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è una giornata umida e piovosa,di mezza estate/Motociclista incallito

 

IL SOLE DOPO LA TEMPESTA

 

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« IL SENSO DELLA VITAL'eterno nostro bacio »

ricordi di un pomeriggio di primavera

Post n°192 pubblicato il 02 Maggio 2008 da serglasser

Ogni giorno la vedo, ma lei sembra neanche sapere che esisto. L'aria è
profumata di primavera. Si sente quasi l'odore dell'erba appena tagliata. Un
odore che mi ricorda l'infanzia. Quando dietro casa giocavo sui prati appena
rasati. Chissà dove ha trascorso l'infanzia. All'angolo della via hanno
aperto una gelateria. Ci andiamo spesso, con glia amici, il gelato è buono.
Adoro quello con la frutta. Quello con le fragole. Amo le fragole. Mi piace
morderle gentilmente per romperle a metà. Poi guardarle. Hanno la forma del
tempio femminile. Il succo che cola lungo il centro ricorda gli umori del
desiderio. La parte centrale, dove il colore è meno intenso, ricorda le
labbra della vita. Chissà se a lei piacciono le fragole.
Spero di incontrarla un giorno. Di portela fermare. Di conoscere il suo
nome. È alta, forse troppo. Il corpo magro, affusolato. I capelli rossi come
il tramonto le scendono sulle spalle. Il viso sembra di quelli senza
passato. Senza futuro. Immortale. È primavera. Indossa gonne aderenti.
Quelle che disegnano i sogni. Il seno è proporzionato. Non è piccolo, non è
enorme. Di quelli che resteresti a baciare per tutta la notte. Le notti d'
estate. Quando il caldo è mitigato da una leggera brezza. Quando il vino
sposa la polpa delle pesche. Le adoro con il vino rosso. Mi piace addentare
la polpa soda e vellutata delle pesche. Mi piace sentirla sulle labbra.
Sento il cuore stretto in
una morsa. Ho perso la sicurezza di chi conduce il gioco e mi scopro
burattino. È lei il mio burattinaio. Si alza e si avvicina. Ogni suo passo
una pugnalata. È di fronte a me, in piedi. Generale che ha vinto la
battaglia. Come un giudice prima di emettere la sentenza.
"ciao, mi chiamo Eleonora.." La sua voce, per la prima volta sento la sua
voce, più forte del tuono
"cia. ciao. io. io mi chiamo "Sergio.." quasi balbetto, mi sento privo di
forze, abbandonato nella tempesta.
"grazie per la rosa e per la. poesia, molto dolce" chiaro che aveva capito
tutto, la sua voce dolce ma sicura mi scuote
"ma.. io cioè credo che. non penso di." non oso dirle la verità, non oso
mentirle.
Ride, con contegno, come ad una storiella di quelle giusto simpatiche. Entro
nel suo sorriso per nascondermi. Ma è inutile.
"sei davvero così timido? Sono mesi che ti vedo, che ti incrocio.. che mi
spii" sono perso, sa tutto ed io nulla.
"è che io, cioè tu. insomma sei troppo bella."
per un attimo il silenzio mi torna amico. Solo un attimo. Mi alzo per pagare
il conto. Voglio scappare via da lì. Correre a casa. Ma lei non si muove, mi
guarda.
"perché non mi accompagni?"
"certo. volentieri, abitiamo sulla stessa via.."
"lo so, uno di fronte all'altro. ti vedo dalla finestra, mentre mi osservi"
sa anche questo. Io non so nulla di lei. Lei sembra sapere tutto di me.
Uscendo lei afferra una ciliegia. La tiene tra le dita, la gingilla. Poi
decisa ne afferra un piccolo morso. Sento quel morso come fosse sulla mia
carne. Mi porge la metà rimasta. Come se mi invitasse a gustare la sua
carne. Poggio prima la ciliegia sulle labbra. Per sentire da vicino il suo
profumo. Poi la prendo in bocca. Come fossero i suoi capezzoli. Sono pochi
metri. Anche se il mio passo è il più lento che posso, quel tratto di strada
che mi separa dalla disperazione si consuma. Siamo arrivati sotto casa sua
ed io non so cosa dire, ne cosa fare.
"vuoi salire. da me?"
"si" pronuncio quel si prima ancora di avere capito cosa lei dicesse. Non
credo neppure di avere capito le sue parole.
In ascensore abbasso lo sguardo, non per guardarle le caviglie, ma per
timore di incrociare il fuoco dei suoi occhi.
Entriamo in casa. Mi fa accomodare in soggiorno. Un grande divano nel mezzo.
Come se fosse il sole attorno al quale ruotano i pianeti. Torna con un
vassoio di frutta, due bicchierini, di quelli lunghi. Ed una bottiglia
gelata di Vodka al melone. Versa il liquore. Mi guarda e sorride. Poi si
inchina, prende il bicchierino tra le labbra. Potrei straziarle il corpo a
morsi tanto è alta la mia eccitazione. Con uno scatto alza la testa e beve.
Poggia il bicchiere e ride.
"l'ho visto fare in televisione. divertente no?"
Bevo la mia dose di sorpresa. La guardo. Sto già facendo l'amore con lei. La
desidero così tanto che il solo averla lì, vicina mi fa provare l'emozione
di possederla. Le poggio una mano sulla gamba. Lei si ritrae e si alza. Ho
sbagliato tutto. Ho rotto l'incantesimo. In piedi di fronte a me. Ho paura
di sentire le parole che mi aspetto. Silenzio. Si slaccia la camicia. Un
bottone alla volta. Poi la gonna. La cerniera scende lenta e leggera come la
pioggerella di primavera. Muove appena le anche e la gonna cade a terra, si
lascia scivolare la camicia dalle spalle che si affloscia sopra la gonna.
Rimane in piedi, vestita dei miei sguardi e dalle mutandine in pizzo. Rimane
a guardarmi. Mi alzo e mi spoglio in fretta. Le sfilo piano le mutandine. Le bacio, le
premo contro la mia bocca ed il mio naso. Ne sento il sapore ed il profumo.
Finalmente è lì. Davanti a me. Comincio a baciarle le ginocchia. Lentamente
mi avvicino alla sua essenza. Piano le allargo le gambe ed arrivo dove il
mio desiderio si riaccende. La bacio piano sulle grandi labbra. Poi con la
lingua le allargo piano la fessura. Un piccolo gemito di piacere rompe la
musica dei nostri respiri. Dal vassoio prendo una fragola. La succhio
appena, per prepararla. La poggio sulla sua fessura. Che si impregni di lei
e del suo piacere. La tolgo e ne addento la metà. L'altra la poggio sulle
sue labbra e gliela spingo in bocca. La vedo scomparire come prima ero io a
scomparire dentro quel labirinto di lussuria.
Prendo altre fragole. Le mordo e gliele strofino sui seni, fino a
consumarle. Poi con la lingua raccolgo il succo rossastro, avido di quel
sapore mescolato al profumo della sua pelle. Le lecco i seni, le succhio i
capezzoli, mentre con la mano le carezzo la passione. Con la bocca colma di
polpa e di succhi la bacio. Le nostre lingue si contendono frutto e
desiderio. Lei mi afferra il membro pulsante. Mi vuole suo prigioniero. Ma è
tardi. Gode e mentre lo fa perde il controllo della mia anima. Alterno passate
 di lingua sulla sua fessura,
affondi e leccate al suo orifizio più privato. Si abbandona. Le dita
affondano nella mia carne. Il suo piacere sale, fin oltre lo spazio tra la
mente ed il corpo. La sua fessura ed il duo orifizio sono aperti. Gli umori
intensi sono come oli preziosi che preparano il corpo alla gioia suprema.
 Lecco la sua fessura,
gioco dentro di lei con lingua e con le dita, mentre accompagno il ritmo
della lingua con il leggero affondare e riemergere della banana. Il suo
respiro si rompe. I gemiti si susseguono. Accelero il ritmo. Ormai la mia
lingua, le mie dita ed il frutto sono una cosa sola. La sento vibrare e
finalmente esplodere. Prima un rantolo, poi un gemito lungo come la notte e
poi l'orgasmo. Intenso ed implacabile. Non le lascio respiro, mi sollevo un
poco, le sposto il bacino e la penetro fino in fondo. Urla di piacere. La
sento mia. Mi sento suo. Mi afferra le anche, come a volermi ancora più
dentro di lei. Il suo calore e la sua foga mi accendono, moltiplicando le
mie forze. Entro ed esco da lei come il sole che squarcia la notte, come il
tuono che rompe il silenzio, come il lampo che illumina il cielo. Il
Mi vuole dentro di se. La voglio dentro di me.
Godo. Come fiume in piena. Sento il mio liquido irrompere in lei come un
torrente furioso di montagna. Dura solo pochi istanti, ma è come se fossero
tutta la mia vita. Rimango in lei. Mi spengo in lei. Rimango dentro il mio
sogno fino a quando i sensi non placano.

 
 
 
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Data di creazione: 28/05/2007
 

 

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