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La ragazza scomparsa( 8 capitolo)

Post n°3469 pubblicato il 02 Giugno 2026 da paperino61to

Riassunto: Sulla scomparsa di Agata Lombardi, una studentessa di liceo indaga il commissario Berardi. Ritrovarla non è facile, sembra sparita senza lasciare traccia. La ragazza ha un'amica Clelia Rossi, che ammette di non vederla da tempo, ma Berardi sospetta che menta, inoltre quest'ultima si è licenziata dal lavoro. Parlando con un suo collega viene a scoprire che la Rossi aveva paura di qualcuno. Quel qualcuno potrebbe essere un certo Franco Roccati, su cui si sono puntati i sospetti per il rapimento della Lombardi. Da una fotografia dove le due ragazze sono insieme, il commissario capisce dove sia nascosta la Lombardi. La ragazza messa davanti all'evidenza cede e racconta tutto, compreso dove la sua amica si è trasferita, entrambe hanno paura di Roccati. Berardi propone un piano per catturare l'uomo, le due ragazze accettano di fare da esca.

 

 

Entrambe le ragazze vengono portate in questura, dove nel frattempo c’erano i genitori della Lombardi ad aspettarle.

“Agata, ora spiego anche a te il piano per prendere il Roccati, questo è il nome della persona che vi perseguita”.

Dapprima rifiuta, poi si rende conto che è l’unica maniera per arrestarlo.

“Mi fido di lei e dei suoi uomini commissario. Lo voglio vedere marcire in galera quel maledetto!”.

“Ovviamente a lei e alla sua amica daremo protezione, starete entrambe dai suoi genitori ma dovrete uscire solo quando ve lo diciamo noi”.

Appena escono dall’ufficio chiamo il mio amico della Stampa e chiedo di scrivere un articolo di poche righe dicendo che abbiamo ritrovato la Lombardi e che ora è tornata a casa dai genitori. La fuga è stata dettata da una discussione piuttosto violenta.

“Basta solo un trafiletto di poche righe, l’importante è che sia in prima pagina”.

“Sempre criptico amico mio, ma mi …”.

“Tranquillo, quando avremo arrestato il tizio ti concederò un’intervista in merito”.

Il mattino dopo il giornale esce con l’articolo, il mio amico è stato di parola. In prima pagina il titolo recita: “Ritrovata la ragazza scomparsa”. “Commissario ora che si fa?”.

“Quello che abbiamo concordato, Roccati si farà vivo di sicuro”.

“E se non leggesse l’articolo?”.

“Lo leggerà, ne sono sicuro. Chiederemo anche la collaborazione del liceo, spargeranno la voce del ritorno di Agata e sono sicuro che l’uomo abboccherà”.

Infatti un paio di giorni dopo l’uscita dell’articolo, il preside mi telefona dicendo che un uomo ha avvicinato un paio di studenti per domandare della Lombardi.

“Chiedeva se erano contenti che la compagna rientrasse in classe e soprattutto se sapevano quando sarebbe rientrata”.

“Immagino che gli abbiano risposto come era stato concordato”.

“Si commissario, che Agata torna dopodomani”.

Faccio chiamare Mammoliti, Giannuzzi e Murdocca e un paio di altri colleghi e spiego loro il mio piano.

“Roccati sicuramente si aggirerà sotto casa della ragazza perchè davanti al liceo darebbe troppo nell’occhio, voi dovrete osservare, senza farvi notare, se l’auto che usa è nei paraggi”.

“Crede che voglia rapirla?”.

“Si ne sono più che sicuro! Le ragazze saranno seguite da Perino e dagli altri colleghi, io e Tirdi saremo nella strada di fronte, ho visto che c’è una fermata del pulman”.

“Da che ora iniziamo l’appostamento?”.

“Purtroppo devo chiedervi un sacrificio di alzandovi molto presto”.

“Nessun problema vero ragazzi?” esclama Murdocca.

La risposta è un no corale. La notte passa velocemente e io non chiudo occhio, voglia Dio che riesca a fermare quel delinquente senza conseguenza per la ragazza. Al mattino presto io e Tirdi passiamo dai genitori per istruire le due ragazze sul da farsi, come sospettavo sono identiche, vestite allo stesso modo, con lo stesso taglio e colore dei capelli e anche gli occhiali sono simili. Questo insieme di cose dovrebbe indurre Roccati a perdere attimi preziosi su chi dovrebbe seguire.

“Siete pronte? Sappiate che non siete sole, io e miei colleghi siamo vicini e teniamo d’occhio chiunque si avvicini a voi. L’importante è che usciate insieme e che ognuna si diriga: una da una parte e una dall’altra”.

“Commissario, ho timore, lei mi garantisce...non vorrei che succedesse qualcosa a nostra figlia e a Clelia”.

“Stia tranquilla signora, abbia fiducia in noi”.

I colleghi sono appostati, mentre scendiamo le scale del condominio vediamo salire Perino e Giannuzzi, che hanno il compito di sorvegliare le ragazze quando escono. Io e Tirdi ci avviamo verso la fermata, una donna sta aspettando il pulman. In lontananza vedo Mammoliti e un altro collega.

“Commissario guardi quell’uomo”.

Tirdi mi indica una persona che ha svoltato l’angolo e molto lentamente si sta avviando verso il portone dove abita la Lombardi. Si guarda intorno per vedere se qualcuno lo sta guardando. Nel frattempo il portone si apre e l’uomo accelera il passo. Le due ragazze escono contemporaneamente e come concordato una va a destra l’altra a sinistra. L’uomo rimane interdetto, non sa cosa fare, non sa chi seguire, è molto indeciso sul da farsi, poi decide di chiamare a voce alta: “Agata”.

“E’ lui, andiamo Tirdi”.

Ci avviciniamo all’uomo, mentre dal portone che era rimasto aperto escono Perino e Giannuzzi, mentre Mammoliti con l’altro collega ci raggiungono. Roccati capisce che non ha scampo, alza le mani, dalla perquisizione della giacca spunta un coltello.

“Finalmente la conosciamo signor Roccati...portatelo in questura”.

Perino e Giannuzzi vanno incontro alle ragazze dicendo loro che è finita, scoppiano a piangere, in strada scendono anche i genitori di Agata che dalla finestra hanno osservato la scena dell’arresto. In questura sia la Lombardi che la Rossi riconoscono l’uomo e confermano le loro accuse, stessa conferma da parte del bidello del liceo e il professore con cui l’uomo aveva parlato facendo domande sulla studentessa. Anche alcuni operai della ditta dove lavorava la Rossi lo riconoscono.

“Commissario non potremmo mai ringraziarla abbastanza per quello che ha fatto per le due ragazze”.

“Abbiamo solo fatto il nostro dovere signor Lombardi, nulla di più”.

“Cosa succederà ora a quell’uomo?”.

“Andrà a processo e sicuramente qualche anno di galera se lo farà, ma spero anche che sarà seguito da medici che lo cureranno”.

Le due ragazze sono fuori dall’ufficio, si tengono la mano.

“Clelia, prima di andare via segui il mio collega, ci sarebbe una persona che vorrebbe parlarti”.

Mi domanda chi sia, le rispondo di andare a vedere. Sento la ragazza urlare di felicità nel corridoio, sta abbracciando un uomo: è Vautero.

“Commissario lei sapeva che l’avrebbe riassunta in ditta?” mi domanda Perino.

“Si, lo sapevo, avevo spiegato al titolare il perché Clelia si era licenziata. Ora però lasciami fare una telefonata al mio amico della carta stampata, se riesco le scrocco il pranzo mentre le racconto dell’indagine”.

Entrando in casa Maria mi viene incontro e osserva il mio volto, capisce che tutto si è risolto per il meglio.

“Sai Marco, posso solo immaginare cosa hanno passato i genitori della Lombardi”.

“Pure io credimi, non è facile essere genitori, ora capisco il perché i miei erano sempre preoccupati quando uscivo, anche se era solo per andare nel cortile a giocare con gli altri bambini”.

“E quel Roccati, credi sia malato o è solo un delinquente?”.

“Dal mio punto di vista è malato, era ossessionato dalla Lombardi,qualcosa di malevole è scattato nella sua mente. Spero che in carcere lo possano curare”.

“Mamma Gina ci ha invitato a pranzo domenica, vuole sdebitarsi con te, pensa che ha invitato anche Tirdi e Perino con le rispettive famiglie”.

“Povera donna non sa cosa gli aspetta, Perino è un pozzo senza fondo quando mangia, sai come lo chiamano i colleghi?”.

“No, come?”. “Poldo Sbafini!!”.

“E chi sarebbe?”. “Mi hanno detto che è l’amico di Braccio di Ferro, mangia in continuo”.

“Marco, ti arrabbi se ti chiedo una cosa?”. “Certo che no, dimmi?”. “Chi sarebbe questo Braccio...Braccio di Ferro?”.

“Maria, sei adorabile, siediti qui con me che ora te lo spiego”.

                                                  Fine

 
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La ragazza scomparsa( 7 capitolo)

Post n°3468 pubblicato il 01 Giugno 2026 da paperino61to

Riassunto: Il commissario risente l'amica della ragazza scomparsa: Clelia Rossi, ed è sempre più convinto che stia mentendo sul fatto che non sappia dove si nasconda Agata. Inoltre viene a scoprire, parlando con un addetto della ditta dove lavorava la Rossi, che quest'ultima le chiedeva spesso un passaggio sul camion quando usciva dalla ditta. Altri suoi colleghi confermano che ad inizio turno vedevano all'entrata dei dipendenti una Fiat Topolino 500 e quando finivano il lavoro l'auto non c'era più. Berardi con il suo collega vanno a casa dei genitori di Agata e trovano un diario segreto dove la ragazza scrive che scapperà di casa, perchè ha paura che quell'uomo faccia del male ai suoi. Prima di uscire viene attratto da una fotografia dove la Lombardi e la Rossi sono insieme.

 

“Per fortuna è intervenuta la titolare e con molta calma ma decisa l’ha invitata ad uscire”.

Poi mi domanda di come procede l’indagine sulla ragazza scomparsa. La metto al corrente e le faccio vedere la fotografia scattata assieme all’amica.

“C’è qualcosa in questa foto che mi assilla, ma non riesco a metterla a fuoco”.

Maria la guarda ma scuote il capo, non trova nulla neanche lei.

“E’ una normale foto, dietro c’è il castello del Valentino, perché ti assilla?”.

“Questo è il punto: non lo so, sento che la soluzione è in questa fotografia ma non riesco a capire”.

“Ora andiamo a letto Marco, credo che per entrambi sia stata una giornata faticosa”.

Dicono che la notte porti consigli, io credo che porti anche risposte alle domande che uno si pone. Silenziosamente scendo dal letto, la luce della luna che filtra dalla finestra mi permette di non accendere la lampada del comodino. Vado in cucina e chiudo la porta, prendo la torcia che è nel mobiletto. La fotografia è sul tavolo e la osservo bene e finalmente ho la risposta che cercavo. Maria nel frattempo si è svegliata e mi domanda se sto male.

“Mai stato meglio, so dove è nascosta la Lombardi!”.

Mi guarda come se arrivassi da Marte. La metto al corrente di ciò che non riuscivo a mettere a fuoco.

“Ammetto che la tua ipotesi è plausibile, bravo il mio commissario!”.

L’indomani mattina in ufficio metto al corrente Tirdi e Perino di ciò che ho scoperto, e rimangono stupiti e anche mortificati.

“Non potevate saperlo ragazzi, anche io quando ho visto la Rossi non potevo immaginarlo neanche lontanamente. Ora andiamo da lei, venite tutte e due”.

Il portone è chiuso, sul citofono un pezzo di nastro con un cognome diverso dal suo. Evidentemente la Rossi aveva paura che Roccati avesse scoperto come si chiamava. Bussiamo più volte alla porta dell’appartamento, sembra non esserci nessuno. Un vicino esce chiedendo chi siamo e cosa vogliamo.

“Polizia, sa se la signorina è in casa?”.

"Si, l’ho sentita rientrare da poco, al mattino presto esce per la spesa”.

“Signorina Rossi, apra sono il commissario Berardi, ho delle novità da comunicarle riguardo ad Agata”.

Passano alcuni minuti e la porta si apre.

“Prego entrate”. Il volto è ancora più pallido di quando l’avevo vista. Ci fa accomodare in cucina. Le borse della spesa sono sul tavolo.

“Cosa...cosa volete dirmi?”. “Innanzitutto sapere come sta, al lavoro sono molti preoccupati per lei, non si è fatta più sentire”.

Non risponde, e io continuo dicendo alcune cose riguardanti la famiglia della Lombardi. Noto che gli brillano gli occhi su ciò che gli sto dicendo. Poi tiro fuori le fotografie dove le due amiche sono insieme e quella dove la Lombardi è da sola e le poso sul tavolo.

“Quando ho visto questa fotografia assieme alla sua amica, un tarlo ha incominciato ad assillarmi. Non sapevo cosa, alla fine però sono riuscito a capirlo. Confronti questa foto con quella di Agata scattata a casa dei suoi genitori. Non nota anche lei una strana coincidenza?”.

“Non ...non capisco cosa voglia dire commissario”. Sta tremando.

“Mi scusi per la parola errata che ho usato, direi piuttosto che la parola esatta è rassomiglianza. Non trova che vi assomigliate molto lei e la sua amica, tanto che potrebbero scambiarvi per sorelle o addirittura per gemelle?”.

La risposta è un no secco.

“Guardi bene, ora immagini Agata che grazie a una tinta per capelli dal color ramato diventano di colore nero come i suoi. Ovviamente vengono anche tagliati, poi ci sono un paio di occhiali con lenti spesse che cercano di nascondere il colore degli occhi che guarda caso sono simili ai suoi signorina. La corporatura è identica, quindi potrebbe benissimo indossare i vestiti della sua amica. La voce, certo quella è diversa, ma non incontrando mai nessuno chi potrebbe accorgersene? Se la chiamano al telefono, lei dice che è raffreddata, e il gioco è fatto”.

“Continuo a non...a non capire”.

“Eppure è facile signorina Rossi...o dovrei chiamarla Agata Lombardi?”.

Questa frase la fa vacillare, con la mano si tocca il ciondolo che ha nel petto nascosto dalla camicetta.

“Scommette che indovino quale forma ha il suo ciondolo? E’ un cuore, regalo dei suoi genitori!”.

La ragazza incomincia a piangere. Tirdi le porge un bicchiere d’acqua.

“Si calmi signorina siamo qui per proteggerla, ci racconti tutto dall’inizio, i suoi genitori sanno che è viva, sono stati avvertiti e l’aspettano a casa”.

“Non posso andarci...quel maledetto gli farebbe del male”.

“Abbiamo il suo nome e descrizione, è solo questione di tempo prima che lo prendiamo”.

La Lombardi racconta la storia e di come la sua amica l’abbia aiutata, fino a quando anche lei non ha incontrato quel pazzo.

“Un giorno è arrivata spaventata, uscendo a fine turno aveva notato un auto. Lui è sceso dalla macchina e le si è avvicinato, si è fatto passare per un poliziotto e ha domandato di me”.

“Vada avanti, la prego”.

“Clelia ha risposto che non mi vedeva da settimane, ma lui non gli ha creduto. L’ha minacciata che se non diceva la verità ne avrebbe pagato le conseguenze”.

“Come ha fatto a risalire dove lavora la sua amica?”.

“Non lo so, credo che mi abbia seguito fino in ditta, è l’unica risposta che entrambe ci siamo date. Un paio di volte a settimana venivo ad aspettarla all’uscita”.

“Quindi lei ha preso le sue sembianze ed è per questo che non ha aperto al titolare della ditta dove lavora Clelia”.

“Si! Avevo paura che mi scoprisse”. “Ma perché la sua amica è andata via da qui? Potevate stare insieme”.

“Clelia aveva paura che nel condominio ci vedessero insieme, e se quell’uomo fosse giunto fin qui a fare domande…”.

“Capisco, quindi ha tolto il cognome dal campanello e sul citofono ne ha messo uno falso. Dove si trova ora la sua amica?”.

“E’ dalla nonna, abita a Santa Rita, ci sentiamo alla sera”.

“Sa che non potete stare nascoste per sempre vero?”.

“Lo sappiamo, ma cosa possiamo fare? Quell’uomo è matto, è un violento”.

“Dovevate rivolgervi alla polizia fin da subito. Mi dia l’indirizzo di dove si trova la sua amica”.

“Sarebbe meglio, le dica che andiamo da lei. Qui rimane il mio collega...e telefoni anche ai suoi genitori!”.

Con Perino ci rechiamo in zona Santa Rita, la nonna abita a ridosso della piazza. La signora ci fa entrare, sicuramente ha ricevuto la telefonata della Lombardi. Nella sala c’è anche la nipote.

“Buongiorno, sono il commissario Berardi”.

“Piacere di conoscerla commissario, siamo stati avvertiti dall’amica di mia nipote. Posso offrire qualcosa a lei e al suo collega?”.

“No grazie signora. Allora Clelia, sei disposta a dirci tutto? Ci mancano solo un paio di tasselli per completare il puzzle”.

La ragazza racconta tutto e coincide con quello che abbiamo scoperto. Non si discosta molto dalla versione della sua amica Agata.

“Ma perché non siete venuti in questura?”.

“Abbiamo avuto paura commissario, lei non ha visto in volto quell’uomo. Quando mi ha minacciato se non gli dicevo dov’era Agata...mio dio...quegli occhi, erano come iniettati di sangue. Ho chiamato mia nonna e lei mi ha accolto”.

“Signora lei sapeva di questa storia?”.

“No, lo apprendo solo ora. Clelia mi ha detto solo che aveva problemi con un suo vicino e che ha preferito allontanarsi”.

“Ora cosa intende fare commissario? Io e Agata abbiamo paura!”.

“Come le ho detto signorina, sappiamo chi è questa persona, è solo questione di tempo...però...mi è venuto in mente un’idea, ma lei e la sua amica dovete collaborare”.

“Cosa dobbiamo fare?”. Espongo il mio piano, non sembra convinta del tutto, ma la nonna mi dà una mano.

“Clelia, ha ragione il commissario, se volete tornare ad avere una vostra vita è l’unica maniera. Non devi aver paura ci sarò anche io con voi”. “Va bene commissario, Agata sa di questo suo piano?”. “No, l’ho elaborato solo ora, ma la metterò al corrente stia tranquilla”.

(Continua)

 
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La ragazza scomparsa( 6 capitolo)

Post n°3467 pubblicato il 31 Maggio 2026 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi nell'indagare sulla scomparsa di Agata Lombardi ha solo un paio di certezze. Che l'amica Clelia Rossi della scomparsa stia mentendo per proteggerla, e che un certo Franco Roccati sia l'uomo che assilla la ragazza.

 

Vedo le labbra contrarsi in una smorfia di paura.

“No, non so nulla di questa persona”.

“Posso domandarle come mai si è licenziata? Il suo titolare è sembrato molto dispiaciuto per la sua decisione”.

“Ho problemi personali, tutto qui”.

Capisco che sta mentendo ma è inutile che insista.

“Se la sua amica dovesse farsi viva, ci avverta...le dica anche che sappiamo chi è l’uomo da cui scappa”.

Questa frase colpisce in pieno la Rossi, farfuglia qualcosa che non capisco, poi mi accompagna alla porta. L’appostamento dei colleghi davanti al liceo non porta a nulla, l’uomo sembra essere svanito nel nulla.

“Avrà capito che gli stiamo con il fiato sul collo”.

“Probabile…”.

“Commissario, a cosa sta pensando? Sembra assorto nei suoi pensieri” domanda Perino.

“Mi conosci bene”. Riferisco del colloquio avuto con Clelia Rossi.

“Se ha avuto l’impressione che la signorina Rossi abbia avuto paura al sentire nominare Roccati, vorrebbe dire solo una cosa”.

“Che l’ha visto!”.

Ci rechiamo in ditta e domando al titolare se ha notato qualcosa di strano nella sua dipendente prima che si licenziasse.

“Non ricordo bene sinceramente, però negli ultimi giorni era molto taciturna, ho pensato fosse a causa di sua nonna... venite con me vi faccio parlare con Alfio, è un collega con cui Clelia ha legato molto”.

L’uomo è vicino a un camion, deve fare delle consegne ed è pronto per uscire. Vautero lo chiama e gli fa sapere che siamo della polizia e che vogliamo porgli delle domande.

“Buongiorno, le ruberò pochi minuti. Si tratta della signorina Rossi”.

“Le è successo qualcosa?”.

“Sta bene, stia tranquillo. La mia domanda è se lei ha notato qualcosa di strano nelle settimane prima del licenziamento”.

L’uomo riflette un attimo:”Non mi sembra…ma ora che ci penso, qualcosa di strano c’è stato. Clelia di solito andava a casa da sola, a volte veniva in bicicletta oppure con il bus, la fermata non è lontana da qui. Negli ultimi giorni però mi domandò se potevo dargli un passaggio con il camion”.

“Come mai glielo ha chiesto?”.

“Non ho idea commissario, non avevo problemi a darglielo, un paio di volte l’ho accompagnata fino a casa”.

“Immagino che l’uscita dei furgoni sia da quella parte” indico un portone in fondo al magazzino.

“Si, usciamo da quel portone”.

“Dalla parte opposta c’è l’ingresso dei dipendenti” rifletto ad alta voce. Vautero mi chiede cosa voglia dire con questa frase.

“Avete notato una Fiat 500 Topolino di colore nero davanti alla vostra azienda?”.

Il titolare mi risponde di no, stessa cosa l’autista del furgone.

“Se vuole posso domandare ai miei dipendenti”. “Le sarei molto grato”.

Un paio di dipendenti dicono di avere notato l’auto davanti all’ingresso:” Però quando uscivamo alle dieci di sera l’auto non c’era più”.

Abbiamo la certezza che Roccati stesse aspettando l’amica della Lombardi per farsi dire dove si nascondesse, e che lei lo abbia notato e quindi si sia spaventata.

“Credo che sia l’unica ragione per cui la ragazza si facesse accompagnare dall’autista”.

“Lo credo anche io Tirdi, come ora ho la conferma che la Rossi non ci abbia detto tutto”.

“Che facciamo ritorniamo da lei?”.

“No, servirebbe a poco, l’hai vista, non parlerebbe, ha troppo paura. Diamogli qualche giorno di pausa, poi ritorniamo. Ora andiamo in ufficio”.

Maria mi domanda come possano esserci persone come Roccati, non so rispondergli. Sono uno dei mali di questa nostra società, e penso che non sia facile trovare una cura per far si che una donna non debba subire violenza da queste persone.

“Quindi secondo te Marco, la Rossi sta mentendo?”.

“Non ho dubbi, la protegge. Ha troppa paura di quell’uomo e pensa che non possiamo fare nulla per loro. Avevi ragione sull’amicizia vera, non direbbe mai la verità se lo ha promesso.”.

“Vuoi che le parli io? Magari da donna a donna si confiderebbe”.

“No Maria, ti ringrazio, ma dubito che lo faccia, non si è manco sbottonata ne con il titolare ne con l’autista ed entrambi la vedono come una figlia”.

“Quindi ora che farai?”.

“Non lo so, proverò ad andare dai genitori della Lombardi, magari possono riferirci qualcosa che hanno dimenticato, anche una cosa che per loro sembra insignificante potrebbe rivelarsi importante per ritrovare la figlia”.

Il giorno dopo andiamo a casa loro, sembrano più sollevati da quando gli abbiamo detto che la figlia è viva, seppure non sappiamo dove sia nascosta.

“Grazie commissario, questa cosa ci fa ben sperare. Povera Agata, tutta colpa di quel disgraziato”.

“Lo prenderemo signora, stia tranquilla. Ora l’importante è ritrovare vostra figlia. Dovrei chiedervi se possiamo vedere la camera di Agata, magari ha scritto qualcosa in merito alla situazione in cui si è trovata...un diario segreto o qualcosa del genere”.

“Prego venite, ecco la cameretta è questa, entrate pure”.

La cameretta è tipica di una ragazza di scuola, peluche, libri non solo scolastici. Una scrivania, dentro ai cassetti, un paio di quaderni e delle matite. Tirdi mi chiama, dentro all’armadio trova un diario chiuso con il solito lucchetto piccolo. La chiave però non la troviamo e decido di sforzarlo. Scorro le pagine, ci sono annotazioni, frasi tipiche di quell’età. Quello che interessa è quando lei scrive che l’uomo anche oggi era davanti al liceo:”Ho paura, ma non posso dirlo a mamma e papà”.

“Temo anche per loro, quella persona è cattiva!!!!!!!”.

“Ho deciso, domani scappo,chiedo a Clelia di aiutarmi”.

Come avevo ipotizzato la Rossi ha aiutato la sua amica a nascondersi. Quella è stata l’ultima frase scritta dalla ragazza, l’armadio è pieno dei suoi vestiti, non si è portata nulla con sé. Accanto al letto e sui comodini alcune fotografie: Agata con mamma e papà, con alcuni compagni di classe e con la Rossi. Osservo con attenzione quest’ultima, tolgo la cornice e mi metto in tasca solo la foto. Torniamo in ufficio e confronto la foto con Agata da sola con quella dove ci sono loro due. C’è qualcosa che non riesco ad inquadrare bene, un tarlo che mi assilla dopo avere visto la fotografia a casa dei genitori di Agata. Inutile starci a pensare troppo, per esperienza so che la soluzione arriverà quando meno me l’aspetto. Decido di portare la foto a casa. Con più calma dopo cena ci rifletterò sopra. Il questore entra in ufficio e domanda se ci sono novità. Devo rispondere di no:”L’uomo sembra scomparso, e le due ragazze…”.

“Due? Ma non era solo una che era scomparsa?”.

Mi rendo conto che non ho più messo al corrente il mio superiore e gli domando scusa.

“Quindi lei è convinto che questa Rossi abbia aiutato concretamente la Lombardi?”.

“Si! Senza ombra di dubbio. Il problema è che anche lei ha paura di quell’uomo, per questo motivo si è licenziata”.

“Se ho capito bene questo misterioso uomo è andato davanti alla fabbrica, la Rossi lo ha visto e ha capito che stava aspettando lei…”.

“Esatto, per questo la ragazza ha domandato all’autista del camion di poter andare con lui quando usciva dalla ditta. I mezzi escono da un portone diverso da quello dei dipendenti. Da quel giorno non è più andata al lavoro”.

“Siamo sicuri che il modello dell’auto è lo stesso che era davanti al liceo?”.

“Senza ombra di dubbio, alcuni degli operai hanno riconosciuto il modello e hanno aggiunto che a fine turno, verso le dieci di sera, l’auto non c’era più”.

“Questo significa poco, magari qualcuno ha posteggiato davanti alla fabbrica”.

“Ci ho pensato, ma qualcosa non mi convince. Ipotizziamo che l’uomo abbia seguito la Lombardi e l’abbia vista recarsi alla ditta dove lavora la sua amica; non crede che sia ovvio, quando la ragazza scompare andare dalla sua amica a domandargli dove si trova?”.

Il questore ci pensa un attimo poi risponde di si:”Non è un’idea bislacca questa sua ipotesi. Bene Berardi continui la sua indagine, mi raccomando mi tenga aggiornato”.

A cena, Maria mi racconta della sua giornata, di una discussione accesa con una cliente che si credeva la “Regina dei tartufi” per la sua spocchia.

(Continua)

 
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Serata Doobie Brothers

Post n°3466 pubblicato il 30 Maggio 2026 da paperino61to

Penultimo appuntamento al rockcafè, con un gruppo che non ha bisogno di presentazione. Buon ascolto e buon fine settimana.

 

     

 

 

 

      

 

 

 

       

 

 

 

        

 

 

 

   

 

 

 

 

 
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La ragazza scomparsa( 5 capitolo)

Post n°3465 pubblicato il 28 Maggio 2026 da paperino61to

Riassunto: Le indagini sulla scomparsa di una studentessa di liceo continuano serrate. Berardi e i suoi uomini hanno ipotizzato che l'uomo che ha impaurito Agata Lombardi a scappare da casa sia un certo Franco Roccati. Alcuni indizi portano a lui, ma prove concrete non ne hanno, anche perchè l'uomo è diventato irreperibile, è scappato dal suo alloggio. La professoressa Forlesse conferma che i ragazzi della classe per diverse volte hanno tenuto lezione nel suo giardino, e che un dipendente di una drogheria portava a casa la spesa ordinata, e questo dipendente era Roccati.

 

“Ha detto che la ragazza era da giorni che non si vedeva in classe, ma non sapeva il motivo. L’uomo gli è sembrato stizzito e si è allontanato senza dire una parola salendo su un auto”.

“Ti ha fatto la descrizione di questa persona?”.

“Corrisponde a Roccati, e anche l’auto è una Fiat 500 Topolino color nera”.

“La tua impressione è giusta, la ragazza è viva, avverti subito i genitori. Ora bisogna rintracciarla prima che la trovi lui”.

“Non sarà facile commissario, l’unica pista che abbiamo è la sua amica, ma ci ha detto che non la vede da tempo”.

“Proviamo ad andare da questa amica, magari gli viene in mente qualche cosa, ma prima passiamo al liceo, voglio di nuovo interrogare i compagni di classe”.

Dai ragazzi non cavo granché, la Lombardi con loro aveva rapporti solo di studio, un paio di volte ha frequentato due sue compagne:”All’inizio pensavamo fosse snob con la puzza sotto il naso, poi abbiamo capito che era solo timida, e che i suoi genitori non erano entusiasti che frequentasse qualcuno al fuori della cerchia famigliare”.

“Non vi ha mai parlato di una certa Clelia Rossi?”.

La risposta è negativa, mi domandano chi sia.

“E’ una amica di vecchia data di Agata”

Quando usciamo dal liceo ne sappiamo come prima, ovvero ben poco. La ragazza è scomparsa, non ha soldi con sé, Roccati che è ossessionato da lei non sa dove si trovi.

“Sai dove lavora questa Rossi? A quest’ora dovrebbe essere al lavoro”. “Si, in una ditta di imballaggi, è dalle parti di Piazza Carducci, vuole andare commissario?”.

“Proviamo, magari può dire qualcosa che l’altra volta ha dimenticato”.

La ditta si chiama Sabauda Imballaggi, il proprietario è un certo Cristoforo Vautero.

“La Rossi purtroppo si è licenziata”.

“Come mai? Cosa sa dirmi di lei?”.

“Non ho idea del perché lo abbia fatto, è’ una brava ragazza, io e mia moglie la consideriamo come la figlia che non abbiamo. Non ha grilli per la testa se è questo che vuole sapere”.

“Non ha spiegato il motivo delle sue dimissioni?”.

“No, ho provato a chiederlo, ha accennato a problemi di salute di sua nonna. Ho anche domandato che se aveva bisogno di permessi o prendersi dei giorni glieli avrei concessi, ma la risposta è state che preferiva dimettersi”.

“La ringrazio signor Vautero, buona giornata”.

La Rossi si è licenziata e guarda caso coincide con la scomparsa della sua amica Agata. Domando al questore se non è possibile mettere un nostro collega in borghese davanti al liceo, per riuscire ad intercettare Roccati.

“Crede che si rifarà vivo? Se ha saputo che la ragazza è da giorni che non va a scuola, dubito che ci ritorni”.

“Ipotesi plausibile signor questore, ma potrebbe magari ritornare per parlare con i compagni di classe della Lombardi, fino adesso si è limitato ad osservare chi esce ed entra dal liceo”.

“Penserò Berardi alla sua proposta e le farò sapere”.

Esco dal suo ufficio contrariato. Ne parlo con Perino e Tirdi e mi rispondono che loro sono disposti a fare la sorveglianza.

“In fondo è questione di una mezz’ora, sia all’entrata che all’uscita degli studenti, giusto commissario?”.

“Si! Il lasso di tempo è quello, di più non serve”.

I due colleghi si mettono d’accordo tra loro e l’indomani mattina iniziano la sorveglianza.

“Fate attenzione, tenete conto che non sappiamo se Roccati è un uomo violento o no, e se messo alle strette non sappiamo come reagirebbe”.

La serata invoglia ad uscire e con Maria decidiamo di fare un giro al parco del Valentino. Il convento dei Cappuccini si staglia dall’alto della collina e il Po scorre lento. Parecchie persone hanno avuto la nostra stessa idea, vediamo dei bambini giocare a pallone, altri corrersi dietro giocando a guardie e ladri.

“Sai Marco, ti vedrei bene anche come ladro”

“Davvero? Un Arsenio Lupin con accento torinese”.

“Si, hai tutte le qualità: intelligenza, fascino e sei molto spericolato”.

“Rifletterò su questa tua considerazione signora Maria, per ora però fammi fare il povero commissario che ti offre un gelato, vieni andiamo al chiosco”.

La sorveglianza di Perino e Tirdi dura una settimana e del nostro uomo neanche l’ombra. Il giorno dopo decido di fare un salto a trovare la Rossi, lei è l’unica persona che possa aiutarci a ritrovare la Lombardi. Troviamo il portone aperto ed entriamo, arrivati sul pianerottolo domando a Tirdi dove suonare.

“E’ questo commissario”. Sul campanello non c’è il nome.

“Signorina, sono della polizia, commissario Berardi, avrei bisogno di parlarle”.

Dopo qualche minuto la porta si apre, la ragazza mi invita ad entrare.

“Prego si segga pure, cosa vuole chiedermi?”.

Il tono è seccato. Osservo il volto, è molto carina, i capelli sono di colore nero, gli occhi verdi nascosti da occhiali, sembra più giovane dell’età che ha.

“Le volevo parlare della sua amica Agata”.

“Quello che sapevo è già stato detto al suo collega: è da parecchio che non la vedo”.

“Si questo lo sappiamo, quello che vorrei sapere è se Agata aveva altre amicizie”.

“Non me ne ha mai parlato, ma credo di si”.

“Quando è venuta a trovarla, le è sembrata strana, agitata?”. “Non mi sembra, almeno io non ci ho fatto caso”.

Poi domando se le aveva confidato che un uomo la stava seguendo continuamente.

(Continua)

 
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