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Creato da paperino61to il 15/11/2008

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Al di lą di ogni sospetto (7 capitolo)

Post n°2809 pubblicato il 15 Settembre 2021 da paperino61to

 

Riassunto: Il commissario Berardi riesce a scoprire che la vittima uccisa in un auto non si chiamava Feriolo Luciano ma bensì Giacomo Priero. Nella pensione di corso Duca degli Abruzzi dove alloggiava solo di sera, un altro cliente Felice Sibona rappresentate di forniture militari come il primo, viene investito da un automobile che scappa a tutta velocità mentre il commissario aspettava quest’ultimo. Viene a scoprire che il Sibona era un agente dei servizi segreti del SIM. Da alcuni fogli ritrovati nella camera di costui vi è il nome segnato con P. come Priero. La prima vittima è stata vista diversa volta nella Ditta Salza, anch’essa fornitrice di materiale per l’esercito. Dalla segretaria Laura Terazzi il commissario viene a sapere che la signorina ha nascosto dei documenti dove vi sono fatture gonfiate e sospette vendite di materiale mai spedito all’esercito. La donna non finisce di rispondere alle domande che scappa via spaventata. Tornato in ditta, gli rispondono che ne Salza ne la segretaria è tornata al lavoro. Va all’indirizzo di dove abita la donna e l’alloggio è a soqquadro. Torando di nuovo in ditta incontra il titolare che gli risponde che la donna ha dovuto andare via prima. Una telefonata della Terazzi invita Berardi a non importunarla più. Egli capisce che sta mentendo per paura. Nell’indagine compare anche una misteriosa donna vista uscire dalla pensione dove alloggiava Feriolo alias Priero e salire su un auto del Regio Esercito, e l’uomo è stato ucciso da un’arma appartenente all’esercito. Un filo lega tutti questi avvenimenti e morti.

 

                                           

 

L’indomani mattina aspetto che la signorina esca di casa, con Tirdi siamo appostati un paio di portoni prima del suo. Notiamo un auto che si ferma, un uomo scende e la fa salire.

“Seguila!”.

L’auto svolta a sinistra per Corso Francia e si dirige verso Rivoli.

“Dove staranno andando?”.

“Non ne ho la minima idea, sicuramente ad incontrare qualcuno…e non credo sia un incontro di cortesia per la Terazzi”.

La macchina si ferma a ridosso di un giardinetto.

“Ferma qui! Andiamo a piedi”.

L’uomo e la ragazza attraversano il giardinetto fino alla panchina in fondo ad esso. Un altro uomo li sta aspettando.

“Si potesse sentire cosa dicono”.

“Tirdi vai tu, la ragazza non ti conosce, prova a far finta di nulla e avvicinati a quella panchina non lontana da loro”.

Il terzetto vede arrivare il mio collega ma non si scompone. Dal mio punto di osservazione la ragazza mi sembra spaventata a morte. Si siede e si mette la testa tra le mani.

Tirdi si siede sulla panchina, dalla tasca tira fuori un libricino, in modo da non insospettire.

Dopo una ventina di minuti, il terzetto se ne va.

“Che facciamo commissario? Chi seguiamo?”.

“Segui il misterioso uomo, hai potuto sentire quello che si dicevano?”.

“No commissario, sentivo solo la ragazza che balbettava qualcosa, ma non ho capito”.

L’uomo lo vediamo percorrere a piedi un centinaio di metri, si avvicina a un auto che lo attende.

“Seguila e non perderla di vista. Io prendo il numero della targa: To6812”.

“Abbiamo trovato l’auto che ha investito Sibona!”.

“Ne è sicuro commissario? Allora dobbiamo fermarla”.

“Per quanto ne possa essere sicuro, non ho in mano la prova certa. Io sono solo riuscito a vedere gli ultimi due numeri e a riconoscere che era un auto di colore grigia come quella, meglio seguirli e cercare di capire dove vanno”.

Ripercorriamo Corso Francia, l’auto che ci precede svolta sulla sinistra e si ferma davanti alla caserma Amione del genio militare, l’uomo del parco scende ed entra nel portone.

“Ma non apparteneva alla Fiat?”.

“No, è stata messa in liquidazione anni fa e l’esercito ha requisito lo stabilimento”.

“Bene, ora sappiamo qualcosa in più sui due omicidi, perché sono convinto che il nostro misterioso amico sia un militare, ma c’entra anche con la morte di Priero?”.

“La ragazza non gli ha mentito dicendo che c’erano fatture gonfiate e che l’esercito senza batter ciglio ha pagato e questo vorrebbe dire che all’interno della caserma c’è un complice di Salza”.

“Esatto Tirdi, dobbiamo scoprire chi è questo misterioso amico. Ora torna in questura”.

Mi reco dal questore e spiego gli ultimi avvenimenti. Rimane perplesso in merito alla pista che sto seguendo.

“Cosa intende fare Berardi?”.

“Scoprire chi è questa persona, sicuramente appartiene all’esercito, non si entra in una caserma facendo il saluto militare alla sentinella se sei un civile”.

“Mettiamo che lei abbia ragione, come farà a scoprire chi sia questa persona?”.

“Sia io che Tirdi l’abbiamo visto, pensavo di appostarci davanti alla caserma e fotografarlo quando esce, poi con la foto del militare, domandare nella locanda che si trova innanzi alla caserma se lo conoscono”.

Il questore è dubbioso in merito a questa iniziativa.

“Se il proprietario è amico di questo personaggio, chi ci dice che non lo avverta che qualcuno lo sta cercando?”.

“Capisco cosa voglia dire signor questore, ma altrimenti che possiamo fare? Ci sono due strade da intraprendere: tornare in ditta e far vedere la foto ai dipendenti, ma così facendo metto in allarme Salza e peggio ancora coinvolgo di più la Terazzi…oppure mandare la fotografia dell’uomo direttamente al comando provinciale, ove non è detto che ci diano informazioni senza un motivo valido”.

Il questore ci riflette poi concede l’autorizzazione a fotografarlo: “Ma si limiti solo a questo Beradi, io intanto sento un mio amico che è un ex colonello”.

 

 “Tirdi, io e te faremo a turno davanti alla caserma Amione, ci portiamo una bella macchina fotografica e appena esce il nostro amico lo fotografiamo”.

“Va bene commissario, quando iniziamo l’appostamento?”.

“Subito, tu vai a casa dai tuoi cari, ci vediamo domani mattina”.

La notte passa lentamente senza nessuno con cui scambiare quattro chiacchere. La zona è deserta, dal portone sono usciti solo un paio di mezzi militari che hanno fatto rientro verso mezzanotte. Del misterioso uomo neanche l’ombra, evidentemente alloggia in caserma, non so perché ma mi sono fatto l’idea che non sia un semplice soldato, ma un graduato e anche di peso.

L’indomani mattina vedo arrivare Tirdi, povero diavolo mi spiace averlo fatto alzare così’ presto.

“Buongiorno commissario, come è andata la nottata?”.

“Ciao Tirdi, potevi arrivare anche più tardi non c’era nessun problema. Notte tranquilla, il nostro amico non si è mosso, speriamo che tu sia più fortunato”.

Non torno in questura ma vado a casa, ho bisogno di un paio di ore di sonno, in auto non si dorme bene per nulla.
Maria mi ha aspettato, sul suo volto la preoccupazione.

“Marco, meno male, ero in pensiero. Vuoi che ti metta su il caffè?”.

“Si Maria, grazie ne ho bisogno, non ho chiuso occhio stanotte. Mi cambio e poi vado a dormire, spero di riposare un paio di ore”.

“Se vuoi non vado al lavoro, telefono alla signora…”.

“No vai pure, Tirdi mi ha dato il cambio e se il nostro amico si fa vedere, lo fotografa e poi torna in questura, altrimenti per l’una vado a dargli il cambio”.

Bevuto il caffè, mi metto a letto e in un attimo sprofondo tra le braccia di Morfeo, faccio solo in tempo a sentire il bacio di Maria.

(Continua)