sergioè una giornata umida e piovosa,di mezza estate/Motociclista incallito |
OCCHI DELL'ANIMO

SEGRETI

"COGLI QUESTO PICCOLO FIORE"
Io scrissi, un giorno, il suo nome sulla spiaggia,
ma vennero le onde a cancellarlo;
lo scrissi di nuovo, con l'altra mano;
ma venne la marea a depredare le mie fatiche.
<< Uomo sciocco - mi disse Lei - che tenti invano
d'immortalare una cosa mortale:
poichè io stessa perirò allo stesso modo,
e persino il mio nome sarà cancellato>>.
i miei versi eterneranno le tue rare virtù
e scriveranno nei cieli il tuo nome glorioso.
E nei cieli, mentre la morte abbatterà il mondo intero,
vivrà il nostro amore, rinnovando un'altra vita>>

IL SOLE DOPO LA TEMPESTA

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ricordi di un pomeriggio di primavera
Post n°192 pubblicato il 02 Maggio 2008 da serglasser
Ogni giorno la vedo, ma lei sembra neanche sapere che esisto. L'aria è profumata di primavera. Si sente quasi l'odore dell'erba appena tagliata. Un odore che mi ricorda l'infanzia. Quando dietro casa giocavo sui prati appena rasati. Chissà dove ha trascorso l'infanzia. All'angolo della via hanno aperto una gelateria. Ci andiamo spesso, con glia amici, il gelato è buono. Adoro quello con la frutta. Quello con le fragole. Amo le fragole. Mi piace morderle gentilmente per romperle a metà. Poi guardarle. Hanno la forma del tempio femminile. Il succo che cola lungo il centro ricorda gli umori del desiderio. La parte centrale, dove il colore è meno intenso, ricorda le labbra della vita. Chissà se a lei piacciono le fragole. Spero di incontrarla un giorno. Di portela fermare. Di conoscere il suo nome. È alta, forse troppo. Il corpo magro, affusolato. I capelli rossi come il tramonto le scendono sulle spalle. Il viso sembra di quelli senza passato. Senza futuro. Immortale. È primavera. Indossa gonne aderenti. Quelle che disegnano i sogni. Il seno è proporzionato. Non è piccolo, non è enorme. Di quelli che resteresti a baciare per tutta la notte. Le notti d' estate. Quando il caldo è mitigato da una leggera brezza. Quando il vino sposa la polpa delle pesche. Le adoro con il vino rosso. Mi piace addentare la polpa soda e vellutata delle pesche. Mi piace sentirla sulle labbra. Sento il cuore stretto in una morsa. Ho perso la sicurezza di chi conduce il gioco e mi scopro burattino. È lei il mio burattinaio. Si alza e si avvicina. Ogni suo passo una pugnalata. È di fronte a me, in piedi. Generale che ha vinto la battaglia. Come un giudice prima di emettere la sentenza. "ciao, mi chiamo Eleonora.." La sua voce, per la prima volta sento la sua voce, più forte del tuono "cia. ciao. io. io mi chiamo "Sergio.." quasi balbetto, mi sento privo di forze, abbandonato nella tempesta. "grazie per la rosa e per la. poesia, molto dolce" chiaro che aveva capito tutto, la sua voce dolce ma sicura mi scuote "ma.. io cioè credo che. non penso di." non oso dirle la verità, non oso mentirle. Ride, con contegno, come ad una storiella di quelle giusto simpatiche. Entro nel suo sorriso per nascondermi. Ma è inutile. "sei davvero così timido? Sono mesi che ti vedo, che ti incrocio.. che mi spii" sono perso, sa tutto ed io nulla. "è che io, cioè tu. insomma sei troppo bella." per un attimo il silenzio mi torna amico. Solo un attimo. Mi alzo per pagare il conto. Voglio scappare via da lì. Correre a casa. Ma lei non si muove, mi guarda. "perché non mi accompagni?" "certo. volentieri, abitiamo sulla stessa via.." "lo so, uno di fronte all'altro. ti vedo dalla finestra, mentre mi osservi" sa anche questo. Io non so nulla di lei. Lei sembra sapere tutto di me. Uscendo lei afferra una ciliegia. La tiene tra le dita, la gingilla. Poi decisa ne afferra un piccolo morso. Sento quel morso come fosse sulla mia carne. Mi porge la metà rimasta. Come se mi invitasse a gustare la sua carne. Poggio prima la ciliegia sulle labbra. Per sentire da vicino il suo profumo. Poi la prendo in bocca. Come fossero i suoi capezzoli. Sono pochi metri. Anche se il mio passo è il più lento che posso, quel tratto di strada che mi separa dalla disperazione si consuma. Siamo arrivati sotto casa sua ed io non so cosa dire, ne cosa fare. "vuoi salire. da me?" "si" pronuncio quel si prima ancora di avere capito cosa lei dicesse. Non credo neppure di avere capito le sue parole. In ascensore abbasso lo sguardo, non per guardarle le caviglie, ma per timore di incrociare il fuoco dei suoi occhi. Entriamo in casa. Mi fa accomodare in soggiorno. Un grande divano nel mezzo. Come se fosse il sole attorno al quale ruotano i pianeti. Torna con un vassoio di frutta, due bicchierini, di quelli lunghi. Ed una bottiglia gelata di Vodka al melone. Versa il liquore. Mi guarda e sorride. Poi si inchina, prende il bicchierino tra le labbra. Potrei straziarle il corpo a morsi tanto è alta la mia eccitazione. Con uno scatto alza la testa e beve. Poggia il bicchiere e ride. "l'ho visto fare in televisione. divertente no?" Bevo la mia dose di sorpresa. La guardo. Sto già facendo l'amore con lei. La desidero così tanto che il solo averla lì, vicina mi fa provare l'emozione di possederla. Le poggio una mano sulla gamba. Lei si ritrae e si alza. Ho sbagliato tutto. Ho rotto l'incantesimo. In piedi di fronte a me. Ho paura di sentire le parole che mi aspetto. Silenzio. Si slaccia la camicia. Un bottone alla volta. Poi la gonna. La cerniera scende lenta e leggera come la pioggerella di primavera. Muove appena le anche e la gonna cade a terra, si lascia scivolare la camicia dalle spalle che si affloscia sopra la gonna. Rimane in piedi, vestita dei miei sguardi e dalle mutandine in pizzo. Rimane a guardarmi. Mi alzo e mi spoglio in fretta. Le sfilo piano le mutandine. Le bacio, le premo contro la mia bocca ed il mio naso. Ne sento il sapore ed il profumo. Finalmente è lì. Davanti a me. Comincio a baciarle le ginocchia. Lentamente mi avvicino alla sua essenza. Piano le allargo le gambe ed arrivo dove il mio desiderio si riaccende. La bacio piano sulle grandi labbra. Poi con la lingua le allargo piano la fessura. Un piccolo gemito di piacere rompe la musica dei nostri respiri. Dal vassoio prendo una fragola. La succhio appena, per prepararla. La poggio sulla sua fessura. Che si impregni di lei e del suo piacere. La tolgo e ne addento la metà. L'altra la poggio sulle sue labbra e gliela spingo in bocca. La vedo scomparire come prima ero io a scomparire dentro quel labirinto di lussuria. Prendo altre fragole. Le mordo e gliele strofino sui seni, fino a consumarle. Poi con la lingua raccolgo il succo rossastro, avido di quel sapore mescolato al profumo della sua pelle. Le lecco i seni, le succhio i capezzoli, mentre con la mano le carezzo la passione. Con la bocca colma di polpa e di succhi la bacio. Le nostre lingue si contendono frutto e desiderio. Lei mi afferra il membro pulsante. Mi vuole suo prigioniero. Ma è tardi. Gode e mentre lo fa perde il controllo della mia anima. Alterno passate di lingua sulla sua fessura, affondi e leccate al suo orifizio più privato. Si abbandona. Le dita affondano nella mia carne. Il suo piacere sale, fin oltre lo spazio tra la mente ed il corpo. La sua fessura ed il duo orifizio sono aperti. Gli umori intensi sono come oli preziosi che preparano il corpo alla gioia suprema. Lecco la sua fessura, gioco dentro di lei con lingua e con le dita, mentre accompagno il ritmo della lingua con il leggero affondare e riemergere della banana. Il suo respiro si rompe. I gemiti si susseguono. Accelero il ritmo. Ormai la mia lingua, le mie dita ed il frutto sono una cosa sola. La sento vibrare e finalmente esplodere. Prima un rantolo, poi un gemito lungo come la notte e poi l'orgasmo. Intenso ed implacabile. Non le lascio respiro, mi sollevo un poco, le sposto il bacino e la penetro fino in fondo. Urla di piacere. La sento mia. Mi sento suo. Mi afferra le anche, come a volermi ancora più dentro di lei. Il suo calore e la sua foga mi accendono, moltiplicando le mie forze. Entro ed esco da lei come il sole che squarcia la notte, come il tuono che rompe il silenzio, come il lampo che illumina il cielo. Il Mi vuole dentro di se. La voglio dentro di me. Godo. Come fiume in piena. Sento il mio liquido irrompere in lei come un torrente furioso di montagna. Dura solo pochi istanti, ma è come se fossero tutta la mia vita. Rimango in lei. Mi spengo in lei. Rimango dentro il mio sogno fino a quando i sensi non placano. |












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