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Messaggi del 10/05/2023

 

Indagine al buio (2)

Post n°3061 pubblicato il 10 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Il commissario Berardi è stato ferito gravente in un conflitto a fuoco con dei malfattori. Viene ricoverato all'ospedale Molinette e dopo diverse settimane riprende conoscenza seppure con un grave problema agli occhi: è cieco. 

 

Già normalmente quando si è ricoverati i giorni sono tutti uguali ma pensiamo a quando uno è “cieco” dove la notte la fa da padrona.

Da Perino e Tirdi sono riuscito a ricostruire gli ultimi atti che ci hanno visto in pieno conflitto contro la banda di Taballi, e devo ritenermi fortunato ad essere vivo.

 Le pallottole che avevo dentro il mio corpo non hanno leso organi vitali, una di essa mi ha colpito allo stomaco e l’altra alla spalla destra la terza ha sfiorato la tempia e dè quest’ultima la causa della mia cecità.

“Commissario come si sente oggi?” domanda l’infermiera, dalla voce direi che è una signora di mezza età.

Un sorriso amaro compare sul mio volto, lei capisce e mi incoraggia a non perdere la speranza: “Pregherò per lei”.

“Grazie è molto gentile, speriamo sortiscano effetto”.

I rumori che provengono dal corridoio mi fanno capire che siamo in piena mattinata, sento i passi della gente camminare frettolosi, voci che si sovrappongono ad altre voci.

L’infermiera mi fa sapere che a breve il medico farà il suo giro nel reparto.

Le mie condizioni stanno migliorando: “Lei ha una tempra forte commissario, ma sono del parere che è meglio che stia ancora qui sotto osservazione. Anticipo la sua domanda, per quanto riguarda la vista non so cosa dirle, non ci sono tempi certi per il recupero, dal punto di vista anche dello specialista non ci sono lesioni gravi al nervo ottico”.

“Lei è il dottore e io il paziente, come va di moda ai giorni d’oggi dico: Obbedisco! Sono nelle sue mani”.

Maria alla chiusura del negozio viene a trovarmi e le riferisco quello che mi ha detto il medico.

“So che non sei il tipo di stare a riposo Marco, ma ha ragione il medico devi riprenderti”.

“Lo so che ha ragione ma è dura stare qui a letto…e solo…” la voce si incrina al solo pensare che possa rimanere cieco.

La mano di lei sfiora la mia e mi abbraccia, sento le sue lacrime che scendono sul suo viso.

 

 

L’infermiera è sempre gentile e premurosa nel suo lavoro, cerca di infondermi speranza nel non farmi abbattere: “Vedrà che tornerà a vedere, abbia fede!”.

Proprio quello mi manca, ma evito di dirlo. I giorni passano e il pensiero va sempre in una sola direzione: quando tornerò a vedere?

Per fortuna Tirdi e Perino vengono dopo il lavoro a farmi visita e mi aggiornano su cosa sta accadendo in questura e su eventuali indagini.

Cerco di tenere un calendario dal giorno in cui sono stato portato in ospedale ma è difficile, molto difficile, capisco solo quando è domenica perché sento più gente entrare e uscire dalle stanze in visita ai parenti.

Di notte per fortuna dormo senza bisogno di prendere dei calmanti, il silenzio è assoluto totale, cerco con la mente di ritornare alla sera del conflitto a fuoco con la banda di Taballi.

“Ragazzi armi in pugno e mi raccomando non fate rumore. Sono tutti dentro l’officina, stavolta non ci sfuggono”.

Attraversiamo il cortile silenziosi, ma il destino decide di intervenire sotto forma di un’anziana signora che esce sul ballatoio per andare al gabinetto, ci vede e si mette ad urlare: “Mi sgnor i làder!! Aiuto! Aiutoooo ai son i làder!!”.

Questo gridare ci sorprende, in un attimo le persone che erano dentro l’officina escono sparando all’impazzata, ricordo che l’agente vicino a me cade a terra ed io urlo di mettersi al riparo dietro ai bidoni che sono nel cortile.

La sparatoria è furiosa, sento Taballi urlare dicendo di guadagnare l’uscita del portone a qualsiasi costo, poi un dolore lancinante mi fa urlare, un altro ancora e poi ancora…dopo di che non so più nulla. Da Tirdi ho saputo che sono caduto come una pera matura e che la sparatoria è continuata per parecchi minuti, fino a quando sono arrivati i rinforzi e Tabaldi è caduto a terra morto. I superstiti della banda a quel punto si sono arresi.

Ero nel mondo di Morfeo quando sento scuotermi con violenza.

“Vogliono uccidermi, deve aiutarmi, la prego signore…mi aiuti!”.

Pur assonnato domando chi è e che cosa sta succedendo.

“Loro mi uccideranno, se non scappo…mi aiuti a scappare”.

“Chi sono loro e perché la vogliono uccidere?”.

Sento i suoi passi andare verso la porta della camera poi solo silenzio.

Provo a chiamarlo ma nessuno mi risponde e ne deduco che sia scappato.

Riprendere sonno è un’impresa, non ci riesco e allora aspetto con calma l’arrivo del nuovo giorno.

“Buongiorno commissario come si sente oggi?” è Perino che si alterna con Tirdi a venire a trovarmi.

“Ciao Perino, meglio grazie, non vedo l’ora di andarmene da qui…ti racconto un fatto avvenuto stanotte…”.

Dopo avergli raccontato di quella persona Perino mi domanda se per caso non avessi sognato.

“Certo che no! Almeno non credo, so che la stretta di questa persona era abbastanza forte”.

Perino mi chiede scusa e mi prende l’avambraccio sinistro: “Un lieve livido c’è, ma può darsi che sia stato causato dalla cadute nel cortile”.

“Non lo so, ma credimi non mi sono sognato quel tizio, mi chiedeva aiuto. Senti, ma in camera ci sono solo io?”.

“Si commissario solo lei”.

Rifletto su queste parole, possibile che abbia sognato?

Il collega capisce a cosa stia pensando e mi rincuora dicendo di stare tranquillo e non preoccuparsi: “Tornerà come prima commissario ne sono sicuro”.

La giornata prosegue come sempre, una visita del dottore che mi ha in cura, il bendaggio con relative medicazioni alle ferite, la fasciatura ai miei occhi e il quadro clinico è sempre uguale, ovvero sono cieco.

 (Continua)

 

 

 

 

 

 

 

 
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