. “Cosa?”. “Che la Lombardi sia andata a trovare qualche sua amica o compagna che abita in quel paese e che il misterioso uomo l’abbia vista…”. “Potrebbe essere, ma potrebbe essere anche che questa persona l’abbia vista mentre usciva dal liceo”. “Lo escludo, non credo più di tanto alle coincidenze. Credo però che se tu rubi le targhe e le metti su un’altra auto è perché hai già in mente uno scopo, evidentemente il nostro amico misterioso lo aveva: rapire la ragazza”. Perino domanda se è il caso di fare un salto all’ufficio denunce di furto. “Si, vai pure chissà che non salti fuori qualcosa di interessante”. Nel tornare a casa, passo da mamma Gina che mi domanda come va l’indagine. La metto al corrente su quello che sappiamo. “Povra matota, spero che riusciate a trovarla”. “Stai tranquilla Gina, ti ho mai delusa?”. Lei mi da una carezza e risponde di no, che non l’ho mai delusa. Immerso nei miei pensieri non mi accorgo che è arrivata Maria. Non dice nulla, capisce che qualcosa mi assilla e come sempre aspetta che sia io a parlarne. “Scusa Maria, non ti ho sentito arrivare, come è andata la giornata?”. “Bene Marco e la tua? Immagino che stavi riflettendo sul caso della ragazza scomparsa”. “Si! Abbiamo fatto qualche passettino in avanti, ma è troppo poco per aver scoperto che fine ha fatto la Lombardi”. Ceniamo e solo dopo racconto a Maria delle scoperte fatte. “E se la ragazza non fosse mai andata via da Torino?”. “Cosa vuoi dire?”. “Hai detto che è uscita di casa senza soldi, quindi magari si è rivolta a qualche sua compagna o amica. Se non sbaglio mi hai detto che è legata ad un’amica di vecchia data”. “Si, ma Tirdi e Perino hanno riferito che questa amica è da molto tempo che non la vedeva”. “Se è vero che è l’amica del cuore, potrebbe aver mentito non trovi?”. Questa frase mi colpisce in pieno, in effetti gli amici veri mentono pur di aiutare la persona che hanno a cuore. Il giorno dopo i colleghi mi riferiscono cosa hanno scoperto: una denuncia di furto d’auto è stata fatta da un certo Michele Padoin, residente a Rivoli. “Quando è avvenuto il furto?”. “Tre mesi fa, l’auto non è mai stata ritrovata, il modello ovviamente è quello descritto dal signor Lombardi”. “E tu Tirdi che mi dici?”. “I Reviglio non hanno molti amici, abitano a Grugliasco da circa cinquant’anni. Comunque tutte queste persone concordano che i coniugi sono persone rispettabili, che non hanno mai avuto uno screzio con chicchessia”. “Però qualcuno sapeva che la donna aveva in garage un auto che non usava, come faceva il ladro a saperlo? Doveva conoscerla bene”. “E se questo tizio lavorasse o avesse lav orato in qualche negozio dove la Reviglio andava a fare spesa?”. “Facciamo un salto a Grugliasco, ci dividiamo i negozi della zona”. Il viaggio non è infruttuoso, veniamo a sapere che tre mesi fa, un uomo, dipendente di una drogheria, si era licenziato. “Mi ha detto che aveva problemi con la sorella, ma non ha spiegato il motivo”. “Come si chiama? Sa anche l’indirizzo?”. “Franco Roccati, l’indirizzo non lo so, ma veniva al lavoro in bicicletta quindi non credo abitasse lontano”. La data del licenziamento coincide con il furto d’auto, potrebbe essere solo una coincidenza oppure no. Riusciamo a risalire all’indirizzo di abitazione: via Bellari numero 19 Grugliasco, dalla parte opposta a dove si trova il negozio. Ci rechiamo immediatamente all’indirizzo, ma la persona che cerchiamo non abita più lì da diverso tempo e nessuno dei condomini sa dove sia andato. “Era un tipo taciturno, sempre sulle sue. Avere un dialogo con lui era impossibile, ti guardava torvo anche se ti avvicinavi solo per un semplice saluto”. (Continua)
Post n°3462 pubblicato il 25 Maggio 2026 da paperino61to
Riassunto: Il commissario Berardi viene chiamato per indagare sulla scomparsa di una ragazza dalla casa dove abita con i genitori. L'amica del cuore: Clelia Rossi sentita dal padre della ragazza scomparsa ha riferito che è parecchio che non la vede. Unico indizio emerso è un uomo alla guida di una Fiat 500 Topolino. Berardi si reca al liceo per sentire i compagni di classe e i professori, mentre Perino e Tirdi vanno dall'amica di Agata Lombardi.
La risposta data è che non hanno fatto caso. Domando se vi sono altri professori che insegnano nella classe della ragazza, mi rispondono che oggi sono di riposo ma domani saranno presenti. “Verrò domani se per il preside va bene”. “Nessun problema commissario, faremo di tutto per aiutarla nel ritrovare la Lombardi”. Nel colloquio avuto con l’amica sia Tirdi che Perino non hanno ricavato nulla. “Anche l’amica è rimasta stupita per la scomparsa di Agata, ha anche aggiunto che erano diverse settimane che non si vedevano”. “Come mai?”. “Lei fa i turni in una ditta di imballaggi, quindi non sempre gli orari coincidono per vedersi. A volte le è capitato anche di lavorare al sabato mattina”. “Gli avete accennato al modello di automobile?”. “Si, ma lei sotto casa non ne ha mai vista una”. “Ha un’idea la Rossi perché la sua amica sia scomparsa da casa?”. “No, non gli ha mai parlato di un eventuale spasimante o fidanzato. Ha fatto sapere che se dovesse contattarla ci avvertirebbe immediatamente”. Riferisco ai colleghi ciò che i professori mi hanno detto. “Una persona non può sparire senza lasciare tracce, a maggior ragione una ragazzina”. “Concordo con te Perino, ma la realtà è che la ragazza è sparita. Domani ritorno al liceo, voglio parlare con i compagni di classe”. “Nel frattempo che facciamo? La fotografia della Lombardi è stata data ai colleghi di pattuglia”. “Nulla, possiamo solo aspettare che salti fuori qualche indizio, c’è anche un’altra cosa che mi lascia perplesso…”. “Quale commissario?” domanda Tirdi. “Se voleva scappare dai genitori non andava via senza soldi in tasca, non andrebbe lontano a meno che...non sia andata da un amica o amico che la ospiti per qualche tempo”. “Lei crede che la Rossi possa averla ospitata? Noi non abbiamo avuto questo sentore”. “Mi fido delle vostre impressioni, oppure l’alternativa è che sia stata rapita dal tizio dell’auto”. “Risalire al proprietario non sarà facile senza conoscere la targa, tra l’altro è un modello che va molto di moda”. “Prova a sentire i proprietari dei negozi vicini al liceo, magari hanno visto qualcosa”. Per fortuna non vengo coinvolto in altri indagini, sembra che la criminalità della città si sia presa una pausa. In ogni caso vado dal questore per dirgli dell’indagine sulla scomparsa della ragazza. “Berardi, secondo lei la Lombardi non potrebbe essere scappata con questa persona misteriosa? A volte l’amore fa fare cose folli, specialmente se si è giovani”. “Ci ho pensato pure io, ma i genitori escludono questa ipotesi, pensano che quest’uomo abbia rapito la loro figlia”. “Il guaio è che lei non ha idea di chi sia questa persona!”. “Stiamo cercando di risalire al proprietario dell’auto ma dubito che possiamo riuscirci. E’ un modello che va molto di moda e non conoscere il numero di targa di certo non aiuta”. Quando esco dalla questura faccio un salto da mamma Gina per aggiornarla sull’indagine, dal suo volto capisco la preoccupazione per la ragazza. “Marco, pensi che possa esser stata uccisa?”. “Non lo so sinceramente, per ora non abbiamo avuto segnalazioni di ritrovamenti di cadaveri. Domani andrò a sentire i compagni di scuola della Lombardi, spero di ricavarne qualcosa di utile per ritrovarla”. Dai colloqui con gli studenti l’unica cosa di nota è data da una sua compagna: “Ricordo che un giorno all’uscita Agata è sbiancata, credevo svenisse. Ho domandato cosa avesse, mi ha risposto che doveva rientrare in aula. Ovviamente sono rimasta perplessa e ho notato che di fronte al liceo c’era un uomo seduto su un auto che osservava noi studenti che uscivamo”. “Saprebbe descriverlo?”. “Purtroppo no, ricordo che portava degli occhiali scuri e un cappello nero in testa”. “Lei ha aspettato la Lombardi che tornasse?”. “No, sono andata a casa, e mentre ero alla fermata che aspettavo il tram, ho visto l’auto andare via”. “La sua compagna era presente il giorno dopo?”. “Si, ma non ha accennato al perché è rientrata in aula di corsa, ho capito che non voleva parlarne. Secondo me c’entrava qualcosa quell’uomo”. “La ringrazio signorina, se le viene in mente qualcosa mi chiami. Questo è il numero dell’ufficio”. Non sarà facile arrivare a fondo in questa indagine, pochi elementi e una sola certezza: la ragazza è scomparsa. Perino ha parlato con un paio di nostri informatori, ma per ora nulla di nuovo è emerso. “Non hanno sentito voci in merito a scomparse di ragazze, il mercato della prostituzione con ragazze nuove in città non ve ne sono”. “Quindi possiamo escludere che la Lombardi sia entrata in questo giro!”. “Dei parenti si sa qualcosa?”. “Si commissario, la ragazza ha degli zii che abitano a Pianezza, la donna è la sorella del padre, ma è da circa un mese che non vedono ne sentono la nipote”. Tirdi rientra con la faccia sconsolata: “Nessuno ha fatto caso all’auto ne al suo proprietario”. Proviamo ad andare di nuovo dalla famiglia Lombardi a sentire se hanno qualche aneddoto che possa aiutarci. L’unica cosa degna di nota è che una settimana prima della scomparsa di Agata è che il commesso del negozio all’angolo era intervenuto perché un uomo stava importunando la ragazza, alla domanda perché non l’avevano detto, la risposta è che non lo sapevano: “Il commesso lo ha detto stamattina a mia moglie quando ha saputo che mia figlia era scomparsa”. Entriamo nella drogheria e il proprietario chiama subito il ragazzo. “Tommaso, i signori sono della polizia, vogliono farti delle domande in merito ad Agata”. “Gli è …gli è successo qualcosa?”. “Non lo sappiamo, per questo abbiamo bisogno di farti delle domande. Abbiamo saputo che sei intervenuto per salvarla da un uomo”. “Si, avevo sentito la voce di Agata che implorava di lasciarla stare. Sono uscito dal negozio e mi sono messo ad urlare di andarsene via. Un paio di persone che passavano si sono fermate a guardare cosa stava succedendo”. “L’uomo che ha fatto?”. “E’ scappato via, ha girato l’angolo di corsa. Io ho fatto entrare Agata nel negozio e le ho portato un bicchiere d’acqua. Era spaventata a morte, ma non voleva dirlo ai genitori, mi ha fatto promettere di stare zitto, ma quando ho saputo che era scomparsa ho deciso di dirlo alla madre che stamattina è venuta nel negozio”. “Sapresti descriverlo?”. “Posso dire che portava gli occhiali scuri e un cappello, di color nero mi sembra. Era alto come lei commissario, corporatura normale”. “Quando ti ha visto l’uomo ha detto qualcosa?”. “No!”. “Ci sono negozi nella strada dove è scappato?”. “Un bar, un negozio di abiti e una scuola di musica”. “Di quei passanti che hanno assistito alla scena non sai dirmi nulla? Sono dei vostri clienti?”. “No, mai visti prima”. “Grazie Tommaso, se ti viene in mente altro faccelo sapere, questo è il numero dell’ufficio”. “Commissario proviamo a sentire se in questi negozi qualcuno ha visto passare il nostro uomo?”. “Provare non costa nulla”. Nel bar il proprietario riferisce di un uomo che è entrato ed ha chiesto se avevamo il telefono. “Ho risposto che era dietro alla piglia alla sua sinistra”. “Ha notato qualcosa di strano?”. “Mi è sembrato nervoso, si voltava indietro, come se si aspettasse di essere seguito”. “E’ stato molto al telefono?”. “La cosa strana commissario è che ha fatto finta di telefonare, lo so perché gli scatti non sono partiti. Ho pensato fosse un po' matto, comunque mi ha pagato lo stesso ed è uscito”. (Continua)
Post n°3461 pubblicato il 24 Maggio 2026 da paperino61to
In questo mese di luglio la calura si fa sentire in città, pur con le finestre aperte e il ventilatore che gira alla massima velocità non si ha nessun refrigerio. Vedo Tirdi boccheggiare mentre Perino fa la spola tra il bar di fronte alla questura e l’ufficio per poter bere una bibita fresca. “Ragazzi, mi sa che è meglio andare a casa, le pratiche le abbiamo sbrigate, e non c’è ragione di starsene qui a soffrire il caldo”. Tirdi mi risponde che va bene:”Andrò a casa a prendere la famiglia e la porterò in riva al Po”. Perino borbotta qualcosa di incomprensibile, ma dal suo volto traspare la gioia di uscire dall’ufficio. Anche all’aperto non è che vada molto meglio con il caldo, decido di percorrere i portici che portano fino a Piazza Vittorio, così sono sicuro di trovare l’ombra. Passo un attimo da mamma Gina per sapere come sta e poi vado da Maria al negozio. “Ciao Marco, con questo caldo puoi immaginare come sto, la pressione si abbassa e il cuore che va a mille”. “Vuoi che ti chiami un medico?”. “No grazie, piuttosto vai da Maria...se volete venire a pranzo oggi c’è brasato al barolo”. “Benissimo allora prepara per due, a dopo ciao”. Maria nel negozio è intenta a servire una cliente, mi metto in disparte e aspetto che finisca. Dal suo volto capisco che se potesse gli avrebbe già dato il benservito, è quella che lei definisce “madamin neuja”(signora seccatura). “Meno male che se ne è andata, non l’avrei retta ancora per molto. Mi ha fatto impazzire: questo vestito è stretto e quell’altro largo, poi è troppo corto, troppo lungo e il colore...per fortuna qualcosa ha comprato, ci sono delle madamin che ti fanno solo perdere tempo...le detesto!”. Rare volte ho visto Maria incavolata come oggi, e sinceramente non posso darle torto. “Non te la prendere, mamma Gina ci ha prenotato un tavolo: oggi a pranzo brasato al barolo”. “Allora forza andiamo di corsa, ho una fame”. Come sempre il pranzo è insuperabile e ammetto che mamma Gina la considero come una seconda madre. “Marco, scusami se ti disturbo, ma devo chiederti un favore…”. “Dimmi pure, sai che non disturbi mai”. “Il favore riguarda dei miei amici, è una coppia che vorrebbero parlarti, riguarda la loro figlia”. “Digli di venire nel mio uffic…”. “Non vogliono hanno paura, la mia impressione è che sono stati minacciati da qualcuno”. “Capisco, dammi l’indirizzo, vado io a trovarli”. “Grazie Marco, te lo scrivo subito”. “Bravo il mio commissario, un’altra indagine, spero non sia complicata come quella che riguardava Perino”. “Speriamo Maria, mi è bastata quella per farmi venire i capelli bianchi”. “Però ammetto che sei ancora più affascinante”. La sua risata mi contagia, e mamma Gina ci guarda come se fossimo dei pazzi. “Ecco l’indirizzo Marco, fammi sapere, sono amici di vecchia data”. Nel pomeriggio chiamo Tirdi e gli dico di farsi trovare a questo indirizzo: Corso Stupinigi al numero 4: “Non è lontano da Porta Nuova”. Mi domanda cosa succede e gli rispondo che non ne ho idea ma è un favore che mi ha chiesto mamma Gina. Suono al campanello di Lombardi, risponde una voce femminile. ”Commissario Berardi”. “Secondo piano”. La signora ci fa accomodare in sala da pranzo. E’ un alloggio modesto. “Mio marito arriva subito, ma prego sedetevi. Volete un caffè?”. “No grazie, signora la sua amica Gina mi ha accennato qualcosa riguardante vostra figlia”. Il volto della donna è una maschera di dolore e le lacrime iniziano a bagnare le sue guance. “Mi scusi commissario... riguarda Agata...è arrivato mio marito”. L’uomo ci guarda e la moglie dice: “Sono della polizia, li manda Gina”. “Allora lei è il commissario Berardi, avrei voluto conoscerla in un’altra occasione ben più felice di questa”. Prende una sedia e racconta che la figlia Agata è scomparsa da un paio di giorni. “Inizialmente pensavamo fosse da una sua amica, ci aveva detto che andava a trovarla e si sarebbe fermata da lei, ma quando sono andato a casa sua mi ha risposto che è da parecchio che non la vedeva”. “Dove abita questa ragazza?”. “Una traversa di piazza Massaua, ecco le scrivo l’indirizzo esatto. L’amica si chiama Clelia Rossi”. Domando se ha un fidanzato, la risposta è negativa. “C’è una persona che comunque gli sta dietro, non so come si chiama, so che a me e a mio marito questa persona piace poco”. Tirdi prende la descrizione dell’uomo. “Vi ha dato modo di sembrarvi violento?”. “No, ma è molto insistente. Agata si è lamentata parecchie volte con noi. Quando ho cercato di parlare con lui per chiarire la questione si è allontanato di corsa”. “Non avete idea di dove abita?”. “No, so solo che era in auto: una Fiat 500 Topolino”. “La targa se la ricorda?”. “No, purtroppo no…”. La conversazione dura circa una mezz'oretta, ma non aggiunge nulla di concreto. Le uniche cose che abbiamo in mano è il nome dell’amica della figlia e sil suo indirizzo, un modello di automobile e la scuola che frequenta: il liceo scientifico Galileo Ferraris, in via Montevecchio 67. “Commissario, lei crede che nostra figlia sia...sia…”. La madre non riesce a finire la frase, ma il senso lo si capisce. “Non so risponderle signora, quello che è certo è che farò di tutto per trovare la sua Agata, sarebbe utile se ci fornite una foto di vostra figlia”. La donna la va a prendere:”Eccola, guardate come è bella la nostra figliola. L’abbiamo scattata nel giorno del suo compleanno, vede il ciondolo a forma di cuore, era il suo regalo, vede come è bella la nostra bimba?”. In effetti è molto bella: occhi verdi, capelli ramati, un volto che rasenta la perfezione, un sorriso che denota la gioia della sua età. Nel tornare in questura Tirdi domanda quali azione dobbiamo intraprendere. “Tu con Perino andate dall’amica, io vado al liceo. Inoltre prova a fare una ricerca dei proprietari di auto di quel modello, nel frattempo fai fare delle copie della foto e girale ai nostri colleghi”. Il preside mi accoglie nel suo ufficio e mi dice subito che lui non sapeva dell’assenza della ragazza. Domanda al bidello di chiamare i professori:”Loro sicuramente sapranno dirle qualcosa di più rispetto a me”. Nel suo ufficio entrano un paio di persone. “Buongiorno preside ci ha fatto chiamare?”. “Si! Il commissario vorrebbe farvi delle domande in merito alla signorina Agata Lombardi”. I professori si guardano stupiti tra loro e domandano se è successo qualcosa alla ragazza. “I genitori hanno denunciato la scomparsa, è da un paio di giorni che non la vedono. Volevo sapere se voi ne sapete qualcosa”. “No, per nulla, l’ultima volta che l’ho vista mi aveva accennato che non stava bene”. A parlare era il professore di latino: Claudio de Petris. “Sinceramente, io ho lezione una volta alla settimana, quindi non ho idea che la Lombardi mancasse da scuola”. “Lei è?”. “Mi scusi non mi sono presentato, sono Mario Nuggelli, professore di matematica”. “Mentre io sono Lavinia Forlesse, insegnante di italiano e greco”. “Agata le ha riferito qualcosa in merito ad un eventuale assenza?”. “No assolutamente, quello che posso dire è che la ragazza mi sembrava pensierosa negli ultimi tempi, meno gioviale del solito, so per esperienza che a quell’età gli sbalzi di umore sono frequenti”. “Avete notato un’auto vicino al liceo quando gli studenti uscivano?”. “Commissario, ci sono parecchi genitori che vengono in auto a prendere i figli”. “Capisco, allora riformulo la domanda, avete mai visto un uomo avvicinarsi ad Agata?”. “Non mi pare e voi colleghi?”. (Continua)
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